SIMON SCARROW.
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LA SPADA DELL'IMPERO.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 16.
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Parte 1.
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Titolo originale: Day of the Caesars. 2017. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Francesca Noto.
2018. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Sedicesimo romanzo delle serie: Aquile dell'Impero.
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L'AUTORE.
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Simon Scarrow  nato a Lagos, in Nigeria quando ne era ancora la capitale, da genitori inglesi. Ha vissuto in molti paesi, tra cui Hong Kong e le Bahamas, prima di stabilirsi in Inghilterra, dove si  laureato all'Universit dell'East Anglia a Norwich, dopo di che si  dato all'insegnamento, come professore di letteratura, prima all'East Norfolk Sixth Form College e poi al City College Norwich.  considerato un grande esperto di storia romana ed ha sempre alternato all'insegnamento ed alle conferenze la sua grande passione: la scrittura. Nel 2005 ha lasciato a malincuore l'insegnamento per potersi dedicare totalmente ai suoi libri. Per approfondire le sue conoscenze, e poterle poi riportare nei suoi romanzi, ha effettuato numerosi viaggi in Italia, Grecia, Turchia, Giordania, Siria ed Egitto.
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Al momento Simon Scarrow ha pubblicato 38 romanzi di cui ben 37 di genere storico. Molto famosa la sua prima serie di romanzi, successivamente denominata Eagles of the Empire, Aquile dell'Impero, tutta incentrata sulla storia dell'Impero romano, composta finora da 18 libri scritti fra il 2000 ed il 2019. Dal 2006 al 2010 Scarrow ha pubblicato una seconda serie di romanzi, denominata Revolution Series, composta da quattro opere, con un'ambientazione diversa, ovvero a cavallo dell'Ottocento e con protagonisti Napoleone Bonaparte e Arthur Wellesley.

Tra il 2012 ed il 2013 Scarrow ha pubblicato una terza serie, denominata Arena, formata da cinque romanzi, ancora ispirati al mondo dei gladiatori dell'epoca romana. Tra il 2014 ed il 2015 ha inoltre pubblicato una quarta serie di cinque romanzi, denominata Invader, I conquistatori, in cui si approfondiscono le gesta della Seconda Legione di Roma gi trattate nei primi romanzi della "Eagles of the Empire Series".
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Dal 2011 al 2014 Scarrow ha pubblicato una ulteriore serie di quattro romanzi, detta Gladiator Series, in una collana dedicata ai ragazzi, che narrano le vicende del giovane Marco Cornelio Primo ambientate nel mondo dei gladiatori. A differenza delle altre serie, che raccontano episodi del primo secolo dopo cristo, in questa i protagonisti vivono nel mondo romano del primo secolo avanti cristo. Infine, nell'arco del 2019 Scarrow ha completato la pubblicazione di una serie di cinque romanzi, detta Pirate series, che approfondiscono la vita e la carriera del pirata Telemaco gi visto in romanzi precedenti.
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Dopo aver prodotto altri romanzi singoli, nel 2017 Simon Scarrow, per la prima volta, ha lasciato il romanzo storico per realizzare un thriller, intitolato Playing With Death, uscito in Italia nel 2018 con il titolo L'ultimo testimone. Per questo romanzo Scarrow si  avvalso della collaborazione del suo allievo Lee Francis. Simon Scarrow ha annunciato per l'agosto 2020 la pubblicazione, in Inghilterra, del suo nuovo lavoro ambientato durante la seconda guerra mondiale, dal titolo Blackout.
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Dedica.
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A John Carr, che ha fondato il club del libro, e ai miei altri compagni di lettura nel corso degli anni: Ted, Jason, Phil, Andy, Peter, Trevor, John, Nick, Jeremy e Lawrence.
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Elenco dei personaggi.
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Quinto Licinio Catone, prefetto della Seconda coorte della guardia pretoriana, promettente giovane
ufficiale Lucio Cornelio Macrone, centurione della Seconda coorte della guardia pretoriana, duro
veterano Nerone, nuovo imperatore di Roma, figlio adottivo del defunto imperatore Claudio, spera di
entrare in una nuova et dell'oro, sempre che trovi l'oro necessario a che ci accada Britannico,
figlio del defunto imperatore Claudio; fratellastro di Nerone e niente affatto felice di esserlo
Agrippina, vedova dell'imperatore Claudio, spera di riprendere il controllo su suo figlio Pallante,
primo liberto dell'imperatore Nerone, astuto, spietato e avido Vitellio, comandante della recente
spedizione inviata in Spagna; aristocratico molto ambizioso Granico, senatore che ha vissuto
abbastanza da vedere tutto e disprezzare i costumi dell'attuale epoca Vespasiano, ex legato della
Seconda legione e senatore, soldato onesto e abile Domizia, moglie di Vespasiano, donna troppo
ambiziosa per il bene del marito Amrillo, senatore di Roma Giunia, Cornelia, mogli di senatori Attalo,
agente di Domizia Fenno, Tallino, spie di Pallante Lemillo, ammiraglio della flotta a Miseno, vecchio
lupo di mare che mantiene la rotta Spiromande, navarca (comandante di squadrone) della flotta a
Miseno Pastino, legato della Sesta legione, che odia con forza gli avvocati  Guardia pretoriana
Burro, prefetto che comanda la guardia, promosso pur non avendo le abilit necessarie Mantalo,
tribuno Terzillio, comandante della Terza coorte Cecilio, tribuno minore  Seconda coorte pretoriana
Cristo, tribuno; ex amante della moglie defunta di Catone, Giulia, e noto donnaiolo Placino, Porcino,
Petilio, centurioni Metello, Ignazio, Nicolis, Gannico, Nerva, optiones Rutilio, vessillifero imperiale
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Altri.
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Giulia, moglie defunta di Catone, di probabile dubbia moralit Lucio, figlio di Giulia e Catone, non facile da gestire Senatore Sempronio, padre di Giulia, un politico onesto, perci una perla rara Petronella, balia di Lucio e donna a cui non pestare i piedi Tribonio, oste della Suburra Decimo, portiere della casa di Vespasiano Cefodo, avvocato dei delinquenti presso il tribunale del Foro Boario
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Capitolo 1.
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Roma, fine del 54 d.C.
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Cominci, come accade sempre, a causa di qualche bicchiere di troppo. Non che le risse fossero una
rarit, nella Suburra, men che meno nella locanda che si chiamava Romolo e la Lupa, ben nota per il
suo vino da due soldi, le sue ragazze sempre allegre e per gli informatori che vendevano notizie sulle
squadre degli aurighi nelle corse dei carri. Era uno dei pi grossi rifugi per ubriachi dei bassifondi, e
occupava l'intero pianterreno di un edificio di insulae all'angolo di una piccola piazza. Un lungo
bancone correva lungo la parete in fondo, e l il proprietario, Tribonio, gestiva un gruppetto di donne
pesantemente truccate che offrivano da bere ai clienti, insieme a qualche pasto e ad altri servizi per chi
voleva soddisfare appetiti pi carnali. Due grossi uomini se ne stavano accanto a ciascuna delle entrate
che davano sulla strada, per controllare che i clienti non fossero armati, prima di permettere loro di
entrare. Alcuni osti si rifiutavano di prendere certe precauzioni per timore di allontanare potenziali
clienti, ma Tribonio era in affari da pi di vent'anni, e aveva una clientela fissa che accettava le sue
regole per poter godere dei piaceri che si trovavano nella sua taverna. Quella notte, circa un mese dopo
la morte dell'imperatore Claudio, stava piovendo, e le strade di Roma scintillavano sotto lo scroscio
regolare dell'acqua. La dipartita di Claudio era stata salutata da un bel po' di cautela e ansia, da parte
del popolo della capitale, e non era stato un bene per gli affari di Romolo e la Lupa, perch molti
cittadini si tenevano il pi possibile lontani dalle strade, temendo tumulti tra le fazioni rivali che
sostenevano i due figli dell'imperatore, Nerone e Britannico. Il vecchio imperatore poteva anche essere
stato un po' stordito e goffo, ma aveva dato sempre al popolo pane e giochi circensi, e soprattutto, il
suo regno era stato stabile, senza la crudelt e la spietatezza immotivate dei due imperatori che lo
avevano preceduto. Ma la presenza di due eredi al pi potente Impero del mondo conosciuto non
poteva che portare, come minimo, a una serie di tensioni. Nerone aveva sedici anni, e ne contava tre pi
di Britannico. Non era figlio naturale di Claudio, bens il figlio dell'imperatrice Agrippina, che a sua
volta era figlia del fratello di Claudio. Il matrimonio tra zio e nipote aveva richiesto di cambiare la
legge, ma i senatori avevano deciso di perdonare un problema minimo come quello di un possibile
incesto, pur di mantenere il favore dell'imperatore. Cos, Nerone era diventato figlio adottivo di
Claudio. Tuttavia, il figlio naturale di Claudio, Britannico, non aveva mai accettato il fratellastro, che
ben presto era diventato anche il favorito dell'imperatore, a causa del potere che sua madre aveva sulla
mente e sui desideri carnali di Claudio. Cos, negli ultimi anni del suo regno, Claudio aveva
involontariamente creato una rivalit che ora minacciava la pace di Roma. Sebbene l'imperatrice si
fosse affrettata ad annunciare che suo figlio era salito al trono, si sapeva bene che Britannico e i suoi
alleati non avevano accettato la situazione, e il popolo era di conseguenza preoccupato, mentre
attendeva che la rivalit si risolvesse. Un gruppo di pretoriani avvolti in pesanti mantelli entr nella
piazza e avanz in fretta verso la locanda, parlando e ridendo a voce alta. E ne avevano motivo, visto
che erano i favoriti degli imperatori, che li ricompensavano molto bene per la loro lealt. E il nuovo
imperatore non faceva eccezione. Ogni pretoriano di Roma aveva ricevuto una piccola fortuna, quando
era stata annunciata la successione di Nerone, e le loro borse erano gonfie d'argento. Tribonio alz lo
sguardo con un ampio sorriso, quando i soldati entrarono nel locale, abbassando i cappucci e sfilandosi
i mantelli inzuppati di pioggia, che appesero ai chiodi lungo la parete laterale, prima di avvicinarsi al
bancone per ordinare le prime coppe di vino. Monete fresche di conio furono gettate sulla superficie di
legno macchiato e graffiato, e coppe e fiasche furono portate dal magazzino e offerte agli uomini
assetati. Non erano i primi pretoriani che entravano nella locanda, quella notte. Un gruppetto pi
piccolo era arrivato poco prima, occupando un angolo della sala e sedendosi sulle panche ai lati di un
tavolo. Quei soldati erano molto meno allegri, tuttavia, anche se avevano usufruito come gli altri della
generosit dell'imperatore, e ora il loro capo si volt a guardare gli uomini al bancone, accigliandosi.
Maledetti sciocchi, borbott. Che cosa pensano di festeggiare? Un anno di paga extra, tanto per
cominciare, ribatt con un lieve sorriso l'uomo seduto accanto a lui. Poi sollev la sua coppa di vino.
Un brindisi al nostro nuovo imperatore. Il gesto fu seguto dal cupo silenzio del resto del gruppo
intorno al tavolo, e l'uomo continu, in tono ironico: Che succede, ragazzi? Nessuno brinda con me al
nostro amato Nerone? No? Sono tutti disperati come te, Prisco. Il capo rivolse l'attenzione al bancone.
S, Pisone, ci sono tutte le ragioni del mondo per essere disperati, considerando la meraviglia senza
mento che  finita sul trono. Sei stato in servizio al palazzo quanto me, e hai visto Nerone da vicino.
Sai com'. Non fa che ingozzarsi di leccornie mentre se ne sta in compagnia di poeti e attori. E ha
anche un lato crudele. Ricordi quella volta che abbiamo dovuto scortarlo in uno dei suoi anonimi giri
per la citt? Quando ha iniziato a litigare con quel vecchio e ci ha costretti a bloccarlo contro il muro
mentre lo pugnalava a morte?. Pisone scosse la testa, a quel ricordo. Non  stato un bel momento,
concordo con te. No, borbott Prisco a denti stretti. Proprio per niente. E sar peggio, ora che 
diventato imperatore. Vedrai. Se non altro, ci ha pagati bene. Solo alcuni di noi, replic Prisco.
Ci sono ancora i ragazzi che hanno fatto la campagna in Spagna. Non saranno contenti di scoprire che
non avranno la loro quota di argento, quando torneranno a Roma. Non hai tutti i torti Comunque,
cosa ti fa pensare che il fratellino di Nerone sarebbe un imperatore migliore?. Prisco ci pens su per
qualche istante e poi si strinse nelle spalle. Niente, probabilmente. Ma Britannico non  uno sciocco.
Ed  stato cresciuto fin dalla nascita per governare l'Impero. E poi,  il figlio naturale di Claudio.
Quindi  suo diritto di nascita diventare imperatore. Invece, quel povero ragazzo  stato messo da parte
da quella subdola puttana di Agrippina e da quel viscido bastardo di Pallante. Al sentir nominare il
consigliere pi importante del nuovo imperatore, Pisone si guard intorno con ansia. La locanda poteva
essere uno dei luoghi che spie e informatori imperiali frequentavano per ascoltare le conversazioni e
denunciare i dissidenti ai loro padroni al palazzo. Pallante era noto per la sua scarsa tolleranza verso chi
lo criticava, e verso chi osava criticare l'imperatore. Tuttavia, non gli sembr che nessuno stesse
origliando, e prese un rapido sorso di vino, prima di lanciare all'amico un'occhiata di avvertimento.
Meglio tenere a freno la lingua, Prisco, o finirai nei guai e ci trascinerai dentro anche noi. Avrei
preferito anch'io che il nostro nuovo imperatore fosse Britannico, ma non lo , e non possiamo farci
niente. Prisco gli rivolse un rapido sorriso. Forse non tu. Ma ci sono persone che faranno qualcosa.
Che intendi?. Prima che Prisco potesse rispondere, furono interrotti da una risata sguaiata alle loro
spalle. Guardate un po', ragazzi:  il nostro amico Prisco con i suoi amichetti!. Prisco riconobbe
subito quella voce, ma non si gir. Pos la coppa di vino, e rispose ad alta voce: Ehi, Biblio, perch
non vai a farti fottere e mi lasci bere in pace? A farmi fottere?. Il nuovo arrivato aggir il tavolo e
abbass lo sguardo su Prisco e i suoi compagni. Non  questo il modo di salutare un vecchio
compagno che porta dei doni. Stapp la fiasca di vino che portava sotto un braccio e riemp la coppa
di Prisco, prima che lui potesse reagire. Poi sollev la propria verso gli uomini al tavolo. Bene,
ragazzi. Chi si unisce a me in un brindisi al nostro comune benefattore? All'imperatore Nerone, che gli
di lo benedicano!. Svuot la coppa in un solo sorso, prima di lanciarla sul pavimento con uno
schianto, e di asciugarsi le labbra con il dorso della mano. Questo s che  vino buono. Nessuno degli
uomini aveva risposto al brindisi. Lui li guard e inarc un sopracciglio. Che succede? Non volete
bere alla salute del nostro imperatore? A me questo fatto puzza di slealt. Si guard intorno, fissando i
compagni radunati l accanto. Che ne dite, ragazzi? Sembra che a questa gente non piaccia Nerone.
Qualcuno potrebbe considerarla pi che una slealt. Potrebbe dire che  tradimento, forse. Non sar che
speravano che fosse quello stronzetto di Britannico a vestire la porpora? Ma, a quanto pare, il nostro
ragazzo ha vinto. E il vostro ha perso. La scelta  stata fatta, e ora dovete piantarla di lamentarvi e
accettarlo. Prisco si alz con lentezza, sollevando la propria coppa di vino mentre fronteggiava Biblio.
Le mie scuse, fratello. Dove sono finite le mie buone maniere?. Poi gir con delicatezza il polso, e
un rivolo di vino rosso scuro scivol sulla mano di Biblio. Prisco continu a versarlo, risalendo lungo il
suo braccio, fino alla spalla dell'uomo, e infine sulla sua testa, dove scroll la coppa per farne cadere le
ultime gocce. Poi ritrasse la mano e fiss Biblio in silenzio, mentre l'altro lo fissava con astio. Te ne
pentirai, Prisco. Sul serio?. Prisco colp in faccia Biblio con la coppa, schiantandola insieme al naso
del soldato. Poi, mentre l'uomo barcollava all'indietro, con rivoli di sangue che gli scorrevano sul
volto, url agli amici: Che state aspettando? Attaccateli!. Con un ruggito, i suoi compagni saltarono
in piedi, rovesciando le panche e il tavolo prima di caricare gli altri pretoriani, con i pugni sollevati
come martelli. Prisco mantenne l'attenzione su Biblio. Aveva sempre considerato quell'uomo uno
stupido sbruffone, ed era arrivato il momento di dargli una lezione. Scattando avanti, caric un gancio
che piomb sotto il mento dell'uomo, facendogli rovesciare indietro la testa, seguto da un pugno allo
stomaco e da un montante che colp Biblio alla mascella, facendolo barcollare prima di ritrovare
l'equilibrio. Fulmin Prisco con lo sguardo. Sei morto!, rugg. Morto, cazzo!. Ma prima che
potesse dare seguito alla minaccia, Prisco lo caric e lo attacc di nuovo. Biblio scost la testa per
schivare il pugno, ma fu troppo lento, e lo prese dritto sulla gola. Prisco sent ossa e cartilagini cedere,
mentre Biblio grugniva e si portava le mani al collo, annaspando per respirare. Con un pugno sollevato,
e basso sulle gambe, Prisco attese che l'uomo reagisse. Ma Biblio arretr di qualche altro passo,
artigliandosi la gola mentre la mascella si muoveva frenetica e gli occhi sembravano volergli schizzare
dalle orbite. Poi inciamp su uno sgabello e cadde all'indietro, piombando sul pavimento di pietra e
sbattendo la nuca. Rest sdraiato a fissare il soffitto, poi sbatt alcune volte le palpebre, fu scosso da un
tremito e rimase immobile. Prisco si avvicin con cautela, ma la rissa si era scatenata nei pressi del
bancone e nessuno stava badando a lui. Tocc Biblio con la punta dello stivale. Alzati!. Non ci fu
risposta, cos lo colp con un calcio. In piedi, bastardo, cos ti mostrer cosa succede a chi sostiene
Nerone. Biblio si prese il calcio senza reagire, e il primo brivido di terrore sfior la nuca di Prisco.
Rilass i pugni e si accosci con cautela accanto all'altro. Biblio?  morto!. Prisco alz lo sguardo
e vide una delle ragazze della locanda che lo fissava. Si port una mano alle labbra, scioccata. L'hai
ucciso!. No, io.  morto!, strill. Alcuni dei pretoriani si girarono, e qualcuno si disimpegn
dalla rissa per capire cosa stesse succedendo. Prisco scosse la testa, abbassando lo sguardo sull'uomo
che aveva abbattuto. Sapeva che la ragazza aveva ragione. Ma  stato un incidente. Biblio era
morto. Ne era certo, come era certo del sorgere e del tramontare del sole. E c'era una sola punizione per
chi uccideva i propri compagni d'arme. Si alz e arretr verso l'entrata. L'hai ucciso, esclam uno
degli uomini di Biblio, puntandogli contro l'indice. Prisco si gir e fugg. In strada, senza mantello,
sotto la pioggia battente. Senza pensarci, corse nella direzione opposta dell'accampamento dei
pretoriani, mentre le grida provenienti dall'interno della locanda lo seguivano. Aveva percorso solo un
breve tratto di strada, quando sent qualcuno alle sue spalle urlare: Eccolo!. Continu a correre, pi
veloce che poteva, fino a vedere l'imbocco di un vicolo buio davanti a lui. Ci si lanci dentro. Svolt a
destra, poi a sinistra, e corse con tutta l'energia che aveva. I passi dietro di lui continuarono a inseguirlo
per un po', prima di svanire in lontananza. Ma continu a correre, mettendo pi distanza possibile tra
lui e i suoi inseguitori, finch non si ferm su una strada che costeggiava il Foro, e si nascose tra le
ombre di un arco, annaspando per respirare. Aveva ucciso un uomo. Era stato un incidente, soltanto un
incidente. Ma questo non l'avrebbe salvato dalle regole ferree della disciplina militare. Se si fosse
lasciato catturare, sarebbe morto. Soprattutto se si fosse saputo che era contrario al governo di Nerone.
Gli ufficiali anziani erano gi abbastanza preoccupati di come la lealt della guardia pretoriana stesse
cominciando a frammentarsi. Era ovvio che gli avrebbero inflitto una punizione esemplare, sia per far
capire cosa succedeva a chi si opponeva a Nerone, sia per l'assassinio di un compagno d'arme. C'era
un solo posto dove poteva andare, adesso. L'unico in cui avrebbe trovato altri che la pensavano come
lui. Che lo avrebbero nascosto finch le acque non si fossero calmate. Altri che stavano aspettando il
momento giusto per rovesciare l'usurpatore Nerone e uccidere tutti quelli che parteggiavano per lui.
Non sarebbero stati contenti delle sue azioni, ma avevano bisogno delle sue capacit speciali, e non
potevano permettersi di negargli asilo. La pioggia aveva ormai smesso di cadere, quando ebbe ripreso
fiato e deciso cosa fare. Prisco usc da sotto l'arco, raddrizzando le spalle, e si allontan, cercando di
sembrare un uomo dalla coscienza pulita. Sapeva bene dove andare e dove il futuro l'avrebbe condotto.
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Capitolo 2.
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Il banchetto che segnava la conclusione dei giochi sillani era appena cominciato, quando gli ospiti
indesiderati raggiunsero la casa del senatore Sempronio. Era una dimora modesta, per gli standard della
maggior parte degli aristocratici del suo rango, ma Sempronio non si era mai appoggiato al nome della
propria famiglia per ottenere redditizie concessioni sull'esazione delle tasse, o facili promozioni. Aveva
perfino permesso alla sua unica figlia di sposarsi con un uomo al di sotto del suo rango, quando aveva
scelto Quinto Licinio Catone, un giovane e promettente ufficiale dell'esercito. Sebbene Giulia fosse
morta, aveva comunque messo al mondo un figlio che avrebbe fatto continuare il nome della famiglia
del senatore. La morte dell'imperatore Claudio, avvenuta appena un mese prima, non era stata una
sorpresa per chi viveva a Roma, consider Sempronio. L'imperatore era vecchio e sempre meno lucido,
e ormai non si faceva quasi pi vedere in pubblico. Avevano detto che era spirato senza soffrire, e si
diceva che si fosse spento mentre era circondato dalla famiglia imperiale e dai suoi pi fidati
consiglieri. Il successore era stato annunciato quasi subito dopo, facendo osservare ai pi cinici abitanti
della capitale che la consacrazione di un nuovo imperatore non era una faccenda rapida da gestire, e
che con tutta probabilit il cadavere di Claudio era stato lasciato in qualche stanza dimenticata a
corrompersi mentre i sostenitori del suo successore gli assicuravano il trono. E cos, Nerone Claudio
Cesare Augusto Germanico era stato presentato al popolo di Roma come suo nuovo imperatore.
Eppure, si mormorava che Claudio fosse stato assassinato dalla sua giovane moglie. Avvelenato.
Agrippina poteva aver reclamato la porpora per suo figlio, ma non era un segreto che molte persone
influenti osteggiassero con forza Nerone. E ce n'erano di certo anche tra gli ospiti del senatore
Sempronio, in quella gelida sera di dicembre. Le nuvole cariche di pioggia erano svanite, e il cielo
notturno era limpido. Tavoli e triclini erano stati sistemati intorno al grande giardino sul retro della
casa, e gli ospiti del senatore erano riscaldati da bracieri, mentre si servivano dei pasticci disposti sui
vassoi davanti a loro. Il padrone di casa era al posto d'onore, su una pedana rialzata, con gli ospiti pi
prestigiosi ai suoi lati. Alla sua destra c'era Britannico, un ragazzo scontroso e intelligente, intento a
mordicchiare la crosta di un piccolo pasticcio di cervo e a fissarlo con aria distratta. Dietro al suo
triclinio si ergeva lo schiavo analfabeta che gli faceva da guardia del corpo, un grosso ex gladiatore a
cui era stata tagliata la lingua in modo che non potesse rivelare nulla di ci che sentiva. Sempronio era
rivolto verso sinistra, intento a discutere delle ultime notizie dalla Spagna con un robusto senatore dalla
testa rasata e sua moglie, quando la sua attenzione fu attirata dal suo domestico, che si sbracciava con
gesti frenetici dal corridoio che conduceva all'entrata principale. Sempronio si asciug le labbra con la
punta delle dita. Scusami, Vespasiano. A quanto pare, sono richiesto. Il suo ospite si accigli.
Cosa?. Sempronio accenn al domestico, e la moglie di Vespasiano annu, comprensiva. Non ci si
pu mai rilassare, quando si organizza un banchetto. Che fatica. Gi. Ti prego di non farci caso,
Domizia, e di fare onore a questi assaggi. Sono certo che anche tu concorderai con me sul fatto che il
mio cuoco non ha eguali, quando si tratta di pasticci. Con un sorriso, Sempronio si gir e si alz dal
triclinio. Spazzolando via le briciole dalla tunica, avanz verso il lato del giardino dove il domestico lo
aspettava, con espressione ansiosa. Che succede?, volle sapere Sempronio. Si tratta forse di quel
maledetto suonatore di lira? Hai accettato il prezzo che gli avevo detto, giusto? Non si tratta di lui,
padrone. Crotone scosse la testa. C' un uomo del palazzo, alla porta. Dice che l'ha mandato
Pallante. Pallante?. Sempronio si accigli. Cosa poteva volere da lui il liberto imperiale, a
quell'ora? Senza dubbio aveva deciso di mostrare i muscoli, ora che il ragazzo che appoggiava era
salito sul trono. Pallante si era arricchito a dismisura, sotto il precedente imperatore, e di certo era
pronto ad arricchirsi ancora di pi sotto Nerone. Era una delle meraviglie di quel tempo che gli umili 
e subdoli liberti avessero pi potere e influenza del Senato. I membri di quel nobile organismo
avevano governato Roma dai tempi in cui l'ultimo re era stato cacciato, e fino all'avvento dei Cesari.
Ma ora i senatori vivevano all'ombra sempre pi pesante degli imperatori, sebbene molti ancora
sognassero un ritorno dei gloriosi giorni della Repubblica, quando gli uomini servivano l'ideale di
Roma, invece di una dinastia di despoti che si consideravano divinit in terra e si lasciavano andare a
volubili slanci di crudelt, follia e stupidit. Molto bene, allora. Vediamo cosa vuole. Il senatore
segu Crotone attraverso la casa e fino all'ingresso. Una figura sottile con la tunica blu della casa
imperiale era in attesa accanto al portone chiodato. Si inchin appena, prima di parlare. Senatore
Sempronio, ti porto i saluti di Marco Antonio Pallante, primo liberto dell'imperatore. Primo
liberto?. Era la prima volta che Sempronio sentiva un simile titolo. Era chiaro che Pallante stesse
facendo tutto il possibile per cementare il suo posto al fianco di Nerone. S, signore. Il mio padrone mi
ha ordinato di informarti che l'imperatore e il suo seguito desiderano onorarti con una visita.
Sempronio sent il cuore accelerare, allarmato. Ha anche detto perch? Mi  stato ordinato di
riferirti che si tratta di una visita di cortesia, signore. Il lieve sorriso dello schiavo fece capire che la
preoccupazione del senatore di fronte a quella notizia era stata prevista. Il mio padrone dice che non
c' alcun motivo di preoccuparsi. Non sono affatto preoccupato!, scatt Sempronio. Chi crede di
essere quel liberto arricchito?. Lo schiavo apr la bocca per rispondere, ma poi ci ripens e chin il
capo in uno sbrigativo gesto di deferenza. Sempronio lo fulmin con lo sguardo, mentre si costringeva
a calmarsi. Molto bene, quando  prevista la visita dell'imperatore? Dovr mandare il mio cuoco al
Foro, domattina presto. C' qualcosa che apprezza in particolare? Signore, verr questa sera stessa.
Questa sera? Il senatore si scambi un breve sguardo con Crotone. La preparazione del banchetto
aveva richiesto interi giorni, e ora avrebbero dovuto interromperlo e mandare via gli ospiti prima
possibile. Da un momento all'altro, signore. Sono stato inviato ad annunciare il suo arrivo quando la
scorta imperiale stava iniziando a risalire la collina. I piedi del Viminale erano a non pi di un quarto
di miglio di distanza, e mentre Sempronio cominciava a calcolare il tempo che il corteo ci avrebbe
messo per arrivare davanti alla sua porta, sent il tonfo di stivali chiodati, all'esterno, e una voce che
urlava di sgombrare la strada. Non c'era tempo per prepararsi a ricevere gli ospiti inattesi. Deglut
nervosamente e fece un cenno a Crotone. Apri la porta. Il domestico fece scivolare indietro il
chiavistello di ferro e apr la pesante porta verso l'interno con un vago cigolio dei solidi cardini. L'aria
fredda si precipit all'interno, portando con s il fetore di immondizia, sudore e vegetazione
marcescente che proveniva dalla strada. Basse fiamme accese nei piccoli bracieri ai lati della porta
proiettavano un vago riflesso di luce sulla strada lastricata che passava davanti alla casa del senatore. A
sinistra, la via scendeva in direzione del Foro e, a meno di trenta passi di distanza, Sempronio vide una
torcia tenuta sollevata da un pretoriano. L'elmo piumato di un ufficiale lo seguiva, e, subito dopo, lo
scintillio opaco dell'armatura di un manipolo di soldati. Ancora oltre, due lettighe ondeggiavano piano,
mentre i portatori cercavano di stare al passo con le guardie. Tra la casa e il corteo imperiale, illuminato
dalla luce che usciva da una taverna d'angolo, c'erano diversi giovani, con i pollici infilati
spavaldamente nelle ampie cinture di cuoio. Alcuni stringevano ancora in mano delle coppe di
ceramica. Voi! Fuori dai piedi, ho detto!, url l'ufficiale dei pretoriani. O sentirete il piatto della
mia spada sulle chiappe. Muovetevi!. Il pi grosso dei ragazzi, con la faccia butterata incorniciata da
unti riccioli scuri, si fece avanti e pieg la testa di lato. Ragazzi, che succede? Ospiti sulla nostra
strada? Non mi pare di averli invitati. La sua banda, fomentata dal vino scadente, scoppi a ridere,
sbeffeggiando i pretoriani in avvicinamento. A nome di chi venite nel nostro quartiere, amico? Nel
nome dell'imperatore! E ora spostatevi, se non volete essere gettati in pasto alle belve. Uno dei
giovani sollev le dita alla bocca ed emise un fischio derisorio. Il capo scol quel che restava del suo
vino e lanci di colpo la coppa contro i soldati. Fin contro la cresta dell'elmo dell'ufficiale, esplodendo
in un caos di frammenti e schegge. Piccoli bastardi!, url l'ufficiale. Adesso vi faccio vedere io!.
Sguain la spada, spinse via l'uomo con la torcia in mano e scatt verso i giovinastri. Il leader si gir
con grazia. Via, ragazzi!. Con una serie di strilli eccitati, i giovani corsero via sulla strada,
oltrepassando la casa di Sempronio, per poi svoltare in un vicoletto un po' pi avanti, mentre le loro
risate svanivano in lontananza. L'ufficiale rinfoder la spada con un'imprecazione a denti stretti, e
riprese a condurre il corteo verso l'entrata, dove grid un ordine. I soldati si fermarono, e pass un
attimo, prima che l'ufficiale desse un nuovo ordine e coppie di uomini corressero avanti per prendere
posizione e controllare le strade e i vicoli intorno alla casa del senatore. Una volta che furono ai loro
posti, l'ufficiale fece cenno alle lettighe di avanzare e si gir a salutare Sempronio. Sesto Afranio
Burro, prefetto della guardia. Sempronio non aveva mai visto prima quell'uomo, ma il nome lo
conosceva. Burro era uno degli ufficiali promossi negli ultimi mesi del regno di Claudio, su consiglio
di Pallante e dell'imperatrice, ed era uno dei sostenitori di Nerone. Non ci fu il tempo di rispondere al
saluto, perch la prima lettiga si era gi fermata davanti all'entrata. Il capo dei portatori bisbigli un
ordine e la lettiga fu abbassata con attenzione al suolo. Ci fu una breve pausa, durante la quale
Sempronio riusc a sentire un breve e sussurrato scambio di parole, prima che una mano si allungasse
oltre le pieghe della stoffa che copriva il mezzo, scostandone i lembi. Ne uscirono degli stivali di lucida
pelle rossa, e poi l'imperatore si alz in piedi, stiracchiando la schiena. Finse di ignorare Sempronio,
mentre offriva la mano alla madre, e un attimo dopo Agrippina si alz al suo fianco, con l'elaborata
acconciatura un po' storta mentre si sollevava la stola per coprirsi la spalla. Sempronio not un piccolo
segno rosso, come quello di un morso, sul collo della donna, e si affrett a distogliere lo sguardo.
Portando un braccio intorno alla vita della madre, Nerone si rivolse al senatore e parl in un tono che
faceva pensare a un incontro casuale sulla via. Ah! Mio caro senatore Sempronio!  un piacere
vederti. Sempronio si inchin. Il piacere  mio, altezza imperiale. Ne sono certo. Ma lasciamo da
parte le formalit. Siamo tutti amici, adesso. Tu mi onori. Nerone agit una mano con noncuranza,
prima di continuare: Mi  stato detto che stai intrattenendo degli ospiti, questa sera. Un banchetto, a
quel che ho saputo. Sempronio annu. Un modesto festino. Poco ma sicuro, secondo le abitudini
del palazzo. Ho anche saputo che tra i tuoi ospiti c' il mio fratellastro. S, altezza. Nerone si
avvicin a Sempronio, finch i loro volti non furono a meno di un palmo di distanza. Fiss il senatore
in silenzio, per poi piegare di colpo la testa di lato, battendogli una pacca sul petto. Come ho detto,
vorrei che questo fosse un incontro informale. Per questa sera, puoi chiamarmi Nerone. Il passeggero
dell'altra lettiga era uscito e si stava avvicinando. Quando raggiunse la luce dei bracieri, Sempronio lo
riconobbe: era Pallante. Il liberto imperiale indossava una tunica di seta color porpora sotto a un caldo
mantello di lana. Oro e gioielli scintillavano sulle sue dita. Nerone si gir a guardarlo. Britannico 
qui, proprio come avevi detto. Pallante sorrise appena. Naturalmente. La domanda  perch  qui?.
La richiesta era diretta a Sempronio, ma il liberto continu a sorridere all'imperatore, come se il
senatore fosse un semplice servitore in attesa del corteo imperiale. Sempronio deglut nervosamente.
Pallante lo fiss con gli occhi scuri. Ebbene, senatore? Ho lavorato a stretto contatto con
l'imperatore Claudio, e conosco Britannico fin dalla pi tenera et. Era mio dovere proteggerlo, allora,
e lo  anche adesso. Sento di doverlo a suo padre, che  sempre stato gentile con me, e mi ha sempre
sostenuto. Molto nobile, da parte tua. Nerone sorrise. Sono certo che il mio defunto padre ti
sarebbe riconoscente per la gentilezza che hai dimostrato verso il sangue del suo sangue. E ora, se fossi
cos cortese da portarci al banchetto, saremmo piuttosto affamati. Venite!. Senza attendere un invito,
l'imperatore e sua madre superarono la soglia e si avviarono oltre il modesto ingresso, verso il
corridoio che conduceva al giardino sul retro della casa. Pallante diede ordine a Burro di assicurarsi che
nessuno entrasse o uscisse dalla casa senza il suo permesso, e poi li segu. Sempronio si affrett a
raggiungerlo e gli si affianc. Avrei preferito essere avvertito, mormor, in tono basso ma duro. E
io avrei preferito sapere dove si trovava Britannico. Ha lasciato il palazzo senza dirlo a nessuno. E
nessuno se ne  accorto, finch la famiglia imperiale non si  seduta a cena. Quando non si  presentato,
non ci  voluto molto perch uno dei suoi schiavi rivelasse la verit. Per come stanno le cose, sono
certo che tu possa capire che l'improvvisa sparizione di Britannico dal palazzo potrebbe essere
considerata sospetta. Sempronio gli lanci un'occhiata di sbieco. Se qualcuno sospettava del principe,
quello stesso sospetto sarebbe ricaduto su chi gli era intorno. Sono certo che non ci sia nulla di strano
dietro al fatto che abbia accettato un invito a casa mia. Come ho gi detto, siamo amici. Amici.
Pallante annu. Questo  un bene. Al momento, un uomo ha bisogno di tutti gli amici possibili. E ha
bisogno di sapere esattamente di chi fidarsi e di chi diffidare, e agire di conseguenza. Questo vale per
tutti noi, mio caro senatore Sempronio, dal pi ignobile criminale della Suburra fino all'imperatore in
persona. Capisci quello che intendo dire? Alla perfezione. Pallante gli batt una pacca sulla spalla.
Molto bene. Comunque, abbiamo rintracciato Britannico e possiamo smettere di preoccuparci,
adesso. Uscirono dal corridoio proprio alle spalle di Nerone e di sua madre, e in un attimo il brusio
costante della conversazione tacque, e sul giardino cal il silenzio, a parte il vago gocciolio dell'acqua
di una fontana. Sempronio alz lo sguardo verso la pedana rialzata e vide un'espressione preoccupata
sul volto di Britannico. Poi Agrippina batt le mani e trill: Che meraviglioso banchetto!  come se il
fascino della campagna si fosse trasferito proprio qui, nel centro della nostra affollata capitale. E quanti
visi familiari!. Avanz verso gli ospiti pi vicini e li salut per nome, mentre si affrettavano ad alzarsi
per portarle rispetto. Vi prego, restate seduti. Non intendevamo creare confusione; volevamo soltanto
entrare e unirci al banchetto senza proclami. Senatore Granico, che piacere. E anche tu, mia cara
Cornelia. Nerone si fece avanti per affiancare la madre, e poi la segu mentre attraversava il giardino,
raggiungendo la pedana dove Sempronio aveva accolto i suoi ospiti pi importanti. Il senatore si gir e
fece cenno al domestico. Presto, fai portare un altro triclinio per la pedana. Nerone lo sent e scosse
la testa. Non ce n' bisogno, amico mio. Facci sedere dove c' posto. Non c' bisogno di agitarsi.
Vespasiano e sua moglie si erano gi alzati dai triclini, mentre Agrippina si avvicinava. Siete sicuri?.
Vespasiano chin il capo. Non c' problema. Troveremo un altro posto dove stare. Siete davvero
gentili. Agrippina sorrise impudente a Domizia. Che marito cortese. Un vero gentiluomo, ne sono
certa. S, replic secca Domizia.  cos. Agrippina volse loro le spalle e si sdrai con grazia sul
triclinio, battendo con il palmo della mano sui cuscini vuoti accanto a s. Vieni, Nerone. Siediti
accanto a tua madre. Lui l'accontent, occhieggiando i pasticci che aveva di fronte. Pallante,
consapevole del suo stato sociale, si allontan dal triclinio e rest in piedi, intrecciando le mani in
grembo. Agrippina osserv gli ospiti che continuavano a guardarli in silenzio. Continuate pure a
mangiare. Sempronio, ti prego, riprendi posto. Ecco. Molto meglio. Uno dopo l'altro, gli ospiti
ricominciarono a parlare a mezza voce, e ben presto il tono della conversazione si alz, mentre le
persone si allungavano a prendere nuovi bocconcini per riempire i piatti d'argento. Agrippina attese
che lei e Nerone non fossero pi al centro dell'attenzione di tutti, e poi si rivolse a Britannico. Il
principe le restitu con cautela lo sguardo, ma Sempronio not che gli tremavano le mani. La matrigna
si pieg in avanti e gli present la guancia. Baciami, mio caro. Lottando per contenere nervosismo e
disgusto, Britannico deglut a vuoto e allung il collo per sfiorare con le labbra la guancia incipriata,
ritraendosi subito dopo. Bene, eccoci qui. Agrippina batt le mani. Un'unica famiglia felice.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Il gruppo imperiale continu a parlare del pi e del meno finch la prima portata non fu consumata, e
Sempronio segnal al domestico di far portare via i vassoi di cibo. La conversazione, sulla pedana
rialzata, era dominata dal giovane imperatore, mentre Nerone esponeva il suo punto di vista sui meriti
della cultura greca e la necessit di portare pi arte, poesia e musica nella vita del popolo romano. Era
uno dei suoi argomenti preferiti, e che Sempronio aveva sentito gi in molte occasioni, quando era stato
in compagnia della famiglia imperiale. Si era ormai abituato ai discorsi altisonanti di Nerone in merito,
ed era piuttosto annoiato. L'imperatore spazzol via qualche briciola dall'ispido accenno di peluria sul
mento che voleva far passare per barba, mastic rapidamente, deglut e riprese: Naturalmente, non
voglio dire con questo che le arti pi raffinate siano adatte al popolo. No, tutt'altro. Alla plebe pu
piacere qualche volgare spettacolo di mimi, o qualcosa di semplice, in ambito artistico, ma apprezza
molto di pi la carne e il sangue degli scontri tra gladiatori e delle corse dei carri. E non c' niente di
male ad apprezzare questi divertimenti, ma la vera misura di un uomo  nel modo in cui apprezza le pi
alte vette dell'arte di cui pu godere. Non sei d'accordo, Sempronio? Come potrei non essere
d'accordo con tale impeccabile argomentazione? Certo. E ne consegue che la maggior parte degli
uomini non  in grado di apprezzare le belle arti. Ci richiede una certa sensibilit, un certo senso
estetico che si possiede o non si possiede. Non pu essere insegnato. Davvero?, intervenne
Britannico, piegandosi in avanti per poter guardare il fratellastro sporgendosi oltre Sempronio. Allora
dimmi, secondo te ci sono uomini nati per suonare un dato strumento musicale, per esempio la lira? Se
avessi ragione, come mai dobbiamo tutti imparare a suonarla?. Nerone sospir. Stai prendendo il
discorso troppo alla lettera, fratello, come sempre.  chiaro che dobbiamo imparare a suonare uno
strumento musicale, ma la capacit di suonarlo bene  innata. Come l'abilit nel canto. Ah, allora
avresti potuto dire cos. Nerone si accigli. Ci sono volte in cui la tua pedanteria mi stanca molto.
E ci sono volte in cui faccio fatica a sopportare la tua imprecisione nell'esprimere i pensieri, fratello.
Mi sarei aspettato di meglio, dopo che Seneca  diventato tuo mentore e insegnante. Le labbra di
Nerone si strinsero in una linea sottile. Temo che tu abbia dimenticato che ti stai rivolgendo al tuo
imperatore. Attento a come parli. Far molta attenzione. Faccio sempre molta attenzione. E mi pare
che tu abbia ripetuto pi volte, negli ultimi giorni, che hai intenzione di accettare la libera espressione
delle idee e di assicurarti che le persecuzioni politiche abbiano fine. Come parte dell'et dell'oro che
hai proclamato, presumo. Nerone rest in silenzio per un attimo, prima di rispondere: Se non ti
conoscessi bene, direi che ti stai prendendo gioco di me. Allora mi sembra chiaro che non mi conosci
affatto. Ti avevo avvertito di fare attenzione. Ho tollerato fin troppo a lungo le tue divagazioni e i
tuoi commenti, mio caro fratello. Attento a non oltrepassare il limite.  vero che sono stato cresciuto in
una casa austera e priva di libri, mentre tu sei stato istruito dai pi grandi insegnanti che tuo padre
potesse trovare. Ed  anche vero che la mia infanzia  stata quasi del tutto priva di affetto, mentre mia
madre trascorreva una parte della sua vita in esilio. Mentre tu crescevi tra gli agi al palazzo, come figlio
dell'imperatore. Ma ora le cose sono cambiate. Tuo padre  nostro padre   morto, e l'imperatore sono
io. Ho potere di vita e di morte su tutti coloro che vivono nella mia ombra. Britannico si strinse nelle
spalle. E tanti saluti all'et dell'oro della libera espressione. Non provocarmi, mio caro Britannico.
La pazienza di ogni uomo ha un limite. Nel tentativo di placare gli animi, Sempronio si rivolse
all'imperatore. Stavi giusto parlando di canto. Canti ancora, come facevi da bambino? Ho sempre
pensato che avessi una magnifica voce. Nerone lo osserv con un sopracciglio inarcato, infastidito per
essere stato interrotto nella discussione con il fratellastro. S, canto ancora. E pare anche che canti
molto bene. Ho un talento naturale. Britannico soffoc a stento uno sbuffo, e Nerone sussult come se
fosse stato preso a schiaffi. Sembra che il mio fratellastro non sia d'accordo con il tuo giudizio sulla
qualit della mia voce, Sempronio. Forse si crede migliore di me.  cos?. Britannico si strinse nelle
spalle e allung una mano verso il suo calice di vino. Ne prese un sorso e si lecc le labbra. Ma non
rispose alla domanda di Nerone. L'aria tra i due giovani era carica di tensione, e Sempronio si sent
molto a disagio, l in mezzo a loro. Inspir a fondo per calmarsi e cerc di colmare il silenzio. Ho
sentito entrambi cantare, e so che entrambi avete delle splendide voci.  un talento di cui andare fieri.
Non c' da andare fieri di un talento innato, donato dagli di, comment Nerone. Un vero artista
deve lottare per raggiungere la perfezione che viene soltanto dallo studio e dagli sforzi. Senza aiuto da
parte degli di o degli altri uomini. La vita di un artista  di perpetuo sforzo. Pochi lo capiscono. Ma  il
mio primo pensiero ogni giorno. Naturalmente. Sempronio annu, comprensivo. Hai il peso del
mondo sulle spalle, Cesare. L'Impero ha bisogno che tu lo governi con mano ferma e giusta. Il popolo
di questa citt vuole da te riserve di grano e i divertimenti pi spettacolari di tutto il mondo conosciuto.
E tutte queste richieste metterebbero alla prova la saggezza di qualsiasi uomo. Britannico inarc le
sopracciglia, fingendo comprensione. Ma mio fratello non  un uomo qualsiasi. Ha l'anima di un
artista, e sente la morte di qualsiasi creatura come una tragedia. Forse sarebbe pi giusto togliergli dalle
spalle i tediosi compiti del governante, e permettergli di inseguire i suoi veri talenti, cos da poter
offrire al popolo romano il dono delle sue parole e della sua musica. Non sarebbe pi bello che la sua
voce si levasse per cantare, invece che per pronunciare gli editti di un severo imperatore? Ora
basta!, scatt Nerone. Ne ho abbastanza dei tuoi commenti sarcastici, fratello. Tu hai il cuore di un
serpente. E anche la sua voce sinistra e sibilante. Fece una pausa, mentre un'espressione astuta gli
sfiorava per un attimo il volto. C' un solo modo per mettere alla prova il talento di mio fratello, sai,
mio caro Sempronio? Una gara di canto. Una gara di canto?, ripet Sempronio, con una smorfia.
Qui? Adesso? Perch no?. Nerone si alz in piedi sul triclinio, battendo le mani per attirare
l'attenzione degli ospiti. Amici miei! Prestatemi ascolto!. Ancora una volta, i presenti si zittirono e si
girarono verso il tavolo sulla pedana con espressioni curiose. Siediti, ordin Agrippina a bassa voce.
Ti stai rendendo ridicolo. Sei l'imperatore, adesso, non un semplice principe. Devi mostrare un po' di
decoro. Devo mostrare a questo moccioso che non pu pi permettersi di sfidarmi, ribatt Nerone.
Devo dargli una lezione. Ma. Lui le punt contro un indice. Silenzio, madre. Agrippina
aggrott la fronte e fece per rispondere, ma poi si controll e chin il capo con grazia. Come desideri,
mio caro. Esatto. Come io desidero.  il mio turno, adesso, di dire alle persone cosa devono fare.
Nerone sollev la testa per sottolineare la sua autorit, poi inspir prima di rivolgersi agli ospiti. Miei
cari amici, poich siamo tra una portata e l'altra, ed  tradizione offrire degli spettacoli, in questi
momenti, ho deciso di cantare per voi. Come sapete, ho una certa reputazione per il bel canto. Sorrise,
e alle sue spalle Pallante cominci ad applaudire con forza. Agrippina lo imit, e poi anche Sempronio.
Diversi altri ospiti si affrettarono a unirsi all'applauso, e infine lo fecero anche i pi lenti di
comprendonio. Il giovane imperatore si godette l'applauso per un attimo, prima di agitare le mani per
silenziare il pubblico. Ci che forse non sapete  che mio fratello Britannico aspira anche lui a
diventare un cantante. Il principe si fece serio e rivolse lo sguardo a un punto lontano, senza reagire in
alcun modo alle parole di Nerone. Come tutti i genitori sanno, ai fratelli piace mettersi in
competizione, e cos stasera io e mio fratello canteremo per voi. Sarete voi a stabilire chi  il migliore,
con i vostri applausi di apprezzamento. E il premio. Nerone esit, strofinando i pollici sui
polpastrelli delle altre dita. Poi lanci uno sguardo a sua madre e di colpo sorrise. Il premio sar
questo anello!. Prima che lei potesse reagire, il giovane imperatore si chin su di lei, le prese una
mano e le sfil dal dito un grosso anello di rubini, sollevandolo in aria. Un premio degno di un
principe o di un imperatore. Agrippina si accigli per un attimo, prima di costringersi a una lieve
risata. Pallante applaud di nuovo, e gli ospiti, pi consapevoli di quello che dovevano fare, lo
imitarono. Senza ulteriori indugi, vi presento il principe Britannico, che vi offrir una canzone a sua
scelta. Non che ci sia molta scelta, in verit, considerando il suo limitato repertorio. Canta, fratello,
canta!. Britannico scosse la testa e ribatt con fermezza: No, non lo far. Cosa hai detto? Ho
detto che non canter. Non per te. Nerone scosse il capo. Non devi cantare per me. Ma per loro.
Non lo far. Oh, s, fratello. Perch  il tuo imperatore che te lo ordina, e la parola dell'imperatore 
legge. Britannico sbuff. La tua parola non vale nulla, per me. La corona imperiale non ti  mai
spettata di diritto. Mio padre era l'imperatore. Tuo padre era un dissoluto criminale che ha meritato la
sua morte prematura. Tu non sei fatto della stoffa degli imperatori. Non ce l'hai nel sangue. Nerone lo
fulmin con lo sguardo. Stai attento, fratello. Stai passando il limite. Ho promesso a nostro padre che
ti avrei protetto, se lui fosse morto. Ma se esageri, potrei rischiare di infrangere quella promessa.
Non oseresti farlo. Non ancora. Non finch le fondamenta del tuo regime sono cos fragili. Non mi
faresti mai del male. Non ancora. Ma chi pu sapere quanto durer questa situazione? Un anno?
Forse due. Ma una volta che il mio regno sar stabile, potr fare ci che voglio di te. Fino a quel
momento, non ti toccher. Ma fai attenzione, perch posso comunque toccare chi ti sta vicino. Si
rivolse a uno dei pretoriani accanto a Pallante. Tu, sguaina la spada e puntala alla gola di quel cane.
Indic la guardia del corpo di Britannico. Lo schiavo lanci uno sguardo al suo padrone, ma prima che
potesse reagire, il pretoriano aveva gi sguainato la spada e gli si era avvicinato, puntandogliela sotto il
mento. L'altro pretoriano si mosse rapido alle spalle della guardia del corpo, afferrando l'uomo per i
polsi e serrandoglieli dietro la schiena. Lo schiavo guard Britannico, implorante. Lascialo andare,
ordin il principe. Lo far, se canterai. Ma se non canterai, lui morir. Sempronio, che era rimasto
immobile e in silenzio durante lo scambio, si schiar la gola e alz lo sguardo sull'imperatore. Altezza,
questa  casa mia. Questi sono i miei invitati. Non  il luogo n il momento per spargere sangue. Ti
prego, lascia andare quell'uomo. Goditi il banchetto. Ho gi fatto chiamare musici e cantanti. Non c'
bisogno di tutto questo.  un mio ordine. E tanto basta. Avanti, fratello, canta, se vuoi che
quest'uomo resti in vita. Britannico giunse le mani e chin il capo, come se pregasse gli di di
intervenire per mettere fine a quel confronto. Poi afflosci le spalle, rassegnato, e annu. Scivolando gi
dal triclinio, avanz tra i tavoli fino a raggiungere il centro del giardino e si ricompose. Nessuno parl.
Nessuno si mosse. Tutti lo fissarono, aspettando che obbedisse all'ordine del fratello adottivo.
Britannico raddrizz la schiena, sollev il mento, inspir profondamente e cominci. Aveva una voce
limpida, dal dolce tono melodico. Mi sveglio con i raggi del sole sul viso, Mi stringe l'abbraccio di un
caldo mattino, Sollevo la testa e tento un sorriso, Ma il cuore  pesante durante il cammino.  dalla
Britannia che faccio ritorno, Poich una madre in lacrime mi chiama, Niente pi scontri, neanche un
giorno, Non pi il soldato di una terra lontana. Devo onorare il mio dolore, E il mio cuore dalla morte 
spezzato Di chi mi diede la vita e un valente cuore, Di chi con l'ultimo respiro il mio nome ha
pronunciato. Sono ormai vicino a quel luogo finale, Dove una madre il mio abbraccio attende, Dove la
famiglia si riunisce e il cordoglio sale, E di un padre si onora la gloria immortale Il ragazzo
mantenne a lungo l'ultima nota, per poi lasciare che la sua voce si perdesse nel silenzio, chinando il
capo. Dopo una breve pausa, qualcuno cominci ad applaudire, e Sempronio si guard intorno, notando
che Vespasiano stava battendo le mani con entusiasmo, annuendo con aria di approvazione. Altri lo
seguirono, fino a quando quasi tutti gli ospiti non presero a rendere omaggio all'esibizione del giovane.
Il principe non mostr alcuna reazione, all'inizio, ma quando il rumore dell'applauso si fece sempre pi
intenso, rialz la testa e rivolse un cenno di gratitudine ai presenti. Infine, si gir lentamente verso il
tavolo rialzato e fiss Nerone dritto negli occhi. L'imperatore era rigido per la rabbia, con i pugni stretti
lungo i fianchi, mentre il fratellastro tornava al suo posto. L'applauso si concluse e Agrippina afferr la
mano del figlio e la strinse per attirare la sua attenzione. Per gli di, di' qualcosa. Non rimanere l
impalato. Quelle parole sembrarono riscuotere Nerone, che si rilass e sollev una mano. Una
splendida canzone, interpretata in modo toccante dal mio carissimo fratello. In modo cos toccante da
avermi scosso. Provo lo stesso dolore per il padre che abbiamo entrambi perso cos poco tempo fa.
Port il dorso della mano agli occhi, mentre un singhiozzo teatrale gli scuoteva le spalle. A dire il
vero sono troppo sopraffatto dal dolore per riuscire a cantare, adesso. Ed  una tragedia che si unisce
a un'altra tragedia. Avrei infatti cantato una canzone che vi avrebbe condotti alle lacrime per
l'emozione. E credo che non sia giusto far sopportare cos tanta emozione a chi ascolta, perci non
ritengo sia giusto incoraggiare ulteriormente ci che mio fratello vi ha fatto provare. Rischierei di
spezzarvi il cuore. Meglio che io vi risparmi queste lacrime In ogni caso, non c' dubbio riguardo al
fatto che le mie doti canore superino di gran lunga quelle di Britannico, perci sono io a vincere la
gara. Lanci in aria l'anello e lo serr stretto nel pugno. Il premio  mio. Bravo!, esclam
Pallante. L'imperatore ha vinto!. Come se ci fossero dubbi in merito, poi. Nerone mosse le gambe
e si alz dal triclinio. Ma ora vieni, fratellino, ho un premio speciale per te. Non tornerai al palazzo a
mani vuote. Britannico vide che la sua guardia del corpo era ancora bloccata dai pretoriani e indic
all'uomo di non opporre resistenza. Nerone port un braccio intorno alle spalle del ragazzino e lo
allontan dagli altri invitati, camminando lungo un sentiero che correva tra due aiuole, verso una zona
coperta di siepi, sul fondo del giardino. Sempronio li segu con lo sguardo, preoccupato, finch
Agrippina si schiar la gola e parl. Bene, abbiamo avuto un piacevole intrattenimento. Non sar forse
ora di far servire la prossima portata? Dopotutto, un buon padrone di casa non fa mai attendere i suoi
ospiti, giusto? Le mie scuse, altezza imperiale. Sempronio fece un cenno per attirare l'attenzione
del domestico. Crotone si affrett a dare ordini agli schiavi della casa, e pochi istanti pi tardi, il primo
di loro usc dalla casa con nuovi piatti d'argento da sistemare davanti agli invitati. Altri schiavi
uscirono dalla cucina con vassoi pieni di carni arrostite, pesce e formaggio. Il primo ad arrivare fu
portato al tavolo rialzato, e Sempronio indic con attenzione l'imperatrice, cos che lo schiavo posasse
il vassoio proprio davanti a lei. Ah! Anatroccoli arrosto. E, se non sbaglio, sono ricoperti di garum.
Esatto, altezza. Una specialit del mio cuoco. Non vedo l'ora. Furono interrotti da un grido
proveniente dal fondo del giardino. Mentre Sempronio si guardava alle spalle, un altro grido, pi forte,
spezz l'aria notturna. Ti prego!, url Britannico. Ti prego, no! No!. Quell'implorazione fu seguita
da una risata del fratello adottivo. Sempronio fece per alzarsi, ma poi esit, guardando verso Agrippina
e Pallante per capire cosa fare. Nessuno dei due aveva reagito alle grida, e sembravano volerle
ignorare. Come stavo dicendo, riprese Agrippina, non vedo l'ora di assaggiarli. Prese il coltello e
infilz uno degli anatroccoli arrostiti, posandolo nel piatto e cominciando a piluccare con grazia la
carne. No!, url Britannico. Noooooo!. Il senatore si guard intorno, cercando supporto negli altri
ospiti, ma quasi nessuno os incrociare il suo sguardo. Soltanto Vespasiano si era raddrizzato, con
un'espressione furiosa sul volto, e sembrava sul punto di alzarsi dal triclinio. Prima che potesse
muoversi, per, Domizia gli prese una mano e lo blocc accanto a s. L'unica altra reazione venne da
un uomo anziano e scarno, con la tunica da senatore, che si guard intorno indignato, prima di parlare.
Nessuno intende fare niente? Nessuno?. Agrippina sollev un dito e lo indic. Senatore Amrillo, ti
prego, fai silenzio. Stai rovinando l'atmosfera. Il cuoco di Sempronio ci ha davvero viziato. Te lo
garantisco. Quest'anatra  deliziosa. Dovresti assaggiarla, e smetterla di fare certe scenate. Il suo tono
si indur. Siediti, per favore. I rumori dall'altro lato del giardino continuarono, diventando sempre
pi forti, mentre Britannico implorava piet, singhiozzando. Di quando in quando, Nerone imprecava o
rideva in tono di scherno, e nel frattempo gli invitati, tutti tranne Amrillo, si costrinsero a mangiare,
senza riuscire neanche pi a parlare tra loro. Alla fine, le grida si spensero. Ci fu un ultimo, selvaggio
urlo di estasi da parte di Nerone, e un profondo e animalesco ringhio, e poi si udirono soltanto i
singhiozzi del ragazzo pi giovane. Sempronio si arrischi a guardarsi alle spalle, e vide l'imperatore
riemergere da dietro la siepe, alla luce del fuoco dei bracieri e delle torce accesi intorno al banchetto.
Nerone si ferm a sistemarsi la tunica, tirandone l'orlo verso il basso, per poi tornare a unirsi agli
ospiti, con il viso madido di sudore. Il senatore si affrett a distogliere lo sguardo, mentre gli stivali del
ragazzo scricchiolavano sulla ghiaia del vialetto. Nerone si ferm davanti al suo triclinio, ma non torn
al suo posto nel banchetto. Si rivolse ai pretoriani e ordin loro di liberare la guardia del corpo del
fratello. Gli uomini obbedirono, e il soldato che aveva bloccato le braccia dello schiavo dietro la
schiena lo spinse e gli moll un calcio dietro le ginocchia per farlo finire a terra. Mi sono divertito
abbastanza, madre. Mio fratello ha avuto una lezione che dubito dimenticher presto. Ora sono stanco e
voglio andare a dormire. Torniamo al palazzo. Cos presto?. Agrippina prese un altro boccone dalla
carcassa dell'anatra e se lo infil in bocca. Non possiamo finire il pasto, prima? Subito, madre.
Sono stanco. Nerone si rese conto che gli altri stavano osservando qualcosa alle sue spalle, e si gir,
notando Britannico uscire zoppicando da dietro la siepe. Aveva le ginocchia sbucciate e sanguinanti, e
ogni passo gli strappava una smorfia, mentre si asciugava le ultime lacrime dagli occhi. Questo 
oltraggioso!, sbott Amrillo. Un terribile oltraggio. Nessuno vuole dire nulla? Nessuno?. Si guard
intorno, fissando gli altri ospiti, sfidandoli a fare qualcosa. Ma nessuno os reagire. Uno dei suoi amici
lo implor di tacere. Amrillo sput a terra con disgusto. Codardi! Siete tutti dei codardi!  a questo
che si  ridotta Roma? Ce ne staremo fermi a guardare mentre atti oltraggiosi vengono perpetrati a
pochi passi da noi, e fingeremo che nulla sia accaduto? Ebbene?. Non ci fu risposta, e Nerone scoppi
a ridere. Oh, sta' zitto, vecchio sciocco. Ci siamo solo divertiti un po'. Un gioco un po' troppo
rumoroso, tutto qui. Un gioco rumoroso?. Amrillo sbuff. Se potessi tornare giovane, ti fustigherei
fino a lasciarti uno sputo di vita. Vieni, Giunia, ce ne andiamo. Prese per mano la moglie e fatic ad
aiutarla a rialzarsi. Poi, senza dire altro, la coppia di anziani aggir i triclini e spar nel corridoio che
conduceva all'entrata della casa. Agrippina richiam a mezza voce Pallante, e il liberto si chin verso
di lei per ascoltare il suo sussurro. Pallante annu e si ritir per dare l'ordine ai due pretoriani, che si
allontanarono, dietro ad Amrillo e a sua moglie. Poi l'imperatrice si alz e prese a braccetto il figlio, e
la coppia, seguita da Pallante, si allontan, senza neanche ringraziare Sempronio per l'ospitalit, n
salutare gli ospiti. Britannico si ferm a met del sentiero e si sedette con cautela su una panca di
pietra, prima di nascondere il viso tra le mani, con le spalle scosse da nuovi singhiozzi. La guardia del
corpo del principe si affrett a raggiungere il giovane padrone e gli si inginocchi di fronte, tentando di
confortarlo. Un altro ospite si alz per andarsene, e poi tutti gli altri, salutando in fretta Sempronio,
mentre lui ricambiava con tristezza i saluti. Cosa ci dici, adesso?, domand Domizia, mentre gli
offriva la mano. Si guard intorno per assicurarsi che nessuno li stesse ascoltando. Suo marito stava
parlando a bassa voce con altri tre senatori, a diversi passi di distanza. Sempronio scosse la testa. Stai
giocando col fuoco. Non voglio prendere parte al tuo piano.  gi stato abbastanza terribile che tu abbia
coinvolto mia figlia. Non ti perdoner mai per questo. Domizia non sembr scossa. Giulia ha fatto
ci che ha fatto per l'amore di Roma. Non dimenticarlo mai. Se una minima parte della sua classe
sociale avesse il coraggio e il buonsenso di fare lo stesso, nessuno di noi dovrebbe pi assistere a scene
come quella che  accaduta stasera.  cos che comincia, Sempronio. Abbiamo visto fare lo stesso a
Caligola, e prima ancora a quel vile di suo zio Tiberio. Perfino Claudio non era del tutto immune al
crudele dispotismo che contraddistingue tutta la sua famiglia. Non voglio sentire queste parole. Non
voglio sapere niente. Stai parlando di tradimento, e ci farai uccidere tutti. E non solo chi si oppone a
Nerone. Stai mettendo a rischio anche altri, che non hanno niente a che fare con tutto questo. Come tuo
marito. Chi viene accusato di tradimento non  mai l'unica vittima. Tradimento?. Domizia sbuff.
Pensavo che significasse tradire lo stato.  quasi un secolo che tradiamo Roma, Sempronio. Abbiamo
tradito il nostro diritto di nascita nel momento in cui abbiamo permesso ai Cesari di ereditare Roma di
generazione in generazione, come se fosse un loro cimelio di famiglia. E guarda a cosa ci ha portato.
Viviamo alla merc di uomini pazzi e crudeli che ci trattano come mosche. Se Vespasiano non fosse
cos maledettamente onorevole, si schiererebbe dalla nostra parte. Dobbiamo liberarci di questi
imperatori. Sar diverso, questa volta, tent disperatamente Sempronio. Nerone ha promesso di
ridare potere ai tribunali e al Senato. E tu ci credi? Tutti i tiranni promettono di essere benevoli,
quando salgono al potere. Hai mai visto uno di loro mantenere quelle promesse? No? Non credo
proprio. Nerone non  diverso dagli altri. Solo uno sciocco penserebbe altrimenti. Fa parte della
malattia che affligge Roma. Ogni imperatore ha abusato del suo potere, cedendo ai suoi pi bassi
desideri e scandalizzando la societ romana. Il mio timore  che se continuer cos ancora a lungo,
potremmo abituarci a questi eccessi al punto da accettarli senza pi porci domande. Sempronio
accenn a Britannico. Pensi che lui sarebbe diverso? Britannico crede nella Repubblica. Come suo
padre, verso la fine. Ed  per questo che Claudio  stato assassinato. Questo lo dici tu. Domizia lo
fiss negli occhi e fece schioccare la lingua sul palato. Non puoi startene immobile per sempre,
Sempronio. Dovrai scegliere da che parte stare, un giorno. Posso attendere comunque fino a quel
giorno. Non credo proprio. Arriver prima di quanto tu creda. E allora solo una cosa avr
importanza: da che parte sarai. Il vincitore si prender tutto, e sappiamo tutti cosa succeder a chi
perde. Pensaci. Si chin in avanti, mentre il marito si avvicinava, e baci con delicatezza Sempronio
su una guancia. Buonanotte, mio caro senatore. Mentre si scostava, Vespasiano strinse le mani al
padrone di casa e annu.  stata una serata piena di eventi, a dir poco. Gi. Io e tua moglie ne
stavamo giusto parlando. Adesso andiamo. Ci vediamo domani in Senato, giusto? S, ci sar.
Vespasiano si gir appena e indic Britannico. E lui? Mi assicurer che torni al palazzo sano e
salvo. Bene. Vespasiano pos una mano sul fianco della moglie e la condusse verso l'entrata della
casa. Sono certa che ci rivedremo presto, disse Domizia. Non vedo l'ora. Sempronio le rivolse un
vago sorriso e attese che si allontanassero, prima di lasciarsi scivolare sul suo triclinio, massaggiandosi
la fronte. Per tutti gli di, borbott tra s e s. Cosa devo fare? Cosa?.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Riuscirono quasi a sentire in bocca il sapore della paura che aleggiava in citt, quando raggiunsero le
porte di Roma sulla via Ostiense. La squadra di pretoriani in servizio sollev lance e scudi, mentre i
due ufficiali si avvicinavano nella luce fioca del tramonto. Tranquilli, ragazzi, esord il centurione
Macrone, accennando un saluto amichevole. Siamo dalla stessa parte. Potete abbassare le lance.
L'optio in comando attese finch non vide chiaramente i due uomini, prima di dare l'ordine di
abbassare le armi. Ci dispiace, signore. Abbiamo l'ordine di controllare tutti coloro che entrano o
escono da Roma. Oh?. Macrone si ferm davanti alla porta. Il suo compagno, un ufficiale pi alto e
pi giovane, con una cicatrice evidente che dalla fronte scendeva ad attraversargli una guancia, scost
di lato le pieghe del mantello e stiracchi la schiena, mentre alzava lo sguardo sulle mura, notando le
sentinelle in pi sulla passerella e nelle torrette. Mentre lo faceva, rivel il nastro legato alla corazza a
segnalare che era un ufficiale anziano. L'optio si affrett a mettersi sull'attenti. Mi scuso, signore.
Non avevo idea che fossi un ufficiale superiore. Sarei onorato se volessi ispezionare la mia squadra.
Catone scosse la testa. Non ce n' bisogno. Non siamo in servizio. Stiamo soltanto tornando a casa per
riposare. Si zitt e osserv l'optio pi da vicino. Ma io ti conosco, non  cos? Oh, certo, ora ricordo.
Abbiamo parlato, qualche mese fa, quando io e il centurione stavamo tornando dalla Britannia.
Gannico, vero? S, signore. L'optio sorrise, contento di essere stato ricordato, e perfino chiamato
per nome dall'ufficiale.  bello rivederti, signore. Pensavo che ormai fossi tornato a combattere in
Britannia. Ah, lo vorrei anch'io. Siamo appena tornati dalla Spagna. E non  stato facile, l.
Eravate con i ragazzi che hanno combattuto in Asturica, signore? S, eravamo noi, rispose
Macrone, battendo una mano contro le onorificenze che aveva sul petto. Seconda coorte della guardia
pretoriana. Gli occhi dell'optio scintillarono. La Seconda? Allora siete stati voi a dare ai ribelli
quello che si meritavano? Gi, proprio noi. L'optio si mise sull'attenti e gli rivolse il saluto.  un
onore, signore.  un onore vedervi entrambi, soggiunse, chinando il capo anche verso Catone. Lui
sorrise con modestia, e Macrone scoppi a ridere. Oh, credimi, Gannico, ma il prefetto, qui, non  uno
di quegli ufficiali che se ne stanno lontani dalla mischia a pavoneggiarsi mentre quelli come noi
combattono.  cresciuto dal basso, lottando e facendosi valere. Catone  uno di noi. Solo in
condizioni migliori delle vostre, soggiunse Catone, e i tre soldati scoppiarono a ridere, prima che lui
continuasse: Allora, cos' questa storia che circola sulla morte di Claudio? Abbiamo sentito dire, a
Ostia, che non  stata del tutto dovuta a cause naturali. Il comportamento dell'optio cambi all'istante.
Una maschera di fredda formalit gli scivol sul volto e lui arretr di mezzo passo.  ci che dicono i
nemici del nuovo imperatore, signore. Se fossi in te, non andrei in giro a ripetere certe voci. I ragazzi
della guardia pretoriana apprezzano Nerone e non sarebbero gentili con nessuno che vada in giro a dire
che  stato lui a uccidere il suo vecchio. Catone osserv l'optio con attenzione e annu. Grazie per
l'avvertimento.  solo un consiglio, signore.  meglio tenere la bocca chiusa, al momento. Almeno
finch le acque non si saranno calmate. Perch, non sono ancora calme? Non  mio compito dirlo,
signore. L'optio si gir e fece cenno ai suoi uomini. Fateli passare!. Macrone lanci uno sguardo al
compagno, che inarc un sopracciglio e scosse la testa. Trattieniti, per adesso, eh? Ne parleremo
quando nessuno potr sentirci. Comunque, rieccoci a Roma, ma questa volta portiamo buone notizie.
Non sono cos sicuro che far qualche differenza, considerando come stanno le cose, se Gannico e i
suoi ragazzi hanno ragione. Superarono l'alto arco della porta e si ritrovarono nella strada poco
illuminata. Catone not subito che c'era pochissima gente in giro. Nonostante fosse inverno, le strade
sarebbero dovute essere affollate, a quell'ora. Invece, notarono soltanto qualche cittadino, che li guard
con sospetto, mentre passavano. Altrove, incrociarono pattuglie di guardie e uomini delle coorti urbane
che mantenevano l'ordine nelle strade. Al contrario dei pretoriani, non avevano un ruolo ufficiale e non
erano considerati neanche veri e propri soldati. Armati di bastoni, erano pronti a picchiare chiunque
osasse opporsi alla loro autorit. Quella realt divenne piuttosto chiara quando Catone e Macrone
videro un gruppo di una delle coorti stretto intorno a un giovane pieno di lividi che veniva costretto a
cancellare un disegno sconcio in cui un ragazzo prendeva una donna da dietro. La pettinatura della
donna era quella tipica delle ricche matrone. Intorno si spandeva un fetore di grasso rancido, e Catone
not un'insegna sopra l'ingresso di una conceria, a poca distanza da loro. Che sta succedendo?, volle
sapere Macrone. Il capo della pattuglia lanci uno sguardo ai due ufficiali e si strinse nelle spalle. Lo
abbiamo colto in flagrante mentre finiva il suo capolavoro. Allora abbiamo chiesto un secchio e una
spazzola alla conceria laggi e l'abbiamo messo al lavoro. L'uomo aveva con s un bastone, con cui
colp le natiche del ragazzo. Mettici un po' d'olio di gomito, piccolo bastardo. Il ragazzo si lasci
sfuggire un grido, e riprese a strofinare il muro. Ora che erano pi vicini, Catone riusc a notare anche i
nomi scritti sopra i due personaggi disegnati, che rendevano ben chiara la loro identit: Nerone e
Agrippina. Accenn al graffito. Ce ne sono stati tanti, di disegni del genere? Pi di quanti avrei
preferito. E molti pi di quanto non piaccia al nuovo imperatore e a sua madre, come potrai
immaginare. Questo piccolo idiota non  il primo che abbiamo colto sul fatto, oggi. L'ultimo sciocco
che ci ha provato ha due dita rotte, ora. Non ci riprover per un bel po'!. Il capopattuglia sghignazz.
E, una volta che avr finito, ci assicureremo che sia lo stesso anche per lui. Sollev il bastone per
colpire ancora, ma questa volta Macrone scatt e gli afferr con decisione il polso, torcendolo e
costringendo l'uomo a voltargli le spalle. Poi tir indietro una gamba e con un calcio fece finire il
capopattuglia di faccia contro il muro, per poi scivolare a terra con un grugnito, privo di sensi. Subito i
suoi uomini sollevarono i bastoni e si girarono a fronteggiare i due pretoriani. Il ragazzo si ritrov nel
mezzo, a guardarsi intorno con ansia, mentre la spazzola gli tremava in mano. Catone lanci uno
sguardo a Macrone. Non so quanto sia stata una mossa saggia, amico mio, borbott. Macrone gonfi
le guance. Neanch'io. Ma di una cosa sono certo: non mi piace quando degli uomini adulti si
divertono a brutalizzare i ragazzini. Sollev il bastone di vimini e ne fece sbattere la testa nodosa
contro la mano libera, mentre affrontava il resto della pattuglia. Cinque uomini. Tre dei quali
sovrappeso e con il doppio mento, per colpa del troppo tempo trascorso nelle taverne della capitale.
Senza dubbio, usavano la loro autorit per farsi offrire da bere senza pagare. Degli altri due, uno era
segaligno e con i capelli grigi, mentre l'ultimo era l'unico che poteva costituire una minaccia. Aveva il
naso piatto, le orecchie gonfie e le spalle muscolose. Con tutta probabilit un pugile, decise Macrone.
Credo che tu e il tuo amico avreste fatto meglio ad andarvene, li avvert l'uomo dai capelli grigi. E
lasciare il ragazzino a voi e a quel bastardo? No, neanche per idea. Siete voi che ve ne andrete, se
sapete cosa  meglio per la vostra salute. Macrone, non credo che sia una buona idea, intervenne
Catone, con calma. Ma, che lo sia o meno, io sono con te. Macrone annu, mantenendo gli occhi
sull'uomo a due lunghezze di spada da lui. Serr la presa sul bastone di vimini e si abbass sulle
ginocchia, in una posa di guardia. Vide il pugile muoversi per primo, caricando un pugno per colpire.
Ma prima che ci riuscisse, Macrone scatt, caricandolo e affondando con violenza la testa del bastone
nello stomaco dell'uomo, appena sotto la gabbia toracica. L'aria gli esplose dai polmoni, mentre
arretrava a causa dell'impatto. Un rapido gancio da parte di Macrone gli chiuse di scatto la mascella e
gli fece rovesciare la testa indietro, mandandolo a terra un attimo dopo. Uno degli uomini grassi tent
goffamente di colpire Macrone alla testa con il suo bastone. No, non lo farai, ringhi Catone a denti
stretti, colpendolo con un calcio violento al lato del ginocchio. Si ud uno schiocco sordo, e l'uomo
ulul di dolore, crollando al suolo. Macrone mosse il bastone contro l'uomo dai capelli grigi e lo colse
sul bicipite, con un colpo debilitante che gli fece lasciare la presa sulla propria arma. Le due guardie
rimaste si ritrassero in tutta fretta, con i bastoni sollevati, ma con nessuna intenzione di entrare nella
mischia. Macrone ghign, osservandoli. Avanti, ragazzi. Che aspettate? I Saturnali? O forse siete
grossi e coraggiosi solo quando si tratta di affrontare dei piccoletti?. Fece un passo verso di loro, ma
Catone intervenne. Ora basta, Macrone. Hai fatto capire il tuo punto di vista. Voi due avreste fatto
meglio a riportare i vostri amici alla base. Fatelo adesso. Non ebbero bisogno di ulteriori
incoraggiamenti: recuperarono il compagno ammaccato e il capo privo di sensi, mentre il pugile si
rimetteva in piedi e scuoteva la testa per cercare di schiarirsela. Sotto lo sguardo attento dei due
ufficiali, si voltarono e si allontanarono lungo la strada. Il ragazzo scoppi a ridere, deliziato, e rivolse
loro una sonora pernacchia, lanciandogli dietro la spazzola. Macrone lo prese per un orecchio. Ora
basta, teppistello. Non mi piacciono i bulli, ma sono un maniaco delle regole, e sono piuttosto certo che
sia contro le regole imbrattare i muri di questa bella citt con immagini dell'imperatore che prende sua
madre da dietro. Giusto?. Il ragazzino si lasci sfuggire uno strillo di dolore e annu. Allora sar
meglio che te la dia a gambe. La prossima volta, non saremo qui ad aiutarti. Quindi, fai in modo che
non ci siano prossime volte. Sono stato chiaro? S, signore. Macrone lo lasci andare e gli moll
una leggera spinta. E ora togliti dai piedi. Il ragazzo fugg a gambe levate, infilandosi nel vicolo pi
vicino e sparendo alla vista, prima che i suoi benefattori cambiassero idea sul fatto di lasciarlo andare.
Macrone non pot fare a meno di scoppiare a ridere, mentre si raddrizzava. Ma l'espressione di Catone
era seria. Che c'? Se lo meritavano. Non ne dubito, replic Catone. Ma non so se sia saggio
attirare l'attenzione in questo modo. Hai sentito quello che ha detto Gannico. Ah, avanti, era solo per
divertirsi un po', tutto qui. Prova a spiegarlo al comandante delle coorti urbane. Non sar contento di
sapere che due pretoriani hanno bastonato una delle sue pattuglie. E hanno visto che siamo ufficiali.
Non ci vorr un genio per rintracciarci, e magari anche denunciarci al palazzo. Ma siamo eroi di
Roma. Chi vorrebbe pestarci i piedi? Oh, pi di una persona, secondo me, borbott Catone.
Macrone tir su col naso e torn a osservare il graffito osceno, studiandolo per un attimo con la testa
piegata da un lato. Sai? Ha del talento, quel ragazzino. Rozzo, senza dubbio, ma i ritratti sono molto
somiglianti, ora che ci faccio caso. Spero solo che il giovane Nerone non ci vada gi pesante. In fondo,
 sua madre. Catone scosse la testa. Macrone, certe volte. L'amico gli moll un lieve pugno sulla
spalla. Oh, avanti. Era solo una battuta. Andiamocene da qui. Vorrai rivedere tuo figlio. Catone
annu. Erano passati alcuni mesi, dall'ultima volta in cui aveva visto Lucio, e anche allora non c'era
stato molto tempo, tra il suo ritorno dalla Britannia e la partenza per la Spagna. Adesso era deciso a
restare con il bambino molto pi a lungo. Dopo la morte della moglie Giulia, e dopo aver pagato i
debiti che lei si era lasciata dietro, Catone era stato costretto a vendere la casa e a mandare Lucio e la
sua balia a vivere con suo suocero. Il senatore Sempronio aveva molto spazio, in casa sua, e poi era
stato pi che lieto di prendersi la responsabilit di crescere il nipote. La casa di Sempronio era sul
Viminale, e Catone e Macrone dovettero attraversare il Foro quasi deserto, e risalire il colle dall'altra
parte, affrontando le stradine tra i pericolanti edifici di minuscoli appartamenti che alla fine lasciavano
il posto al quartiere pi ricco in cima al Viminale. Quando ebbero raggiunto la strada in cui viveva il
senatore, era ormai tarda sera. Davanti a loro, videro una processione di torce tenute alte a rischiarare la
strada a una piccola colonna di pretoriani che scortavano due lettighe. Si scostarono dalla strada,
infilandosi nell'ingresso ad arco di una taverna per lasciar passare i soldati e i mezzi di trasporto. Le
ultime due guardie avevano dei fagotti sulle spalle, e quando si avvicinarono, Catone not che erano
corpi avvolti in mantelli. Una testa grigia dondolava tra due braccia magre, pendendo dalla schiena di
uno dei pretoriani. L'altro corpo apparteneva a una donna della stessa et. Entrambi erano ben vestiti, e
l'uomo portava la fascia rossa da senatore sulla tunica. Le tendine della seconda lettiga erano aperte, e
alla luce delle torce che la affiancavano, Catone vide Pallante, appoggiato a un cuscino, con le braccia
dietro la testa, lo sguardo rivolto verso l'alto e un sorriso soddisfatto sul volto. Catone si ritrasse tra le
ombre, trascinando Macrone con s. Che succede? Shh. Non ti muovere. La processione li super,
e poi la strada fuori dalla taverna fu di nuovo vuota. Catone attese finch le guardie non furono ad
almeno una trentina di passi di distanza, prima di uscire da sotto l'arco. Hai visto chi era?. Macrone
annu. Pallante, sibil. Quel viscido bastardo. Gi. Mi domando cosa facesse qui sul Viminale. In
questa strada. E chi ci fosse nella prima lettiga. E di chi fossero quei cadaveri. Macrone lo guard.
Non sar forse? Non era Sempronio, vero? No. Troppo vecchio. E troppo magro. Comunque, lo
scopriremo presto. Vieni. Si affrettarono lungo la strada fino alla casa del suocero di Catone, e lui
buss forte alla porta. Quasi subito, gli fu aperta dal domestico del senatore, che li guard da capo a
piedi con attenzione, come faceva con tutti i visitatori, anche se conosceva i due uomini sulla soglia.
Padron Catone, centurione Macrone. Abbiamo sentito che la forza di spedizione era tornata a Ostia
questo pomeriggio. Siete arrivati presto. Il senatore sar felice di vedervi. Crotone si scost per farli
entrare. Nell'ingresso, c'erano diverse altre persone, intente a recuperare i mantelli e a farsi
raggiungere da scorte di schiavi, per tornare a casa attraversando le pericolose strade della capitale. A
quanto pare, il senatore aveva ospiti, comment Macrone. S, signore. Ma ora il banchetto  finito.
Che peccato. Uhm. Macrone fece schioccare la lingua. Per caso c' qualche bocconcino
avanzato? Pi di quanto mi piaccia pensare, a causa di come sono andate le cose. Macrone accenn
agli ospiti che si stavano avvicinando alla porta aperta. Peggio per loro. E meglio per noi. Crotone
guid i due ufficiali attraverso la casa. Poco prima di emergere nel giardino, notarono un volto
familiare. Per gli di!, esclam Vespasiano. Non sono forse il giovane Catone e quel vecchio
centurione di Macrone?. Avanz verso Catone, e si strinsero gli avambracci in un gesto di saluto,
mentre il prefetto chinava il capo.  bello rivederti, signore. Vedo che ti stanno ancora tenendo qui
a Roma, legato, comment Macrone. Che spreco di un ottimo comandante di legione. Dovresti
essere sul campo. Oserei dire che i nostri guai in Britannia si sarebbero conclusi anni fa, se tu fossi
stato messo a capo della provincia. Vespasiano si concesse un sorriso, a quelle parole. Ah, be', ce
l'avrei fatta soltanto se ufficiali come voi due fossero ancora in servizio nella Seconda Augusta. Una
gran bella legione, quella. Una delle migliori, signore, dichiar Macrone. Allora, cosa ci fate voi
due qui? Da quello che sapevo, eravate in Spagna. Catone annu. Siamo appena tornati. Domizia
affianc il marito e lo prese a braccetto, mentre i suoi ex compagni la salutavano con un cenno. Lei
sorrise di rimando. Le coorti pretoriane sono di ritorno come voi, giusto? S, mia signora, replic
Catone. La nostra nave  stata tra le prime ad arrivare. Gli altri torneranno alle caserme non appena
sbarcheranno. Molto bene. Roma ha bisogno di soldati su cui contare, in questo periodo.
Vespasiano si accigli appena, lanciando uno sguardo alla moglie. Roma pu contare su tutti i suoi
soldati. Non sono loro, il problema. E non scarichiamo su loro due faccende che non devono
preoccuparli, d'accordo?. Domizia tir fuori un sorriso forzato e gli strinse il braccio. Come desideri,
amore mio. Vespasiano sembr di colpo molto stanco. Sentite, dovremmo rivederci con un po' pi di
tempo per parlare. Magari potreste venire a cena da me, una di queste sere?  molto gentile, da parte
tua, signore, rispose Catone. Sarebbe un vero piacere. Bene. Allora assicuriamoci che accada. Mi
far sentire. Vespasiano batt una pacca sulla spalla di Catone e accenn un secco saluto alla volta di
Macrone, prima di accompagnare la moglie all'ingresso. Vieni, mia cara. Catone lanci uno sguardo
al suo ex comandante. Di cosa si trattava, secondo te?, borbott. Di cosa parli? Di quel
commento di sua moglie riguardo ai giorni a venire. Macrone si strinse nelle spalle e schiocc le
labbra. Sono pi preoccupato per il pasto a venire. E poi, lo scopriremo quando ne parleremo a cena
con loro. Non c' fretta. Speriamo. Continuarono a seguire Crotone verso il giardino. Soltanto
pochi ospiti erano ancora l, raccolti intorno al tavolo principale e impegnati in una fitta conversazione.
Quando sentirono il rumore degli stivali militari sulla ghiaia, si girarono tutti a guardare gli ufficiali in
avvicinamento, con le loro tuniche candide e i mantelli della guardia pretoriana. Poi Sempronio si fece
avanti, a braccia aperte. Grazie agli di, sei tornato sano e salvo, esclam, abbracciando Catone. E
anche tu, Macrone. Catone fu commosso da quel caldo bentornato, ma le occhiate sospettose di alcuni
degli ospiti di Sempronio lo preoccuparono. Poi vide il principe Britannico, disteso prono su un
triclinio in disparte, con il viso rigato di lacrime. Catone lanci uno sguardo al suo amico e Macrone
emise un basso fischio. Per gli di, che cosa  successo qui?.
...
.
...
Capitolo 5.
...
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...
Quando l'ultimo ospite si fu congedato, Sempronio ordin a sei dei suoi schiavi di accompagnare
Britannico alla casa che il principe aveva ereditato da sua madre, piuttosto che fargli correre il rischio
di tornare al palazzo imperiale. Il ragazzo aveva rifiutato il tentativo della sua guardia del corpo di
portarlo in braccio fino alla lettiga e la raggiunse camminando a passi faticosi, con il volto rigido per lo
sforzo di nascondere il dolore delle ferite che il fratellastro gli aveva inferto. Il senatore torn al tavolo
principale e si lasci cadere su un triclinio accanto a Catone e Macrone. Il secondo era riuscito ad
allontanare alcuni degli schiavi che stavano sparecchiando la tavola e aveva ammassato davanti a s un
notevole banchetto personale su diversi vassoi. Stava masticando un pezzo di manzo speziato su uno
spiedo, quando Sempronio torn da loro, e vi accenn con aria soddisfatta. Ottime razioni, signore.
Sono lieto che qualcuno possa goderne, almeno. Vuoi qualcosa da mangiare, Catone? Magari pi
tardi. Catone aveva questioni pi pressanti da affrontare. Come sta mio figlio? Lucio sta bene.
Sembra crescere un po' di pi ogni giorno. Penso proprio che sar un ragazzo alto, proprio come suo
padre. E ha lo spirito di sua madre, soggiunse Sempronio, con tristezza, prima di lanciare uno sguardo
a Catone. Scusami. Immagino che tu sia ancora ferito da quello che ritieni abbia fatto. Ma era mia
figlia, e la sua perdita mi addolora. Inoltre, il suo sangue scorre nelle vene di Lucio quanto il tuo.
Catone prov quella familiare trafittura di dolore e rabbia nel cuore, nel ricordare il tradimento della
sua defunta moglie. Ma si rese anche conto che faceva meno male di prima. Il tempo guarisce ogni
ferita, pens. Non fosse altro che perch il tempo, alla fine, ci uccide tutti. In quel momento, gli sembr
che non sarebbe mai stato in grado di dimenticare, e meno ancora di perdonare. Ma le azioni di Giulia
non erano colpa di Sempronio, che ancora rispettava e a cui era affezionato. Quindi, scacci quel
pensiero dalla testa. Ti sono grato per averlo accolto.  mio nipote. Che altro avrei dovuto fare? E
poi,  stato un piacere prendermi cura di lui. Catone annu. Ti ringrazio comunque. Cercher una
nuova casa, appena potr permettermela. Ho delle buone prospettive, se continueranno a tenermi nella
guardia pretoriana. E dovrebbe succedere, soprattutto con un nuovo imperatore, che vorr a tutti i costi
assicurarsi l'attaccamento dei soldati preposti alla sua protezione. Dovrei potermi permettere un posto
confortevole per me e Lucio, tra qualche anno. Sempre che il regno di Nerone continui senza
problemi, consider Sempronio. Al momento, non ne sarei cos sicuro. Soprattutto, non dopo gli
eventi di questa sera. Raccont in poche parole l'intrusione di Nerone al banchetto e l'oltraggio
perpetrato dall'imperatore ai danni di Britannico. Quando ebbe concluso, Macrone si pul le labbra con
il dorso di una mano e scosse la testa. Ha qualcosa che non va in testa, quello, ecco che ne penso. Che
razza di uomo farebbe una cosa del genere? Che razza di uomo, davvero? E che razza di imperatore
si dimostrer, un simile uomo?  questa la domanda che sta tormentando Roma. E se non c' una
risposta chiara al riguardo, in molti si stanno chiedendo se Nerone sia in grado di governare l'Impero.
Alcuni vorrebbero apertamente che Britannico lo sostituisse. Molti altri tramano in segreto. Chi pu
sapere a cosa condurr tutto questo? Abbiamo sentito delle voci, mentre venivamo qui, comment
Catone. Ma la faccenda sembra peggiore di quanto pensassi. Credi ci sia qualche effettiva possibilit
che Britannico ottenga supporto a sufficienza da poter davvero cercare di ottenere il trono?.
Sempronio ci pens su per un attimo, prima di rispondere. Difficile a dirsi. Il Senato  diviso, sulla
faccenda, ma ben pochi hanno il coraggio di prendere apertamente posizione.  il modo migliore per
assicurarsi la morte, di questi tempi. Per la maggior parte, stanno aspettando di capire da che parte
tirer il vento, prima di sostenere una fazione o l'altra. Il fatto  che molti pi senatori preferirebbero
non dover scegliere tra nessuno dei due. Nessuno dei due  un individuo particolarmente apprezzabile.
Ma non abbiamo altre scelte, a parte dichiarare la fine della successione imperiale e tornare alla
Repubblica. E questo non  certo il tipo di discorsi che la guardia pretoriana ha voglia di sentire. E
perch dovrebbe? Per come stanno le cose, i pretoriani vivono come maiali al pascolo. L'ultima cosa
che vogliono  veder sparire gli imperatori con la loro necessit di guardie del corpo coccolate e
privilegiate. A peggiorare la situazione, poi, gli ufficiali e molti dei soldati sono divisi, nel supporto ai
due. Non  un caso che gli uomini scelti per sedare la ribellione di Spagna fossero sostenitori di
Britannico.  per questo che sono stati spediti lontani da Roma, finch Nerone non ha preso il posto di
Claudio. Chiss cosa succeder, ora che sono tornati? Se Britannico riuscisse a ottenere abbastanza
sostegno a Roma, e fuori dalla capitale, forse potrebbe ancora riuscire a deporre il suo rivale. Oppure
potrebbe far cominciare una guerra civile. Cosa che siamo riusciti a evitare per quasi un secolo.
Sempronio intrecci le dita e vi pos sopra il mento, in un gesto rassegnato. Catone consider le parole
del senatore. Potresti avere ragione. E se il conflitto si estendesse al resto dell'Impero? So che le
legioni in Britannia preferirebbero Britannico come imperatore. E ci saranno altre unit a pensarla allo
stesso modo, o i cui comandanti possono essere comprati. Macrone si ficc in bocca un piccolo
pasticcio, mastic in fretta e deglut. Oppure, la gente si abituer al nuovo imperatore, anche se
maltratta il fratellastro, e tutto continuer come prima.  solo un'ipotesi, chiaramente. Possiamo
soltanto sperarlo, replic Sempronio, sconsolato. I tre se ne restarono in silenzio a pensare per un po',
prima che Catone allungasse una mano verso il pi vicino vassoio di Macrone, prendendo una coscia di
pollo. Strapp un boccone di carne e lo mastic con calma, prima di girarsi a guardare con attenzione il
senatore. E tu? Se dovessi scegliere da che parte stare, per chi parteggeresti? Nerone o Britannico?
La risposta non  facile. In verit, preferirei che tornassimo a essere una Repubblica. Ma  molto
improbabile che ci riusciamo. Qualcuno afferma che l'Impero  troppo grande per poter essere gestito
con efficacia dal Senato, diviso da fazioni e rivalit. Forse Roma non  pi in grado di sopravvivere
senza che il potere sia controllato da un singolo individuo. E se  cos, abbiamo bisogno degli
imperatori. Sono tutto ci che si erge tra noi e il caos degli ultimi anni della Repubblica. Sempronio
osserv con attenzione Catone, mentre continuava: E nessuno vuole che si torni a quella situazione.
Potrebbero non volerlo, ma, del resto, potrebbero non essere in grado di evitarlo. Catone si vers del
vino in una coppa d'argento e ne prese un sorso. Per il bene di mio figlio, non prender posizione.
Non  il mio circo e non sono le mie scimmie. Lascer che succeda quel che deve succedere.
Sempronio lo guard con un'espressione triste. Aspettare che le cose vadano come devono andare
potrebbe non essere un'opzione, figliolo. Puoi scegliere di tentare di starne fuori, ma la situazione
potrebbe decidere di tirarti dentro. Hai ragione. Ma, nel frattempo, far del mio meglio per
tenermene fuori e restare pulito. E, se Macrone ha un minimo di buonsenso, far lo stesso. Sentendosi
chiamare in causa, Macrone alz lo sguardo verso gli altri, cercando di ricostruire ci che era appena
stato detto. Ah, s, certo. Lascer gli altri ai propri vizi, e loro possono lasciarmi ai miei. E ora che
Narciso  morto, potremmo riuscire a continuare a essere soldati, invece di finire coinvolti in un altro
dei suoi complotti. Catone annu con forza al sentir nominare Narciso, la subdola spia, nonch
segretario del precedente imperatore. Aveva perso il favore di Claudio, verso la fine del suo regno, e si
era fatto dei nemici, tra cui l'imperatrice e Pallante. Sapendo bene quale destino il nuovo segretario
imperiale avesse in serbo per lui, Narciso si era ritirato nella sua casa di campagna e si era suicidato.
N Catone n Macrone sentivano la sua mancanza. Li aveva costretti a fare il lavoro sporco per lui fin
troppe volte. Il senatore sorrise. Vorrei poter essere spensierato come te. Eh?, fece Macrone,
accigliandosi. Se  questa la vostra posizione, molto bene. Ma cercate di stare lontani da gente come
Pallante, Seneca e Burro, se volete evitare i guai. Furono interrotti dal pianto acuto di un infante
proveniente dalla casa, e, un attimo pi tardi, una donna robusta con addosso una semplice tunica
stretta in vita da una cintura usc dal corridoio. Cullava contro la spalla un bambino, accarezzandogli la
schiena per cercare di offrirgli un po' di conforto. Catone prov un'ondata di caldo affetto nel cuore,
quando vide il figlio tra le braccia della balia Petronella. Mentre il piccino emetteva un nuovo strillo, si
alz dal triclinio e si affrett a raggiungerli. Petronella sorrise. Oh, guarda, tesoro, c' il tuo pap. 
tornato dalla guerra. Si gir, sollevando Lucio per permettergli di guardare meglio. Il bimbo aveva
due anni, e sfoggiava folti riccioli neri e i polmoni di un centurione istruttore. Catone vide che aveva gli
occhi rossi per il pianto e il naso e la bocca bagnati di muco, mentre sbatteva le palpebre, osservando il
nuovo arrivato nella casa del nonno. Poi un lampo gli comparve nello sguardo e sollev la testa dalla
spalla di Petronella, sorridendo. Pa-pa!. Catone non pot evitare di provare un altro impeto d'affetto,
mentre il bambino alzava le braccia e si sollevava verso di lui. Allung le mani, e la balia glielo pass.
Catone baci la testa del figlio e inspir il suo profumo dolce, chiudendo gli occhi, deliziato. Tutti i
pensieri di rivalit politiche, i ricordi dei campi di battaglia insanguinati e il dolore e l'amarezza per il
tradimento di Giulia svanirono in un istante, e lui si aggrapp a quella sensazione come fosse il pi
prezioso dei tesori. Lucio si spost e lo guard, con le labbra sorridenti sotto al nasetto luccicante di
moccio e gli occhi che scintillavano. C'era una fila di minuscoli denti bianchi, nel suo sorriso, e Catone
ammicc. Non morderai il pap, vero?. Lucio rise e gett le braccine al collo del padre, mentre
Catone tornava dagli altri, seguto dalla balia. Che cos'ha?, chiese Sempronio. Una colica,
padrone, rispose Petronella. Succede alla maggior parte dei bambini della sua et. Tra poco si
riaddormenter. Bene. C' gi stata abbastanza agitazione per una sola notte. Il senatore si vers un
calice di vino e ne prese un lungo sorso. Pi che abbastanza. Mentre Catone si sedeva, Macrone fin
di mangiare e si sollev a sedere con un'espressione severa e le braccia incrociate. Ebbene, cosa
abbiamo qui? Una giovane recluta che causa problemi? Mi ricorda suo padre, ai tempi. Al suono della
sua voce, Lucio si gir di scatto. Zio Mac Mac!, esclam con gioia. Macrone sorrise. Esatto. Lo zio
Mac Mac  tornato dopo aver domato quei bastardi ribelli in Spagna. Avanti, ragazzo, vieni qui. Hai
bisogno di un'ispezione. Catone pos il figlio a terra, e Lucio si avvicin al centurione. Macrone lo
prese per le spalle e lo tenne a una certa distanza, osservandolo da capo a piedi con espressione seria.
Spalle indietro, petto in fuori, mento alto. Proprio cos! Ah, sarai un ottimo soldato, un giorno, proprio
come tuo padre. Lucio abbass una mano e si diede qualche colpetto sulla pancia, guardando
speranzoso Macrone. Al centurione ci volle un attimo per capire cosa volesse il bimbo, e allora lo attir
a s, lo sollev e port la mascella ruvida a fargli il solletico. No, questo non aiuta, lo rimprover
Petronella. Non riuscir pi a farlo dormire, cos.  solo un po' di divertimento innocente, rispose
Macrone, fermandosi e guardando la donna. Lei gli restitu lo sguardo con affetto, poi sembr farsi
timida e abbass gli occhi. Macrone torn a fare il solletico al bambino e Lucio strill deliziato,
dibattendosi come un porcellino coperto d'olio, finch Macrone non lo fece sedere sul triclinio, allung
una mano verso i vassoi e scelse per lui un piccolo pasticcio di maiale. Gli occhi di Lucio scintillarono,
mentre se ne stava seduto con le gambette allargate. Si pos il pasticcio tra le coscette grasse e
cominci a sbriciolarlo, mettendosene ogni tanto un pezzetto in bocca, mentre il resto delle briciole si
spargeva sul tessuto fine del triclinio. Che piani avete?, domand Sempronio. Ora che siete tornati a
Roma. Torneremo a unirci alla Seconda coorte nelle caserme, domani, replic Catone. Ci saranno
i soliti compiti da portare avanti dopo la conclusione di una campagna. I controlli dell'equipaggiamento
e dell'inventario. Scoprire il testamento degli uomini che abbiamo perso in Spagna, e cominciare a
trovare dei rimpiazzi. Ovviamente, far tutto ci che posso per passare del tempo con Lucio. Finch
non riuscir a trovarmi una casa tutta mia. Siete entrambi i benvenuti, se volete venire a stare qui.
Gli occhi di Macrone si illuminarono, all'idea di poter godere ancora della tavola del senatore, ma
Catone scosse la testa. Sei molto gentile, ma gli alloggi degli ufficiali in caserma andranno benissimo,
e saremo impegnati per un po'. Se ci fossero problemi, inoltre, dovremmo essere pronti ad agire appena
chiamati. Ma verr tutte le volte che posso, se per te va bene. La mia casa  anche casa tua. Non ho
figli a cui lasciarla. Se dovesse succedermi qualcosa, ho deciso di lasciare tutto a mio nipote, a tempo
debito. Ho fatto in modo di cambiare il testamento in questo senso.  stato firmato e sigillato, ed  in
mano al mio banchiere, al Foro. Marco Rubio.  un brav'uomo. Puoi fidarti di lui. Catone fu sorpreso
dalla generosit del suocero nei confronti di Lucio. Non so cosa dire, signore. Un grazie potrebbe
essere un buon inizio. Catone lo guard, preoccupato. Temi di essere in pericolo, signore?
L'espressione di Sempronio si fece seria. Siamo tutti in pericolo, di questi tempi. Sai cosa ha fatto
Nerone, poco fa. Se questo  un esempio di quello che accadr in futuro, potremmo aver consegnato le
nostre vite nelle mani di un altro pazzo salito al trono. E in tal caso, nessuno sar al sicuro. Prego tutti
gli di che non ci siano guai. E spero che voi due abbiate il buonsenso di mantenere segrete le vostre
opinioni, resistendo alla tentazione di giocare alla politica. Si fotta la politica, esclam Macrone,
con forza, prima di lanciare uno sguardo contrito verso Lucio, ma il piccino era troppo preso a
disegnare delle forme con le briciole sul triclinio davanti a s. Non avr mai pi niente a che fare con
me. Non ora che quel serpente di Narciso se n' andato dai suoi antenati. E tanti saluti a lui. Non
mancher neanche a me, soggiunse Catone. Ma temo che Pallante non sia migliore di lui. Almeno,
Narciso aveva a cuore gli interessi di Roma, sebbene si fosse assicurato di arricchirsi a dovere, nel
frattempo. Ma Pallante?  molto peggio di Narciso. Quello pensa solo a se stesso. E falcer chiunque
cerchi di mettersi tra lui e la sua ricerca di potere e ricchezze. Macrone si strinse nelle spalle. Allora
stiamogli lontani. Pi facile a dirsi che a farsi, amico mio pi facile a dirsi che a farsi.
...
.
...
Capitolo 6.
...
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...
Un messaggero dell'accampamento pretoriano raggiunse la casa del senatore alle prime luci dell'alba.
Catone, come del resto tutti gli altri ufficiali a capo delle unit di ritorno dalla Spagna, doveva fare
rapporto al quartier generale a mezzogiorno, per una riunione con il comandante in capo della guardia
pretoriana, il prefetto Burro. Colui che deteneva quella carica in maniera permanente era un ufficiale
anziano e infermo gi al tempo della nomina, qualche anno prima. Da allora, quasi mai era stato in
servizio, e Burro aveva assunto gran parte delle sue responsabilit, ed era considerato da tutti il
comandante di fatto. Quando Catone e Macrone raggiunsero la fortezza dei pretoriani, a met
mattinata, gi i primi soldati della Seconda coorte erano tornati in caserma. I carri con le vettovaglie e i
convalescenti erano ancora in viaggio da Ostia, e ci si aspettava che arrivassero al tramonto. Per i
soldati era un sollievo lasciarsi finalmente alle spalle le dure condizioni della campagna militare, ed
erano ben contenti di riavere la comodit di un letto decente, di cibo caldo e di un riparo dagli elementi.
Inoltre, c'era la possibilit di ritrovare i compagni delle coorti rimaste a Roma, e vantarsi delle imprese
fatte in Spagna. E poi, erano lieti di potersi permettere di nuovo i piaceri garantiti dalla pi grande citt
del mondo conosciuto. Ma prima, dovevano sottoporsi ai normali controlli delle unit che tornavano
alla base dopo un periodo di servizio sul campo. Armi, armature ed equipaggiamenti dovevano essere
puliti e riparati, e gli oggetti perduti o danneggiati dovevano essere denunciati ai cancellieri del
quartiermastro, in modo che si potessero prenderne di nuovi dai magazzini. Razioni, esca e legna per il
fuoco dovevano essere portate agli alloggi delle caserme, i quali dovevano essere puliti e sistemati per
renderli presentabili agli occhi attenti di optiones e centurioni che avrebbero ricominciato a ispezionarli
ogni giorno. Se il processo era faticoso per i soldati, lo era ancora di pi per i loro ufficiali, che
dovevano riprendere anche i compiti amministrativi. Catone e Macrone, che erano stati assegnati alla
guardia pretoriana pochi giorni prima che la Seconda coorte partisse per la Spagna, non avevano avuto
molto tempo per rendere confortevoli i propri alloggi, n per abituarsi alla routine della loro nuova
assegnazione. Al contrario delle caserme delle fortezze dei legionari, che di solito venivano costruite
per alloggiare una centuria di ottanta uomini, quelle dei pretoriani erano molto pi grandi, e bastavano
ad accogliere un'intera coorte di quasi cinquecento uomini su due piani. Catone apr le porte che
davano su un'enorme mensa ed entr, seguto da Macrone, che aveva con s una tavoletta di cera e uno
stilo per prendere appunti. Mentre il comandante della coorte si aggirava per la stanza, aprendo e
richiudendo le finestre, raggi di luce si proiettavano su tavoli e sgabelli non pi usati da quando i
pretoriani erano partiti per la guerra diversi mesi prima. Un leggero velo di polvere copriva la mobilia e
il pavimento di pietra, mentre grosse ragnatele erano appese negli angoli e lungo le robuste travi di
legno che attraversavano il soffitto. I ratti erano entrati e avevano rosicchiato alcuni sacchi di grano
lasciati nella stanza, accanto alla fila di fornelli lungo una delle pareti. Il grano rovesciato dai sacchi e
piccoli escrementi scuri che somigliavano a chicchi di riso erano sparsi intorno al tessuto strappato.
Catone tocc quei detriti con la punta di uno stivale. Voglio un gruppo qui dentro per ripulire tutto. La
polvere, le ragnatele e tutto il resto. Macrone annu e annot tutto sulla tavoletta. Non ci sar ancora
nessuno in servizio, quindi dovranno essere i primi arrivati a occuparsene. Niente ricompense per
essere stati diligenti, eh?. Macrone schiocc la lingua sul palato. L'esercito funziona cos, signore.
Catone indic le imposte di legno. La vernice si stava scrostando e alcune assicelle di legno erano
cadute. Fa' in modo che sistemino anche quelle. E il resto della caserma. Fece una pausa e annus
l'aria. E fai ripulire anche i tubi di scolo. Temo che qualcosa ci si sia infilato e ci sia morto dentro.
Macrone scrisse un altro appunto e andarono avanti. I primi arrivati erano gi tornati ai loro alloggi, e
scattarono sull'attenti quando i due ufficiali continuarono la loro ispezione. Furono subito mandati al
lavoro, nonostante avessero appena completato la marcia da Ostia. Catone era stato ben poche volte
nell'ufficio dei burocrati, prima che la sua coorte partisse, e ora ebbe il tempo di osservare gli scaffali
pieni di pergamene e tavolette. Prov un sordo timore all'idea di dover controllare tutti i registi della
coorte, nei giorni successivi. Gli alloggi del prefetto erano al piano superiore in fondo all'edificio della
caserma, e davano sullo spazio aperto tra le caserme e il muro esterno dell'accampamento. C'era uno
stretto balcone coperto dalle travi dell'edificio, e Catone guard fuori, oltre le mura, verso la vasta
distesa di tetti coperti di tegole della capitale. Era una vista notevole, e non vedeva l'ora di potersi
sedere l ad ammirarla con una coppa di vino caldo in mano. Il resto del suo alloggio consisteva in una
comoda stanza da letto, un ufficio, una modesta sala da pranzo e un magazzino per i suoi effetti
personale. C'erano anche due celle con dei pagliericci per degli schiavi o dei servitori. L'unica schiava
in possesso di Catone, al momento, era Petronella. Gli altri erano stati venduti da Giulia, o da Catone,
insieme con la sua casa, per coprire i debiti che la moglie si era lasciata dietro quando era morta.
Petronella era necessaria per occuparsi di Lucio, e Catone si appunt mentalmente di trovarsi uno
schiavo personale o due, non appena avesse avuto il tempo di visitare il mercato degli schiavi. Aveva
un po' di denaro che gli era rimasto dalla vendita della casa, e gli dovevano sei mesi di paga. Pi che
abbastanza per trovare l'uomo di cui aveva bisogno, oltre che di buon cibo e buon vino per la dispensa,
per quando avesse voluto ospitare altri ufficiali, e dei nuovi vestiti. Dopo aver scoperto l'infedelt di
Giulia, si era liberato del piccolo guardaroba che lei gli aveva comprato mentre era a combattere in
Britannia. Non era riuscito a sopportare l'idea che quegli abiti potevano essere stati indossati dal suo
amante, mentre lui non c'era. L'optio Metello  gi tornato? Controller appena posso, signore.
Una volta che l'avrai trovato, digli che  stato promosso a capo cancelliere. Purtroppo per lui, questo
lo render responsabile degli uffici dei cancellieri e dei loro alloggi, oltre che del mio. Voglio che
questo posto sia immacolato prima del tramonto, o, in caso contrario, dovr farmi sapere perch. Digli
che avr bisogno di coperte e di stoviglie dal magazzino, finch non potr recuperare qualcosa di
meglio. S, signore. Catone si guard intorno un'ultima volta, poi sganci la fibbia del mantello
pesante che indossava e lo gett su uno degli sgabelli accanto al lungo tavolo nella piccola sala da
pranzo. C' molto che devi fare, Macrone. Io sar nel mio ufficio. Fammi portare qui gli elenchi dei
soldati ritornati a Roma, non appena sar tutto pronto. Macrone annu e stava per andarsene, quando
un ultimo pensiero colp Catone. Un'altra cosa. Non voglio che il tribuno Cristo sia nelle caserme.
Potr trovarsi un alloggio nel quartier generale. Se ha degli effetti personali, falli portare l. Come
desideri, signore. Macrone fece del suo meglio per mantenere un'espressione impassibile. Cristo era il
tribuno della Seconda coorte, oltre che il comandante nominale dell'unit prima della nomina di
Catone. Proprio come nelle legioni, i tribuni erano giovani di origini aristocratiche che effettuavano
qualche anno di servizio militare prima di cominciare la carriera politica. Molti dei soldati regolari non
li consideravano altro che un fastidio, sebbene Macrone ne avesse conosciuto qualcuno che si era
dimostrato degno. Uno di loro era proprio Cristo, che si era comportato bene nella recente campagna.
Ma era stato anche l'amante di Giulia, e Macrone poteva comprendere la riluttanza del suo amico ad
averlo pi vicino di quanto non fosse strettamente necessario.  tutto?. Catone ci pens su per un
attimo. S. Ci vediamo pi tardi, quando le guardie del turno di notte prenderanno servizio. Potremo
aggiornarci mentre ceniamo. Dopo che Macrone gli ebbe rivolto il saluto e se ne fu andato, con i passi
che si allontanavano lungo il corridoio, Catone entr nel suo ufficio, dove si appoggi al davanzale
della finestra, guardando verso il basso. Stavano arrivando altri carri e altri uomini, e gli ordini urlati e i
versi dei muli riecheggiavano sulle pareti degli edifici circostanti. Un gruppetto di guardie delle coorti
rimaste a Roma osservava la scena, con qualche scambio di battute allegre, di tanto in tanto. Catone li
osserv ancora per un po', domandandosi se quegli stessi uomini potessero essere divisi dalle fazioni
politiche al punto da accettare di combattersi e uccidersi a vicenda. Sembrava impensabile, in quel
momento, ma lui conosceva bene la storia sanguinosa delle guerre civili di Roma, avvenute durante il
secolo precedente. Gli eserciti di Silla e Mario, di Pompeo e Cesare, di Ottaviano e Antonio si erano
massacrati a vicenda, seguendo ciecamente uomini che si fingevano patrioti e promettevano gloria
eterna e spoglie di guerra a chiunque impugnasse una spada in loro nome. Stava per succedere di
nuovo? Se lo domand. L'ultimo imperatore era salito al trono grazie alla guardia pretoriana. Il suo
predecessore, Caligola, era stato assassinato dalle sue guardie. E ora Nerone si era assicurato di
presentarsi al campo, con un baule pieno di tesori, per chiedere il loro supporto nel momento stesso in
cui Agrippina aveva annunciato la morte di suo marito. Era ormai chiaro che la guardia pretoriana
deteneva le chiavi del potere, eppure Catone si domandava quanto ne fossero consapevoli i soldati
semplici. Non aveva dubbi sul fatto che gli ufficiali avessero compreso quella verit essenziale, e che
perci lui e Macrone avrebbero dovuto fare molta attenzione, se volevano sopravvivere al conflitto
possibile tra le fazioni dei due rivali al potere. Dopo gli eventi della notte precedente, Britannico
avrebbe provato un bruciante desiderio di vendetta contro il fratellastro. E Nerone e i suoi consiglieri
dovevano esserne senz'altro consapevoli. Ma in quel caso, perch non avevano ancora agito? Perch
non finire il lavoro, facendo catturare e uccidere Britannico, soffocando ogni possibile rischio di una
lotta per il potere? L'unica risposta logica, per Catone, era che temessero le conseguenze di una simile
azione. Se Nerone avesse ucciso il suo rivale, i sostenitori del ragazzo tra i senatori e gli ufficiali
dell'esercito a Roma, e in tutto l'Impero, avrebbero potuto reagire. O questo, consider Catone, oppure
forse qualcuno stava calcolando che la presenza di Britannico poteva essere sfruttata per esercitare una
qualche forma di controllo su Nerone. Se era quello il caso, doveva essere qualcuno vicino
all'imperatore. Qualcuno come Pallante o Agrippina. O forse il mentore di Nerone, Seneca, insieme al
suo aiutante Burro, il comandante in carica della guardia pretoriana. Era possibile che il cerchio interno
dei sostenitori di Nerone fosse diviso; che ci fossero delle fazioni all'interno di quella fazione. Catone
prese un respiro profondo e scacci dalla mente quelle speculazioni. Finch la tensione tra Nerone e
Britannico non fosse sfociata in un conflitto armato, non avrebbe avuto molta importanza, per lui, chi
avesse vinto. E non avrebbe fatto una grande differenza per la guardia pretoriana, o per le masse di
Roma. Avrebbero senz'altro preferito osservare da spettatori il letale gioco della politica giocato dietro
le quinte, mentre gli imperatori si avvicendavano sul trono. Qualcuno buss sullo stipite della porta del
suo ufficio, distogliendolo dai suoi pensieri, e lui si stacc, grato, dalla vista della citt, rientrando
all'interno. L'optio Metello era l sulla soglia. Portava sotto un braccio un rotolo di coperte e una
gamella e una coppa nell'altra mano. Chiedo scusa, signore, ma il centurione Macrone mi ha detto di
portarti questi. Mettili nella mia stanza da letto, per favore. Una volta che Metello fu di ritorno,
Catone si sedette alla scrivania e pass distrattamente un dito sulla polvere che copriva il pianale,
lasciando una striscia visibile di legno lucido sotto al sottile strato grigio. Immagino che Macrone ti
abbia anche detto che sei stato promosso a capo cancelliere, giusto? S, signore. Per questo, avrai
il doppio della paga. E te lo dovrai guadagnare. La prima cosa da fare  trovare gli altri cancellieri e far
ripulire i miei alloggi. S, signore. Poi voglio che mi siano portati qui gli elenchi dei soldati tornati
a Roma, insieme ai testamenti di chi abbiamo perso in Spagna. Saranno nel forziere portato al quartier
generale, immagino. S, signore. Ce li ho messi io stesso prima che partissimo. Catone non
ricordava di aver dato l'ordine, e fu colpito che Metello avesse preso da solo quell'iniziativa. Ma
l'iniziativa era una cosa; agire sopra le richieste appropriate al proprio rango era ben altra. In futuro,
mi informerai di qualsiasi azione simile tu voglia intraprendere. Sono stato chiaro? S, signore.
Catone gli lanci uno sguardo serio, per assicurarsene, e poi si alz. Doveva essere quasi mezzogiorno,
dalle sue stime. Devo andare a una riunione di ufficiali. Assicurati di portare a termine i tuoi compiti
per quando sar tornato. Oh, e portami qualcosa da mangiare. Pane e carne andranno benissimo. E da
bere, signore?. Era una giornata fredda, e magro e nerboruto com'era, Catone tendeva a patire le basse
temperature. Fai riscaldare del vino. E fai accendere il fuoco nel braciere. S, signore. Catone
attravers la sala da pranzo e recuper il mantello. Si sent un po' in colpa per il tono perentorio che
aveva rivolto a Metello. L'umore gli si era guastato a causa delle riflessioni sulla situazione politica, e
si era reso conto solo in quel momento di essersi sfogato con l'optio. Esit, fermandosi sulla porta
dell'alloggio e girandosi verso di lui. Per tua informazione, ritengo che tu ti sia meritato la tua
promozione. Hai servito bene, in Spagna. Sono certo che continuerai a farlo anche ora che siamo
tornati a Roma. S, signore. Grazie, signore. L'espressione dell'uomo riusc a mascherare ogni
reazione pi evidente, e Catone lo osserv per un attimo, prima di annuire. Continua cos, Metello.
...
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...
Capitolo 7.
...
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...
Mentre le trombe annunciavano il cambio della guardia a mezzogiorno, le porte dell'ufficio del
comandante furono aperte da due soldati, e, un attimo pi tardi, Burro fece la sua comparsa, vestito di
tutto punto con la sua uniforme. Indossava una tunica di un bianco immacolato, invece di quella
grigiastra che veniva fornita agli altri soldati e agli ufficiali, e una corazza argentea e scintillante gli
copriva il torso, con strisce di cuoio rosso che gli pendevano dalla vita e dalle spalle. Un'ampia fascia
rossa gli passava intorno alla vita, con le estremit ordinatamente legate, in modo da farle cadere
appena sotto il resto della fascia. Come molti ufficiali a cui erano stati dati direttamente gli incarichi
pi alti dell'esercito, non aveva ottenuto decorazioni, e quindi non aveva medaglie appuntate alla
corazza, come invece sfoggiavano molti degli uomini davanti a lui, che si erano guadagnati le
promozioni sul campo e si erano dimostrati degni sul campo di battaglia. Burro portava un sottile
torque d'oro intorno al collo tozzo, e una stretta striscia di capelli scuri gli girava intorno alla testa. Le
poche ciocche abbastanza lunghe erano pettinate in modo da cercare di nascondere la calvizie ovvia a
chiunque lo guardasse. Aveva una corporatura notevole, consider Catone, ma quella potenza virile era
rovinata dal braccio destro avvizzito, che Burro faceva del suo meglio per tenere nascosto dietro la
schiena. Ufficiale comandante presente!, url il primipilo della Guardia, il suo centurione pi
anziano. Gli ufficiali si alzarono all'unisono e si misero sull'attenti. Il loro comandante sollev appena
il mento e li fiss altezzoso per un attimo, prima di annuire. Riposo, signori. Accomodatevi pure.
Catone, Macrone e gli altri prefetti, tribuni e centurioni tornarono a sedersi sulle panche imbottite della
sala riunioni. Come tutto il resto nella guardia pretoriana, c'era un grado di grandezza e comodit,
anche in quel luogo, nettamente superiore alla situazione delle legioni romane sparse per l'Impero e
addette a difenderne i confini. Il quartier generale sembrava pi un modesto palazzo nobiliare che un
edificio militare. L'ingresso al cortile esterno passava sotto un alto arco, e colonne di marmo
fiancheggiavano la vasta zona aperta davanti all'edificio principale. Seiano, il comandante della
guardia che aveva convinto l'imperatore Tiberio ad autorizzare la costruzione dell'accampamento,
aveva speso una fortuna in quel progetto. Le sue ambizioni potevano anche avergli fatto guadagnare
una cattiva fama negli annali della storia, ma i suoi successori e i soldati della guardia gli erano
riconoscenti per essere stato cos munifico con i fondi imperiali. Non solo avevano caserme che erano
l'invidia di ogni soldato dell'Impero, ma c'erano anche delle terme tutte per loro e un'arena per i
gladiatori adiacente al campo. Perfino la sala delle riunioni era spettacolare. Il soffitto era altissimo e le
pareti decorate con murali che riproducevano le pi gloriose azioni militari del passato di Roma, con
ritratti lucenti e straordinari degli imperatori da Augusto a Claudio. Catone not che una sezione di un
pannello su un lato della porta da cui Burro era entrato era stata coperta di stucco, e che vi era stata
disegnata a carboncino la figura di un giovane guerriero. Nerone, a quanto sembrava, stava gi per
unirsi ai suoi predecessori in quel glorioso affresco. Burro si sistem di fronte agli ufficiali riuniti e
ricominci a parlare: Signori,  un piacere darvi il bentornato dopo la vostra campagna in Spagna. Ho
parlato con il comandante della spedizione, il senatore Vitellio, e mi  stato detto che voi e le vostre
unit vi siete distinti nella migliore tradizione della guardia pretoriana. In particolare, Vitellio ha
segnalato il prefetto Catone e il centurione Macrone, nonch gli uomini della Seconda coorte, per il
coraggio e la determinazione che hanno dimostrato nel difendere un'importantissima miniera d'argento
contro l'esercito dei ribelli di Iskerbeles. Da quello che so, il senatore proporr al Senato che l'unit sia
premiata con una decorazione per l'encomiabile servizio reso a Roma. Prefetto Catone! Centurione
Macrone! Vi prego di alzarvi. I due ufficiali si scambiarono un breve sguardo sorpreso e si alzarono
dalla panca, restando ritti in piedi davanti ai loro pari e al comandante. Vitellio era stato a lungo loro
nemico, e aveva perfino tentato di orchestrare la loro eliminazione. Perch adesso stava facendo di tutto
per elevarli a pubblici eroi? Roma vi  debitrice, e vi siete guadagnati il rispetto di noi tutti. Gli altri
ufficiali batterono i piedi sul pavimento per mostrare la loro approvazione, e il suono crebbe fino a
riempire la sala. Qualcuno url i loro nomi, finch Burro sollev il braccio sano per riportare il silenzio.
Sebbene il prefetto e il centurione siano stati assegnati solo da poco alla guardia pretoriana, ci hanno
gi reso onore. Noi pretoriani siamo davvero fortunati ad avere uomini come loro tra le nostre fila. Mi
aspetto che entrambi facciano crescere ulteriormente la nostra reputazione come il miglior corpo
militare dell'intero Impero, e anche oltre. Gli ufficiali batterono di nuovo i piedi, e Burro fece cenno a
Catone e Macrone di tornare seduti. Quando il rumore si plac, continu: Come chi  tornato di
recente dalla Spagna avr saputo, abbiamo un nuovo imperatore. Ed  nostro dovere servire Nerone con
la stessa lealt con cui abbiamo servito Claudio prima di lui. Gli uomini rimasti qui a Roma hanno gi
giurato fedelt a Nerone, e sono certo che tutti voi vorrete seguire il loro esempio prima possibile.
Perci, ci sar una parata della guardia pretoriana domani mattina, e gli ufficiali e i soldati che ancora
non hanno fatto il giuramento potranno effettuarlo. Burro fece un passo indietro. Ci sono
domande?. Catone si gir, notando un tribuno di un'altra coorte alzarsi in piedi. Signore, abbiamo
sentito la notizia della morte di Claudio non appena sbarcati a Ostia due giorni fa. Abbiamo anche
sentito delle voci, riguardo alle cause della sua morte. Burro fiss l'uomo con freddezza. E quali
sarebbero queste voci, Mantalo?. Il tribuno si agit, a disagio. Qualcuno ha detto che  stato
avvelenato. Avvelenato? Da persone vicine a lui nel palazzo, signore. Davvero? E sono stati
fatti anche dei nomi?. Catone not l'espressione ansiosa sul volto del tribuno, mentre si apprestava a
rispondere. Ti chiedo scusa, signore, ma sto solo riportando quello che ho sentito dire. E cosa hai
sentito dire, Mantalo? Signore, solo qualche voce in una taverna. Un chiacchierone ubriaco, tutto
qui. E cosa ha detto, di preciso, questo chiacchierone?, volle sapere Burro. Ha detto ha detto che
Agrippina aveva avvelenato l'imperatore. Per un attimo, il silenzio assoluto cal sulla stanza, poi
Burro accenn un sorriso. E tu credi a un'affermazione cos assurda? Ritieni davvero che una devota
moglie romana commetterebbe un crimine tanto orribile? Pensi che sia cos? No. No, certo che no,
signore. Allora ti suggerisco di non ripetere mai pi certi commenti tanto oltraggiosi davanti a me, o
ad altri pretoriani. Sono stato abbastanza chiaro, tribuno Mantalo? S, signore. E ora siediti, per
favore. Parleremo pi tardi, e potrai spiegarmi con esattezza in quale taverna ti trovavi quando hai
sentito quel commento diffamatorio. Con un po' di fortuna, riusciremo a identificare l'uomo che l'ha
fatto, e a quel punto avr la risposta che merita un traditore come lui. Catone aveva ascoltato quel
discorso con crescente preoccupazione. Era cos, dunque, che sarebbe iniziato il regno del nuovo
imperatore. Soffocando con spietata precisione ogni forma di dissenso, e dando la caccia a chiunque
osasse mettere in discussione i mezzi con cui Nerone era salito al trono. Il tribuno Mantalo era
marchiato, adesso, e Catone si domand quanto ci avrebbe messo Pallante a sapere del suo commento e
a trovare un modo per farne un esempio per tutti gli altri. Per le palle di Giove, bisbigli Macrone.
Non ti sembra un po' troppo? Se dovremo dare la caccia a qualsiasi bastardo ubriaco che apre la
bocca, saremo piuttosto impegnati. Temo che tu abbia ragione, replic Catone in un soffio. Non
mi sono arruolato per zittire ubriaconi. Mi sono unito all'esercito per combattere i barbari e difendere
Roma. Ecco perch. Non per queste stronzate. Catone not che alcuni degli ufficiali pi vicini stavano
cominciando a lanciare loro qualche occhiata di troppo. Non ora, Macrone. Non  il momento. Ci
sono altre domande?, chiese Burro. Un altro ufficiale si alz, questa volta un centurione. Il suo volto
scavato era ispido di un leggero accenno di barba ingrigita, e i capelli erano quasi rasati a zero. Quando
parl, non mostr il minimo nervosismo per come era stato trattato il tribuno che si era alzato prima di
lui. Signore, molti di noi hanno sentito parlare del premio in denaro che l'imperatore ha concesso ai
pretoriani presenti a Roma quando  stata annunciata la sua successione. Un anno di paga per i soldati e
cinque per gli ufficiali.  vero?. Burro annu. Il tutto pagato in argento sonante, ho sentito dire. S,
e allora? Ebbene, signore, vorrei sapere se anche noi riceveremo questo premio. Mormorii di
approvazione si levarono nella sala, e gli ufficiali puntarono con fermezza lo sguardo sul comandante,
ascoltandone la risposta. Sono stato informato direttamente dal liberto dell'imperatore, Pallante, che il
premio sar pagato anche al resto della guardia pretoriana prima possibile. Non c' abbastanza argento
nella tesoreria per coprire i costi, al momento. Ma ci aspettiamo una consegna di argento dalla Spagna
nei prossimi giorni, ora che la ribellione delle miniere dell'Asturica  stata soppressa. Soprattutto grazie
agli sforzi del prefetto Catone. Il centurione lanci uno sguardo a Catone e gli rivolse un breve cenno
di gratitudine, prima di riportare l'attenzione sul comandante. Quindi, quanto dovremo aspettare per
avere la nostra parte, signore? Non saprei dirlo, al momento. La risposta fu accompagnata dai
borbottii soffocati dei centurioni, e, prima che Catone potesse fermarlo, anche Macrone si alz in piedi.
Ragazzi! Ragazzi! Se posso dire una cosa grazie. Si gir verso Burro e riprese: Signore, io sono
nuovo nella guardia pretoriana, proprio come hai detto. Forse qualcuno, qui, te compreso, penser che
sto parlando a sproposito, ma sono diventato un pretoriano seguendo la strada pi difficile. Ho
combattuto in Germania, in Britannia, in Partia, in Egitto, in Giudea, in Siria, a Creta e ora anche in
Spagna. Si batt una pacca sulle medaglie che sfoggiava sul petto. Mi sono guadagnato queste
medaglie. Ho versato il mio sangue per Roma e per i compagni, ed  cos per la maggior parte degli
uomini in questa stanza. Giusto?. Si guard intorno, e i veterani annuirono, mentre in molti facevano
sentire il loro sostegno a quel discorso. Vedi, signore, credo che io e gli altri, qui, ci siamo guadagnati
quel premio. Mentre eravamo in Spagna a combattere i ribelli, il resto delle coorti pretoriane se ne
stava qui al caldo nelle caserme. Il rischio pi grande che dovevano affrontare era quello di soffocare
con una coppa di vino. Quindi, capirai anche tu che potremmo prendercela, per il fatto che a loro  stato
dato un premio, mentre noi che stavamo combattendo per Roma dovremo aspettare chiss quanto per
riceverlo. Sempre che lo riceviamo. Avrai ci che meriti, centurione Macrone. Ti do la mia parola,
su questo. Signore, scusami se insisto, ma di uomini che mi hanno dato la loro parola senza poi
mantenerla, ne ho conosciuti fin troppi, nella vita. Burro strinse gli occhi. Stai forse mettendo in
discussione la mia integrit, centurione? No, signore. Solo di quelli che finora mi hanno deluso. Non
ti conosco abbastanza da poterti giudicare. Molto bene, allora stai forse mettendo in discussione la
parola del palazzo imperiale?. Catone sibil: Attento, Macrone, per gli di. Il suo amico ci pens
su, prima di rispondere: Se mi stai chiedendo se metto in discussione la parola dell'imperatore, certo
che no. Nerone  l'imperatore e se garantir personalmente per il nostro premio, gli creder. Se,
tuttavia, devo credere alla parola di un suo consigliere, come per esempio Pallante, dovrai perdonarmi
se dubito della sua integrit. Conosco quel genere di persona. Questi piccoli e viscidi liberti greci
pensano solo a se stessi, e ruberebbero le monete dagli occhi delle loro madri defunte. Quindi, se non ti
spiace, signore, potresti dirci se la promessa che avremo il nostro premio viene direttamente
dall'imperatore?. Burro serr le mani dietro la schiena e si raddrizz in tutta la sua altezza.
L'imperatore  molto occupato. Il peso dell'Impero grava sulle sue spalle e ha bisogno di tempo per
abituarsi alle fatiche del suo compito. Tuttavia, sono certo che si occuper della faccenda non appena
gli sar possibile, e che tutti voi riceverete quanto vi spetta, proprio come  accaduto alle altre coorti.
Quindi la risposta  no, signore?. Alcuni degli ufficiali non riuscirono a soffocare una breve risata,
mentre altri cominciarono a borbottare, e non fu difficile avvertire la frustrazione e la rabbia nel loro
tono, adesso. Il volto del comandante si fece pallido; dopo una secca ispirazione, url: Silenzio!
Seduti, voi due! Sedetevi subito!. Macrone e l'altro centurione tornarono seduti, e gli altri tacquero,
mentre Burro li fulminava con lo sguardo. Osate mettere in dubbio la parola del vostro comandante?
Osate mettere in dubbio la parola del palazzo imperiale? Chi credete di essere, in nome di Ade? Questa
 la guardia pretoriana. L'unit pi leale di tutto l'esercito.  nostro sacro dovere obbedire
all'imperatore e proteggere lui e la sua famiglia. Questo  il giuramento che facciamo e che rinnoviamo
all'inizio di ogni anno, e all'inizio di ogni nuovo regno. Non avete alcun diritto di dubitare di me, n 
nostro diritto di dubitare di coloro che gli di hanno posto sopra di noi. Se mi  stato detto che
riceverete il premio, non ho motivo di pensare che non lo riceverete. E anche per voi dovrebbe essere
cos. Con questo, considero chiusa la faccenda. Spinse avanti la mascella e lanci uno sguardo di
fuoco in giro per la sala, sfidando gli ufficiali a contraddirlo. Domani, Nerone sar qui per ascoltare il
vostro giuramento di fedelt. Voglio che tutti gli uomini siano impeccabili. Ogni angolo della vostra
armatura deve scintillare come vetro. Guai a qualsiasi soldato trasandato che deluder la guardia. Lui e
la sua intera centuria saranno assegnati a lavori di fatica per un mese, con la paga dimezzata. E questo
vale anche per gli ufficiali. E se dovessi sentire un'altra lamentela riguardo al premio, o altri dubbi
sulla mia integrit o su qualsiasi figura del palazzo imperiale, mi far servire le palle di quell'uomo a
colazione. Chiunque di voi sar cos stupido da mettere in discussione l'integrit dell'imperatore sar
crocifisso davanti all'intero corpo di guardia. E su tutto questo avete la mia parola, signori, e gli di mi
siano testimoni. Potete andare!. Con quelle parole, Burro si gir di scatto e usc a rapidi passi dalla
sala. Le guardie chiusero le porte dietro di lui, mentre il centurione primipilo urlava: Lo avete sentito!
Potete andare!. Subito dopo, si udirono il rumore delle panche che venivano spostate sul pavimento e
il brusio delle voci degli ufficiali che si alzavano e raggiungevano l'entrata della sala e il corridoio
principale del quartier generale. Splendida orazione, borbott Catone, sarcastico. Sei riuscito
davvero a entrare subito nelle simpatie del tuo comandante. Ho soltanto detto quello che tutti gli altri
stavano pensando. A volte c' un motivo per cui tutti pensano qualcosa ma nessuno la dice. Non
apertamente, almeno. Macrone scosse la testa. Ma guardaci, Catone: io e te finalmente ci siamo
trovati una degna collocazione. Non c' niente di meglio della guardia pretoriana. Ce la siamo
guadagnata, pi e pi volte. Soprattutto dopo quello che  successo in Spagna. Perch dovremmo
rinunciare a quello che hanno ottenuto i pretoriani rimasti a Roma mentre noi combattevamo? Hai
sentito il comandante: avremo quello che ci spetta. Davvero? E tu ci credi?. Macrone sospir. Io
non ci credo affatto. Non ci creder finch non sentir quel maledetto argento tra le mani. E oserei dire
che quasi tutti, in questa stanza, la pensano allo stesso modo, come tutti gli altri che hanno servito in
Spagna. Va tutto bene, per quei bastardi che sono rimasti a Roma. Loro si sono riempiti la borsa e si
godono le migliori taverne e i migliori bordelli di Roma. Centurione Macrone?. I due si girarono e
notarono uno dei centurioni di un'altra coorte. Era un ufficiale anziano, con i capelli radi e brizzolati.
Aveva il viso sfregiato e portava una benda sull'occhio destro. Accenn un saluto e strinse
l'avambraccio di Macrone. Sono il centurione Appio. Volevo ringraziarti per quello che hai detto. 
proprio ci che quel villano arricchito di Burro meritava di sentire. Villano arricchito?, ripet
Catone, inarcando un sopracciglio. Non  un vero soldato, e non  neanche un vero patrizio.  solo un
villano arricchito. Catone aveva gi avuto a che fare con simili pregiudizi, in passato, e si era sempre
domandato quanti soldati preferissero servire sotto ufficiali provenienti da antiche famiglie nobili,
piuttosto che sotto uomini che avevano semplicemente dimostrato di essere nobili nell'animo. Burro, a
quanto pareva, non aveva nessuna delle due qualit, e perci era doppiamente odioso agli occhi dei
veterani che comandava. Tuttavia, era il prefetto pretoriano di pi alto rango, comandante dell'intero
corpo, ed era preciso dovere di ogni ufficiale e di ogni soldato rispettare la carica, se non l'uomo.
Catone aveva sentito abbastanza. Siamo nuovi, qui, centurione Appio, e ci faremo le nostre idee
personali su Burro. S, signore. Il centurione aveva capito di aver passato il segno, a condividere
certi pensieri, e una maschera pi professionale gli cal sul volto. In ogni caso,  un onore averti con
noi, signore. E anche il centurione Macrone. Si scambiarono il saluto militare, e Appio si gir e usc
dalla sala. Catone e Macrone seguirono gli ultimi ufficiali nel corridoio. La luce entrava dalle finestre
in alto. Mentre superava un raggio di sole, Catone sbatt per un attimo le palpebre e abbass lo
sguardo, ritrovandosi a fissare l'orlo rovinato della sua tunica, le macchie di ruggine sulla lorica e il
cuoio consumato e spaccato della cintura a cui teneva appesa la spada: tutte vittime della dura
campagna spagnola. La Seconda coorte non riuscir a riposare molto, oggi e stanotte, se vogliamo
dare una buona impressione, alla parata di domani. Macrone annu, con un lampo allegro negli occhi
all'idea di far tirare a lucido gli uomini e il loro equipaggiamento. Non temere, signore. Li far
sembrare cos perfetti che tutti penseranno che si sono preparati per mesi a quella parata. E che gli di
abbiano piet di chiunque dovesse far sfigurare la coorte, perch io non ne avr alcuna!.
...
.
...
Capitolo 8.
...
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...
Metello indic il mucchio di tavolette di cera sulla scrivania di Catone. Gli elenchi dei soldati,
signore. Ho indicato i nomi dei morti, e i loro testamenti sono nella scatola accanto alla scrivania.
Soltanto in pochi non ne avevano preparato uno. I loro nomi sono sulla tavoletta in cima alla pila. Lo
sguardo di Catone si port sui mucchi di documenti ripiegati nella scatola, tutti sigillati con l'anello del
vessillifero della coorte, l'uomo tra i cui compiti c'era anche quello di tenere i registri delle paghe e dei
risparmi dei soldati, oltre ad aiutarli a redigere il testamento, facendo loro da testimone e assicurandosi
che i documenti fossero tenuti al sicuro. Molto bene, optio. E ora sar meglio che tu vada a tirare a
lucido l'equipaggiamento per la parata. Quando avrai finito, occupati del mio. Scegli la migliore delle
mie tuniche. Assicurati che eventuali strappi siano rammendati e che le macchie siano pulite. Puoi
andare. S, signore!. Metello gli rivolse il saluto e usc a passo di marcia dalla stanza, chiudendosi
dietro la porta. Catone esit per un attimo, prima di sedersi alla scrivania. Cos tanti testamenti. Cos
tanti uomini caduti in Spagna. Era stata una lotta disperata, in condizioni del tutto sfavorevoli, e a volte
sconfitta e morte erano sembrate certe. Se era vero che la sorte aiutava gli audaci, lui e Macrone
dovevano essere tra gli uomini pi coraggiosi mai entrati nell'esercito. Ma, in realt, lui non si sentiva
cos audace. Gli sembrava solo un caso che fosse riuscito a sopravvivere cos a lungo da raggiungere la
sua attuale carica. Sarebbe bastato un passo da una parte o dall'altra, sul campo di battaglia, per essere
falciato da un giavellotto, da una freccia o da un colpo di frombola. O dall'affondo di una spada. Certo,
non erano usciti da tutte quelle battaglie illesi. Il corpo di Macrone era coperto di cicatrici, e Catone si
sfior il segno di tessuto cicatriziale sbiancato dal tempo che gli si allungava gi dalla fronte, oltre il
naso e sulla guancia. Un giorno, la fortuna li avrebbe abbandonati. Lui, o Macrone, o forse entrambi,
sarebbero stati uccisi in battaglia. Oppure, sarebbe stata un'altra delle solite cause di morte dei soldati a
eliminarli: una malattia, la fame o un incidente. And al braciere e gett nelle fiamme altri due pezzi di
legno. Mancava ancora qualche ora al calare della notte, e avrebbe potuto lavorare alla luce che entrava
dalla finestra aperta, sebbene lasciasse entrare anche il freddo. Una volta sceso il buio, avrebbe chiuso
le finestre e continuato a lavorare alla luce delle lampade appese ai sostegni sulla scrivania. Con un
sospiro, si sedette sullo sgabello e cominci a controllare i documenti. Aveva perso due centurioni in
Spagna, e le loro centurie erano comandate da optiones, e tali sarebbero rimaste fino all'assegnazione
di nuovi centurioni. Dei cinquecento soldati, funzionari e mulattieri che aveva condotto nella
campagna, pi di duecento erano rimasti uccisi in battaglia, e poi c'erano stati tutti quelli che erano
morti per le ferite, durante il viaggio di ritorno. Ci sarebbe voluto un po', prima che la coorte tornasse
come prima. I candidati per le sostituzioni sarebbero stati in molti, perch le condizioni di servizio e la
paga, nella guardia pretoriana, non erano seconde a nessuno. Ma le dure selezioni, che prevedevano
controlli di altezza e forma fisica, insieme a referenze e colloqui, avrebbero drasticamente ridotto i
numeri iniziali. Qualcuno sarebbe stato anche trasferito nella guardia dalle legioni, come premio per il
buon servizio. Costoro, di solito veterani dalla carriera memorabile, sarebbero stati un'ottima aggiunta
alla Seconda coorte, certo. Ma avrebbero privato le legioni del loro buon servizio, e Catone pensava
che non avesse molto senso privare di ottimi elementi le unit che difendevano le frontiere dell'Impero,
per mandarle a servire nella guardia pretoriana, dove avrebbero avuto ben poche possibilit di mettere a
frutto la loro esperienza e le loro abilit. Ma era cos che andava, nell'esercito. C'era sempre un modo
ineluttabile e indiscusso di fare le cose, che sfidava la ragione e il buonsenso. Quando ebbe letto tutti i
documenti riguardanti le forze tornate dalla campagna, segnal qualche nome che riteneva adatto alla
promozione per sostituire i centurioni caduti. Due optiones si erano distinti, nella campagna spagnola,
Ignazio e Nicolis. Il primo era diventato optio poco prima di partire per la campagna, ma si era
dimostrato un ufficiale nato, molto apprezzato dai soldati, e Catone era ben lieto di promuoverlo
ancora. Qualche veterano si sarebbe forse lamentato, ma Ignazio sarebbe riuscito a conquistarsi presto
anche loro. L'altro optio, Nicolis, aveva un approccio pi razionale e cauto verso i suoi doveri, ma
entrambi sarebbero stati un'ottima aggiunta ai ranghi di centurioni della coorte. Questo, ovviamente,
avrebbe comportato la necessit di promuovere due nuovi optiones, e anche un vessillifero. Catone
decise di mettere da parte quelle considerazioni, per il momento, e si concentr sui testamenti. Prese la
tavoletta di cera in cima al mucchio e cont i nomi di coloro che erano morti senza dettare le loro
ultime volont. Erano ventisei. I loro risparmi, l'equipaggiamento e gli altri effetti personali sarebbero
stati divisi tra i sopravvissuti della loro sezione, come era uso comune. In cambio, i fondi per i funerali
della coorte sarebbero stati utilizzati per pagare le lapidi da posare sulle loro tombe, che si sarebbero
aggiunte alle altre lungo il Vicus Patricius, dietro all'accampamento. Catone prese il sigillo del
comandante della coorte e lo premette nella cera per autorizzare la distribuzione delle propriet dei
caduti. Poi si prepar al compito che avrebbe richiesto pi tempo. Prese il primo testamento,
leggendone il nome con un vago senso di disgusto. Centurione Gneo Lucullo Pulcro. Pulcro era un
uomo grosso e brutale, che spesso trattava male gli altri. Inoltre, gli era stato ordinato in segreto di
assicurarsi che Catone non sopravvivesse alla campagna di Spagna. Se non fosse stato per Macrone,
sarebbe riuscito a compiere quella missione. Adesso, non avrebbe pi potuto causargli problemi,
sepolto in Spagna in una fossa comune con il resto dei pretoriani caduti. Catone spezz il sigillo, apr il
documento e cominci a leggerlo. Non aveva idea di cosa aspettarsi, e fu perci sorpreso, e anche
piuttosto commosso dal tenero messaggio che Pulcro inviava a sua madre e alla sorella maggiore, che
lavoravano in una piccola tenuta in Campania. A loro lasciava tutto ci che possedeva, insieme a una
somma considerevole che aveva depositato presso un banchiere del Foro. Senza dubbio i frutti dei suoi
lavori sporchi. Tuttavia, riflett Catone, le due donne non avevano colpe, e sarebbero state felici della
sicurezza che Pulcro avrebbe garantito loro con quel lascito. Scrisse una breve nota per la madre del
centurione, informandola della morte del figlio sul campo di battaglia, e senza menzionare il lato pi
oscuro della sua carriera. Aggiunse il contatto del banchiere, e scrisse un appunto per Metello,
autorizzando la vendita all'asta dei beni del defunto, e ordinando all'optio di assicurarsi che le somme
ottenute fossero aggiunte ai risparmi di Pulcro. Poi pass al testamento successivo. Il tramonto stava
calando sulla citt, quando Metello torn con un vassoio di cibo e una piccola fiasca di vino
annacquato. Li pos in un angolo della scrivania prima di accendere le lampade a olio e chiudere la
finestra per tenere fuori l'aria fredda della notte. C' una donna che vuole vederti, signore. Le ho detto
di attendere fuori dai tuoi alloggi. Catone pos lo stilo e alz lo sguardo. Chi ? Dice di chiamarsi
Petronella, e che  stato il senatore Sempronio a mandarla da te. D'accordo, falla entrare. Metello
annu e usc dalla stanza. Ricomparve un attimo dopo e fece cenno alla balia di entrare, prima di
richiudere la porta dietro di lei. Petronella si avvicin alla scrivania e rivolse a Catone un rispettoso
cenno del capo. Portava una pesante sacca a tracolla, e se la spinse sulla schiena, prima di parlare. Il
padrone ti porta i suoi saluti e ti chiede se vuoi unirti a lui e a tuo figlio per cena, questa sera. No,
questa sera non posso. Catone indic i testamenti che gli restavano da controllare. Troppo lavoro
arretrato. Portagli le mie scuse e digli che spero di poter tornare a casa sua domani sera. S, signore.
 tutto?. La donna annu. Molto bene. Puoi andare. Oh, un momento. Si sta facendo buio. Ti far
riaccompagnare a casa da un paio dei miei uomini. Non ce n' bisogno, signore, posso cavarmela da
sola. Un borsaiolo dovrebbe avere molto coraggio, per provare a importunarmi. Catone sorrise. Era
vero che Petronella era robusta, e di certo aver vissuto a Roma per gran parte della sua esistenza la
rendeva scaltra e attenta, ma in quel momento la citt sembrava un calderone ribollente. Era meglio
prendere qualche precauzione in pi, soprattutto dopo il tramonto. Molto bene, allora ti prego di
scortare i miei uomini fino a casa tua, e di tenerli al sicuro. Dovranno correre il rischio di tornare al
campo da soli. Davvero, signore, insisto: non voglio essere di disturbo. Catone era troppo stanco
per continuare quella discussione, e si limit a congedarla con un cenno. Come preferisci. Ma
muoviti, finch c' ancora un po' di luce. Mentre la porta si chiudeva dietro di lei, scosse la testa a
quella testardaggine, e torn a concentrarsi sui testamenti che doveva ancora controllare. Una volta
uscita dagli alloggi del prefetto, Petronella non torn subito a casa del senatore, ma punt verso la parte
delle caserme riservata alla Prima centuria, all'estremit opposta dell'edificio, al pianterreno.
L'alloggio del centurione era molto meno lussuoso di quello del comandante della coorte: c'erano una
piccola camera da letto, una stanza che fungeva da dispensa, con un pagliericcio sotto le mensole per
accomodare un eventuale schiavo, e un ufficio condiviso con l'unico segretario della centuria. Costui
alz lo sguardo, mentre la balia superava, incerta, la soglia dell'alloggio. La osserv per un attimo,
fissando il suo viso tondeggiante, i capelli neri come il giaietto, gli occhi scuri e le labbra piene. I suoi
abiti semplici gli fecero capire subito la sua condizione, e come parlarle. Cosa posso fare per te, mia
cara? Sono qui per vedere il centurione Macrone. Oh?. Il segretario non riusc a nascondere la
delusione.  nella sua stanza. Da questa parte. Alzandosi dallo sgabello, l'uomo le fece cenno di
seguirlo nel breve e stretto corridoio tra la dispensa e la latrina del centurione, e si ferm davanti alla
porta in fondo. Non ti andrebbe di bere un po' di vino con me, dopo? Non penso proprio. Dovr
tornare subito a casa. Oh, che peccato. Magari un'altra volta?. Lei imbronci le labbra senza
rispondere, e il funzionario sospir e buss alla porta. Che c', adesso?, latr Macrone, irritato,
dall'interno. Il segretario apr la porta e si scost, facendo cenno alla balia di entrare. Macrone alz lo
sguardo, seduto a un capo del letto, dove era intento a lucidare con la cera il cuoio della parte della
corazza dove erano appuntate le sue medaglie. Aggrott la fronte, sorpreso, a quella visita inattesa.
Petronella arross e varc la soglia, esitante, riportando la sacca davanti a s. Scusami se ti interrompo,
signore. Ti ho portato qualcosa dalla casa del senatore. Dietro di lei, Macrone not il segretario che
osservava da dietro la balia, con un lieve sorriso di approvazione sulle labbra. Grazie, scatt il
centurione. Puoi tornare a quello che stavi facendo. Il segretario si affrett ad allontanarsi, lasciando
Macrone e Petronella a guardarsi, un po' in imbarazzo, finch lei non raggiunse il piccolo tavolo dove
lui teneva le sue stoviglie per la mensa, e cominci a tirare fuori quel che aveva messo nella sacca.
Salsicce, del pollo freddo, tre piccole pagnotte intrecciate con cura e qualche pasticcino. Gli occhi di
Macrone scintillarono di approvazione, mentre lei spiegava: Mi sei sembrato molto affamato, ieri sera,
signore. E ci sono molti avanzi, perci ho pensato a te, che eri qui a mangiare soltanto le razioni
dell'esercito e ho pensato che avresti potuto apprezzare qualcosa di meglio. Macrone la osserv con
curiosit. Sei venuta fin qui dalla casa del senatore solo per portarmi questo cibo? Oh, no, signore!
Il senatore mi ha mandato qui a portare un messaggio al padrone Catone, ma ho pensato di portare
questi assaggi se avessi avuto fame, ecco. Prese un'aria preoccupata. Non volevo disturbarti,
signore. Disturbarmi? Neanche per sogno!. Macrone sorrise, raggiungendola e ammirando le sue
offerte. E se ce ne sono ancora, spero che penserai di nuovo a me. Petronella sorrise e si morse il
labbro inferiore, evitando di rispondere. Ci fu un attimo di silenzio, prima che lei corresse a prendere il
piccolo sgabello accanto al letto di Macrone, posandolo accanto al tavolo. Ecco. Siediti e mangia,
signore. Hai del vino che posso portarti?. Macrone trov difficile trattenere il divertimento e il piacere
che stava provando. In dispensa. Portane una fiasca, e porta anche due tazze. Petronella sembr
scandalizzata. Oh, non potrei mai. S, invece. Insisto. Dopotutto, credo che avr bisogno di un po'
d'aiuto, per finire tutto questo cibo. Ma devo tornare a casa, per badare al padroncino Lucio.
Dopo che avremo mangiato. Insisto. Lei esit per un attimo, ma poi annu d'impulso e si affrett a
obbedire a Macrone. Poco dopo, torn nella stanza e pos sul tavolo la fiasca e le tazze. Poi si rese
conto di non avere un posto dove sedersi. Macrone si alz. Prendi il mio sgabello. Non potrei mai
lasciarti in piedi, signore. Non mentre io me ne sto seduta; non sarebbe appropriato. Non sarebbe
appropriato neanche che un centurione accogliesse una donna in caserma. Quindi, direi che siamo pari.
Siediti, ti prego. E poi, non ho nessuna intenzione di mangiare in piedi, poco ma sicuro. Macrone usc
dalla stanza, raggiunse l'ufficio, ordin al segretario di sedersi sul pavimento e torn con il suo
sgabello. Ecco. E ora non perdiamo altro tempo. Diamoci dentro. Consapevoli della fretta che
Petronella aveva di tornare a casa, mangiarono in tutta fretta, masticando rapidi e spargendo briciole
sulla tavola e sul pavimento. Si fermarono solo per sorseggiare del vino. Ogni tanto, si guardavano,
imbarazzati, e si scambiavano un sorriso allegro. Alla fine, del piccolo festino non rimasero che le
briciole, e Macrone si raddrizz e si batt una pacca sullo stomaco, ruttando con soddisfazione prima di
potersi trattenere. Ooh, cazzo. Scusami. Petronella scoppi a ridere di cuore, rischiando di soffocarsi
con l'ultimo sorso di vino e sventolandosi il viso con una mano. Macrone si allarm e si alz per
batterle qualche pacca sulla schiena. Attenta. Quando si fu ripresa, la balia sbatt le palpebre per
allontanare le lacrime dagli occhi e sorrise. Non ridevo cos da anni. Davvero? Non sembri il tipo.
Il sorriso di Petronella si spense. Uno schiavo impara presto a nascondere i sentimenti. Poi sgran
gli occhi, allarmata. Non sto dicendo, con questo, che la signora Giulia fosse dura con me, padrone. E
neanche il senatore. Non preoccuparti. Puoi parlare liberamente, con me. Non lo dir a nessuno. E
non credo che la schiavit possa essere considerata piacevole da chiunque. Ho visto a cosa pu
portare. Macrone ripens alla miniera in Spagna. Un luogo spettrale, in cui uomini, donne e
bambini erano costretti a lavorare fino alla morte, o finivano sepolti vivi quando i cunicoli fatiscenti
crollavano. Perfino la pi piccola infrazione della dura disciplina imposta veniva punita con esecuzioni
lente e orribili, per servire da esempio agli altri schiavi. Scacci con difficolt quel ricordo e si
costrinse a sorridere a Petronella. Avanti, ora, ti accompagno a casa. Posso cavarmela da sola,
signore. Non ne dubito. Ma credo che scoprirai presto che sono abituato a fare di testa mia. Quindi, ti
accompagner. Macrone si gett sulle spalle il mantello militare e ne chiuse la spilla, prima di
accennare alla porta. Dopo di te, mia cara.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Giuro su Giove Ottimo Massimo, pronunciando questo sacro giuramento, che offrir incondizionata
obbedienza al capo dell'Impero e del popolo romano, Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico,
supremo comandante dell'esercito, e che, da soldato coraggioso, sar pronto in ogni momento a dare la
vita per rispettare questo giuramento. Le voci degli uomini delle sei coorti ritornate dalla Spagna
riecheggiarono tra le caserme, per poi spegnersi. Catone, accanto a Macrone e al vessillifero della
Seconda coorte, abbass la mano, e i suoi uomini lo imitarono, come anche i compagni delle altre
unit. Era un giuramento nuovo, creato da Pallante, ed era stato richiesto sia alla guardia pretoriana che
a tutti gli altri reparti dell'esercito. A Catone non piacevano quelle parole, che non menzionavano
deliberatamente il Senato e il popolo romano. Il giuramento richiedeva che i soldati fossero leali al solo
Nerone. Nessun imperatore prima di lui aveva osato affermare cos platealmente la realt che tutti
conoscevano, ma che in pochi erano pronti ad ammettere: la tirannia era tornata a Roma. Lo spirito di
Tarquinio il Superbo, l'ultimo re della citt, detronizzato secoli prima, sembrava rinato, e pi potente
che mai. Sulla pedana davanti ai pretoriani schierati, Burro abbass il braccio avvizzito e si scost per
fare posto al nuovo imperatore. Nerone sfoggiava i suoi abiti migliori, per l'occasione. Indossava degli
stivali di cuoio rosso alti al ginocchio e una tunica di seta e un mantello dello stesso colore, ricamati di
decorazioni dorate di foggia greca. La corazza d'argento era altrettanto decorata, con leoni d'oro che si
fronteggiavano sul petto, mentre l'elsa d'avorio di una spada spuntava da un fodero argentato. Portava
una corona di foglie di quercia intorno alla fronte, e uno scettro d'ebano incastonato di pietre preziose,
con una piccola aquila d'oro in cima. Notevole, eh?, comment Macrone, a mezza voce. Sembra
quasi che voglia farsi divinizzare subito. Shh!, sibil Catone. Nerone gonfi il petto e sollev il
mento, mentre osservava con calma le unit assemblate di fronte a lui. Catone sapeva bene che le fila
della Seconda coorte erano molto meno fitte delle altre. Ma, del resto, erano stati loro ad affrontare il
grosso delle battaglie, in Spagna. L'imperatore mosse un mezzo passo avanti, avvicinandosi al bordo
della pedana, e Pallante, d'istinto, sollev una mano verso di lui, come a impedirgli di cadere dalla
piattaforma, ma riusc a trattenere il gesto appena in tempo. Il liberto port le mani dietro la schiena per
non rischiare di ripetere un errore del genere. Nerone alz lo scettro e tenne sollevata la piccola aquila
d'oro, mentre si rivolgeva ai pretoriani nello stile tradizionale preferito dai maestri di retorica. Miei
carissimi compagni d'arme. La sua voce, pur piuttosto melodiosa, fece fatica a farsi sentire da tutti i
soldati sull'attenti. Sebbene abbiate prestato giuramento a me, sappiate che anch'io ho giurato, davanti
a Giove Ottimo Massimo, di essere un servo di Roma, e un fratello di tutti coloro che impugnano le
armi al servizio di Roma, i quali sono onorato di chiamare compagni. Sollev le braccia come ad
abbracciare i soldati davanti a lui, e si ud qualche grido sparso da alcune delle unit, ma per il resto gli
uomini rimasero in silenzio. Roma sta per vivere una nuova et dell'oro, continu Nerone. Sono
finiti i giorni della tirannia di Tiberio, del caos di Caligola e della corruzione che molti praticavano
sotto il mio caro padre adottivo Claudio. Da oggi in poi, Roma sar un faro luminoso di civilt, e offrir
quanto di meglio c' al mondo, e i nostri amici e i nostri nemici ci guarderanno ammirati. Quando
parler della nostra paga?, borbott il vessillifero. Macrone si gir e lo fulmin con lo sguardo.
Shh!. Il vessillifero apr la bocca per protestare dell'ipocrisia del suo superiore, ma poi vide un
lampo pericoloso passare negli occhi di Macrone e pens bene di zittirsi. Ma non sar soltanto
ammirazione, quella che avranno per Roma, continu Nerone. Ci guarderanno anche con terrore, e
tremeranno all'idea di sfidarci. La loro parola d'ordine sar la paura. Paura della potenza di Roma e del
coraggio e della spietatezza dei nostri soldati, capaci di conquistare qualsiasi territorio, e di portare
fuoco e furia contro chiunque osi ribellarsi a noi! Non c' angolo di questo mondo che non abbiamo
osato conquistare, n alcuna parte che non si trovi all'ombra dei nostri stendardi. Non c' nemico che
non siamo in grado di sconfiggere. N avversari di cui abbiamo paura, o che possano esserci superiori
in battaglia. L'Impero romano durer mille anni e pi, per quanto gli di lo vorranno. Catone
risucchi una lunga inspirazione tra i denti. Era abituato alla retorica pomposa dei generali prima di una
battaglia, ma le parole del nuovo imperatore erano ancora pi iperboliche, in un certo senso. E piuttosto
false. Catone non aveva visto molta paura, tra le trib della Britannia che lui e Macrone avevano
affrontato negli ultimi anni. E le popolazioni della Spagna non avevano certo tremato sotto l'ombra
degli stendardi romani. Avevano rischiato tutto, contro ogni pronostico, per ribellarsi a Roma. Per non
parlare del massacro di quelle tre legioni romane nel profondo della foresta di Teutoburgo quando
Augusto era imperatore. O dell'umiliazione subita quando Crasso aveva perso sette legioni, ancora
prima. Un'umiliazione coronata dal fatto che i Parti avevano ucciso Crasso versandogli oro fuso in
gola. No, la verit era che, sebbene Roma fosse guardata con ammirazione, c'era s paura, insieme a
quell'ammirazione, ma anche molta rabbia e voglia di ribellione. Catone aveva studiato la storia e
conosceva la lezione fondamentale che insegnava: tutti gli imperi, prima o poi, cadevano. Tuttavia,
pens, il discorso di Nerone era ben costruito e piuttosto esaltante, e mostrava che le grosse somme
spese per la sua educazione non erano andate del tutto sprecate. Gli uomini della guardia pretoriana
hanno dimostrato il loro valore pi e pi volte. Ed  cos anche per gli uomini che oggi sono qui
davanti a noi. Le vostre imprese in Spagna hanno accresciuto la fama della guardia e spezzato lo spirito
di ribellione che ancora si annida nei cuori ingrati delle popolazioni meno civili di quei luoghi. Nessuna
unit merita la nostra lode pi della Seconda coorte. Fai un passo avanti, prefetto Catone, e con te lo
stendardo della Seconda!. Catone si irrigid e gir sui tacchi per marciare sul davanti della piazza
d'armi, con i passi del vessillifero che lo seguivano da presso. Alla sua destra, avvert il rispetto degli
uomini a cui passava accanto. Quando raggiunse la pedana, si gir di scatto e batt lo stivale a terra,
mettendosi sull'attenti davanti all'imperatore. Il vessillifero fece lo stesso, con l'asta dello stendardo
tenuta a un piede da terra e perfettamente verticale. Sopra di loro, Nerone li osserv con altezzosa
approvazione per un attimo, prima di fare un cenno con la mano libera. Dal retro della pedana, Pallante
avanz, reggendo un vassoio coperto di velluto con sopra due cerchi d'oro: uno era un bracciale, l'altro
rappresentava una corona d'alloro. Il liberto si inginocchi accanto all'imperatore e chin il capo con
rispetto. Nerone inspir a fondo. La Seconda coorte  stata vitale nella sconfitta dei ribelli guidati dal
rinnegato Iskerbeles. Gli uomini della Seconda hanno dimostrato grande coraggio e abilit in battaglia
di fronte a nemici in superiorit numerica di dieci uomini a uno. Il Senato ha votato di premiare la
coorte con questa corona in segno della gratitudine del Senato e del popolo romano, e, poich i loro
poteri sono incarnati in me, sono lieto di poter consegnare questo premio. Vessillifero! Fa' avanzare il
tuo stendardo!. Il soldato fece scivolare indietro il piede sinistro per restare in equilibrio e abbass
l'asta verso la pedana in modo che la punta fosse a un piede di distanza dalla vita dell'imperatore.
Nerone prese la corona d'oro e la fece scivolare sulla punta dello stendardo, fino a farla posare sul
braccio orizzontale da cui pendeva il pesante tessuto del vessillo. Pi tardi, la corona sarebbe stata
legata all'asta, sotto alle altre due onorificenze gi ottenute dalla coorte. L'imperatore scost la mano e
il vessillifero attese per un attimo prima di tornare sull'attenti, sollevando in alto lo stendardo cos che
tutti gli altri pretoriani potessero ammirare la nuova decorazione che scintillava al sole. Prefetto
Catone, riprese Nerone a gran voce, ti rendiamo grazie per aver guidato e ispirato gli uomini sotto il
tuo comando. Non ricordo di aver mai visto un ufficiale decorato per due volte nel giro di un singolo
anno!. Sorrise, e Catone prov un senso di vago imbarazzo, nel ricordare le lance d'argento che
Claudio aveva donato a lui e a Macrone qualche mese prima, quando erano tornati dalla Britannia.
Erano stati rimandati a Roma per dare spiegazioni sulla disastrosa campagna risultata nella perdita di
quasi un'intera legione, insieme con il suo comandante. Ma la politica era quella che era, e Roma aveva
bisogno di qualcosa da celebrare, cos erano stati accolti come eroi. Almeno, non c'erano dubbi, questa
volta, che si fossero guadagnati quel premio. Loro, e tutti gli altri della Seconda coorte. Nerone allung
una mano verso il bracciale d'oro e lo tese in avanti, alzando la voce per farsi sentire da tutti gli uomini
sullo spiazzo. Per il coraggio e l'esempio ispiratore, conferiamo questo simbolo di gratitudine al
nostro compagno Quinto Licinio Catone, al comando della Seconda coorte della guardia pretoriana!.
Catone si fece avanti per accettare il premio, notando il peso della solida decorazione d'oro. Vi pass
dentro la mano e ne strinse i lati per bloccarla intorno all'avambraccio destro, che poi sollev in segno
di saluto. Alle sue spalle, i pretoriani ruggirono il suo nome, trovando subito un ritmo e facendolo
riecheggiare tra le caserme in un assordante crescendo. Catone si sent gonfiare il petto d'orgoglio,
mentre fissava l'imperatore dritto negli occhi. Nerone gli restitu lo sguardo per un attimo, per poi
ridacchiare nervosamente e sollevare una mano a nascondere quell'ilarit inappropriata. Torn serio,
mentre il grido dei pretoriani si placava, e sollev lo scettro per ottenere l'attenzione e il silenzio dei
soldati. Quando cal il silenzio, si rivolse a Catone. Puoi tornare dai tuoi uomini, prefetto. Catone e il
vessillifero si girarono e tornarono a passo di marcia tra le fila decimate della Seconda coorte,
fermandosi accanto a Macrone. Ben fatto, signore. Era ci che meritavi. Grazie, amico mio. Tutti
noi ce lo siamo meritato. Nerone era tornato allo sgabello imbottito sul retro della pedana, e a quel
punto vi si sedette. Dietro di lui c'erano due guardie del corpo germaniche e una snella giovane donna
vestita di una lucente tunica di seta sotto a un mantello blu. Lui ne cerc la mano e se la port su una
spalla, accarezzandone con dolcezza le dita. Chi  quella donna?, domand Macrone. Non ne ho
idea. Catone scosse la testa. Non era Claudia Ottavia, la figlia di Claudio, che Nerone era stato
costretto a sposare per rafforzare i suoi legami con il precedente imperatore. Non  sua moglie, questo
 certo. Prima che potessero continuare la loro conversazione, Pallante avanz verso la parte frontale
del palco e raddrizz le spalle per rivolgersi agli uomini. Gloriosi soldati! Avete visto quanto
l'imperatore vi ha a cuore. E quale uomo non potrebbe pensarla cos? Voi siete gli eroi di Roma. No!
Dell'intero Impero! Nessun soldato potrebbe mai raggiungere le imprese dei famosi e temuti uomini
della guardia pretoriana! Sentiamo come gridate al mondo quello che deve aspettarsi dai pretoriani!
Vittoria! Vittoria! Vittoria!. Alz il pugno in aria e qualcuno cominci a seguirlo, ma quando capirono
di essere la minoranza, anche loro tacquero. Pallante tent ancora per un po', prima di abbassare il
braccio, con un'espressione che tradiva la sua ansia. Quanto autocontrollo! Quanta modestia! Proprio
come si addice ai pi nobili tra gli uomini. Avrei dovuto ricordare le vostre qualit, prima di parlare.
Dov' il nostro denaro?, chiese qualcuno. S!, url un altro. Il denaro!. Silenzio!, mugg uno
dei centurioni. Far a pezzi con le mie mani il primo che scoprir a parlare a sproposito. Dov' il
denaro?, riprese qualcun altro, dalle retrovie. Altri si unirono al grido, e ben presto la richiesta divenne
un ruggito frustrato. Pallante sollev le mani e grid qualcosa, ma Catone non riusc a sentire cosa
stesse dicendo, sopra al rumore assordante. Il liberto imperiale cominci ad agitare le mani per tentare
di farsi sentire, ma fu come se una piuma cercasse di restare immobile di fronte a una tempesta. dov'
il nostro denaro? dov' il nostro denaro?. Una voce pi profonda risuon vicina, e Catone si gir,
sconvolto, vedendo che Macrone aveva portato le mani alla bocca per urlare. Se anche gli ufficiali
stavano urlando quelle parole, significava che Pallante aveva perso il controllo, e che ben presto tutto
sarebbe piombato nel caos, se nessuno avesse fatto qualcosa. Per fortuna, qualcuno, sulla pedana, aveva
compreso il pericolo imminente. Nerone scatt in piedi e si fece avanti, spingendo via Pallante e
agitando lo scettro per attirare l'attenzione dei pretoriani. Amici! Miei cari compagni!. Lentamente,
il coro tacque, e l'imperatore tent un sorriso, mentre si rivolgeva agli uomini. Avrete il vostro
denaro! Proprio come l'hanno avuto gli uomini delle altre coorti. Neanche un sesterzio di meno. Ve lo
giuro sulla mia vita. Ma dovete capire che una somma cos ingente non  al momento disponibile. Ci
fu un borbottio tra i ranghi, e qualche urlo di rabbia. Ma l'imperatore continu a parlare: La tesoreria
imperiale  quasi vuota. Ma un convoglio di lingotti d'argento sta arrivando a Roma, mentre sono qui a
parlarvi. Arriver tra pochi giorni, e allora avrete il vostro premio. Mi strapperei gli occhi con le mie
stesse mani, piuttosto che negarvi quello che vi spetta di diritto. Fidatevi di me. Fidatevi del vostro
imperatore!. Fece una pausa, cercando di valutare lo stato d'animo dei soldati. I borbottii e le urla
isolate continuarono a farsi sentire. Il sorriso di Nerone cominci a scemare, e l'imperatore fece un
passo indietro. Burro, a quel punto, avanz, mettendosi davanti all'imperatore e portando le mani alla
bocca, urlando: La parata  finita! Ufficiali! Congedate gli uomini! Tutti alle caserme, ora!. Catone si
gir a fronteggiare la Seconda coorte. Vide la rabbia sui loro volti e i gesti furiosi che qualcuno di loro
stava rivolgendo contro le persone sulla pedana. La situazione stava sfuggendo al controllo. La
disciplina si stava sgretolando. Doveva agire. Seconda coorte! Sull'attenti!. Cerc lo sguardo di
Macrone e gli fece un cenno disperato. Macrone si riemp i polmoni e ripet l'ordine con un ruggito,
sollevando il bastone di vimini e avanzando verso la prima fila della prima centuria. Gli uomini
sapevano bene che non era il caso di sfidare il loro feroce ufficiale e scattarono sull'attenti. Quelli ai
lati e dietro di loro li imitarono all'istante. Anche gli altri centurioni e optiones si erano rivolti ai loro
uomini, tra urla furiose e colpi dati con i bastoni di vimini. Ben presto, la Seconda coorte si zitt,
restando immobile al suo posto come all'inizio della parata. L'esempio fu seguto dalle altre coorti, e
pian piano la disciplina torn. Catone alz lo sguardo e vide che l'imperatore e il suo entourage erano
scesi dal retro della pedana e si stavano allontanando in fretta verso l'entrata principale
dell'accampamento. Era rimasto soltanto Burro. Con le mani dietro la schiena e il mento alto, stava
fissando con astio i suoi uomini. Catone gonfi di nuovo i polmoni. Seconda coorte tornare subito
in caserma! Ufficiali! Fate muovere i soldati!. Una centuria dopo l'altra, la coorte si allontan a passo
di marcia dalla piazza d'armi. Catone si affianc a Macrone e al vessillifero, con il cuore in gola.
Be', borbott Macrone. Sarebbe potuta andare meglio. Gi. Catone scosse la testa. Dovremo
tenere occhi e orecchie ben aperti, amico mio. Temo che Roma sia diventata un luogo pericoloso
quanto i campi di battaglia che abbiamo visto finora. Quando la Seconda coorte fu tornata in caserma,
Catone, Macrone e il vessillifero si recarono dal fabbro, dove restarono a guardare con piacere e
orgoglio mentre la corona d'oro veniva inserita in un collare di ferro per essere assicurata all'asta dello
stendardo. Era un semplice compito che il vessillifero avrebbe potuto portare a termine anche da solo,
ma i due ufficiali si erano sentiti in dovere di osservare con i loro occhi il momento in cui la prima
decorazione vinta dalla Seconda coorte da quando loro due vi erano stati trasferiti veniva sistemata sul
suo stendardo. Il fabbro complet il lavoro e lo esamin da vicino per un attimo, prima di restituire loro
il vessillo. Ecco qui, signore. Catone osserv la corona d'alloro e sorrise. Mi sembra perfetta. S,
davvero, concord Macrone. E ce ne saranno altre, dopo questa. Catone schiocc la lingua. Non
ne sono cos sicuro. Forse mi sbaglio, ma Nerone non mi sembra il tipo di imperatore che apprezza
molto andare in guerra.  probabile che passeremo il tempo a scortarlo da qui a Baia e ritorno, o a
controllare la folla nei giorni di festivit pubbliche. Temo che non ci saranno molte occasioni, per la
Seconda, di distinguersi, in questo tipo di assegnazioni. Temo di no. Catone pass lo stendardo al
vessillifero. Proteggila sempre, Onorio. S, signore. I due ufficiali uscirono dal laboratorio del
fabbro mentre una pioggia leggera cominciava a cadere dal cielo. Il vento si era alzato, e Catone si
strinse il mantello intorno al corpo, affondando il mento nelle pieghe mentre puntavano verso le
caserme. Che ne pensi del convoglio con i lingotti d'argento?, domand Macrone. Pensi che stesse
dicendo la verit? Catone gli lanci uno sguardo di sbieco. Hai mai conosciuto un liberto imperiale
che dicesse la verit? Gi. Ma per Pallante  il momento di andare contro gli stereotipi della sua
categoria. Hai visto come  andata. Se i ragazzi non avranno il loro argento, e in fretta, ci saranno
problemi. Catone lasci Macrone ad assegnare i turni di guardia per la notte e torn ai suoi alloggi.
Non vedeva l'ora di togliersi l'armatura e tornare in citt per andare a trovare suo figlio. Sperava di
poter giocare per qualche ora con il piccolo, prima che Petronella lo facesse cenare e lo mettesse a letto.
La porta dell'alloggio era aperta, ma non c'era Metello all'interno. Catone prov un vago senso di
disagio, mentre puntava verso la camera da letto. Poi sent il cigolio di una sedia nell'ufficio e si
blocc. Port la mano al pomo della spada e si port a passi furtivi sulla soglia della stanza, sbirciando
con cautela all'interno. Seduto dietro la scrivania c'era Pallante, e stava sorridendo. Catone non gli
restitu il sorriso. Quell'uomo era fatto della stessa pasta del suo predecessore, Narciso, e non ci si
poteva fidare di lui. La sua presenza l poteva significare soltanto guai. Prefetto Catone, credo proprio
che sia venuto il momento di parlare.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Non ho niente da dirti, rispose Catone, entrando nell'ufficio. E ti sarei grato se ti alzassi dalla mia
sedia. L'espressione di Pallante si fece fredda, per un istante, prima che il sorriso falso tornasse sul
suo volto. Si alz e recuper uno sgabello da un angolo della stanza, tornando a sedersi accanto alla
scrivania. Catone appese il mantello allo schienale della sedia e pass le mani sul cuscino, come per
eliminare qualcosa di spiacevole. Poi si accomod e fiss il liberto. Non capisco di cosa dovremmo
parlare. Davvero?. Pallante inarc le sopracciglia. Ti ritenevo abbastanza intelligente da capire che
invece ci sarebbe molto di cui io e te dovremmo discutere. Allora sono lieto di averti deluso. Se non
c' altro. Non fare il finto tonto, giovanotto. Eri il burattino di Narciso, e lo conoscevo abbastanza
bene da sapere che sceglieva solo i migliori per servirlo. Narciso  morto. In ogni caso, non l'ho mai
servito. Sono stato costretto a lavorare per lui.  la stessa cosa. La volont  un'illusione. Catone
era stanco, e non aveva alcuna voglia di discutere, in particolare con un uomo che considerava
pericoloso e disgustoso al contempo. Immagino che tu ti sia infiltrato nel mio alloggio per un
motivo. A parte congratularmi con te?. Catone non rispose, ma fiss il liberto dritto in faccia, con
un'espressione impassibile, finch il suo ospite non scroll le spalle. Molto bene, dunque. Sono qui
per farti un'offerta. Ho bisogno di uomini su cui contare. Uomini che sanno essere spietati, ma
soprattutto discreti. Tu e il tuo amico Macrone avete dimostrato di essere proprio il genere di persone
che sto cercando. Ora che Narciso  morto, avete bisogno di qualcuno che vi protegga, e io ho bisogno
dei vostri servizi, nell'interesse di Roma. Non vi chieder di fare nulla che non abbiate fatto per
Narciso, ma ti garantisco che vi ricompenser molto pi generosamente di quanto lui abbia mai fatto.
Non siamo in vendita. Catone si appoggi allo schienale della sedia e stir le spalle. Non abbiamo
altro da dirci, Pallante. Puoi andare, adesso. Il liberto scoppi in una secca risata. Temo che tu mi
stia scambiando con qualcuno che ti sta dando una scelta. Catone scosse la testa. So esattamente chi
sei. Sei della stessa pasta di Narciso, ma comunque nient'altro che un liberto arricchito e convinto di
essere influente e potente. Dovrei farti scacciare dal campo a frustate, per come ti stai rivolgendo a
me. Provaci, e avr la tua pelle come zerbino, dichiar Pallante in un tono calmo e piatto, che fece
drizzare i capelli sulla nuca a Catone. Ti consiglio di ascoltarmi. Non hai scelta, in ogni caso. E questo
vale per tutti gli uomini a cui chiedo di servirmi. Soprattutto se hanno famiglia. Catone sent il
sangue gelarsi nelle vene e abbass le mani sotto alla scrivania, serrandole a pugno, lottando per
controllare la rabbia e la paura. Stai forse minacciando mio figlio? Non se non sar costretto a farlo.
Quindi non costringermi ad arrivare a tanto, e sono certo che riusciremo a trovare un accordo
vantaggioso per entrambi. Lucio  un bambino amabile, e mi addolorerebbe molto se il tuo
comportamento gli causasse dei guai. Eccolo, pens Catone, il suo tallone d'Achille. A un uomo
bastava un singolo punto debole per essere rovinato, e creature infime come Pallante sapevano come
scovare quelle debolezze e sfruttarle senza piet o alcuna traccia di moralit. Pallante lo stava
osservando con attenzione, con un sottile sorriso calcolatore sulle labbra. A Catone sembrava che il
liberto imperiale gli stesse leggendo nella mente, e rabbrivid a quell'idea. A parte la paura che provava
per suo figlio, altre emozioni lo assalirono. Rabbia e odio, e il desiderio crescente di sguainare la spada
e affondarla nel cuore nero di quell'uomo che gli sedeva davanti. Quel desiderio era cos forte che lo
spavent, e lo port a deglutire nervosamente prima di provare di nuovo a parlare. Ho bisogno di
tempo per pensarci. Certo che s. Sei appena tornato da una difficile campagna. Devi poter
recuperare le forze. Lo capisco. Posso attendere almeno per un po', prima che tu prenda una decisione
riguardo alla mia offerta. E poi, sono certo che farai la cosa giusta, quando ci avrai pensato su. Ti
prego, tuttavia, di non commettere l'errore di pensare di poter mettere alla prova la mia pazienza. Come
avrai notato, c' una certa tensione, a Roma, negli ultimi tempi. Ci sono persone che non apprezzano
l'idea di avere Nerone come imperatore. Potrebbero creare problemi. Se dovesse accadere, io dovr
essere certo di poter contare su di te. E sul tuo amico, il centurione Macrone. Lascia Macrone fuori
da questa storia. Vorrei poterlo fare. Ma ti  fedele come un qualsiasi cane di famiglia. Quindi credo
proprio di dover approfittare della possibilit di avere un combattente tanto formidabile dalla mia
parte. Pallante si alz e sistem le pieghe del mantello, abbassando lo sguardo su Catone. Sai dove
trovarmi. E io di certo so dove trovare te e la tua famiglia. Ricorda le mie parole, prefetto. Pensaci su,
ma non metterci troppo. Cinque giorni basteranno. Dopodich, se non sentir tue notizie, lo prender
come un rifiuto. E questo ti render un mio nemico. Perch? Perch mai dovrei essere un tuo
nemico? O un tuo amico? Perch non puoi semplicemente lasciarmi in pace? Non ho alcun interesse
nella politica. E non me ne importa niente di chi sia l'imperatore. Permettimi di servire il tuo padrone
facendo ci che so fare meglio: il soldato. Pallante non pot evitare di ridacchiare, divertito. Oh, voi
soldati riuscite a essere davvero ingenui, a volte. O fingete di esserlo. Ti prego di rispettare la mia
intelligenza, prefetto. So che hai molto cervello, oltre che muscoli. Non avresti fatto carriera cos
velocemente, altrimenti. E non saresti sopravvissuto alle correnti incrociate del mondo politico, se non
fossi stato abbastanza sveglio e capace di gestire individui come il mio ex avversario Narciso. Lo
disprezzavo, come disprezzo te adesso. Oh. Pallante gli rivolse un cenno di saluto con la testa.
Ci rivedremo presto, Catone. In un modo o nell'altro. Ma ricorda, mi sarai utile solo come amico.
Altrimenti, ti considerer una minaccia, e agir di conseguenza. Per il momento, addio. Si gir e usc
dalla stanza, lasciando aperta la porta. Catone ascolt i suoi passi leggeri perdersi in lontananza, prima
di piegarsi in avanti sulla scrivania e posare la testa tra le braccia. Fu tentato di rivolgere una preghiera
agli di. Di supplicarli di far piovere fuoco e distruzione su Pallante e su tutti gli uomini come lui. In
cambio, Catone avrebbe onorato gli di in ogni modo possibile per tutta la vita. Ma che senso aveva?
Quando mai una preghiera era stata ascoltata? Ripens alla sua infanzia, e alle numerose volte in cui si
era rivolto con tutto se stesso a Giove, pregandolo di liberarlo da un bullo o di fargli avere qualche
dono. Prova a pregare con pi decisione, gli aveva consigliato suo padre. Come se esistesse uno sforzo
necessario per superare una soglia oltre la quale gli di decidevano di prestare attenzione agli uomini.
Catone si lasci sfuggire un mugolio di disperazione, poi si alz stancamente e si tolse l'armatura.
Quando l'ebbe sistemata in ordine sul baule dei suoi abiti, recuper il mantello e usc dalla caserma.
All'esterno, la pioggia continuava a cadere tra raffiche di vento, e lui si tir il cappuccio sulla fronte,
prima di girarsi e muoversi rapido in direzione della casa di Sempronio. Catone arriv a casa in tempo
per passare un'ora con Lucio, nella sua stanza. Sempronio aveva comprato al piccolo dei soldatini di
legno, e per un po' il prefetto riusc a dimenticare i suoi guai, mentre rimetteva in piedi i soldati e
lasciava che il figlioletto li buttasse gi con il piccolo pugno grassoccio, ridendo a squarciagola. Dopo
un po', Catone prese due soldatini e inizi a raccontare a Lucio alcune delle avventure che aveva
vissuto con Macrone, mentre il piccino lo ascoltava, giocherellando con l'orlo della tunica del padre.
Infine, Lucio alz gli occhi sgranati su di lui, con espressione seria. Pap  soldato? S, gli rispose
Catone. Combatti i cattivi? S,  cos che mi sono fatto questa, disse lui, indicandosi la cicatrice
che portava in faccia. Lucio lo osserv in silenzio, poi di colpo allung una mano a toccare il segno,
passando le piccole dita sul tessuto duro e rilevato, sbiancato dal tempo. Fece una smorfia e ritir la
mano. Zio Mac Mac  soldato? S. Il migliore che ci sia. Il bambino raccolse uno dei soldatini di
legno. Anch'io. Da grande. Catone sorrise e arruff con dolcezza i soffici riccioli del figlio. Tra
molto tempo, spero. La porta si apr con un cigolio, e Petronella entr nella stanza. La donna sorrise
raggiante, vedendo il padre e il figlioletto giocare insieme sul pavimento. Temo che sia ora di cena,
per il padroncino, signore. No!, strill Lucio, imbronciandosi. Voglio giocare!. No, no, lo
rimprover Catone, agitando un dito. Se vuoi essere un soldato, devi imparare a obbedire agli ordini.
Soprattutto se vengono da una persona formidabile come Petronella. Lucio incroci le braccia e si
imbronci ancora di pi. Catone si alz in piedi con un po' di fatica. Stiracchi la schiena e poi si pieg
a prendere in braccio il figlio, baciandolo sulla testa prima di affidarlo alla balia. Cenerai con il
padrone e il centurione Macrone, signore? Macrone  qui? Oh, s, signore.  arrivato un'ora prima
di te. E cosa ha fatto? Ha parlato con me in cucina, signore. Mentre preparavo un po' di zuppa per
il padroncino Lucio. Davvero?. Catone non riusc a trattenere un sorriso, al pensiero del suo amico
che si prendeva una cotta per la balia. Del resto, non gli era difficile immaginarlo. Petronella era
formosa e carina, proprio il tipo di donna che piaceva a Macrone. Se hai finito di occuparti del mio
centurione, ti spiacerebbe dirgli di raggiungermi nella sala da pranzo del senatore? Facci portare un po'
di vino e qualcosa di leggero da mangiare. Il senatore  in casa?. Petronella scosse la testa.  andato
al Senato, questa mattina. E non  ancora tornato. Vorr cenare, quando rientrer. Vedr di far
preparare qualcosa per tutti e tre, signore. Catone alz lo sguardo, quando Macrone entr nella stanza.
Non sapevo che ti saresti unito a noi per la cena. Macrone si strinse nelle spalle. Ho pensato di
passare a vedere come se la cavasse il piccoletto. Ah, sei venuto a trovare lui, quindi? Non qualcun
altro?. Macrone not il suo sguardo divertito e rote gli occhi. Ah, che cazzo. S, d'accordo, sono
venuto a trovare Petronella. Che male c' se un soldato vuole godersi un po' di compagnia femminile
senza dover pagare? Non c' niente di male, infatti. Ed  anche una bella donna. S, senza dubbio.
E ha anche un grande cuore. E non  l'unica cosa grande che possiede. L'ho notato. Catone gli
vers una coppa di vino e gliela pass. Ecco. Sorseggiarono il vino in silenzio, per qualche istante,
prima che Macrone riprendesse a parlare. Che succede? Lo vedo,  successo qualcosa. Catone aveva
gi deciso di raccontare all'amico della visita di Pallante nel suo alloggio. Macrone lo ascolt in
silenzio, e quando l'amico fin, si lasci sfuggire un lungo sospiro. Merda. Gi. Cosa farai?
Non credo di avere molta scelta. Non quando c' in ballo la sicurezza di Lucio. A quanto pare, quando
Narciso  morto, ci siamo subito trovati un altro bastardo traditore addosso. Che cazzo avremo mai
fatto per meritarcelo?, ringhi Macrone, mentre stringeva le dita intorno alla coppa. Consider per un
po' la faccenda. Devi far andare via Lucio da Roma. Devi trovare un luogo sicuro in cui farlo stare.
Un luogo in cui Pallante non possa trovarlo. A quel punto, non potr pi ricattarti e potrai dirgli dove si
pu ficcare la sua offerta. Catone annu. Ci avevo pensato. Vorrei solo sapere a chi affidarlo con
sicurezza. Il senatore  gi controllato dalle spie di Pallante, ne sono certo. Prima che potessero
discutere oltre della situazione, sentirono la porta di casa chiudersi e delle voci nell'atrio. Un attimo
dopo, il senatore Sempronio entr nella sala da pranzo. Aveva i capelli radi incollati sulla testa e la toga
fradicia di pioggia.  bello rivedere entrambi. Lasciate che mi asciughi e mi cambi, e poi potremo
cenare. E parlare.  stata una giornata interessante, al Senato. Molto interessante, oserei dire. Torn
poco dopo, con una tunica asciutta, proprio mentre uno degli schiavi della cucina portava in tavola una
grossa pentola di stufato di cervo, versandola in tre scodelle di terra sigillata. Sempronio prese il
cucchiaio e pesc un pezzo di carne dalla zuppa. Lo assaggi con cautela, ma era troppo caldo per
metterlo in bocca, perci ci soffi sopra. Catone non riusc a trattenersi oltre. Signore, parlavi della tua
giornata in Senato. Oh, s. Ebbene, si  creato un bello scompiglio. C' stata la votazione per la
divinizzazione di Claudio. Con i classici discorsi che potreste aspettarvi, riguardo a tutto quello che ha
fatto per la sicurezza e il benessere di Roma. La mozione  passata all'unanimit, come si pensava. Ma
ci si chiede cosa ne pensino Giove e gli altri di, del fatto che noi mortali votiamo su chi di noi
dovrebbe diventare una divinit. Catone sorrise. Si potrebbe pensare che pecchiamo un tantino di
orgoglio. Esatto. Sempronio non esit oltre e si mise in bocca il pezzo di carne. Fece una smorfia,
per poi masticare rapido e deglutire il boccone. Buono. Molto buono. Comunque, quello  stato il
compito facile della giornata.  stato ci che  venuto dopo ad alzare la temperatura. Ci sono state delle
questioni procedurali, e poi si  aperto un nuovo discorso. Alcuni senatori se ne stavano gi andando,
quando Granico si  alzato per proporre una mozione. Granico? Mai sentito. Non mi sorprende.
Non si sa quanto sia vecchio.  sorprendente che sia ancora vivo. Viene da una delle famiglie pi
antiche di Roma, che tuttavia ormai si  impoverita, e potrebbe perfino uscire dal Senato, al prossimo
censimento. Quindi, Granico non ha molto da perdere. Ed  per questo che ha tirato fuori quella
mozione, credo. Insomma, vuole che il Senato sia tutore di Nerone e Britannico finch Nerone non
arriver ai ventun anni; nel frattempo, il Senato dovrebbe governare al suo posto. Catone scosse la
testa, incredulo. Ha firmato la sua condanna a morte. Forse s. Ma non si tratta solo di lui. Diversi
altri senatori si sono mossi in sua difesa, quando i leccapiedi imperiali hanno cercato di zittirlo. La
discussione che ne  seguita  stata molto accesa. A un certo punto, il responsabile della disciplina 
dovuto intervenire per fermare una rissa. Macrone si pul la bocca e fiss il senatore con uno sguardo
acuto. E da quale parte ti sei schierato, tu, signore? Da nessuna delle due. E non sono stato il solo.
La maggior parte dei senatori  rimasta nel mezzo. Un posto scomodo, direi, oltre che affollato.
Esatto. Ed  questo che mi ha sorpreso. Non molti hanno deciso di schierarsi apertamente dalla parte
di Nerone. Di sicuro la fazione di Nerone era pi numerosa di quella di Granico, e i suoi sostenitori due
o tre volte di pi, ma gli altri? Chi lo sa? Tipico dei politici: troppo pavidi anche solo per
scorreggiare, prima di sapere da che parte tira il vento, sbuff Macrone, prima di ricordarsi di chi
fosse ospite. Esclusi i presenti, signore. Sempronio scosse la testa. Non c' bisogno che ti scusi. 
passato tanto tempo da quando i senatori avevano il fegato di parlare apertamente. Di solito, fanno
quello che il palazzo dice loro di fare e fingono di sostenere con convinzione la volont
dell'imperatore. Ma adesso c' la sensazione che la successione imperiale non sia avvenuta come
doveva, e il Senato attende di capire chi davvero ne uscir vincitore. Non mi sembra che ci siano
molti dubbi in merito, comment Macrone. I pretoriani hanno giurato di servire Nerone. Ed  lui
quello sul trono. Mi pare che la situazione sia chiara. Catone schiocc la lingua. Non proprio, se
consideriamo quello che  successo oggi durante la parata. Ne ho sentito parlare, intervenne
Sempronio. Deve essere stato un momento davvero imbarazzante. Prese qualche cucchiaiata di
stufato, prima di continuare: Reso ancora pi complicato dalla situazione che c' a Ravenna. C' una
legione, di stanza nella citt. La Sesta. Stanno aspettando che dei trasporti raggiungano Ostia per poter
salpare per Leptis Magna. Avrebbero gi dovuto giurare fedelt a Nerone, ormai, ma non c' stata
alcuna conferma in merito. N dalla flotta che si trova a Miseno. Sembrerebbe quasi che stia per
scoppiare un ammutinamento, comment Macrone. Non ancora. Ma non so da che parte staranno, e
credo proprio che questa situazione stia causando pi di una notte insonne, su al palazzo. Sempronio
scosse la testa in un moto di stanchezza. Viviamo in tempi complicati Oh, quasi dimenticavo!. Si
rivolse a Catone. Ho incontrato il domestico di Vespasiano, mentre stavo uscendo dal Senato. Aveva
un messaggio per te. Vespasiano ti ha invitato a cena a casa sua, domani sera. Oh?. Catone ci pens
su per un attimo. Perch non mandarmi un messaggio diretto, allora? Deve aver saputo che sei
ospite a casa mia. Immagino di s Per che ora? La seconda della sera. Hmm. Non so se
riuscir ad avere il tempo di. Puoi andarci, signore, interloqu Macrone. Puoi lasciare a me la
supervisione dei ragazzi, per qualche ora. E poi,  l'occasione giusta per fare una bella chiacchierata
con il legato.  passato tanto tempo, dall'ultima volta. Immagino che sar contento di sapere come
sono andate le cose in Britannia. Catone annu. S, credo che avremo molto di cui parlare.
Sempronio sorrise. Immagino di s. Molto di cui parlare, davvero.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
La notte era calata da un po', quando Catone lasci la strada e and a bussare alla porta della casa di
Vespasiano, che si trovava su una stradina tranquilla sul Gianicolo. Era un quartiere ricco, con pochi
edifici cadenti raccolti intorno al pi vicino incrocio. Una candela all'interno di una lanterna illuminava
lo spazio davanti alla porta, in modo che i visitatori potessero essere identificati con facilit
dall'interno. Senza preavviso, la piccola imposta dietro a una griglia di ferro si apr, e un paio di occhi
lo fissarono. Catone aveva preso in prestito una toga elegante ma semplice da Sempronio, per avere un
aspetto rispettabile e degno di una visita al suo ex comandante. Tuttavia, si sent a disagio sotto gli
occhi dell'uomo dietro la porta. Prefetto Quinto Licinio Catone, si present con calma. Sono
atteso. Non ci fu risposta, ma poi l'imposta si chiuse e si ud il cigolio lieve di chiavistelli che
venivano aperti, prima che la porta ruotasse verso l'interno. Un uomo giovane e robusto, dalla pelle
scura, usc all'esterno, si guard intorno sulla strada e poi fece entrare in fretta Catone. Chiuse la porta
e rimise i chiavistelli al loro posto. La casa era immersa nel silenzio, not Catone. Non si sentivano
voci dall'interno, e l'illuminazione era fioca, come se il luogo fosse deserto. Questo lo mise in guardia,
e si ritrov con tutti i sensi all'erta, a captare il minimo segnale di pericolo. Port la mano all'elsa del
pugnale all'interno del mantello. Dov' il tuo padrone?. Il portiere gli restitu lo sguardo,
impassibile, e Catone fece un passo indietro, osservando l'uomo, a caccia di un minimo segnale di
ostilit. Ma non lo vide gonfiare i muscoli, n prepararsi a un attacco. Accenn soltanto verso l'atrio, e
Catone not l'apertura buia del corridoio, all'interno. Ti ho chiesto dov' il tuo padrone. Rispondimi.
L'uomo si tocc le labbra e scosse la testa. Sei muto?. Lui annu, e accenn di nuovo al corridoio.
Dopo di te. L'uomo si strinse nelle spalle e avanz nell'atrio con un passo lungo e ondeggiante che
gli fece dondolare appena le larghe spalle. Aveva il fisico di un pugile o di un lottatore, consider
Catone, e decise di tenersi a una certa distanza, mentre lo seguiva. L'acqua gocciolava dalle tegole
sopra l'impluvium al centro dell'atrio, e la superficie della piscina era intersecata da cerchi concentrici;
quelle forme ricordavano a Catone la complessit e la duplicit del mondo politico di Roma. Scacci
quel pensiero e si concentr sui dintorni, ancora preoccupato per il silenzio e il buio che regnavano
all'interno della casa di Vespasiano. Quando entrarono nel corridoio, Catone riusc a stento a
distinguere l'ampia schiena dell'uomo davanti a lui, e serr le dita sull'elsa del pugnale, pronto a
sguainarlo all'istante. Poi not una vaga striscia di luce sotto una porta, e il lieve rumore dei passi del
portiere si ferm, mentre lui bussava piano. Catone non ud risposta, prima che la porta venisse aperta,
e una calda luce arancione si riversasse nel corridoio, proiettando un'ampia ombra sul muro. Il portiere
si scost. Tenendo d'occhio l'uomo mentre oltrepassava la soglia della stanza, Catone not che si
trattava di un grosso studio. Una parete era coperta di scaffali pieni di pergamene. Una grossa scrivania
era posizionata in fondo alla stanza, e oltre quella c'era un'altra porta. Davanti alla scrivania si
trovavano due triclini ai lati di un basso tavolino, su cui si trovava un grosso candelabro di bronzo.
Quattro candele offrivano un'illuminazione sufficiente a far capire che c'era soltanto un'altra persona
nella stanza. Domizia, la moglie di Vespasiano. Si alz dal triclinio e lanci uno sguardo alle spalle di
Catone. Puoi andare, Decimo. Il portiere si inchin e chiuse la porta senza rumore, allontanandosi.
Catone sent i suoi passi farsi sempre pi lontani, mentre tornava al suo posto all'ingresso della casa.
Domizia gli si avvicin, con un sorriso cauto sul volto.  un piacere rivederti, Catone.  sempre un
piacere, in effetti. Da quando ti ho conosciuto da ragazzo, nella servit imperiale. Hai fatto tanta strada,
da allora. Lo guard da capo a piedi. Sei ormai un uomo fatto. Un uomo e un soldato. Anzi, pi che
un soldato, un eroe. Catone si sentiva sempre a disagio, quando qualcuno lo lodava apertamente, e si
mosse appena, esitante.  un piacere rivedere anche te, mia signora. Ma, perdonami se lo dico,
credevo di essere stato invitato a cena dal legato. Non  in casa?. Domizia lo guard per un attimo,
prima di rispondere. No. Vespasiano ha lasciato Roma quest'oggi, per una battuta di caccia con alcuni
vecchi compagni d'arme. Quindi, nessuno ci disturber. Quella situazione era davvero imbarazzante,
consider Catone. Si trovava solo in una stanza con la moglie di un senatore, ed era una condizione di
per s scandalosa. Domizia sembr leggergli nei pensieri e ridacchi. Posso assicurarti che non ti ho
fatto venire qui per sedurti, Catone. A quanto pare, sono una merce sempre pi rara, qui a Roma, di
questi tempi: una moglie amorevole e fedele. Allora perch mi  stato detto che tuo marito mi aveva
invitato a cena?  stato un sotterfugio necessario. Sarebbe stato inappropriato chiederti di venire a
trovarmi mentre ero sola, a quest'ora. E poi, dubito che avresti accettato l'invito, o sbaglio? Ma eccoti
qui. Accomodati, prego. Torn al triclinio, ma Catone non si mosse. Allora perch sono qui? Ne
parleremo tra poco. Ma prima, hai fame? Posso far portare cibo e bevande, se vuoi. Catone non voleva
darle una scusa per trattenerlo l, se avesse sentito la necessit di andarsene in tutta fretta. Ma la
curiosit, per il momento, super l'ansia che provava. No, grazie. Come preferisci E ora, ti prego,
ragazzo mio, siediti. Non  propizio a una conversazione piacevole avere uno di noi seduto e l'altro in
piedi come qualcuno che trasporta una bara. Mia signora, temo che non ci sia niente di piacevole,
nella situazione attuale. Motivo in pi per sederti. Ci fu un attimo di stallo, prima che Catone
cedesse e si accomodasse sul triclinio di fronte a Domizia. Molto meglio. Lei torn a sorridere. Si
vede lontano un miglio che sei a disagio, Catone. E sarei da biasimare per questo? Molto bene.
Verr al punto. Domizia raccolse i pensieri. Da quel che ricordo di te, nei tuoi primi anni nella
legione di mio marito, sei sempre stato un idealista. La maggior parte dei soldati sceglie di arruolarsi
per arricchirsi, per l'avventura o per sfuggire a un lavoro ingrato o a uno scandalo. Ma tu non hai avuto
scelta, se non ricordo male. Sei diventato un soldato perch lo voleva il testamento di tuo padre.
Eppure, hai servito con decisione e volont, e con un'esemplare devozione al tuo dovere. Hai
dimostrato coraggio e abilit fin dal principio, e sei stato promosso fino alla tua attuale carica con
quella che qualcuno potrebbe considerare una rapidit quasi sospetta. Ma non  colpa tua, mio caro
Catone. Ci sar sempre invidia verso chi eccelle in qualcosa. Persone come te fanno sentire il resto di
noi un po' inadeguati. La mia domanda : saresti pronto a dare la vita per il bene di Roma? Ho
rischiato la vita per Roma molto spesso, e porto cicatrici che lo dimostrano. S, lo vedo. Ma la mia
domanda era un po' diversa. Ti ho chiesto se saresti disposto a dare la vita per il bene di Roma. Ah,
capisco. Dipende da cosa significa per te quel bene. Esatto.  facile essere patriottici. Qualsiasi
idiota potrebbe amare Roma ed essere pronto a morire per lei. Ma non basta. Ci che importa 
determinare cosa sia meglio per Roma, e cosa invece sia deleterio per lei, e agire per procedere verso la
prima cosa, e per evitare la seconda. Questo  il vero lavoro di un patriota. Ed  questa la causa per cui
vale la pena combattere e, in caso, anche morire. Capisco E tu saresti la persona in grado di
determinare cosa sia meglio per Roma? Qualcuno deve pur farlo, Catone. Preferiresti che fosse
Agrippina, o quel suo disgustoso figlio, Nerone? O quel mostro di Pallante?. Catone quasi sussult, al
sentire il nome del liberto, mentre ricordava l'orrore che aveva provato quando l'aveva sentito
minacciare la vita di suo figlio. Disprezzava Pallante, e lo vedeva per quello che era: uno sporco
piccolo opportunista con l'astuzia fredda di un serpente. Ma questo lo rendeva ancora pi pericoloso, e
Catone sarebbe stato uno sciocco a inimicarselo. Mia signora, io sono un soldato. Ho giurato di
obbedire agli ordini dei miei superiori. Sono loro che decidono ci che  meglio per Roma, non io.
Sciocchezze. Non sei uno stupido, Catone, e neanch'io. Quindi non insultare la mia intelligenza
dichiarando che non hai delle idee politiche. Se anche ne avessi, sono solo mie, e non devo
condividerle con te. Allora ne hai. Lei si pieg in avanti, puntandogli contro un indice. Se  cos, 
tuo dovere agire in loro nome. E fare ci che ritieni sia meglio per Roma. Come ho detto, sono un
soldato. Il mio dovere  molto semplice. Devo obbedire agli ordini. Niente di pi. Domizia non
nascose la frustrazione che provava. Che succede, Catone? Perch sei cos ostinato? Puoi parlarmi
liberamente, lo sai. Mi sembra che tu ti stia spingendo troppo oltre, mia signora. Metti in discussione
le mie convinzioni, eppure non mi hai ancora spiegato perch mi hai invitato qui in segreto. Immagino
che il motivo non sia una semplice chiacchierata sulle mie opinioni politiche. Cosa vuoi da me? Parla
chiaro, o me ne andr. D'accordo come vuoi. Domizia intrecci le dita davanti a s. Molti anni
fa, ho capito che gli interessi di Roma e quelli degli imperatori non erano gli stessi. Quando tutti i
poteri si accentrano in un uomo solo, la tentazione di governare per il proprio interesse diventa troppo
grande. Temo di non credere affatto nel concetto di dittatore benevolo. L'esperienza mi ha insegnato
che quel concetto  solo un ossimoro. Non si pu affidare il destino di Roma nelle mani di una persona
sola. Questa verit era ben nota ai nostri antenati, ed  stato per questo che Roma  diventata una
Repubblica. Ed  stato per questo che i Liberatori hanno ucciso Cesare. Ed  per questo che il loro
esempio viene ricordato ancora oggi. Ci sono persone come me che ritengono ancora che Roma possa
avere un futuro soltanto se torner a essere una Repubblica. Altrimenti, sar condannata a un processo
di tirannia, corruzione e decadenza che alla fine condurranno alla caduta dell'Impero. Ed  per questo
che  mio dovere oppormi agli imperatori. Ed  per questo che  anche tuo dovere. Se davvero stai
servendo Roma. Catone rispose con freddezza: Sfido chiunque a mettere in discussione il servizio
che ho reso a Roma. Non lo sto mettendo in discussione, Catone. Roma ha bisogno di te pi che mai,
adesso. Ed  per questo che devo chiederti di aiutare me e altri come me. No. Non posso. Non
puoi? Ma certo che puoi. Puoi scegliere di agire come vuoi. La mia risposta  comunque no. La
donna sospir, e ci fu una pausa prima che provasse un'altra tattica. Non  soltanto questione di
servire bene Roma. Ci sarebbe anche qualcosa di buono per te, Catone. So che hai bisogno di denaro.
Che hai dovuto vendere la tua casa per coprire i debiti di Giulia. Mi dispiace per la sua morte, a
proposito. Manca molto a tutti coloro che la conoscevano. Non a me, ribatt Catone a denti stretti.
Domizia lo osserv con attenzione. Non ti credo In ogni caso, se ti unissi alla nostra causa e Nerone
cadesse, insieme ai suoi seguaci, alla guardia pretoriana servirebbe un nuovo comandante. E non riesco
a immaginare nessuno migliore di te, per sostituire Burro. Migliore di me? Perch no? Hai fatto
una carriera perfetta. Sei un vero soldato e sei amato dai soldati. Hai dimostrato il tuo coraggio e gli
uomini della tua coorte ti rispettano e ti seguirebbero ovunque. E come loro, molti altri ti seguiranno.
Saresti il soldato pi potente dell'Impero. E otterresti anche grandi ricchezze, ne sono certa. E cosa
dovrei fare, per ottenerle? Cosa avete in mente, di preciso, tu e gli altri cospiratori? Cospiratori?.
Domizia si accigli. No, noi siamo patrioti, come ho gi detto. La nostra volont  di detronizzare
Nerone e sostituirlo con Britannico. Scambiare quindi un imperatore con un altro? Mi pareva di aver
capito che volevate la Repubblica. S,  cos. Ma le rivoluzioni vengono meglio quando il popolo le
accoglie. Abbiamo avuto un numero sufficiente di imperatori per far s che la gente si abituasse a loro.
Britannico preparer il terreno per un ritorno del potere al Senato e al popolo di Roma. E perch mai
dovrebbe farlo? Se so una cosa, degli imperatori,  che amano attaccarsi al potere. Britannico 
diverso. Lui crede nella Repubblica. Catone scoppi a ridere. Britannico  un ragazzino; come
potrebbe sapere in cosa crede? Non  un ragazzo come gli altri.  molto pi saggio della sua et, e sa
che Roma deve tornare a essere una Repubblica, se vuole sopravvivere. Quando sar sul trono, far
tornare gradualmente il potere nelle mani del Senato. E quando sar il momento, il Senato si voter
come potere supremo dell'Impero e Britannico accetter di cedere il titolo. Pensi davvero che lo
far? S, replic Domizia, sincera. Ci scommetterei la vita. E anche gli altri che sostengono la
causa. Siamo centinaia, Catone. Senatori, cavalieri, alcuni comandanti delle legioni, e molti ufficiali
della guardia pretoriana. Catone si massaggi stancamente la fronte. C'erano cos tante cose che
potevano andare male. C'erano cos pochi dettagli, e cos tanta fiducia nelle intenzioni di Britannico.
Quella faccenda era carica di pericoli e incertezze. Non posso aiutarti. In verit, condivido il tuo
desiderio di tornare alla Repubblica. Ma temo che sia troppo tardi per cambiare la storia. Gli imperatori
non se ne andranno. Non puoi crederlo davvero, Catone. Invece s E poi, non posso rischiare di
aiutarvi. Pallante  gi venuto da me. Vuole la mia lealt. E ha minacciato di morte mio figlio, se non lo
asseconder. E mi basta questo motivo per rifiutarti il mio aiuto. Non posso rischiare neanche il
sospetto di essere in combutta con te e la tua causa. Quindi, come vedi, non ho scelta. Credimi, non ho
alcuna simpatia per Pallante, n vorrei mai aiutarlo. Ma non posso rischiare che sia mio nemico. Per il
bene di Lucio. Capisco. Domizia lo fiss cos a lungo da farlo sentire a disagio. Poi annu.
Comprendo la difficolt della tua posizione, Catone. Quindi non ti dir altro, per ora. Ti chiedo
soltanto di considerare quanto ti ho rivelato. Se vorrai, potremo parlare ancora. Ma prima, giurami sulla
vita di tuo figlio che non rivelerai nulla di quanto ci siamo detti stasera. Te lo giuro, replic Catone,
in tono solenne. Poi si alz. Ora devo andare. Molto bene. Lei rest seduta e chin il capo in un
cenno di saluto. Quando Catone lasci la stanza, Domizia ascolt i suoi passi che si allontanavano
verso l'atrio. Ebbene? Cosa ne pensi?, domand piano. La porta dietro la scrivania si apr, e una
figura emerse dall'oscurit. Era un uomo vestito di una semplice tunica. Prima o poi verr con noi. Ne
sono certo. Deve soltanto ottenere una motivazione sufficiente per capire ci che deve fare. E posso
fargliela avere, molto presto.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Nei successivi due giorni, Catone fu impegnato a sistemare i dettagli degli ultimi testamenti, a
confermare le promozioni e a studiare i documenti di chi si era proposto per sostituire i caduti della
Seconda coorte. Sebbene molti dei posti potessero essere presi da uomini promossi dalle legioni,
qualcuno sarebbe stato comunque reclutato direttamente. Quegli uomini dovevano soddisfare alcuni
criteri fisici, ma soprattutto dovevano avere una raccomandazione da qualche figura importante. La
gran parte dei documenti era genuina, ma diversi erano falsi pi o meno validi. Spesso c'era la
promessa di una donazione in denaro, che gli ufficiali pi corrotti e venali di solito accettavano. Ma la
priorit di Catone era assicurare che la Seconda coorte avesse i soldati migliori che potesse ottenere. Se
fossero stati chiamati di nuovo a combattere, la qualit degli uomini avrebbe avuto molta pi
importanza di quanto avrebbero potuto pagare Catone per ottenere un posto nella guardia pretoriana.
Nel frattempo, Macrone aveva impegnato a fondo gli uomini nel ripulire e riparare le caserme, oltre a
fare le solite esercitazioni e ispezioni per assicurarsi che fossero pronti come quando erano partiti per la
Spagna. Dopo la delusione del ritardo del pagamento straordinario, entrambi gli ufficiali erano
intenzionati a tenere gli uomini il pi possibile occupati. Dei soldati annoiati avrebbero parlato e
bevuto, e sarebbe bastata una singola testa calda, o un agente provocatore, per causare nuovi problemi.
Catone era fin troppo consapevole dell'atmosfera vibrante che si respirava in citt, e delle tensioni
crescenti tra i sostenitori di Nerone e quelli di Britannico. C'erano scontri per le strade tra bande rivali,
fermati dalle coorti urbane. Britannico aveva abbandonato il palazzo per trasferirsi nella grande casa
sull'Aventino che aveva ereditato dalla madre. L era circondato da guardie del corpo germaniche che
un tempo proteggevano suo padre, e ora si sentivano in dovere di servire il figlio di Claudio. Erano
coadiuvati nel compito da gruppi di veterani delle legioni che avevano combattuto in Britannia e che
avevano giurato fedelt al ragazzo a cui era stato dato un nome adatto a onorare la loro campagna. Nel
tardo pomeriggio del secondo giorno, Catone fu chiamato al quartier generale dal comandante della
guardia pretoriana. Burro era seduto alla sua scrivania, quando un segretario accompagn il prefetto
all'interno dell'ufficio, e quasi non alz gli occhi verso di lui, mentre gli faceva cenno di avvicinarsi.
Solo un attimo. Fin di leggere alcune cifre su una tavoletta di cera, per poi premervi sopra il
sigillo che aveva sull'anello, chiuderla e metterla da parte. Ecco. Lanci uno sguardo a Catone,
mentre spingeva un foglio di papiro verso di lui. Ordini dal palazzo. Devi prendere una mezza
centuria e andare ad arrestare il senatore Granico. Deve essere condotto da Pallante per essere
interrogato. Non dovete fare del male a lui o a nessuno della sua famiglia, a meno che non oppongano
resistenza.  chiaro? Vuoi che arresti il senatore? S,  quello che ho appena detto. Mi sembri
dubbioso. Eppure, mi pare che siano ordini piuttosto semplici da capire. Catone prese il foglio e lo
lesse. L'ordine era autorizzato dall'imperatore e portava il suo sigillo. Specificava perfino il nome di
Catone, che doveva guidare il gruppo incaricato di arrestare Granico. Viene dall'alto, come puoi
vedere, dichiar Burro, in tono secco. Da Pallante, direi Ma perch mandare il comandante di una
coorte a compiere l'arresto, signore? Pensi di essere troppo in alto per questo genere di lavoro?
No, signore, io. Senza dubbio, la scelta  dovuta al fatto che l'arresto riguarda un senatore.
Merita qualcuno di alto rango.  cos che si fanno queste cose. Mi scuso, signore. Non conosco il
protocollo di questo genere di situazione. Presto ti sar familiare. Sono compiti che vengono spesso
chiesti ai pretoriani. Le labbra di Burro si sollevarono appena in un vago sogghigno. E capita anche
agli eroi di guerra. Quindi, se non ti spiace, prendi quegli uomini e vai subito ad arrestare quel senatore.
Puoi andare. Macrone osserv i soldati che si schieravano sotto le ombre lunghe fuori dalle caserme.
Catone aveva dato ordine di non portare lance e scudi. Dopotutto, dovevano soltanto arrestare un
vecchio, non andare sul campo di battaglia. Con gli elmi e le armature, e le spade al fianco, erano gi
abbastanza terrificanti. Sei sicuro che non vuoi che me ne occupi io?. Catone scosse la testa. Gli
ordini erano molto chiari. Pallante vuole che sia io a farlo. E, per come stanno le cose,  meglio che non
attiriamo l'attenzione. Faremo il nostro dovere, obbediremo agli ordini e ci terremo lontani dai guai,
mentre Nerone e Britannico e i loro seguaci si scontrano. Non  la nostra battaglia, questa, Macrone. Il
centurione sorrise. Non  il nostro circo. e non sono le nostre scimmie. Risero entrambi, e
Macrone batt una pacca sulla borsa che aveva alla cintura. Ti offrir una fiasca di vino, quando
tornerai da casa di Sempronio. Catone inarc un sopracciglio. Sembra che tu vada spesso in visita
alla casa del senatore, ultimamente. Quel luogo  molto interessante, per certi versi. Il luogo, o la
balia di mio figlio? Oh, avanti, amico mio. Voi due non sembrate molto inclini a tenere segreta la
vostra reciproca attrazione. Macrone si massaggi il mento.  una bella donna. E mi piace molto,
come del resto io sembro piacere a lei. Ma  una schiava. Macrone si fece serio. S,  vero. La tua
schiava. E tu vorresti che non lo fosse, giusto?. Macrone annu. Vuoi comprarla da me? Quel
denaro potrebbe esserti utile.  vero. Ci penser. Ma sono contento che lei ti piaccia. Ti farebbe bene
avere accanto una brava donna. E mentre ce ne stiamo tranquilli nella guardia pretoriana, potresti
goderti un po' di vita familiare. Macrone sembrava dubbioso. Non so se sono il tipo da mettere su
famiglia. Alla fine, la maggior parte degli uomini lo fa. Io l'avevo sperato, per me, ma. Catone
non concluse la frase e batt una pacca leggera sul braccio dell'amico. Berremo qualcosa insieme pi
tardi, se riuscirai a staccarti da Petronella, eh?. Si scambiarono un saluto, e poi Catone and a
prendere posto in testa alla piccola colonna di soldati. Distaccamento avanti!. Macrone li guard
procedere verso le porte che conducevano in citt, finch non svoltarono l'angolo della caserma
adiacente, scomparendo alla vista. Gli faceva male vedere il suo amico trattato in quel modo dal liberto
imperiale e dal comandante della guardia pretoriana. Ma Catone aveva tutti i motivi del mondo per
assecondarli. Non poteva permettersi di avere dei nemici tra i pi potenti politici della capitale. Era
meglio starne fuori, soffrire quell'umiliazione e sopravvivere. Ah, be', sospir Macrone, mentre si
concentrava sull'idea di condividere una fiasca di vino. Un po' di vino buono, dopotutto, sapeva
alleviare ogni difficolt. Ma prima avrebbe passato qualche ora con Petronella. Lei sapeva davvero
fargli dimenticare i problemi del mondo esterno, quando era tra le sue braccia Mentre il sole del
tardo pomeriggio scendeva verso l'orizzonte, Catone guid i suoi uomini lungo il Vicus Patricius,
mentre l'aria si colorava gi delle tonalit bluastre delle sere d'inverno. Faceva freddo, e gli abitanti di
Roma si erano chiusi in casa per tenersi al caldo, mentre preparavano la cena negli spazi comuni, gli
unici luoghi in cui ai plebei era consentito accendere fuochi, a causa del rischio di propagare incendi
negli edifici ammassati al centro della citt. Catone aveva ricevuto indicazioni per raggiungere la casa
del senatore Granico sul Gianicolo, nella zona pi ricca della citt da generazioni, con tanto di
bellissimi giardini pubblici, lasciati in eredit da ricchi benefattori che di certo cercavano di essere
ricordati benevolmente dai posteri. Si domand cosa stesse facendo il senatore, quella sera. Lo
avrebbero trovato a cenare da solo? Oppure in compagnia di familiari e amici? Catone si rese conto,
con una certa sorpresa, di non avere idea di chi fosse quell'uomo, a parte i pochi dettagli che
Sempronio gli aveva fornito qualche giorno prima. Granico sembrava aver causato problemi
proponendo di limitare i poteri dei due principi. Era abbastanza per farlo portare via da casa sua di
notte e interrogarlo. Se Roma era diventata un posto del genere, forse Domizia aveva ragione a
desiderare un cambiamento. A desiderare il ritorno a tempi in cui nessuno aveva il potere assoluto e
non poteva essere messo in discussione. I pretoriani scesero dal Viminale ed entrarono nel Foro, di
fronte alla massa incombente del palazzo imperiale. Torce e bracieri gi erano accesi lungo le terrazze
che davano sulla citt, e Catone not che il numero di uomini a guardia delle entrate e di pattuglia
intorno al perimetro del complesso era stato raddoppiato. Un gruppo di ubriachi li fece passare,
salutando a gran voce i pretoriani, mentre avanzavano lungo la strada che correva lungo le pendici del
Campidoglio. Pi avanti c'era il Tevere, e quando attraversarono il fiume, il vento port fino a loro il
fetore della Cloaca Massima, poco pi avanti sulla riva. Catone allung il passo, sul ponte, e ben presto
iniziarono a risalire il fianco della collina, verso la casa del senatore Granico. Un alto muro circondava
la villa. Lo stucco bianco era sbiadito da tempo, e in parte era venuto via. In alcuni punti del muro
c'erano scritte pubblicitarie, insulti e graffiti scurrili. Al di sopra di esso, torreggiavano dei pioppi, scuri
contro il cielo di velluto del tramonto. Catone ordin ad alcuni uomini di coprire il piccolo cancello sul
retro della casa, mentre lui e il resto degli uomini si avvicinavano sul davanti. L'ingresso sfoggiava un
piccolo portico, due colonne sui lati dei larghi gradini che conducevano alla porta segnata dalle
intemperie. Ordinando ad alcuni uomini di coprire i due lati della strada davanti alla casa, Catone
condusse il resto dei pretoriani su per le scale e sguain la spada. Buss con il pomo contro la porta,
diverse volte, prima di rinfoderare l'arma e attendere una risposta. Qualche istante pi tardi, l'imposta
sulla griglia si apr e una voce tremula chiese: Chi ? La guardia pretoriana. Aprite. Ho un mandato
imperiale di arresto per il senatore Granico. G-gli far sapere che siete qui, signore. No! Apri
subito la porta, o la butteremo gi, bluff Catone. Aveva pochi dubbi, riguardo alla robustezza di
quella porta. Ci sarebbe voluto un ariete per buttarla gi, in realt. Subito, mi hai sentito?. Ci fu uno
scambio bisbigliato dall'interno, poi il rumore dei chiavistelli che venivano aperti. La porta si schiuse, e
un ragazzo dall'aria nervosa comparve sulla soglia. Indossava una semplice tunica ed era a piedi nudi.
Dov' il tuo padrone?, domand Catone. Non ha senso che provi a scappare. Ho fatto circondare la
casa dai miei uomini. Dov'?. Il ragazzo apr la bocca per rispondere, ma le parole non ne uscirono, e
scosse la testa, tremando. Catone si fece avanti e lo scost di lato, per poi rivolgersi agli uomini.
Perquisite la casa!. Un momento!. Una voce si fece sentire dall'interno buio dell'atrio, e una figura
si fece avanti. Alla poca luce che ancora restava nel cielo, Catone riusc a scorgere un uomo alto, con i
capelli bianchi e radi intorno alla testa calva. Era cos magro che la pelle sembrava pendergli dalle ossa.
Anche lui indossava una semplice tunica, ma aveva i piedi infilati in un paio di leggere pantofole.
Fermandosi davanti a Catone, si raddrizz e fiss con sussiego i presenti. Sono il senatore Marco
Granico Sapex. Siete venuti ad arrestarmi?. Parl a voce alta, come se stesse facendo un'orazione di
fronte al Senato. Con quali accuse?. Catone prese il mandato dalla borsa che portava al fianco e lo
sollev. Tradimento, signore. Tradimento? Non ho mai commesso un simile crimine. Ho soltanto
esercitato il mio diritto di parlare in Senato. Giovanotto, io sono un patriota. Ho servito Roma con
lealt per oltre sessant'anni.  un'offesa, accusarmi di tradimento. Catone rimise a posto il mandato.
Mi dispiace, ma non posso mettere in discussione la validit di qualsiasi accusa. Ho soltanto l'ordine
di arrestarti e condurti al palazzo imperiale. Puoi seguirmi, dunque, signore?. Accenn quindi alla
strada. Granico non risposte; rimase l, immobile, a fissare Catone con un'espressione severa. Catone
sospir. Signore, puoi seguirmi con le buone, oppure dovr ordinare ai miei uomini di costringerti a
venire con noi. Non voglio doverti sottoporre a un trattamento indegno, se posso evitarlo. Questo 
un oltraggio, replic Granico con freddezza. Ma non potevo aspettarmi altro dai tiranni che hanno
umiliato le nostre tradizioni, trasformando Roma in uno qualsiasi dei corrotti e dispotici regni
dell'oriente. Mi sono preparato a lungo a questo momento. Andiamo. Senza attendere risposta, scese a
passi rigidi i gradini che conducevano in strada. Il ragazzo lo guard con ansia. Padrone, cosa devo
fare? Devo chiedere loro di. Non devi fare nulla, scatt Granico. Resta qui e attendi il mio
ritorno. Il ragazzo annu, e poi spar all'interno della casa, chiudendo la porta, che cigol sui vecchi
cardini. Il senatore fiss i soldati con disprezzo. Guardia pretoriana, eh? Questo gruppo non avrebbe
resistito un attimo contro i miei ragazzi della Dodicesima legione, quando servivamo in Pannonia.
Quelli erano veri uomini, non zotici rammolliti come questi. E tu s, tu!. Punt un indice nodoso
contro Catone. Tu sei il loro ufficiale, immagino. Come ti chiami? Non ha importanza, signore.
Fammi la cortesia di dirmi chi  il responsabile di questo oltraggio. Voglio il tuo nome, giovanotto.
Sono un senatore di Roma, e vengo da una delle pi antiche famiglie del dannatissimo Senato, quindi
mi mostrerai il rispetto che mi  dovuto. La voce del vecchio aveva richiamato l'attenzione di alcuni
dei suoi vicini. Una porta sull'altro lato della strada si apr appena, e un viso ansioso comparve nello
spiraglio. Catone fiss Granico. Molto bene. Sono il prefetto Quinto Licinio Catone, della Seconda
coorte. Un lampo di riconoscimento pass negli occhi del vecchio, che annu. L'eroe di guerra, eh? E
anche questi uomini lo sono? Siamo appena tornati dalla campagna in Spagna, signore. Granico
osserv di nuovo i soldati e prese un respiro profondo, prima di continuare, pi calmo:  stato un
ottimo lavoro, il vostro, ragazzi. S, un ottimo lavoro. Mi scuso, se finora vi sono sembrato un po'
affrettato nei miei giudizi. Affrettato?, borbott una voce. Neanche per. Silenzio!. Catone
lanci un'occhiataccia in direzione del commento, sebbene non avesse identificato il colpevole. Poi si
gir verso il senatore. Sar meglio andare, signore. Granico annu imperiosamente, e il gruppo si
avvi verso l'angolo al lato della casa per riunirsi ai soldati sul retro prima di tornare verso il Tevere.
Catone si affianc agli uomini che avevano controllato il cancello sul retro. Problemi? No, signore.
Solo qualcuno che ci ha osservato per un attimo dalla griglia della porta, nient'altro. Per il resto, tutto
tranquillo. Era come sospettava, allora, pens Catone. Granico aveva ospiti, quando i pretoriani erano
venuti a prenderlo. Gente che non aveva voluto rivelare. Ma non era un suo problema. I suoi ordini
erano di arrestare soltanto il senatore, e non sarebbe stato certo lui a causare altre sofferenze, quella
sera. Affrett il passo e torn ad affiancare il senatore. Il vecchio avanzava da solo, come se i soldati
fossero la sua scorta e lui il loro comandante. Era un gesto astuto. Catone ne fu divertito, e ben presto
cominci a provare ammirazione per il prigioniero. Quando raggiunsero il ponte, gli si rivolse a mezza
voce. Perch l'hai fatto, signore? Perch tirare fuori una mozione tanto pericolosa davanti al Senato?
Dovevi sapere che sarebbe finita cos. Certo che lo sapevo. Quanto al perch, ho vissuto una vita
lunga e piena. Ho avuto tre mogli e quattro figli, ormai tutti morti, purtroppo. Ho comandato un'ottima
legione e sono stato governatore della Sicilia per un po'. Non ho rimpianti. O cos pensavo, finch non
ho considerato i miei anni al Senato. C' stato un tempo in cui, se solo un numero sufficiente di noi si
fosse alzato e fosse stato contato, avremmo potuto restaurare la Repubblica. Invece siamo rimasti seduti
e non abbiamo fatto niente. E ora, eccoci qui. Governati da un mostro ghignante che  ancora pi
bambino che uomo. Fece una pausa e guard Catone in tralice, mentre superavano l'antico ponte sul
Tevere. Non ho pi molto tempo da vivere in questo mondo, in un modo o nell'altro. Se non sar
Pallante a uccidermi, nei prossimi giorni, di certo ci penser Caronte. Cos'ho da perdere? Tuttavia,
potrei riguadagnare un minimo di orgoglio, prima di andarmene tra le ombre. Essere di nuovo l'uomo
che ero un tempo, per l'ultima volta. Cos, ho fatto la mia orazione, e, con mia grande sorpresa, un
gruppo di senatori mi ha sostenuto. Te lo dico, Catone, non mi sentivo cos nel giusto e in pace con me
stesso da decenni. E se ora dovr pagarne il prezzo, credo che ne sia valsa la pena. Sono lieto che tu
ti senta cos, signore. Ah, s? E perch dovresti? Forse sei d'accordo con il mio punto di vista?.
Catone si maledisse per aver commentato apertamente, e lanci uno sguardo ai pi vicini pretoriani,
temendo una reazione, ma nessuno di loro sembrava aver prestato attenzione al comandante e al
prigioniero. Abbass la voce, prima di rispondere. Signore, hai tutta la mia comprensione per quello
che hai fatto, ma non ho altre opinioni in merito. Granico sbuff. Saresti un uomo molto strano, se
fosse davvero cos. Catone si strinse nelle spalle e non aggiunse altro, mentre procedevano lungo la
strada che correva lungo il retro del palazzo imperiale. Si sent sollevato, al pensiero che presto quello
spiacevole compito si sarebbe concluso, e sarebbe potuto tornare alle caserme. Not, davanti a loro, la
piccola porta che conduceva all'ala amministrativa del palazzo. Una squadra di pretoriani era di
guardia all'ingresso, alla luce di un braciere sistemato da un lato. Quando li vide, Granico inizi a
rallentare, parlando in tono basso e urgente. Ascoltami, io potrei non rivedere mai pi la luce del
giorno. Questa  la fine, per me, dunque ascoltami, prefetto Catone. Sei un soldato, ma sei anche un
Romano. E nelle tue vene scorre buon sangue romano, non vino annacquato e da pochi soldi. Non hai
scuse per startene con le mani in mano mentre il nostro Impero diventa un giocattolo in mano a un
incompetente ereditario. La gente deve agire per mettere fine a tutto questo. E questo significa che
anche tu devi agire. Sono certo che tu non sia uno sciocco. Di certo capisci che il nuovo regime sar un
disastro, per Roma. E se lo capisci, in tutta coscienza devi fare qualcosa in merito. Te l'ho gi detto,
sono un soldato e basta. E non voglio pi sentire altro. Catone affrett il passo e si lasci indietro il
vecchio senatore. Mentre la colonna si avvicinava alle sentinelle, Catone ordin l'alt, poi prese il
mandato dalla sacca e lo offr ai pretoriani perch lo leggessero. Ho un prigioniero da consegnare al
segretario imperiale Pallante. L'optio in comando esamin per pochi istanti il mandato e lo restitu.
Mi era stato detto che saresti arrivato. I tuoi uomini possono attendere qui, signore. Chiamer
qualcuno che accompagni te e il prigioniero. Grazie. L'optio si rivolse a un uomo della guardia
perch li accompagnasse all'interno, mentre Catone faceva avanzare il senatore. I tre uomini, a quel
punto, entrarono nel palazzo e salirono una semplice rampa di scale fino agli uffici utilizzati dai
funzionari e dai consiglieri dell'imperatore. Il corridoio era illuminato dalla luce fioca di lampade a olio
montate sul muro, e Catone not che le stanze ai due lati erano buie e silenziose. In fondo al lungo
corridoio, si fermarono davanti a una porta e la sentinella la apr, facendo un cenno al senatore. Devi
attendere qui, signore. Catone fece per seguirlo, ma la sentinella mosse un mezzo passo avanti per
fermarlo. Solo il senatore, signore.  quello che mi  stato ordinato dall'optio. Tu devi aspettare
Pallante qui. Catone si sent bruciare dalla frustrazione, a quel comportamento superbo, ma si
costrinse a trattenere l'irritazione e annu. Molto bene solo un attimo. Super l'uomo per
ispezionare la stanza. Era molto semplice, con una finestrella in alto sulla parete opposta. Troppo in
alto perch Granico potesse tentare la fuga. A parte due lunghe panche sui lati opposti della stanza, non
c'era altra mobilia. Il senatore sarebbe stato al sicuro, l dentro, cos decise. Non c'erano altre vie
d'uscita. Torn in corridoio e ordin alla sentinella di chiudere la porta. Dov' il segretario
imperiale? Andr a cercarlo e gli far sapere che il prigioniero  arrivato, signore. Con permesso.
Catone annu con un cenno secco, e la sentinella si allontan a passo di marcia lungo il corridoio.
Catone si rilass contro il muro e si stropicci gli occhi. Si sentiva stanco, e non vedeva l'ora di godersi
la sua prima vera notte di sonno da quando era tornato dalla Spagna. L'interno del palazzo era freddo e
il silenzio opprimente. Allung le spalle e si confort pensando al letto comodo che lo attendeva nei
suoi alloggi. Allo stesso tempo, cerc di non pensare ai commenti del senatore: non voleva considerarlo
nient'altro che un dovere portato a termine. Un grido soffocato di sorpresa si fece sentire dall'interno
della stanza, poi ci fu un tonfo sordo, e lo stridio dei piedi di una delle panche sul pavimento. Catone si
immobilizz, tendendo le orecchie. Poi si stacc dal muro e si volt verso la porta, posando la mano sul
chiavistello e sollevandolo. La porta cominci ad aprirsi verso di lui, e Catone chiam nella stanza
buia: Signore? Tutto bene?. Qualcuno si mosse di scatto nell'oscurit, e un grosso uomo si lanci
contro la porta, sbattendola contro Catone e togliendogli il respiro per l'impatto. Fin sul pavimento, e
l'uomo cerc di superarlo con un balzo, ma lui ebbe il tempo di afferrarlo per una caviglia, e farselo
finire addosso con la spalla. Il colpo lo stord, e Catone non pot fare altro che restare immobile,
sbattendo le palpebre e annaspando per respirare. La manica della tunica dell'aggressore era risalita,
mostrando un tatuaggio sul suo braccio: uno scorpione. Poi rotol via dal corpo di Catone, scatt in
piedi e fugg lungo il corridoio, girando l'angolo di un altro passaggio. Catone si rigir sulla schiena,
lottando per respirare, mentre ricominciava con lentezza a muoversi. Si lasci sfuggire un gemito
sommesso, poi si rialz a sedere e si abbracci le ginocchia per un attimo, prima di tornare barcollando
in piedi. Pos una mano sullo stipite della porta e si ferm sulla soglia della stanza. Senatore
signore?. Nel cerchio di luce proiettato dalle lampade a olio del corridoio, vide la panca rovesciata
su un lato e, poco lontano, il corpo abbandonato a faccia in gi di Granico. Il manico di un pugnale gli
sporgeva in mezzo alle scapole, e il sangue macchiava il tessuto della tunica, scuro e scintillante,
mentre si allargava. Poco oltre, una corda pendeva dalla finestra in alto sulla parete di fronte. Catone
corse dentro e si inginocchi accanto al corpo. Granico si muoveva ancora, dunque Catone lo fece
rigirare con delicatezza su un fianco, sentendo il calore del suo sangue sulle mani. La gola del senatore
sussult, e una schiuma rossastra gli col dalla bocca. Oh, Roma Oh, di. Toss. Non
ancora. Catone aveva visto molti feriti, sui campi di battaglia, e sapeva che, se voleva sperare di
salvare Granico, doveva fermare l'emorragia. Si strapp la sciarpa e la tenne pronta, mentre afferrava il
manico del pugnale e lo strappava dalla ferita con un singolo movimento deciso. Il senatore si lasci
sfuggire un profondo gemito e inarc la schiena. Il sangue puls fuori dalla ferita e Catone affond il
tessuto nella carne lacerata, premendolo forte mentre tentava di evitare che il vecchio si dibattesse. Era
cos preso che non si accorse dei passi finch gli uomini non furono quasi nella stanza. Resisti,
signore, sussurr Catone, con urgenza, all'orecchio di Granico. I soccorsi stanno arrivando. Il
fragile corpo del senatore tremava ormai in modo incontrollabile, e il suo respiro era ridotto a una serie
di rantoli gorgoglianti, mentre il sangue gli riempiva i polmoni e la gola. Di colpo, il corpo si irrigid,
prima di contorcersi in spasmi violenti e infine abbandonarsi tra le braccia di Catone. Che significa
tutto questo?, esclam una voce, mentre la porta si spalancava. Perch avete portato il senatore in
questa stanza. Catone alz lo sguardo e vide Pallante sulla soglia. Il segretario imperiale aveva
un'espressione d'orrore sul volto, di fronte allo spettacolo sanguinoso che gli si presentava. Dietro di
lui c'erano due pretoriani, uomini robusti, dalle tuniche consunte e sporche di sangue rappreso.
Torturatori. Ci fu un attimo di teso silenzio, in cui Catone si rese conto soltanto del sangue che gli
martellava nelle orecchie. Poi Pallante tese la mano verso di lui. Assassino!.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Non gli ci volle che un attimo, per capire come Pallante e gli altri stessero vedendo la situazione.
Catone aveva le mani sporche di sangue, e anche se avesse raccontato la verit, il fatto che fosse stato
scoperto con il cadavere e l'arma del delitto avrebbe fatto pensare tutt'altro. L'istinto ebbe la meglio e
lui scatt in piedi, correndo verso il muro sotto la finestra, per poi afferrare la corda e sollevarsi. La
rapidit dell'azione colse di sorpresa Pallante, ma solo per un attimo, perch subito dopo il liberto
imperiale si fece da parte e grid ai torturatori: Prendetelo!. I due corsero avanti, attraversando la
stanza. Uno balz oltre il cadavere, mentre l'altro scivol sulla pozza di sangue e fin carponi sul
pavimento. Catone aveva gi una mano sul davanzale. Mentre iniziava a tirarsi su, sent la corda
tendersi con violenza sotto di lui. La lasci andare con l'altra mano e cerc un appiglio. A denti stretti,
si sollev sul davanzale. Le imposte erano in parte chiuse, e lui le apr con una testata. Delle dita gli si
afferrarono al polpaccio destro, per poi scivolare e aggrapparglisi alla caviglia, tirando forte. Catone
rischi di perdere la presa e tese dolorosamente le dita, scalciando con il piede. Al secondo tentativo,
schiacci le nocche dell'aggressore tra lo stivale e il muro; ci fu un gemito di agonia e l'uomo lo lasci
andare, scivolando in basso lungo la corda. Non fatelo scappare!, strill Pallante, dalla soglia. O vi
far scuoiare vivi!. Catone piant la punta dello stivale sinistro contro lo stucco della parete, mentre
sollevava l'altra gamba sul davanzale, per poi sollevarsi con cautela e ritrovarsi disteso sul ventre,
affannato. A quel punto, pot notare che la corda era legata intorno al gancio centrale delle imposte,
con un'estremit che scendeva nella stanza, mentre l'altra precipitava per circa nove metri, lungo il
muro esterno, prima di finire dietro uno dei cespugli che correvano lungo uno stretto giardino
affacciato sul Foro, molto pi in basso. Nel frattempo, gli uomini di Pallante avevano trovato un modo
migliore per raggiungere la loro preda, e mentre uno si appoggiava al muro intrecciando le dita per
sollevare l'altro, il compagno si stava avvicinando in tutta fretta a Catone. No. Tu. Non lo farai!.
Catone sollev la gamba sinistra e scalci con forza. La suola chiodata dello stivale colp il torturatore
dritto in faccia, schiantandogli il naso e facendogli rovesciare indietro la testa. L'uomo sbatt le
palpebre, stordito, e Catone lo colp ancora. Questa volta, il pretoriano lasci andare la corda e cadde,
travolgendo anche il compagno. Catone afferr la corda e la tir su, con l'estremit che sfuggiva
appena in tempo all'ultimo tentativo di essere afferrata prima che fosse troppo tardi. Non pot
trattenere un rapido ghigno trionfante, prima di lanciarla oltre il muro esterno, scivolando gi dal
davanzale e cominciando a scendere lungo la parete. Sciocchi!, ringhi Pallante. Finir per
scappare! Non statevene l impalati! Lanciate l'allarme!. Degli stivali risuonarono sul pavimento di
pietra, riecheggiando lungo il corridoio. Catone si ferm e si gir a esaminare il giardino. C'erano due
sentinelle a ogni estremit, intente a controllare gli ingressi al palazzo. Esit. Sarebbe stato rischioso
continuare a scendere, perch avrebbero potuto scorgerlo. Come l'assassino di Granico fosse riuscito a
entrare nel giardino restava un mistero, per il momento, ma Catone non sarebbe riuscito ad andarsene
senza essere visto, questo era ovvio. C'era un solo modo, cap, e gonfi i muscoli mentre risaliva sul
davanzale, rientrando. La stanza era deserta, a parte il corpo di Granico, sotto il quale il sangue andava
allargandosi in una pozza. Catone abbass all'interno l'estremit pi corta della corda e scese gi,
coprendo l'ultimo tratto con un balzo. L'arma del delitto era ancora accanto al cadavere del senatore, e
lui la raccolse, ripulendola dal sangue. Era un normale pugnale dell'esercito, not, mentre se lo infilava
alla cintura, dall'altro lato rispetto alla sua lama chiusa nel fodero. Poi si affrett a raggiungere la porta
e guard con cautela nel corridoio. Non c'erano movimenti, a parte il lieve ondeggiare delle lampade a
olio. Corse fino all'angolo dove l'assassino era scomparso e si infil nell'oscurit di uno stretto
passaggio. Non c'era molta luce, l, e per lunghi tratti il vago lucore di piccole lampade non riusciva a
disperdere il buio. Ma non c'era tempo per procedere con cautela. Doveva allontanarsi dal palazzo pi
velocemente che poteva, e la scelta pi sensata era quella di dirigersi dalla parte opposta rispetto a
quella che avrebbero preso le guardie di Pallante. Quella era anche la direzione presa dall'assassino di
Granico, che poteva essere poco pi avanti di Catone, a questo punto. Il prefetto continu a correre, con
il rumore dei suoi passi che riecheggiava sulle pareti strette del passaggio. Di colpo, vide la luce in
fondo al corridoio. Una donna con addosso la tunica blu degli inservienti del palazzo stava passando
con un vassoio tra le mani. Poi ne vide un'altra, che procedeva nella direzione opposta. Catone rallent
il passo, avvicinandosi all'imbocco del corridoio, respirando a fondo e lisciandosi il mantello. Quando
usc, si ritrov in un corridoio d'accesso usato da schiavi e servitori del palazzo. Lo riconobbe dai
ricordi della sua infanzia, e si rese conto che la sala dei banchetti era alla sua sinistra, e le cucine a
destra. Gli schiavi andavano e venivano con vassoi pieni di cibo e bevande, e altri con piatti e brocche
vuoti. Alcuni di loro gli lanciarono un'occhiata, ma niente di pi. Catone si gir verso le cucine, e vide
una giovane donna inginocchiata accanto a un secchio, intenta a ripulire il pavimento da una zuppa
rovesciata. Si ferm accanto a lei. Hai visto un uomo che usciva dal quel corridoio, poco fa? Forse di
corsa?. La donna alz lo sguardo, e la sua espressione stanca si fece ansiosa, quando vide l'ufficiale
pretoriano che le incombeva addosso. Catone indic il corridoio e le ripet la domanda. S, signore.
L'ho visto. Aveva un mantello rosso e i capelli neri?. Catone non ricordava il colore del mantello
dell'uomo, e tantomeno i suoi connotati, ma non poteva essere nessun altro. S, lui. La schiava indic
un punto alle sue spalle.  andato da quella parte, signore. Catone si affrett a proseguire. Si rese
conto che, se era stato dato l'allarme, avrebbe potuto fingere di correre anche lui con gli inseguitori,
alla ricerca del fuggitivo: chi avrebbe messo in discussione un prefetto della guardia pretoriana?
Avvert il calore delle cucine, prima di scendere una corta rampa di scale che conduceva al loro
ingresso. Una zaffata d'aria tiepida port con s il sentore di fumo di legna e carne arrostita. Due
schiavi con un porcellino da latte su un vassoio d'argento lo superarono, mentre si fermava sulla soglia.
Sebbene fosse stato in cucina quando era un bambino, i ricordi erano sbiaditi, e aveva dimenticato
quanto fosse faticoso nutrire l'imperatore e i suoi ospiti. L'enorme spazio era diviso da grosse colonne
di supporto e bassi soffitti ad arco. Pentole e calderoni borbottavano e sfrigolavano sopra lunghe griglie
di ferro, controllati da cuochi sudati, mentre i bambini correvano avanti e indietro con bracciate di
legna da ardere. Ovunque, pezzi di maiale, capra, manzo e cervo venivano girati su spiedi da schiavi
nudi fino alla cintola, con la pelle coperta di sudore. Gli ordini venivano urlati per la stanza, quasi
indistinguibili sopra la cacofonia di piatti e pentole, il borbottio dei calderoni e lo scoppiettio del fuoco.
Vapore e fumo si mischiavano a creare nuvole quasi impenetrabili, accese dall'interno dai riflessi delle
fiamme. Qualsiasi speranza di ritrovare la sua preda svan all'istante. Vicino all'entrata c'era un tavolo,
dietro al quale sedeva un uomo grasso e sudato che controllava le portate per assicurarsi che il
banchetto procedesse senza intoppi. Catone lo raggiunse, mentre l'uomo stava sommando una serie di
colonne su una grossa tavoletta di cera. Puoi. L'uomo non alz lo sguardo, ma sollev un dito per
far capire a Catone che doveva attendere. Lui si sent ribollire il sangue dalla rabbia, e sbatt un pugno
sul tavolo. Lo schiavo lasci cadere lo stilo e sobbalz sullo sgabello, rischiando di cadere. Un uomo 
entrato qui dentro, un attimo fa. Non uno della cucina. Aveva un mantello rosso e i capelli neri. L'hai
visto? S-s, signore. Il grasso doppio mento dell'uomo trem, mentre annuiva con vigore. Dov'?
Dove  andato?. Il segretario alz lo sguardo e controll la cucina, per poi indicare verso alcuni lunghi
tavoli oltre gli spiedi, su cui gli schiavi affettavano la carne arrostita, sistemandola sui vassoi. A una
trentina di passi di distanza, Catone riusc a scorgere un lampo rosso, e vide un uomo con il cappuccio
calato sul volto che prendeva un pezzo di carne, masticandolo e appoggiandosi a una colonna, mentre
tentava di non attirare l'attenzione su di s. Sai chi ?, volle sapere Catone, indicandolo. No,
s-signore. Pensavo fosse una delle guardie, e che fosse qui per qualche motivo. Non l'ho mai visto
prima. Catone volt le spalle al segretario e continu a procedere all'interno della cucina, muovendosi
con calma per non attirare l'attenzione. Controllando come poteva l'uomo vicino alla colonna,
cominci ad aggirarlo per riuscire ad avvicinarlo in modo da chiudergli qualsiasi via di fuga. Poco pi
avanti not una nuvola di vapore che si alzava da un grosso calderone e si posizion in modo da averlo
tra s e la sua preda, cos da avvicinarsi senza essere visto. Portando una mano alla cintura, sguain il
pugnale e si avvicin ancora di pi. Era ad appena tre passi dal calderone e dal vapore, e a una decina
dall'assassino, quando un grosso schiavo con una spessa striscia di tessuto intorno alla testa sudata si
fece avanti e cal un pesante coperchio sul calderone. Il rumore fece alzare lo sguardo all'uomo proprio
mentre il vapore si disperdeva, e i suoi occhi incontrarono quelli di Catone. La sua reazione fu tra le pi
rapide che Catone avesse mai visto. Non appena comprese il pericolo, lasci cadere il pezzo di carne e
scatt sulla sinistra, lungo il lato della cucina, dove lo spazio era meno affollato da chi preparava il
cibo. Catone scatt a sua volta e gli corse dietro. L'uomo aveva un vantaggio di una ventina di passi,
mentre correva verso una stretta scalinata in fondo alla sala. Un ragazzino si ritrov sul suo cammino e
fu spinto via con violenza, finendo contro un mucchio di legna da ardere. I ciocchi rotolarono intorno al
bambino e Catone rischi di inciamparvi sopra, ma riusc a superarli. L'assassino aveva raggiunto le
scale e le stava salendo di corsa, tre gradini alla volta. Catone lo segu, con i muscoli delle gambe che
facevano male per la fatica. In cima alle scale c'era un cortile aperto pieno di carri, alcuni dei quali
ancora attaccati a tiri di muli. Gruppi di schiavi stavano scaricando provviste, sotto gli occhi dei
funzionari con le loro tavolette di cera. Delle torce bruciavano in anelli di ferro, proiettando sulla scena
vivaci riflessi arancioni. Catone si ferm in cima alle scale, cercando il fuggitivo, lottando per scorgerlo
in mezzo alla folla nel cortile. C'era un arco, in fondo, controllato da un paio di pretoriani, che dava
sulla strada; decise che l'assassino si sarebbe diretto l. Avanz lungo un lato del cortile, controllando
tutti i volti che vedeva. Era a met strada rispetto alla porta, quando not una figura intabarrata
dall'altro lato del cortile, poco pi avanti. Portava il cappuccio e si muoveva con sicurezza tra
mulattieri, mercanti e schiavi. Catone affrett il passo, avanzando verso l'arco nel tentativo di
raggiungerlo prima dell'assassino. L'uomo si gir a guardarsi alle spalle, mentre si avvicinava
all'uscita, e Catone port le mani alla bocca e url ai pretoriani: Quell'uomo con il mantello!
Fermatelo!. Il soldato pi vicino not Catone, mentre usciva dalla folla. Riconoscendo il suo grado,
abbass la punta della lancia verso l'assassino. Quest'ultimo rallent il passo, alzando le mani come se
si arrendesse, ma poi scatt di lato, afferr l'asta della lancia e la spinse indietro, facendo perdere
l'equilibrio al pretoriano e facendolo cadere in ginocchio. Il compagno corse in suo aiuto, con la lancia
sollevata per colpire. No!, url Catone. Lo voglio vivo!. Il comando fece esitare il soldato, e
l'assassino dimostr ancora una volta la sua sconvolgente reattivit: strapp via la lancia dalle mani del
pretoriano in ginocchio e ne spinse l'asta tra le gambe dell'altro, prima di farla roteare e far perdere
l'equilibrio anche al secondo soldato, che piomb a terra di schiena. Poi l'uomo lasci la presa sulla
lancia e scatt verso la strada. Catone ignor le grida dei pretoriani e gli corse dietro oltre l'arco. Dei
carri erano allineati su un lato della strada che si snodava lungo le mura del palazzo, e la figura che
correva in direzione del Circo Massimo era chiaramente visibile sul viale quasi deserto. Catone
ansimava, mentre riprese l'inseguimento, con i passi di entrambi gli uomini che riecheggiavano sulle
pareti degli edifici ai due lati della strada. Si sent martellare il cuore nel petto, mentre i muscoli
bruciavano per lo sforzo di continuare a muoversi. Pi avanti si trovava la vasta ampiezza del Circo
Massimo, dove le corse dei carri scatenavano gli entusiasmi del popolo romano; adesso, per, la
struttura era buia e silenziosa sotto le stelle, e i suoi archi erano come fauci oscure che conducevano
negli inferi. Al sentirli avvicinare, delle prostitute speranzose uscirono dal buio degli archi per
chiamarli, offrendo i loro servizi anche mentre gli uomini correvano via. Catone era pi alto ed era
certo di star guadagnando lentamente terreno. Sapeva di dover riprendere l'uomo prima che le sue forze
iniziassero a svanire. Si costrinse a procedere, allungando ancora di pi il passo. Il vantaggio
dell'assassino cominci a diminuire quando si avvicinarono all'altra estremit del Circo Massimo, dove
gli aurighi e le loro squadre si preparavano alle corse. Poco dopo si trovava il Foro Boario, un gruppo
di magazzini e negozi vicino al Tevere. Se l'assassino fosse riuscito a raggiungerlo, era probabile che
riuscisse anche a seminare Catone. L'entrata del Foro Boario era un antico arco; un tempo era stato
riccamente decorato, ma ora la vernice si era sgretolata e dei graffiti osceni coprivano le due colonne
laterali. Erano a meno di cinquanta passi dall'arco, quando arriv una pattuglia delle coorti urbane. Alla
vista dei due, l'optio in carica sollev il bastone. Ehi! Voi due, fermatevi subito!. L'assassino non
rallent neanche, ma svolt a sinistra in uno stretto vicolo tra due edifici residenziali. Catone pens per
un attimo di urlare alla pattuglia di aiutarlo, ma nel tempo che gli ci sarebbe voluto per spiegare la
situazione, la sua preda sarebbe riuscita a fuggire. Perci, svolt anche lui nel vicolo e continu a
correre. Era una zona malfamata, infestata dalla nebbia per gran parte dell'inverno e dalle zanzare
durante la canicola estiva. Di notte, l'aria fredda e umida accentuava il fetore delle fogne, del sudore e
dei rifiuti lasciati a marcire. Un rivolo fangoso scorreva lungo il vicolo, e gli stivali di Catone
schizzarono nelle pozzanghere dove l'acqua putrida si raccoglieva. Riusciva a sentire i passi del
fuggitivo, adesso, e il suo respiro affannato. Era vicino. Molto vicino. Catone prepar il pugnale e corse
avanti. Poi, di colpo, si rese conto che i suoi erano gli unici passi a risuonare nel vicolo e si ferm,
ansimando e guardandosi intorno, cercando di distinguere qualche particolare nel buio. Poco pi avanti,
oltre una taverna chiusa, c'era un incrocio. Sollevando il pugnale e abbassandosi per avere pi
equilibrio, Catone scivol cauto verso il crocevia, con i muscoli tesi, mentre si preparava a un possibile
attacco dai vicoli laterali. I dintorni erano ancora silenziosi, a parte il sangue che gli martellava nelle
orecchie e il suo respiro affannoso. Quando super l'entrata ad arco della taverna, qualcosa di caldo e
morbido gli si premette contro lo stivale. Catone si lasci sfuggire un ansito di sorpresa e scalci. Il
miagolio acuto di un gatto riemp il vicolo, e vide la sua piccola figura correre oltre l'incrocio,
infilandosi nella stretta strada di fronte. Merda, borbott Catone, abbassando appena il pugnale e
inspirando a fondo. Un grosso peso lo colp sulla schiena, facendolo finire contro il muro opposto del
vicolo. Lo stucco ruvido del muro lo graffi sulla fronte, mentre i polmoni gli si svuotavano con un
violento gemito. La forza dell'impatto lo stord, facendogli cadere il pugnale e facendolo finire a terra,
con il lastricato freddo, la sporcizia e il fango del vicolo contro la pelle nuda. L'aggressore gli si
inginocchi sulle spalle e lo afferr per i capelli, prima di strattonargli indietro la testa e portargli la
bocca vicino all'orecchio. E con questa, sono due volte che ti colgo di sorpresa, prefetto. L'uomo
aveva un tono basso e minaccioso. Pensavo fossi un bravo soldato. E invece sei ingenuo come una
recluta. Afferr il pugnale caduto e ne port la lama alla gola di Catone. Potrei ucciderti adesso. Mi
basterebbe un movimento del polso. E allora perch non lo fai?, ansim Catone. Credimi, non
desidererei altro. Sono pagato per far tacere le persone, non per farle parlare. Ma gli ordini sono ordini.
 importante che tu sia ritrovato vivo.  questo che ha detto Pallante. Vuole che tu sia portato davanti
ai tuoi uomini e che confessi il tuo crimine. Sarai conosciuto come il soldato che ha massacrato un
vecchio indifeso. Solo a quel punto sarai messo a morte. Ma io dir la verit. Dir loro che non
ho nulla a che fare con l'assassinio di Granico. L'uomo si lasci sfuggire una breve risata. Ah,
buona fortuna, allora! Nel frattempo, io mi tengo la tua lama. Un pugnale di pregio come questo mi
far guadagnare parecchio, se lo vender nel Foro. Si spost, stringendo il pugno intorno al manico
dell'arma, prima di sollevarla. Addio, prefetto. Aspetta!. Catone aveva appena pronunciato
quella parola, quando il suo aggressore lo colp con il pomo del pugnale contro la nuca, facendogli
perdere i sensi. L'uomo si alz con calma, incombendo sul corpo immobile del prefetto. Lo tocc con
la punta dello stivale, in un moto di disprezzo, poi si guard intorno e si infil nel vicolo. Il suono dei
suoi passi svan in lontananza, e l'unico rumore che rimase fu quello del respiro affaticato di Catone.
Poco dopo, il gatto torn, muovendosi silenzioso. Sollev cauto la testa e annus l'aria, per poi
cominciare a leccare il sangue che gocciolava dal taglio sulla fronte del prefetto.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Macrone si rilass con lentezza, e infine, con un sospiro soddisfatto, si scost da Petronella e si rigir
sulla schiena, accanto a lei. Era la seconda volta che facevano sesso, quella sera, e si sentiva piuttosto
contento di s. Aveva il respiro affannoso, e si lecc le labbra secche, prima di mormorare: Be', 
stato una delizia, direi. Petronella sbuff e si sollev su un gomito, in modo da poterlo guardare in
faccia. I suoi grossi seni si appoggiarono al lato del petto di Macrone. Una delizia? Cosa credi che io
sia, una specie di banchetto? Qualcosa che puoi prenderti quando ti senti addosso un languorino? Un
languorino?. Macrone le offr un sorriso sornione. Sarebbe meglio dire affamato come un lupo,
semmai. Lei strinse gli occhi con aria di disapprovazione, e lui rise e le batt una leggera pacca sul
fianco. Calma, dolcezza. Stavo solo scherzando. Be', non  bello che tu rida di me, centurione
Macrone. Lo pungol sul fianco per sottolineare le sue parole, per poi tornare a sdraiarsi, abbassando
la testa sul suo petto e accarezzandogli il ventre. Macrone le pass un braccio intorno alle spalle e
pieg l'altro dietro la testa per sollevarla. Alla luce della lampada a olio sul tavolo accanto al letto,
riusciva a vedere appena i dettagli della stanza degli ospiti che Sempronio gli aveva offerto. Era un po'
pi grande della sua semplice stanzetta in caserma, con una toletta e una sedia, una cassettiera, e un
tappeto proveniente dalla Partia, con tutte le tipiche e ricche decorazioni della zona, sul pavimento. Ma,
senza dubbio, il mobile pi bello della stanza era il grande letto con il soffice materasso e i comodi
cuscini. Per Macrone, abituato ai rigori delle campagne militari e ai letti scomodi e spartani di forti e
fortezze, la comodit di quel letto era come una rivelazione. E tanto meglio era poterla condividere con
una donna attraente. I suoi pensieri tornarono a qualche ora prima, quando era sceso dal campo dei
pretoriani, fischiettando soddisfatto all'idea di rivedere Petronella. Si era fermato a comprare una fiasca
di vino da una vicina taverna, per condividerla con Catone quando il prefetto fosse tornato dopo aver
arrestato il senatore Granico. Petronella l'aveva accolto sulla porta; stava giocando con Lucio
nell'atrio. Sempronio aveva un invito a cena, perci avevano preparato un pasto per loro e il bimbo,
mangiando in cucina prima di mettere a letto Lucio. Petronella si era seduta su uno sgabello accanto al
piccolo, mentre Macrone gli raccontava una storia sulle selvagge trib delle montagne della Britannia,
e sui sinistri druidi che le guidavano. Gli farai venire gli incubi, l'aveva avvertito lei. Non  niente,
a confronto degli incubi che i bambini barbari in Britannia avranno quando i genitori racconteranno
loro di me. Non aiuter comunque il padroncino Lucio ad addormentarsi. Macrone aveva arruffato i
capelli del bambino. Tu sei coraggioso, vero, ragazzo mio? Hai il sangue di tuo padre nelle vene.
Lucio aveva annuito soddisfatto, prima di afferrare Macrone per il lobo dell'orecchio, tirandolo.
Racconta un'altra storia dei druidi, zio Mac Mac!. Non stasera, Lucio. I soldatini hanno bisogno di
dormire a sufficienza. Una volta spenta la lampada, Macrone aveva seguto Petronella fuori dalla
stanza del bambino, oltre il colonnato della casa, che si affacciava sul giardino. Sopra di loro, il cielo
notturno era limpido, e le stelle scintillavano in quella distesa di velluto, fredde e dure, ma in qualche
modo maestose e confortanti nella loro eternit. La vita di Macrone era stata sempre piena di pericoli e
cambiamenti, e la vista del cielo gli dava un po' di conforto. Era stato un soldato per pi di vent'anni, e
presto il suo periodo di servizio sarebbe finito. Come altri veterani, avrebbe potuto dare le dimissioni e
scegliere tra un pezzo di terra o del denaro per andare in pensione. Altrimenti, avrebbe potuto arruolarsi
di nuovo per un altro periodo. Era tentato di scegliere la seconda opzione. La vita militare era l'unica
che conosceva, ed era un bravo soldato. Ma iniziava anche a sentire il peso dell'et e sapeva che
sarebbe diventato sempre pi debole e meno capace di combattere, con il passare degli anni. Non che
non si ritenesse in grado di prendere a calci in culo qualsiasi barbaro che gli si parasse davanti, ancora
per diversi anni, consider, soddisfatto. Ma ci doveva pensare. Come anche avrebbe dovuto pensare
all'idea di approfittare della sua attuale assegnazione nella guardia pretoriana, con la promessa di
generosi extra pagati dagli imperatori. Con quelli, i suoi risparmi e il bottino ottenuto nelle varie
campagne, si sarebbe potuto ritirare godendosi una vita ricca e piacevole. Non gli restava che trovarsi
una brava donna. A quel punto, aveva lanciato un'occhiata a Petronella, sentendo il cuore perdere un
battito mentre lei sollevava il viso verso le stelle, e la sua pelle sembrava finissima porcellana.  una
bellissima notte, aveva detto lei. S, molto bella, aveva concordato Macrone. Bellissima, davvero.
Se n'erano rimasti in silenzio per un attimo, prima che lei borbottasse: Ho freddo. Macrone l'aveva
guardata. Allora ti serve un mantello. O una coppa di vino caldo. Petronella aveva sospirato,
paziente. O forse potresti abbracciarmi, allocco. Macrone era rimasto scioccato dalla sua
sfrontatezza. Poi era scoppiato a ridere e l'aveva guardata dritta in viso, un attimo prima di prenderla
con delicatezza tra le braccia. Lei gli si era stretta al petto, e lui aveva avvertito il vago profumo di
fieno che veniva dai suoi capelli. Un buon profumo, aveva pensato. Petronella aveva sollevato il viso
per guardarlo negli occhi, e poi aveva sorriso. E allora?. Macrone si era chinato a baciarla, e lei
aveva premuto le labbra contro le sue. Morbide e calde, aveva pensato il centurione. Piacevoli
davvero piacevoli. Alla fine, era stata lei a ritrarsi, scuotendo maliziosamente il capo. Stavo
cominciando a chiedermi se l'avresti mai fatto. Cosa? E perch non avrei dovuto? Sei una donna
cos bella. Davvero deliziosa. O almeno,  cos che la penso io. Non sei un grande amante, vero?.
Macrone si era accigliato appena. Non ci aveva mai pensato molto. Pensava di avere gli stessi desideri
di tutti gli altri uomini. Era stato con pi donne di quante non riuscisse a ricordare, e in alcuni casi non
aveva neanche dovuto pagare per averle. C'erano state donne molto belle e donne nella media, e per
alcune aveva provato anche un certo affetto. E ora c'era Petronella, e per qualche motivo si sentiva
attratto da lei, dalla sua compagnia. Lei parlava in modo schietto. Lo faceva ridere, e poi c'era
quell'innegabile sensazione che gli accendeva nei lombi. Petronella aveva mosso il ventre contro il suo
inguine. Ah, mi era parso di sentir muovere qualcosa. S, ecco forse dovrei. Macrone aveva
fatto per scostarsi, ma lei l'aveva trattenuto tra le braccia. Era rimasto sorpreso dalla sua forza. Te lo
dico io, cosa dovremmo fare. A quel punto, l'aveva baciato di nuovo. A quel punto, Macrone aveva
sentito i dubbi iniziare a sciogliersi, e le aveva risalito il collo con una mano, andandole ad accarezzare
con dolcezza i capelli. Lei aveva sospirato, e il centurione le aveva fatto scivolare l'altra mano fino alle
natiche. Ecco, cos, aveva sussurrato lei. E ora cerchiamoci un posto tranquillo. Questo  un
posto tranquillo, aveva risposto Macrone, accennando al giardino. S, ma anche gelido. Hai un bel
letto caldo, invece, nella tua stanza. Aveva sorriso, con un occhiolino. Sarebbe un peccato non
usarlo. Macrone sorrise, sincero, e prese una mano di Petronella, portandosela alle labbra e
baciandole le dita. Lei si stiracchi. Che c'? Niente, replic Macrone. Mi sento felice. In pace.
Immagino sia strano, per un soldato. Lei si sollev su un gomito e gli accarezz una guancia,
pensierosa. Sono lieta che questo ti porti un po' di pace. Macrone fiss il soffitto, portando gli occhi
all'affresco che lo copriva. La danza lieve della fiamma della lampada sembrava far muovere le figure
come se fossero vive. Sent un soffio d'aria fredda venire dalla finestra chiusa, e gli torn di colpo in
mente un vivido ricordo dell'inverno precedente, quando lui e Catone si erano trovati in mezzo alla
ritirata dell'esercito dall'isola dei druidi di Mona. La neve aveva coperto le montagne, e i Romani
avevano lottato con le unghie e i denti per raggiungere la fortezza dei legionari pi vicina. Erano stati
attaccati a ogni passo, assiderati e affamati, costretti a guardarsi sempre le spalle e a combattere contro
i loro inseguitori. Gli si form nella mente l'immagine di un'ascia da guerra celtica che spaccava
l'elmo di un uomo accanto a lui, con la lama che si piantava fino alle clavicole, aprendogli la testa
come un cocomero. Il viso di Macrone si contrasse al ricordo. Quella scena non gli era pi tornata in
mente da allora. Perch proprio adesso? Perch proprio l, mentre era tra le braccia di quella donna a
cui gi sentiva di essere affezionato? Che succede?, domand Petronella, posandogli una mano sulla
guancia. Macrone scosse la testa, tentando di scacciare con forza il ricordo, prima che qualcosa di
ancora pi terribile potesse scaturire da quell'orrenda immagine. Sentiva freddo e provava un senso di
nausea, ma soprattutto si sentiva stanco. Quella stanchezza si era instaurata durante il viaggio di ritorno
dalla Spagna, e non se n'era andata, anche se stava facendo del suo meglio per ignorarla. Aveva sentito
degli uomini parlare del male della battaglia che colpiva alcuni veterani. Se ne parlava con disagio e
piet, e lui si era domandato se il numero dei soldati colpiti fosse maggiore di quanto i suoi compagni
fossero disposti ad ammettere, perch troppo imbarazzati per ammetterlo. Non  niente, ment.
Sono solo un po' preoccupato per Catone. Sarebbe dovuto tornare ore fa. Deve esserci una buona
ragione per il suo ritardo. Non mi sembra il tipo che si mette nei guai. Non hai tutti i torti.
Petronella gli pos di nuovo la testa sul petto. Gli vuoi bene, vero? Se gli voglio bene? Oh, penso di
s. Non so se sia l'espressione giusta, per. Lui  il mio ufficiale comandante. Io penso che sia
qualcosa di pi. Macrone ci pens su per un attimo. A volte  pi come un fratello, o un figlio, o
entrambe le cose. Non lo so, concluse, a disagio.  un compagno d'armi, come un qualsiasi soldato
con cui si combatte al fianco. Tutto qui. Se lo dici tu. Comunque, ora basta con le domande da
parte tua.  il mio turno. E c' qualcosa che vorrei sapere. Oh? E cio? Ho l'impressione che tu
attendessi questo momento. Quindi, devo pensare che io ti sia piaciuto da quando siamo tornati dalla
Spagna? Da prima di quel momento. Quando voi due siete tornati dalla Britannia.  stato fin da
allora che ho pensato che ci fosse qualcosa di te che mi piaceva. Qualcosa di intenso e diretto. Mi 
sembrato di capirti subito. E non  una sensazione che ho provato con molti uomini. Quindi, sei stata
con molti uomini?, domand Macrone, con leggerezza. S컻. Lei gli scost il capo dal petto e si
gir su un fianco, prima di continuare. Quando ero pi giovane. Prima di essere venduta come
schiava. Venduta? E perch?  stato mio padre. Il mio caro padre, un decurione sempre ubriaco,
non poteva sopportare che mi piacessero cos tanto gli uomini. Mi disse che questo lo faceva
vergognare. Mi ordin di mettere fine ai miei comportamenti, o sarebbe stato lui a mettere fine alla mia
vita. Disse che avere una figlia scostumata era gi una grave umiliazione, senza contare il danno che
stavo facendo alla sua reputazione. Voleva essere una figura importante nel Senato della citt. Alla
fine, mia madre lo convinse a risparmiarmi. E cos mi ha venduto. Le sue ultime parole verso di me
sono state che sperava che sarei morta da prostituta in un bordello malfamato della Suburra. Ha
davvero detto questo?, ringhi Macrone. Questo e molto altro. Cerco di non pensarci. Per fortuna,
sono stata comprata da un uomo gentile che mi voleva come balia per sua figlia. Ho cresciuto i suoi
bambini, e poi sono stata venduta alla signora Giulia due anni fa. Lui  ancora vivo? Chi, il mio
primo padrone? No, tuo padre. No.  bruciato vivo, insieme a mia madre, nella loro casa. Un
incidente, a quanto pare. Per fortuna, la mia sorella minore non c'era. Aveva sposato un contadino
locale qualche anno prima. Ho saputo dell'incendio soltanto quando lei  venuta a casa della mia
padrona per farmelo sapere. Un vero peccato, che tuo padre sia morto, comment Macrone. Mi
sarebbe piaciuto incontrarlo. Mi sarebbe bastata una volta sola. Lei gli prese la mano e la strinse.
Non ha pi importanza, ormai.  morto, e io sono una schiava. Il mondo va avanti. Macrone si
mosse, a disagio. Ma questo pu cambiare. Non devi per forza morire da schiava. Ne parler con
Catone. Lei rest in silenzio per un attimo. Non mi aspetto niente da te, Macrone. Non sono venuta a
letto con te per avere qualcosa in cambio. Ti volevo per me, per quanto a lungo mi avresti desiderata.
Tutto qui. D'accordo. Ma parler comunque con Catone. Qualcuno buss con violenza alla porta
di casa, interrompendo la conversazione. Dopo un attimo, il suono si ripet, ancora pi forte e
insistente. Macrone mise gi i piedi dal letto e prese la tunica. Ma chi cazzo pu essere, a quest'ora?,
borbott. Lascia che sia il portiere a scoprirlo. Potrebbe apprezzare un po' di supporto. Macrone si
infil la tunica e and al baule accanto alla porta dove si trovavano il mantello, gli stivali e il cinturone
con la spada. Si pass quest'ultimo sopra la testa e sistem il fodero in modo che gli pendesse
comodamente dal fianco. Un fruscio proveniente dal letto attir la sua attenzione, e, girandosi, vide che
anche Petronella si stava vestendo. No. Tu resti qui, ordin lui. Lei si alz e lo fiss con decisione.
Possiamo discuterne pi tardi. Adesso andiamo. Macrone accenn un sorriso. Questa s che  la mia
donna. A piedi nudi, attraversarono la casa fino alla porta d'ingresso. L fuori, qualcuno stava
bussando ancora pi forte, e una voce url: Aprite! In nome dell'imperatore!. Il portiere era uscito
dalla sua stanzetta, barcollante e incerto, e Macrone cap che era ubriaco. Il centurione si avvicin alla
porta e gli si rivolse. Il senatore  tornato? S, signore. Allora vai a svegliarlo. Digli che abbiamo
ospiti. Mentre il portiere si allontanava, barcollando, Macrone scost la griglia sulla porta con un
gesto secco e guard fuori. Un optio dei pretoriani era l, con il pugnale sollevato, pronto a colpire di
nuovo la porta con il pomo. Dietro di lui c'era una squadra di guardie. Aprite!, latr l'optio. Macrone
richiuse la griglia e fece cenno a Petronella di allontanarsi. Poi fece scivolare di lato il chiavistello e lo
sollev per aprire la pesante porta. L'optio entr a passi prepotenti. Avanti, ragazzi. Macrone lasci
entrare il gruppo, prima di osservare l'ufficiale di grado pi basso da capo a piedi. Cosa significa tutto
questo?. L'optio lo fiss a sua volta, con espressione arrogante. Sar meglio che tieni a freno la
lingua, se non vuoi passare dei guai. Dov' il tuo padrone?. Macrone abbass una mano, posandola
sul fodero della spada dell'esercito che portava al fianco. Sar meglio che tu tieni a freno la lingua,
ragazzo. A meno che tu non voglia essere accusato di insubordinazione. Sono il centurione Macrone
della Seconda coorte della guardia pretoriana. L'optio lo guard con aria scettica, ma poi sgran gli
occhi, riconoscendo il nome e il volto dell'uomo che aveva davanti. Si raddrizz di scatto e port
indietro le spalle. Mi scuso, signore. Pensavo facessi parte della casa. L'avevo capito. Cosa state
facendo qui, optio?. L'uomo gli offr una piccola pergamena. Ho un mandato d'arresto, signore.
Per il senatore Sempronio? L'optio scosse la testa. No, signore. Per il prefetto Catone. Catone?,
ripet Macrone, sorpreso. E per cosa volete arrestarlo, in nome di Ade?  uno di noi. Deve esserci un
errore. Non ne so niente, signore. So solo che deve essere arrestato per l'omicidio del senatore
Granico. Abbiamo l'ordine di prenderlo vivo, se  qui. L'optio si rivolse ai suoi uomini. Perquisite la
casa. I pretoriani avanzarono e cominciarono a disperdersi per la casa. Macrone si rivolse a Petronella.
Vai dal bambino e occupati di lui. Se qualcuno dovesse anche solo sfiorarlo, dovr fare i conti con
me. La balia annu e corse via, lasciando Macrone e l'optio da soli. Hai detto omicidio? S,
signore. Ma era soltanto stato mandato ad arrestare Granico. Non ne so molto, signore. Soltanto
che ha ucciso il senatore, a palazzo. Il segretario imperiale ci ha mandato a centinaia a cercarlo in tutta
la citt. Io sono stato inviato qui perch Sempronio  suo suocero e il prefetto potrebbe essere tornato
qui. Se  qui, lo troveremo presto. Il tono di quell'ultimo commento non piacque affatto a Macrone.
Implicava che, se Catone si stesse nascondendo l, anche il centurione sarebbe stato considerato un
complice. Stava per riprendere l'uomo quando il senatore Sempronio avanz a lunghi passi verso di
loro, avvolgendosi un mantello sopra gli indumenti intimi. Che significa questo oltraggio?, sbott
l'uomo. Come osate invadere la mia casa a quest'ora della notte?. L'optio si rivolse a quel nuovo
attacco e deglut nervosamente, tendendo il mandato al senatore. Stiamo cercando il prefetto Catone,
signore.  ricercato per omicidio. Omicidio?. Sempronio inarc le sopracciglia, scambiandosi uno
sguardo con Macrone. Poi prese il mandato e ne spezz il sigillo, spostandosi verso una lampada a lato
della porta. Sollev la pergamena e la lesse in tutta fretta. Catone avrebbe ucciso Granico? Ma questo
 assurdo? Per quale motivo, in nome di tutto ci che  sacro, avrebbe dovuto farlo?. Ma soprattutto,
pens Macrone, dov'era Catone, adesso? Dove?
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
La prima cosa di cui Catone si rese conto, quando riprese conoscenza, fu il terribile dolore pulsante
alla nuca. Digrign i denti e serr le palpebre per un attimo, inspirando a fondo. I polmoni gli si
riempirono dell'odore rancido della sporcizia in cui giaceva, ed ebbe un conato di vomito. Riapr gli
occhi, sbattendo le palpebre. Era buio, e si trovava in uno stretto vicolo, eppure non ricordava affatto
come fosse finito l. Si risollev sulle ginocchia e si prese la testa tra le mani. Ebbe un nuovo conato e
infine vomit nel rivolo d'acqua sporca che scorreva lungo il vicolo, sentendo lo stomaco che gli si
rivoltava e l'addome teso, mentre il vomito acido si riversava sul lastricato. I conati si susseguirono pi
e pi volte, e tra l'uno e l'altro il dolore alla testa continu a pulsare in modo insopportabile. Alla fine,
non ebbe pi nulla da espellere, e si appoggi al muro, cercando di respirare con calma. Che sta
succedendo, in nome di Ade?, borbott. Un vago movimento attir la sua attenzione e vide un gatto
magro e selvatico muoversi verso il suo vomito, annusarlo e poi ritrarsi, prima di spostarsi dall'altro
lato del vicolo, per sedersi a osservarlo. Non sei molto d'aiuto, tu, vero?. Port una mano dietro la
testa e sent una spessa crosta di sangue rappreso tra i capelli. Si tocc intorno con attenzione e scopr
un grosso bernoccolo e un taglio sul cuoio capelluto. Fece una smorfia. Faceva freddo. Molto freddo.
Port le ginocchia al petto e le abbracci, tentando di concentrarsi. Sebbene non avesse idea di dove si
trovava, riusciva a ricordare l'arresto del senatore Granico. E i commenti che il prigioniero aveva fatto,
mentre lui lo conduceva al palazzo imperiale. Poi una porta che si apriva e qualcuno che gli correva
addosso. E infine, un corpo con un pugnale piantato nella schiena. Quello di Granico. A quel punto,
tutti i dettagli gli tornarono di colpo in mente, come un torrente in piena. Catone si allarm, tendendo le
orecchie e stringendo gli occhi nell'oscurit, mentre si guardava intorno. Non c'era traccia del suo
assalitore. L'uomo che aveva ucciso Granico, facendo in modo che la colpa ricadesse su di lui. Non
c'era nessuno. Per quanto tempo era rimasto svenuto? Non avrebbe saputo dirlo. Ma una cosa era
sicura: lui era in pericolo. Senza dubbio, Pallante aveva sguinzagliato squadre intere di pretoriani e
coorti urbane per dargli la caccia. E se l'avessero trovato, senza dubbio l'avrebbero accusato
dell'omicidio. N c'erano dubbi su chi lo avesse incastrato. Quella era opera di Pallante. Il liberto
imperiale aveva richiesto espressamente che fosse Catone a eseguire l'arresto, per poi scortare il
prigioniero al palazzo. L, aveva scelto la stanza in cui Granico avrebbe dovuto aspettare, e non appena
il senatore era stato rinchiuso l dentro, all'assassino era stato dato il segnale di entrare nella stanza e
compiere la sua missione. Se Catone non avesse udito il rumore della breve colluttazione, senza dubbio
l'assassino avrebbe usato la corda per fuggire dalla stanza cos come vi era entrato. Catone ricordava
l'inseguimento nelle cucine e in strada, e poi pi niente. Ripens a ci che aveva visto e rivide quel
tatuaggio sulla pelle dell'assassino. Uno scorpione con la coda pronta a colpire. Lo scorpione era stato
il simbolo della guardia pretoriana da quando Seiano lo aveva adottato in onore del segno di nascita del
suo signore, l'imperatore Tiberio. Quindi, l'assassino era un pretoriano, consider Catone. E non un
soldato qualsiasi. Aveva un addestramento perfetto, e i riflessi pi rapidi che lui avesse mai visto.
Avrebbe potuto ucciderlo, ma aveva scelto di lasciarlo in vita. Cosa aveva detto? Che Pallante voleva
che fosse trovato e catturato vivo, in modo da essere mostrato a Roma come assassino del senatore
Granico. Ovviamente, lui avrebbe dichiarato di essere innocente e rivelato dell'assassino, ma Pallante
avrebbe messo di sicuro in ridicolo la sua spiegazione e chi gli avrebbe creduto? Era stato trovato con
le mani sporche del sangue della vittima, in presenza di due testimoni che avrebbero assecondato
qualsiasi versione dei fatti offerta da Pallante. Era una trappola perfetta, ammise Catone tra s e s. La
sua unica speranza di salvezza era quella di trovare il vero assassino e costringerlo a confessare. E
come avrebbe potuto farlo? D'accordo, sapeva che quell'uomo era un pretoriano, ma ce n'erano diverse
migliaia, a Roma. Poteva anche essere un ex pretoriano, e in quel caso le possibilit di Catone di
rintracciarlo sarebbero state ancora pi esigue. A peggiorare ancora di pi la situazione, adesso lui era
un ricercato. Non poteva farsi catturare prima di aver scoperto l'identit del vero assassino,
dimostrando che lavorava per Pallante. Fino a quel momento, si sarebbe dovuto mimetizzare tra la
popolazione di Roma, diventando un semplice volto tra la folla. La prima cosa da fare, a quel
proposito, era cambiare aspetto. A partire dagli abiti. Il mantello e la tunica erano sporchi di escrementi
e sangue proveniente dal taglio che aveva in testa. Per erano comunque di buona fattura, e l'avrebbero
fatto riconoscere, in quel quartiere. Doveva liberarsene. Si alz, con una smorfia al violento dolore
pulsante alla testa, e avanz con cautela lungo il vicolo, addentrandosi nei bassifondi e provando ad
aprire le porte man mano che le superava. Erano tutte chiuse dall'interno. Poco prima di raggiungere il
successivo incrocio, sent delle voci, e si ritrasse rapido, fino a raggiungere l'arco di un negozio, dove
si nascose in un angolo. Una vivida luce rossastra invase l'incrocio, e un attimo dopo un uomo con una
torcia accesa comparve in testa a un gruppo armato di bastoni. Allora, dove dovrebbe essere?,
borbott uno degli uomini. Pensavo che quell'uomo avesse detto che l'avremmo trovato qui. Forse
ci stava prendendo in giro, comment un altro. Silenzio!, scatt quello che reggeva la torcia. Si
fermarono a discutere in quale direzione continuare la ricerca, prima che il capo decidesse di continuare
dritti. Sparirono alla vista, con la luce della torcia che svaniva in lontananza. Catone attese finch non
riusc pi a sentire le loro voci, prima di uscire dall'arco, avanzando con cautela verso l'angolo
dell'incrocio. La pattuglia era gi lontana, e lui si lasci sfuggire un sospiro di sollievo, prima di
attraversare l'incrocio. Poco pi avanti, raggiunse uno stretto arco che conduceva in un cortile comune
condiviso dagli edifici residenziali circostanti. C'era una piccola fontana al centro del cortile, risalente
a parecchi anni prima, quando quella parte della citt non era ancora cos costruita. L'acqua scrosciava
in un'ampia vasca, per poi ricadere in una serie di abbeveratoi, e infine scorrere via in un rigagnolo che
spariva oltre l'arco. Catone attese per un attimo, tendendo le orecchie, ma non c'era nessuno, intorno.
Raggiunse la fontana e si spogli del mantello, prima di chinare il capo sotto al getto della fontana.
L'acqua era gelida, e Catone soffoc un gemito, lasciandosela scorrere tra i capelli, sciogliendo e
lavando via la crosta di sangue rappreso. Si pass le dita sulla ferita e fece una smorfia al lampo di
dolore che ne segu. Fu tentato di lavarsi, ma poi ci ripens. La sporcizia lo avrebbe aiutato a
nascondersi. Guardandosi intorno, not una zona coperta in fondo al cortile, sotto alla quale si
intravedevano delle corde per stendere i panni. Una magra collezione di indumenti vi era appesa.
Mentre vi si dirigeva, sent il tintinnio di una catena e una figura scura si stacc dall'ombra, trottando
avanti e fermandosi di scatto con un altro tintinnio secco e metallico. Un cane da guardia. Catone
temette subito che l'animale potesse farlo scoprire, se si fosse messo ad abbaiare. Tuttavia, lo vide
scodinzolare e annusare l'aria con curiosit. Allung una mano e gli si avvicin con cautela. Il cane
stratton il collare e lecc le dita di Catone non appena furono a portata. Lui si fece avanti e gratt
l'animale sotto il mento, mentre il cane continuava a leccargli il palmo. Bravo ragazzo, sussurr
Catone. Buono e zitto, ora. Dopo aver accarezzato l'animale, si spost verso la fila di panni. C'erano
tuniche e mantelli, perlopi rattoppati e consunti, e un berretto di feltro. C'era anche una grossa sacca
da biancheria in lino con una tracolla da un lato. Catone si svest e prese la tunica e il mantello pi
rovinati di tutti, insieme al cappello. Appese i suoi vestiti al loro posto, immaginando cupamente la
felicit sul volto dell'uomo che avrebbe scoperto lo scambio. La tunica aveva un odore acido e il
tessuto gli sfregava ruvido contro la pelle, quando la indoss. La spilla per chiudere il suo mantello era
d'argento, e Catone non voleva perderla. Se la infil nella borsa e chiuse il mantello rubato con una
semplice spilla di ferro gi attaccata al tessuto. La cintura con la spada e il pugnale lo faceva sentire al
sicuro, sotto al mantello. C'era soltanto un ultimo effetto personale da nascondere: il bracciale d'oro. Si
domand come mai il suo aggressore non gli avesse rubato un oggetto cos prezioso. Prendendo la
sacca del bucato, Catone vi nascose dentro il bracciale e se la mise a tracolla. Soddisfatto del suo nuovo
aspetto, torn dal cane e lo accarezz con gentilezza sulla testa, battendogli una pacca sulla schiena.
Dubito che Cerbero perder il sonno temendo che tu possa sostituirlo, amico peloso. L'animale
premette la testa contro la coscia di Catone, che lo accarezz un'ultima volta prima di allontanarsi. Il
cane alz lo sguardo e uggiol, fissando la figura in ombra che attraversava il cortile, per poi ritirarsi
nel suo angolo, dove si accucci con la testa tra le zampe anteriori con un profondo sospiro. Uscendo
sul vicolo, Catone alz lo sguardo e not le prime luci dell'alba nel cielo argenteo, in mezzo agli edifici
ai due lati. I vestiti rubati puzzavano, ma tra quelli e la sporcizia sulla sua pelle, non sarebbe mai stato
riconosciuto come un prefetto della guardia pretoriana. Tirandosi il cappello sulla fronte, si avvi verso
il Viminale. Non aveva dubbi che uno dei primi posti dove Pallante avrebbe mandato i suoi uomini a
cercarlo sarebbe stata la casa di Sempronio. Catone vi si sarebbe dovuto avvicinare con molta
attenzione. Doveva assicurarsi che Lucio stesse bene, e doveva anche parlare con Macrone. Aveva
bisogno dell'aiuto del suo amico, per trovare l'assassino di Granico. Se quell'uomo era ancora un
pretoriano, Macrone avrebbe potuto cercarlo in caserma. Certo, era possibile che Pallante facesse
tenere d'occhio Macrone in caso lui cercasse di contattarlo. Lui l'avrebbe fatto, se fosse stato nella
posizione del segretario imperiale, consider. In tal caso, sarebbe stato meglio tenersi lontano dal
centurione e non coinvolgerlo. La situazione era gi abbastanza a suo sfavore. Non sarebbe stato giusto
mettere a rischio anche la vita del suo migliore amico. Ma a chi altro avrebbe potuto chiedere aiuto? Di
chi altro poteva fidarsi? Quando Catone raggiunse la strada in cui si trovava la casa di Sempronio, il
sole era gi sorto. Nuvole scure e cariche di pioggia si stavano avvicinando da est, e ben presto
oscurarono il pallido disco, facendo calare sulla citt una fredda semioscurit. Un soffio di vento
sollev le foglie cadute e le soffi in faccia a Catone. Lui si chin in avanti, avvolgendosi nel mantello,
dirigendosi verso una taverna a breve distanza. Sebbene ci fossero numerosi posti a sedere all'interno,
lui scelse una panca con vista sulla strada, e si sedette con qualche altro avventore mattutino; i soliti
clienti che ammazzavano il tempo prima di dirigersi verso le abitazioni dei propri patroni per ottenere
un lavoro per la giornata, o qualche moneta per poter tornare a bere in taverna. Una ragazza magra con
la pelle butterata e capelli fini e unti venne a prendere l'ordinazione. Vino con miele. Una fiasca o
soltanto una tazza? Solo una tazza. Lei lo osserv per un attimo, incuriosita, prima di parlare di
nuovo. Due assi. Da pagare subito. Catone le lanci un'occhiataccia. Posso pagare. Mi spiace,
signore. Sono le regole del proprietario. Se non sei un cliente abituale, devi pagare subito.
D'accordo. Catone sbuff e port la mano alla borsa che aveva alla cintura. Prese un sesterzio e lo
tese alla ragazza. Voglio il resto. Mi piacerebbe poterti lasciare una mancia, ma la mia regola  che se
non sono un cliente abituale di una taverna, mi tengo il resto e vedo prima se avr un buon servizio.
La donna gli lanci un'occhiataccia, prima di girarsi di scatto e dirigersi in tutta fretta al bancone, da
cui torn con una coppa che pos con poca grazia sulla panca accanto a lui. Quando lei si allontan di
nuovo, Catone prese un sorso di vino e rimase l, con la tazza tra le mani, mentre osservava la strada.
Qualche schiavo usc dalle varie case, puntando verso il Foro per fare la spesa della giornata. Alcuni
venditori ambulanti passavano da una porta all'altra con le loro mercanzie. Poco oltre la porta della
casa di Sempronio, un mendicante se ne stava al riparo di un contrafforte, con l'unica gamba che gli
restava allungata davanti a s sulla strada. Di tanto in tanto, sollevava una ciotola di metallo, facendola
tintinnare verso i passanti. Nel frattempo, le nuvole si addensavano nel cielo. Le prime gocce di pioggia
caddero, e i passanti si coprirono la testa con il cappuccio dei mantelli, se lo avevano, o si affrettarono a
cercare riparo prima dell'acquazzone. Ben presto, la strada rest quasi vuota. Catone not che il
mendicante non si muoveva, limitandosi a spingersi pi al riparo dell'angolo della colonna. Deve
essere un mendicante molto scrupoloso, o qualcuno che sta obbedendo a degli ordini, comment
Catone, a mezza voce. Proprio in quel momento, la porta della casa si apr e Macrone ne usc. La balia
rest sulla soglia, con accanto Lucio, che si succhiava due dita. Catone prov un lampo di disperazione,
alla vista del figlio. Era un tormento vederlo e non poter essere con lui. Macrone baci Petronella,
accarezz la testa di Lucio e poi si avvi lungo la strada, puntando verso le caserme dei pretoriani.
Quando pass davanti al mendicante, si ferm, parlarono per un attimo e poi Macrone lasci cadere una
moneta nella ciotola e prosegu. Catone attese che la porta della casa si richiudesse, prima di posare la
tazza e alzarsi, pronto a seguire l'amico. Ma il mendicante stava gi usando la sua stampella per alzarsi.
Si guard intorno, poi infil la ciotola di metallo nel mantello consunto, si infil il bastone sotto un
braccio e segu Macrone a una certa distanza, con un passo notevole, per un uomo con una sola gamba.
Catone alz gli occhi al cielo. La pioggia cadeva forte, ora, scrosciando sul lastricato e scorrendo sulle
tegole dei tetti. Calcandosi in testa il cappello e curvando le spalle, si mise in strada e cominci a
seguire i due uomini davanti a lui.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Macrone non aveva chiuso occhio, mentre continuava a rimuginare sul poco che aveva scoperto
dall'optio a capo del gruppo di pretoriani giunti a casa del senatore. All'alba, Petronella si era svegliata
e vestita per mettersi al lavoro come ogni giorno, lasciandolo ai suoi cupi pensieri. Niente aveva molto
senso. Non riusciva a credere che il suo amico potesse assassinare a sangue freddo un vecchio senatore
indifeso. Che motivo avrebbe avuto per compiere un simile oltraggio? Senza dubbio, doveva esserci un
errore, come minimo; nel peggiore dei casi, qualche bastardo astuto aveva incastrato il suo amico. In
ogni caso, qualcuno avrebbe pagato per i guai causati a Catone. Di questo, Macrone era certo. E se
fosse venuto fuori che tutta quella storia era opera di quel viscido rettile di Pallante, gli avrebbe
strappato il cuore dal petto per darlo in pasto ai corvi. Il gruppo di pretoriani aveva fatto un lavoro
meticoloso, controllando ogni stanza della casa, oltre che la soffitta e l'umida cantina. Alcuni mobili
erano stati spostati o rovesciati, e pi di una ricca stoviglia e di qualche accessorio era finito a pezzi sul
pavimento. I rumori allarmanti e le urla dei soldati avevano svegliato Lucio, facendolo scoppiare a
piangere prima che a Petronella fosse consentito di andare a confortarlo. Alla fine, era riuscita a
calmarlo, dopo che i soldati se n'erano andati, ed era rimasta con lui, ad accarezzargli i capelli, mentre
tornava a scivolare in un sonno agitato, in cui aveva continuato a rigirarsi e a gemere di tanto in tanto.
L'optio se n'era andato con una grave minaccia. Dal palazzo imperiale era stato decretato che chiunque
offrisse riparo o aiuto al fuggitivo sarebbe stato condannato a morte insieme a lui. Il che era fuori dalle
procedure ordinarie, consider Macrone, perch di solito c'era un processo, prima di un'esecuzione.
Forse era un segno dei tempi, ed era quello il modo in cui Nerone intendeva comportarsi. Se era cos,
Roma stava per diventare un luogo pericoloso quanto qualsiasi avamposto sui confini dell'Impero.
Macrone cerc di togliersi dalla testa quelle cupe considerazioni, ripensando invece a Petronella. Era
stata una sorpresa, per lui. Era la balia di Lucio e una schiava di propriet di Catone, ma aveva al tempo
stesso un'intelligenza spiccata e una personalit forte, quando la si conosceva meglio. Si era anche
dimostrata una tigre a letto, e Macrone, che non era di solito il tipo da scambiare i ruoli ovvi tra uomo e
donna, si era sorpreso a permetterle di cavalcarlo fino a provocargli un intenso orgasmo. A quel punto,
si era piegata in avanti a tenergli la testa tra le mani e a baciarlo finch non si era ripreso abbastanza da
godere di nuovo di lei e delle sue delizie. Il solo ricordo bast a fargli avvertire un fremito nei lombi,
ma non c'era tempo per perdersi in quelle fantasie. Sebbene la coorte avesse ripreso la sua routine
giornaliera, c'erano ancora diverse questioni amministrative da gestire. E poi, sarebbe riuscito a
scoprire qualcosa in pi sulla situazione di Catone nell'accampamento dei pretoriani, piuttosto che
restando l a indugiare nella casa di Sempronio. Scostando le lenzuola, si alz e si rivest, prima di
raggiungere Petronella in cucina, dove lei stava dando da mangiare a Lucio. Il piccolo non aveva
dormito bene, a causa dell'intrusione della notte prima, ed era imbronciato e poco collaborativo. Seduto
con le braccia incrociate, teneva le labbra sigillate mentre la balia cercava di offrirgli una cucchiaiata di
farinata. Oh, avanti, ometto. Che direbbe tuo padre se ti vedesse cos poco obbediente? Non me ne
importa. Be', a lui potrebbe importare, invece. E lascia che te lo dica: nessuno, per quanto
coraggioso, si sognerebbe mai di disobbedire a tuo padre. Lucio sgran gli occhi. E questo vale
anche per me. Mi mette una paura indicibile. L'ho visto spezzare degli uomini in due, per non aver
mangiato il rancio. Macrone rabbrivid in modo teatrale, e un attimo pi tardi Lucio si chin in avanti
e spalanc la bocca, facendosi imboccare da Petronella. Cos si fa!, esclam Macrone, per poi
riempire una ciotola di farinata per s. Petronella scosse la testa. Cos lo terrorizzerai, bruto che non
sei altro. Ma sta mangiando, giusto? Ha funzionato. Macrone fin in fretta la colazione, e gli altri lo
accompagnarono all'ingresso, dove lui si allacci la cintura della spada e si avvolse nel mantello, prima
di aprire la porta. Fuori pioveva, e Petronella fece una smorfia. Ti bagnerai. Un po' di pioggia non
ha mai fatto del male a un soldato. Macrone la baci, poi sorrise a Lucio e gli accarezz la testa. Fai
il bravo soldatino, oggi, e obbedisci alla tua balia, d'accordo? S, signore, sorrise Lucio. Mettendosi
in strada, Macrone si allontan verso l'accampamento pretoriano. Nonostante la pioggia, i suoi pensieri
tornarono ai guai del suo amico, in fuga e senza dubbio accusato ingiustamente. Era deciso a fare tutto
ci che poteva per aiutare Catone. Ma avrebbe avuto bisogno di una mano. Poteva di certo contare su
Sempronio, e anche su Vespasiano. L'ex comandante della Seconda legione stimava molto entrambi, e
Macrone era sicuro che sarebbe stato dalla parte di Catone, una volta tornato a Roma. Comunque, il
pericolo in cui l'amico si trovava era serio. Una moneta per un vecchio soldato a cui la buona sorte ha
voltato le spalle. Macrone osserv il povero mendicante rannicchiato sotto la colonna che sosteneva
l'alto muro del giardino di uno dei vicini di Sempronio. Si ferm a fissare l'uomo, colpito da quella
prova vivente di quanto potesse essere dura e poco remunerativa la vita di molti veterani che avevano
dato tutto per combattere per Roma. In quale unit servivi, fratello?. Il mendicante sollev una mano
in un cenno di saluto. La Decima, signore. Ci sono stato per quindici anni, prima di perdere la
gamba. Come  successo? L'ascia di un barbaro bastardo l'ha quasi tagliata all'altezza del
ginocchio, signore, e che gli di ti benedicano. Un vero peccato. Macrone pesc un sesterzio dalla
borsa e lo diede all'uomo. Togliti dalla pioggia e concediti un pasto caldo. Grazie, signore. Sei
molto generoso. Macrone accenn un saluto e torn a camminare, chinando il capo contro la pioggia a
vento. Un sesterzio era davvero una donazione generosa, per un mendicante, ma forse troppo poco per
un ex compagno d'arme. Soprattutto quando non aveva un posto dove stare nel mezzo dell'inverno.
Macrone sper che Catone avesse almeno cibo e riparo. Ovunque fosse in quel preciso momento.
Catone non os seguire il mendicante troppo da vicino, in caso l'uomo si girasse e lo vedesse,
insospettendosi. Mantenendo una distanza di sicurezza, lo pedin, con Macrone a una distanza simile,
davanti a loro, sulla strada che conduceva alle mura della citt. Alla porta del Viminale, le sentinelle
fecero passare Macrone con uno scambio di saluto. Il mendicante parl con le guardie prima che gli
fosse consentito di passare, e poi si affrett a zoppicare dietro al centurione. Catone esit per un attimo,
pensando a cosa fare, e poi avanz verso la porta. La fortuna gli sorrideva, perch non riconobbe
nessuno degli uomini di guardia. Il pi vicino dei soldati gli si avvicin per fermarlo. Bene, bene,
amico, come mai cos di fretta? C' il funerale di mio padre, stamattina. Dovrei gi essere l. Lo
cremeranno oggi. Il pretoriano alz lo sguardo al cielo piovoso. Ti piacerebbe. Vi prego, la mia
famiglia mi sta aspettando. Non cos in fretta. Aspetta qui. Il soldato si gir per chiamare il suo
optio. Questo qui dice che deve andare a un funerale. L'optio si avvicin e squadr Catone da capo a
piedi. Almeno ti saresti potuto vestire un po' meglio, per l'occasione. Catone si sollev una manica
della tunica.  tutto ci che posso permettermi. Lavoro in una lavanderia. Sai quanto mi pagano?
No. E non me ne importa niente. L'optio accenn con il pollice alla porta. Muoviti. Catone gli
rivolse un cenno di ringraziamento e si affrett, superando l'arco e proseguendo lungo la strada. Per un
po', le colonne dell'Acqua Marcia lo ripararono un minimo dal vento e dalla pioggia, finch la struttura
non svolt verso destra, superando la strada e deviando verso le colline a sud. Catone procedette pi
veloce che pot per raggiungere il mendicante e Macrone, e poi seguirli. La periferia della citt era
meno costruita e popolata della zona all'interno delle mura, e le severe leggi contro i fuochi liberi non
si applicavano, l, quindi il fumo saliva da diversi camini, perch la gente faceva tutto il possibile per
stare al caldo, nei mesi invernali. L'accampamento pretoriano era a mezzo miglio dalla porta, e Catone
riusciva a vedere le sue mura e torrette che si sollevavano al di sopra dei tetti degli edifici. Poco pi
avanti c'era un tratto di terreno vuoto, e Macrone procedette lungo il lato dell'accampamento, fino a
raggiungere la porta che si apriva sulla strada. Fu fermato dalla sentinella, diede la parola d'ordine,
entr e spar alla vista. Il mendicante si trov un punto di fronte al campo, riparandosi sotto la tettoia di
tegole del retro di una taverna, chiamata Il Ritorno della Guardia, dove si mise ad attendere. Catone
si infil in un vicolo prima di essere visto, e poi gir intorno fino a raggiungere di nuovo la strada, un
centinaio di passi pi avanti rispetto al mendicante. L'unico riparo disponibile era un cipresso, e Catone
us il tronco per nascondersi, mentre aspettava. La mattinata si trascin avanti, mentre continuava a
piovere senza tregua. I vestiti di Catone, consunti e di scarsa qualit, si erano gi inzuppati d'acqua
mentre saliva sul Viminale, e ora sentiva ogni soffio di vento fino alle ossa. Ben presto, cominci a
tremare. Non gli fu di grande conforto pensare che il mendicante stesse sopportando gli stessi disagi. In
ogni caso, era pi che probabile che fosse una delle spie di Pallante, e questo cancellava ogni briciolo
di piet che Catone avrebbe potuto provare per lui. Il segretario imperiale doveva aver giustamente
immaginato che la sua preda avrebbe tentato di mettersi in contatto con Macrone, e ora Catone non
sapeva quanto fosse saggio voler cercare l'aiuto del suo migliore amico. Se Macrone era controllato,
sarebbe stato difficile raggiungerlo. Inoltre, avrebbe messo in pericolo la sua vita. Conosceva
abbastanza l'amico per sapere che, se fosse stato al suo posto, anche Macrone avrebbe cercato il suo
aiuto, e lui glielo avrebbe fornito senza un attimo di esitazione. Tuttavia, non riusciva a non provare dei
sensi di colpa, mentre aspettava che il centurione tornasse fuori. Ci sarebbero volute delle ore, forse, o
tutto il giorno. L'unica speranza di Catone era che Macrone tornasse a cercare il caldo abbraccio di
Petronella, quella sera, e ne era abbastanza certo. Le ore si trascinarono avanti, e Catone sent il freddo
penetrargli fin nelle ossa, al punto che, alla fine della mattinata, non c'era un solo punto del suo corpo
che trattenesse ancora un minimo di calore. A mezzogiorno, la pioggia si plac, riducendosi a una lieve
acquerugiola sotto un cielo di piombo. Di tanto in tanto, un singolo pretoriano o una squadra di soldati
uscivano dal forte per i loro compiti, e Catone li osserv con attenzione, per scoprire se Macrone fosse
tra loro. Ma non c'era traccia del fisico possente del suo amico, e Catone si rassegn ad attendere
ancora, tra i disagi e la noia. Pi tardi, nel pomeriggio, una tromba annunci il cambio della guardia.
Poco dopo, un gruppo di soldati in licenza usc dal campo e attravers la strada per raggiungere la
taverna, e ben presto l'aria fu piena di risate, canti e urla. Uno sguardo cauto da dietro il tronco
dell'albero rivel a Catone che il mendicante era ancora in posizione, di guardia, sebbene stesse
approfittando della situazione e accettando le monete che i soldati gli offrivano, e che si sarebbero
aggiunte alla ricompensa di Pallante, consider Catone con rabbia. Iniziava ad avere fame, e si rese
conto di non aver mangiato nulla dal pranzo del giorno prima; ora lo stomaco cominciava a protestare,
aggiungendosi al dolore pulsante alla testa. Cerc di allontanare dai pensieri la sua pietosa situazione
tentando di comprendere i possibili motivi per cui era stato accusato dell'omicidio del senatore
Granico. Era difficile credere che Pallante avesse messo in atto un piano cos elaborato solo perch
offeso dalla riluttanza di Catone a lavorare per lui. Dopotutto, il liberto imperiale era sembrato certo
che la sua velata minaccia contro Lucio avrebbe convinto Catone a fare ci che voleva. Quindi, perch
tentare di distruggerlo? Non aveva molto senso A meno che non avesse qualcosa a che fare con la
considerazione di cui Catone godeva nella guardia pretoriana. In tutto l'Impero, i soldati tendevano a
restare leali ai comandanti che avevano dimostrato il loro valore. Non era diverso nella guardia
pretoriana, sebbene anche la generosit aiutasse molto a ottenere lealt, come aveva scoperto Seiano,
quando aveva iniziato a far pagare i pretoriani dagli imperatori. Nell'attuale situazione, per, i soldati
erano motivati dalla ragione contraria. Il fatto che la lealt delle unit appena tornate dalla Spagna non
fosse stata retribuita si era dimostrato un motivo pi che valido. Gli uomini non erano soddisfatti. E, nel
frattempo, uno dei loro comandanti era sempre pi apprezzato dai soldati e dal popolo. Catone poteva
comprendere che quei due fattori potessero essere percepiti da Pallante come una minaccia contro
Nerone. In tal caso, il liberto avrebbe potuto pensare che la soluzione poteva essere liberarsi di lui, e
quale metodo migliore per farlo, che distruggere la sua reputazione? E l'uccisione a sangue freddo di
un anziano senatore sarebbe stata pi che sufficiente per condannarlo agli occhi del popolo, e
soprattutto dei pretoriani. C'era un altro beneficio, in quel piano: l'eliminazione di un senatore
coraggioso le cui mozioni stavano causando imbarazzo al nuovo imperatore e al suo regime,
incoraggiando gli altri a parlare in favore della limitazione del potere di Nerone. Qualcuno avrebbe
perfino potuto parlare di un ritorno alla Repubblica. Su quello, almeno, Catone non era cos convinto.
La Repubblica era morta da ormai un secolo, quando Giulio Cesare aveva assunto i poteri da dittatore a
vita. E le guerre civili si erano scatenate per decenni, prima e dopo la sua fatale decisione di ottenere il
potere assoluto. Era stato Augusto a capire che non si poteva tornare indietro; e che l'unico modo per
riportare la pace nella societ romana era governarla con mano ferma e cuore d'acciaio. Se si fosse
mantenuto il popolo soddisfatto, per la gente non avrebbe avuto importanza la forma di governo. E
mantenendo nella paura gli strati pi alti della societ, si sarebbe ottenuta una falsa indifferenza anche
da parte loro. Alcuni di loro, come Granico, avrebbero potuto protestare, pagandone il prezzo; altri,
come Domizia e i suoi compagni, avrebbero continuato a lottare in segreto contro gli imperatori.
Avrebbero potuto affermare che i loro complotti fossero motivati da alti ideali, ma Catone era
abbastanza cinico da credere che le loro vere ambizioni fossero quelle di riprendersi il potere di cui
l'aristocrazia aveva goduto prima dell'epoca degli imperatori. Catone sospir. Lui credeva negli ideali
della Repubblica, ma in realt non pensava che potessero pi essere ci di cui Roma e il suo popolo
avevano bisogno. Troppe cose erano cambiate. Roma aveva bisogno degli imperatori e dei loro liberti.
In quel momento, not un'altra figura che usciva dal campo dei pretoriani.
...
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...
Capitolo 17.
...
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...
Era Macrone, non c'erano dubbi in merito. Catone osserv il suo amico uscire dal campo e punt
verso la porta del Viminale. Super Il Ritorno della Guardia, si guard, esit per un attimo e poi si
volt ed entr nella taverna. Come al solito, borbott Catone, battendo i denti. Avrebbe preferito di
gran lunga che Macrone andasse subito a casa. Almeno, avrebbe potuto muoversi di nuovo, scaldandosi
un minimo. Sbatt i piedi e si frizion con vigore le braccia, nell'attesa. Per fortuna, il fascino di
Petronella era pi allettante dei piaceri di una notte passata a bere, e ben presto Macrone usc,
pulendosi la bocca con il dorso di una mano prima di procedere lungo la strada. Il mendicante attese
per un attimo prima di alzarsi e zoppicare dietro al centurione. Catone li segu. Una volta tornati dentro
le mura, con gli edifici che si affollavano ai lati della strada, si avvicin ai due davanti a lui, temendo di
perderli di vista in mezzo alla gente che si affrettava lungo la via, con i cappucci dei mantelli tirati fin
sul volto. Sapeva che non avrebbe avuto possibilit di parlare con Macrone, se fosse tornato a casa di
Sempronio, che sicuramente era controllata da ogni parte. Doveva trovare un modo per raggiungerlo
prima. A un centinaio di passi di distanza, not l'incrocio dove Macrone avrebbe girato a sinistra su
una strada meno frequentata. Quella era l'opportunit che cercava, cap di colpo Catone. Si infil nel
primo vicolo e corse lungo il lastricato sporco, girando su una parallela alla strada percorsa da Macrone
e dal mendicante, e correndo rapido per superarli e attendere nascosto. Il vicolo sbucava sulla strada
dove sarebbero passati; Catone rest tra le ombre, riprendendo fiato e provando una familiare tensione
nelle membra, quella che precedeva l'azione. Alcune persone passarono oltre, poi sent il rumore tipico
degli stivali militari e si schiacci contro il muro dell'edificio all'angolo della strada. Macrone pass,
con un sorriso soddisfatto sulle labbra. Rutt e si batt una pacca sul petto. Poi spar. Catone si fece
avanti, avvertendo il tonfo sordo e ritmico del bastone del mendicante sul lastricato. L'uomo comparve,
guardando fisso davanti a s mentre passava. Mentre Catone usciva in strada dietro di lui, si guard alle
spalle e vide che non c'era nessuno in vista per almeno cinquanta passi, e pi indietro c'era soltanto
una coppia di anziani a braccetto che di certo non sarebbero intervenuti. Affrett il passo,
avvicinandosi al mendicante. All'ultimo istante, l'uomo si gir, preoccupato, e Catone scatt avanti,
afferrando la stampella e strappandogliela di mano. Con un grido, il mendicante piomb in avanti e
allung le mani, afferrandosi alle pieghe della tunica di Catone. Le dita gli scivolarono, scendendo
sempre di pi, sino ad afferrare con forza una caviglia del prefetto. Aiuto!, strill. Aiutatemi!. La
coppia di anziani si ferm e fiss la scena, senza sapere cosa fare. Catone tent di liberarsi dalla presa
del mendicante, ma l'uomo era pi forte di quanto fosse sembrato a prima vista e lo trattenne. Pur
correndo il rischio di perdere l'equilibrio, Catone moll un calcio nelle costole all'uomo con il piede
libero, ma non serv a nulla. Poi, disperato, sollev la stampella e gliela abbatt sulla testa. L'uomo si
chin e il colpo lo colse sulla spalla, mentre ancora tentava, senza fiato, di chiedere aiuto. Adesso
basta, bastardo!, rugg la voce di Macrone, e prima che Catone potesse alzare gli occhi, il suo amico
gli aveva gi fatto arrivare un pugno nei reni, per poi afferrarlo per le spalle e lanciarlo dall'altra parte
della strada. Catone colp il muro con violenza e piomb al suolo con un gemito soffocato, con la
stampella che gli scivolava al fianco. Macrone la afferr e la brand come una mazza. Che cazzo 
successo al mondo, se un criminale come te decide di rapinare un povero storpio indifeso?. Fece una
pausa e lanci uno sguardo al mendicante. Un momento, ma non ti ho gi visto prima? Ah, s, sei
quello della Decima. Poi torn a guardare Catone. Hai appena fatto un grosso sbaglio, amico. Perch
nessuno fa del male a un veterano e la passa liscia. Non quando il centurione Macrone pu impedirlo.
Catone sollev un braccio per proteggersi il viso. Aspetta!. Col cazzo!. La stampella piomb gi
fischiando, e Catone ebbe appena il tempo di gettarsi di lato, prendendo il colpo di striscio sulle
costole. Comunque, url per il dolore bruciante. Fermati!. Macrone si ritrasse, pronto a colpire
ancora. Per tutti gli di, Macrone!. Il suo amico si blocc dov'era. Catone? Sei davvero tu,
ragazzo?. Catone si sollev su un braccio e si tolse il cappuccio con la mano libera. S, e grazie tante.
Avresti potuto uccidermi. Ah, non esagerare Al massimo ti avrei mutilato. Poi l'espressione di
Macrone si fece seria. Ma che sta succedendo, in nome di Ade? Scopro che sei ricercato per omicidio,
e poi ti trovo a derubare uno storpio. Sar meglio che parliamo. Certo, ma prima dobbiamo
scambiare due parole con il nostro amico, l. Catone indic il mendicante, che stava cercando di
allontanarsi lentamente dai due. Macrone si gir verso l'uomo. Con lui? E perch? Perch ti ha
spiato per tutto il giorno. Catone si rialz in piedi, per poi sfiorarsi il fianco con una smorfia.
Spiarmi? E per conto di chi?, volle sapere Macrone. Pallante. Non  forse cos, amico?. Il
mendicante li guard con ansia, mentre raggiungeva la parete dell'edificio pi vicino e vi si appoggiava
pi dritto che poteva. Lasciatemi in pace. Sono soltanto un veterano, ragazzi, che mendica per
sopravvivere, tutto qui. Non lavoro per nessuno. Bugiardo!, sbott Catone. Portiamolo in un posto
tranquillo e ti racconter cosa  successo, prima che parliamo con lui. Macrone annu, e stava gi per
afferrare il mendicante e tirarlo in piedi quando ci fu un rapido movimento, un lampo d'acciaio, e lui si
ritrasse, sorpreso, vedendo un taglio sull'avambraccio. Il sangue cominci a scorrere dalla ferita e
Catone abbass lo sguardo e vide che l'uomo aveva tirato fuori un pugnale nascosto e ora lo brandiva
con aria minacciosa. State lontani da me, se ci tenete alla vita!. Macrone sollev la stampella e gli
rivolse un sogghigno selvatico. Io non vado da nessuna parte, amico. E neanche tu!. Sbatt con forza
il bastone contro la tempia del mendicante, facendogli girare di scatto la testa e stordendolo. Lui
scivol su un fianco con un lungo e basso gemito, mentre il coltello gli cadeva di mano, poi rimase
immobile. Per Giove! Spero tu non l'abbia ucciso. Impossibile, comment Macrone, sicuro. L'ho
toccato appena. Se  un veterano come dice di essere, ci sar senz'altro abituato. Se la caver con un
brutto livido e un serio mal di testa, secondo me. Catone si guard intorno. La coppia di anziani era
tornata verso il viale principale, e temeva che avrebbero potuto cercare aiuto per il mendicante assalito.
Sar meglio muoversi. Mentre il tramonto calava sulla citt, riempiendola di ombre, Macrone e
Catone trovarono un piccolo bordello ben tenuto e convinsero il proprietario ad affittare loro una stanza
privata per qualche ora. L'uomo li guard da capo a piedi e schiocc la lingua, alla vista dello storpio
con una gamba sola che gli altri due sostenevano tra loro. Se piace a voi, amici. Macrone gli
lanci un'occhiataccia e ordin un paio di fiasche di vino, prima di pagare con delle monete prese dalla
borsa del mendicante. Con Macrone che lo teneva per le spalle e Catone per i piedi, salirono la stretta
rampa di scale fino al primo piano, e lungo un corridoio, fino alla porta della stanza che avevano
affittato. Gemiti pi o meno soffocati e grida di piacere e dolore forse veritiere risuonavano dalle altre
stanze occupate, e Macrone si annot mentalmente di provare prima o poi quel luogo. Poi si ricord di
Petronella, e scacci quel pensiero. Sospettava che non fosse il genere di donna felice di condividere il
suo uomo con le altre. Proprio come a lui non piaceva l'idea che lei andasse con altri uomini. La stanza
era piccola, circa otto piedi per sei, e poco arieggiata, con un singolo pagliericcio che puzzava di
sudore. C'era una piccola alcova sopra al materasso, con vasetti di profumo da due soldi e olio
lubrificante, e tre falli di legno di diverse forme e dimensioni. Una candela bruciava in un candelabro
appeso al muro di fronte, offrendo abbastanza luce per rischiarare appena la stanza. Lasciarono il
mendicante svenuto sul materasso e appoggiarono al muro la stampella, prima di sedersi sul pavimento.
Il proprietario del bordello comparve sulla soglia con le due fiasche di vino e tre coppe di cuoio
ammaccato, posandole su una mensola. Attese per un attimo, prima che fosse Macrone a parlare. Se
speri in una mancia, puoi anche scordartela. Non  quello.  solo che ecco, non voglio niente di
strano, con quel vostro amico, l. Non voglio che il mio locale si rovini la reputazione. Si rovini la
reputazione?, sbuff Macrone. Togliti subito dalla mia vista, prima che ti prenda a pugni. Il
proprietario batt in ritirata in tutta fretta, e richiuse la porta alle sue spalle. Macrone prese una fiasca,
tolse il tappo di sughero e annus il vino. Hmm, non male come si penserebbe in un posto del
genere. Ne vers una tazza per s e una per Catone, porgendogliela. Ecco. Questo ti scalder il
cuore. Grazie. Catone ne prese un sorso. Era vino di scarsa qualit, ma era bello sentirselo scendere
gi per l'esofago. Si sfil il mantello fradicio. Mentre aspettiamo che quello si risvegli, sar meglio
che ti spieghi cosa  successo. Immagino che sar una storia interessante, a giudicare dalle
condizioni in cui ti trovo, fratello. Catone raccolse i pensieri e raccont tutto, dall'arresto fino al
momento in cui Macrone gli era finito letteralmente addosso. L'amico lo ascolt con attenzione, con le
mani strette intorno alla tazza di cuoio. Quando Catone fin, scol il vino in un solo sorso e si appoggi
con le spalle alla parete, posando le mani sulle ginocchia. Pensavo che Narciso fosse un bastardo, ma
Pallante  riuscito subito a surclassare quella vecchia serpe. La domanda : cosa possiamo fare per
dimostrare che sei innocente? Dobbiamo cominciare dall'assassino. Sono certo che si tratti di un
pretoriano. E ha quel tatuaggio di cui ti ho parlato. Uno scorpione. Macrone annu. Odio dovertelo
dire, ragazzo mio, ma non sono pochi quelli che portano un tatuaggio simile. Forse, ma l'immagine
era molto specifica: uno scorpione pronto a colpire, qui sul braccio. Catone indic il punto sul suo
braccio. Concordo, non  un granch, come punto di partenza. Ma  tutto ci che ho, per il momento.
A meno che non riusciamo a scoprire qualcosa in pi dallo zoppo, appena si sveglier. Macrone
piant il pugno della destra nel palmo della sinistra. Oh, qualcosa la otterremo di sicuro, da lui. Ci
penso io. C' un'altra cosa che dobbiamo fare, continu Catone. Voglio che Lucio sia portato in
un posto sicuro, lontano da Pallante. Immagino che lui stia sperando che verr rintracciato in fretta. Ma
se questo non accadr, temo che potrebbe rapire Lucio e minacciare di fargli del male se non mi
consegner. Potrebbe gi averci pensato. Macrone fece una smorfia. Sarebbe un'infamia perfino per
un viscido bastardo come lui. Catone si strinse nelle spalle. Ma  quello che farei io, al suo posto.
A volte, non sono sicuro di apprezzare appieno il tuo modo di pensare, ragazzo. Una cosa  essere
astuti, ben altra  essere uno schifoso bastardo calcolatore. Se vuoi battere persone come Pallante,
devi imparare a pensare come loro. Vivono in modo diverso da noi, Macrone. Il trucco  imparare le
regole del gioco e poi usarle meglio di chiunque altro. Solo uno sciocco pensa che ci sia virt
nell'essere un buon perdente. Catone sospir. Voglio che Lucio sia portato al sicuro finch questa
faccenda non sar risolta, in un modo o nell'altro. Macrone consider per un attimo quelle parole e
infine annu. Credo di conoscere qualcuno che pu aiutarci in questo senso. Petronella ha dei parenti
con una piccola fattoria fuori citt. Lucio sar al sicuro, l. Petronella? Non sapevo che i suoi parenti
avessero dei terreni. Anzi, non sapevo neanche che avesse dei parenti, a dirla tutta. E perch avresti
dovuto? Lei  solo la tua schiava. Gi mentre pronunciava quelle parole, Macrone prov uno slancio
di affetto verso la sua donna, e allo stesso tempo di lieve delusione verso l'amico per non aver mai
saputo nulla della vita di Petronella, a parte il suo essere una schiava. A Catone non era sfuggito il
cambiamento nel tono di Macrone. Osserv con attenzione l'amico, notando il suo dispiacere. Non
intendevo dire che non me ne importa nulla. La conosco appena, e non ci ho mai pensato troppo. So
che per te  diventata importante. Scusami. Macrone si rese conto che quelle scuse erano davvero
sentite. S, lo so.  solo che questa cosa rende la situazione un po' difficile. Catone ci pens su per
un attimo, prima di continuare. Non  soltanto un'infatuazione passeggera delle tue, vero?. Macrone
scosse la testa. Credo di no.  una brava donna. E c' qualcosa, in lei, che me la fa desiderare sempre
di pi. Catone gli rivolse un sorriso ironico. Centurione Macrone, credo proprio che ci sia un'anima
romantica, sotto a questa crosta dura. Macrone si accigli. Puoi andare subito a farti fottere, se pensi
di poterti prendere gioco di me. Non lo sto facendo, credimi.  solo una parte di te che non penso di
aver mai visto. Comunque, ascoltami: se Petronella pu prendersi cura di Lucio e tenerlo al sicuro,
voglio che sia tua. Te la ceder. Sul serio?. Il cuore di Macrone si scald a quell'idea. Ma poi venne
il senso di colpa. Sarebbe stata un'umiliazione sia per lui che per Petronella, se lei fosse passata da un
padrone all'altro solo perch Macrone potesse approfittare di lei come schiava. Non era ci che voleva.
Se c'era un futuro nel loro rapporto, doveva nascere da una libera scelta. Lei doveva desiderare di stare
con lui. Ascoltami tu, Catone. Se lei far queste cose, dovrai lasciarla libera. E poi vedr come andr
tra noi. Preferisco correre questo rischio. Potresti farlo tu, se la dessi a te. No. Se accetter di
aiutarci, dovrai liberarla. Catone annu. Un gemito dal materasso attir la loro attenzione sul
mendicante, che cominciava a muoversi. Ruot con lentezza la testa da un lato all'altro e sbatt le
palpebre, riaprendo gli occhi. Cosa mi 軻. Si zitt non appena si rese conto dei due uomini nelle
vicinanze, e si rannicchi in un angolo del materasso. Voi. Macrone gli rivolse un sorriso crudele.
Gi, proprio noi. E ora, amico mio, credo sia ora di fare due chiacchiere. Ma dove sono le mie buone
maniere? Condividiamo un po' di vino, prima. Vers del vino nella terza tazza, riempiendola quasi
fino all'orlo prima di passarla al mendicante. Ecco. Prendi questa. L'uomo esit, e Macrone gli
premette la tazza in mano, facendo gocciolare del vino sulla manica della tunica dell'uomo. L'ho
pagato caro. Sarebbe maleducato rifiutare del vino da un vecchio compagno d'armi. Avanti, bevi. Il
mendicante scosse la testa. Non lo voglio. Non  un'offerta, amico.  un ordine. Macrone sfil il
pugnale dal fodero con la mano libera e lo punt contro il moncherino della gamba dell'uomo. Fallo.
Il mendicante sollev la tazza alle labbra e ne prese un sorso. Ecco, molto meglio, comment
Macrone, incoraggiante. Non  poi cos male, eh? Forza, continua. Osservando Macrone con ansia, il
mendicante svuot rapido la coppa, facendosi scorrere dei rivoli di vino ai lati del mento. Non appena
fin, Macrone si riprese il contenitore e Catone lo riemp. Ancora. Ripeterono il processo finch
entrambe le fiasche non furono vuote, e non ci volle molto perch lo sguardo del mendicante si facesse
offuscato e lui ricadesse contro il muro. Non c' niente di meglio che un po' di vino buono, eh?.
Macrone gli batt una pacca sulla mano. Allora, adesso parliamo. Cominciamo dal tuo nome. Quello
vero. Gaio Fenno. Lieti di conoscerti, Fenno. Mi pare di ricordare che sei un veterano della
Decima legione.  vero? L'uomo chiuse gli occhi e scosse la testa. Immaginavo che non fosse cos.
E non credo mi piacciano molto gli uomini che fingono di essere miei ex compagni d'arme. Quindi,
ricominciamo: lavori per Pallante?. Fenno schiocc appena le labbra, e la risposta fu un biascicato
S. Catone si pieg in avanti. Sei una sua spia. Il che significa che quasi sicuramente conosci altre
spie che lavorano per lui. Dimmi, hai mai visto tra loro un uomo della mia stessa altezza, con i capelli
neri?  un pretoriano e ha un tatuaggio sul braccio. Uno scorpione. Lo conosci? N-no. Mai visto.
Fenno richiuse gli occhi e chin il capo sul petto. Catone lo afferr per il bavero della tunica e lo scosse
con decisione, facendogli sbattere la nuca contro il muro. Ahi! P-perch l'hai fatto?. L'uomo aveva
riaperto gli occhi e fissava Catone con un'espressione offesa. N-non ce n'era bisogno, amico. E
allora dimmi la verit. Conosci quell'uomo? No.  la verit. Giuro. Catone lanci uno sguardo a
Macrone, e lui sollev le sopracciglia. Catone scosse di nuovo il mendicante. Stronzate. Dimmi la
verit o ti spacco la testa contro il muro. C-cosa?. Fenno sollev una mano e la agit debolmente, in
una vaga protesta. N-non ce n' bisogno. Te l'ho detto  la verit. Catone rest in silenzio per un
attimo. D'accordo. Allora che mi dici della casa di Sempronio? Ci sono altri uomini di Pallante a
controllarla? Fenno annu. Un altro sul r-retro. E altri? No. Sei sicuro? Se mi stai mentendo,
la pagherai cara. Non dico bugie. Solo uno. Catone lo moll e lo lasci ricadere piano all'indietro,
prima di rivolgersi a Macrone. Non  di grande aiuto. No. E ora che facciamo?. Catone ci pens su
per un momento. Tu torna ai tuoi doveri e scopri se qualcuno conosce un pretoriano con quel
tatuaggio. E parla con Petronella. Se pu portare Lucio al sicuro, dille da parte mia che le restituir la
libert. Grazie. E tu cosa farai? Terr un basso profilo. Mi trover un nascondiglio. Ci rivedremo
qui non appena sarai riuscito a far nascondere Lucio al sicuro. Macrone accenn a Fenno. E lui? Che
ne facciamo? Non  una buona idea lasciare che faccia rapporto a Pallante e gli racconti di quello che 
successo qui dentro. Sarebbe meglio che sparisse. S.  il momento di fare una passeggiata tutti
insieme. Catone lasci un denario al proprietario del bordello per comprare il suo silenzio. Poi,
trascinando Fenno tra loro, lasciarono il locale e si avventurarono lungo le strade buie. Puntando verso
il Foro, raggiunsero una piccola piazza con una fontana pubblica. Non c'era nessuno in vista. A pochi
passi dalla fontana, trovarono quello che Catone stava cercando: un robusto coperchio di legno che
chiudeva una delle botole che si aprivano sulle fognature sotto la citt, quelle che si andavano a
svuotare nel Tevere. Tienilo in piedi, ordin, lasciando tutto il peso dell'uomo addosso a Macrone.
Poi si chin e fece scivolare le dita nella maniglia nascosta che permetteva di aprire la botola. Scost il
coperchio, lasciandolo sul lastricato. Una puzza nauseante si sollev dall'apertura buia, e Fenno si
mosse. Cos' que-questa puzza?. Catone si prepar, poi port indietro il pugno e lo abbatt con un
violento gancio sotto la mascella di Fenno, facendogli rovesciare la testa indietro. Il mendicante esal
un basso gemito e si afflosci tra le braccia di Macrone, privo di sensi. Catone agit le dita, con una
smorfia di dolore per l'impatto potente. Poi si guard per l'ultima volta intorno nella piazza vuota e si
rivolse a Macrone con un cenno del capo. Il centurione sollev l'uomo svenuto verso l'apertura buia
della botola, vi fece penzolare dentro il piede e la gamba monca, e poi lasci la presa. Fenno cadde gi,
battendo la testa contro il bordo dell'apertura, prima di sparire alla loro vista. Un tonfo liquido
riecheggi dal basso, poi ci fu un risucchio d'acqua e nient'altro. Catone rimise a posto il coperchio di
legno e guard Macrone. Non possiamo correre il rischio di rivederci, a meno che non sia
assolutamente necessario. Concordo. Ci serve un segnale di qualche tipo. Potremmo usare le terme
nella strada adiacente alla casa di Sempronio. C' una tettoia, nel cortile sul retro. Se hai bisogno di
parlarmi, disegna con il gesso una c sul muro, sotto le tegole della tettoia. Se sar io a dover parlare con
te, scriver una m. Catone annu. Molto bene. A quel punto, ci troveremo nella stanza del vapore a
mezzogiorno del giorno dopo. D'accordo?. Macrone ci pens su per un attimo. Mi sembra perfetto.
Devo solo assicurarmi di non essere seguto. Decisamente. Nel frattempo, fa' attenzione, Catone.
Non farti prendere. Si strinsero gli avambracci. Catone gli rivolse un lieve sorriso. Non temere per
me. Risparmia le preoccupazioni per i bastardi che mi hanno incastrato. Quando li trover, se ne
andranno proprio come Fenno. Lo giuro su Giove Ottimo Massimo.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Lasciare Roma?. Le sopracciglia di Petronella si inarcarono per la sorpresa. Ma perch?.
Macrone si guard intorno nel giardino, ma l'unica persona visibile era uno schiavo che stava
raccogliendo le foglie secche sotto i meli nell'angolo pi lontano da loro. Era una mattinata fredda; il
cielo era nuvolo e l'aria umida. Lui torn a rivolgersi a Petronella e le prese con dolcezza una mano.
Dobbiamo portare il bambino fuori citt. Non  al sicuro, qui. E dobbiamo andarcene oggi stesso.
Perch cos in fretta?. Macrone si era ripetuto mentalmente quella conversazione sin dalle prime luci
dell'alba, e si era ripromesso di rivelare alla balia solo quel poco che doveva sapere, per la sua
sicurezza e quella di tutti gli altri. Ascolta, mia cara, Catone  stato incastrato per un omicidio che non
ha commesso. Sta scappando, e lo stanno cercando ovunque. Sono certi di riuscire ad arrestarlo presto.
Ma io non ne sono cos sicuro. Quel ragazzo  pi intelligente di tutti i bibliotecari di Alessandria. Ed 
pi astuto di una volpe. Se qualcuno pu evitare di essere arrestato,  proprio Catone. Il che significa
che i suoi nemici dovranno tentare altre tattiche per farlo uscire allo scoperto. E useranno Lucio come
esca, o minacceranno di fargli del male se suo padre non si consegner.  per questo che dobbiamo
farlo andare via di qui, e tenerlo al sicuro, dove nessuno possa trovarlo. Macrone fece una pausa, per
lasciare che quelle informazioni fossero ben comprese, prima di continuare: E non sono preoccupato
solo per il bambino, ma anche per te. Per me?. Lui annu. Qualunque cosa stia succedendo, di
sicuro ci saranno guai. Hai visto cosa succede per le strade di Roma. Nerone e Britannico hanno bande
rivali di sostenitori, che si scontrano ogni volta che possono. Il Senato  diviso e sembra che alcune
legioni vogliano schierarsi contro l'imperatore. Se questo dovesse succedere, Roma diventerebbe un
posto molto pericoloso. Quindi, sar meglio che tu non sia qui, quando accadr. Petronella lo guard
con ansia. E tu? Non sar un luogo sicuro neanche per te. Ma io sono un soldato. Ci sono abituato, e
so cavarmela benissimo da solo. Lei non sembrava convinta, e Macrone si sent scaldare il cuore a
quell'ovvia preoccupazione. Le prese anche l'altra mano e si chin a baciarle la fronte. Non mi
succeder niente, te lo prometto. Ho affrontato orde di barbari, in passato, e li ho presi tutti a calci.
Quel piccolo e viscido bastardo di Pallante non sar certo l'uomo che riuscir ad abbattermi. Una
cosa  affrontare il nemico, ben altra trovarsi ad essere attaccati alle spalle da gente come lui.
Macrone ridacchi. Hai ragione. Terr gli occhi bene aperti e mi guarder le spalle. Quindi, dove
andremo, io e Lucio?. Macrone strinse le labbra, prima di replicare: Sai, quella sorella minore di cui
mi hai parlato? Quella che ha sposato un contadino. Puoi fidarti di lei e del suo uomo?. Le affiderei
la vita senza pensarci due volte. Non conosco suo marito. Ma Lucilla mi ha detto che  un brav'uomo.
Ed  proprio quello che ci serve adesso. Inoltre, lo ricompenser bene, se vi terr al sicuro. E se non
sapesse come nasconderci?. Macrone sorrise. Fidati di me. L'argento sa essere molto persuasivo, e
anch'io, se serve. E ora, quanto dista questa fattoria da Roma?. Petronella ci pens per un attimo.  a
circa dieci miglia a sud della citt, poco lontana dalla via Appia. Una volta ci sono andata, prima che
mio padre mi vendesse. Non  lontana, dunque. Macrone le strinse le mani nelle proprie. Non c'
tempo da perdere. Prendi dei vestiti per te e per il bambino, e tutto quello che ti serve. Ma non portare
con te troppe cose. Assicurati che nessuno capisca cosa stai facendo, e non parlare con nessuno, se
riesci. E il padrone? Il senatore Sempronio dorme ancora. Ho controllato, prima di parlare con te.
Ho bevuto qualche fiasca di vino con lui, ieri sera dopo cena; vedrai che continuer a dormire anche
molto dopo che ce ne saremo andati.  meglio che lui non ne sappia nulla. Non servirebbe a niente,
dirglielo. Capito? Prendi quello che ti serve e aspettami alla porta sul retro della casa. Busser cinque
volte. Non aprire a nessun altro. Lei annu, poi si rese conto che sembrava distratto. Cosa devi fare?
Voglio solo assicurarmi che nessuno ci segua. Aveva ricominciato a piovere, quando Macrone lasci
la casa. Si guard intorno, lungo la strada, ma a parte qualcuno che si affrettava verso la propria
destinazione, non c'era traccia di spie che controllassero la porta d'ingresso. Ma lui sapeva che
dovevano esserci. Ormai dovevano essersi resi conto della scomparsa di Fenno, e questo significava
che chiunque avesse preso il suo posto avrebbe fatto molta attenzione a non farsi notare. Macrone si
tir il cappuccio del mantello fin sulla fronte e usc in strada, dirigendosi verso il campo dei pretoriani.
Osserv negozi e taverne ai due lati della strada, cercando di notare eventuali persone che lo
controllassero. Ma, nonostante l'attenzione, non gli sembr di notare nulla di strano nelle persone che
incroci lungo la via. A duecento passi dalla porta nelle mura, svolt in un vicolo che portava verso
l'accampamento attraverso una strada pi riparata. La pioggia non era cos forte da impedirgli di udire
un suono di passi alle sue spalle, poco dopo, ma continu a procedere senza guardarsi intorno. Pi
avanti, due uomini stavano tirando un carretto pieno di mercanzie verso di lui. Si scost per lasciarli
passare, per poi tornare in strada. Di colpo, si gir per seguire il carretto, accovacciandosi appena nel
farlo. Superando l'imbocco di un vicoletto buio, si ferm e si abbass a guardare in mezzo alle ruote.
La persona che lo seguiva si stava spostando sul lato della strada per far passare il carro, e Macrone si
rese conto che per un attimo il veicolo avrebbe bloccato la visuale dell'uomo. Si acquatt nel vicolo,
premendosi contro il muro e sguainando il pugnale. Il rumore delle ruote che rotolavano
sull'acciottolato riemp la strada, e poi Macrone ud il ritmo rapido degli stivali dell'uomo che iniziava
a correre, rendendosi conto di averlo perso di vista e cercando di raggiungerlo. Un mantello scuro pass
fluttuando oltre il vicolo, e Macrone salt fuori dal nascondiglio e spinse con forza l'uomo da dietro,
facendogli perdere l'equilibrio e mandandolo faccia avanti sul lastricato. Prima che potesse reagire, il
centurione aveva gi afferrato l'uomo per i capelli, tirandogli indietro la testa e puntandogli la lama del
pugnale contro la gola. Alzati. Pi in fretta che puoi, se vuoi continuare a vivere. L'uomo era senza
fiato per la caduta e lott per rimettersi in piedi, ansimando. Ora che era l, Macrone not che si trattava
di un uomo basso e magro, sulla trentina, con i capelli rasati a zero e la tunica blu dei membri della
casata imperiale sotto il semplice mantello marrone che indossava. Trascinandolo nel vicolo, Macrone
gli premette la faccia contro il muro e gli punt il pugnale contro le reni, facendogli sentire l'acciaio
contro la carne. Ascoltami bene, gli sibil all'orecchio. So che Pallante ti ha mandato a
controllarmi. So anche che c' un altro uomo sul retro della casa. Hai capito? Non so di cosa tu stia
parlando. Se vuoi rapinarmi, prenditi la mia borsa e lasciami in pace. Bella prova, amico. Macrone
premette un po' di pi la punta del pugnale, e l'uomo si agit. Riproviamo. Tu e il tuo amico state
controllando la casa di Sempronio. Voglio sapere dove si trova il tuo amico, che aspetto ha e il suo
nome. E voglio che tu me lo dica subito, prima che debba farti del male. Spinse la guancia dell'uomo
contro il muro per sottolineare l'urgenza della richiesta. Te l'ho detto, non so di cosa parli! Ti prego,
prenditi il denaro e lasciami andare. Macrone sospir, poi stratton indietro la testa dell'uomo e lo
sbatt di faccia contro il muro. Non mi stai ascoltando, e io non sono un idiota sceso adesso da una
nave che viene dalla Macedonia. Questa  la mia ultima possibilit. Dimmi quello che voglio sapere, o
comincer il vero dolore. Premette il pugnale ancora un po', e avvert una leggera resistenza, prima
che il tessuto del mantello e della tunica si lacerassero, e la punta entrasse nella carne dell'uomo, che si
lasci sfuggire un gemito soffocato. Va bene! Ti dir tutto!. Macrone scost la mano. Molto
meglio. Avanti, continua. L'altro uomo si chiama Tallino, e indossa un mantello verde. Dove si
trova? Vende delle cianfrusaglie fuori dal panificio, quasi di fronte alla porta sul retro. Macrone si
chin in avanti per avvicinarglisi all'orecchio. Non mi stai mentendo, vero? Non sono il tipo che tratta
con gentilezza i bugiardi. Giuro che  tutto vero, lo giuro sulla vita di mia madre!. In qualche
modo, ho l'impressione che sarebbe piuttosto delusa di come sei diventato, abbassandoti a lavorare per
quel ratto a sangue freddo di Pallante. Macrone scost la testa dell'uomo dal muro e ve la sbatt
contro. Poi lo fece di nuovo, e questa volta i mattoni gli spaccarono il naso con un tonfo umido, e il
sangue gli schizz fuori dalle narici. Lasci la presa, e il corpo scivol al suolo. Buonanotte.
Rinfoderando il pugnale, Macrone si sporse a controllare la strada e vide che le sue azioni non avevano
attirato l'attenzione delle poche persone riunite intorno ai negozi a poca distanza. Stava per uscire dal
vicolo quando si ferm, torn indietro e strapp la borsa all'uomo, svuotandola delle monete che
conteneva. Non ti dispiace, vero? Grazie. Anelli, collane e braccialetti dall'aria economica erano
sparsi su un panno rosso disteso sulla superficie di una piccola botte, al riparo della tettoia del
panificio. La spia di Pallante era appoggiata al muro, con le braccia conserte sul petto, mentre
controllava la porta poco pi avanti sulla strada. Due donne dal forte accento di citt stavano
contrattando con il panettiere quando Macrone si avvicin con calma al lato cieco della spia. Attese per
un attimo, per assicurarsi che le donne e il povero panettiere fossero troppo presi dalla contrattazione,
prima di avvicinarsi alla spia. Quella mi piace, dichiar, indicando i gioielli. Quella collana l. Con
la pietra rossa. Posso darle un'occhiata?. L'uomo si chin a prendere la collana, e Macrone gli punt
in un lampo il pugnale alle costole. Non lasciar cadere la collana, gli ordin il centurione in un
soffio. Tienila con tutte e due le mani, come se me la stessi mostrando. Forza, fa' come ti dico,
Tallino. L'uomo sollev la collana. Ora girati e cammina con calma verso la porta della casa di
Sempronio. Niente movimenti bruschi, o ti sbudello all'istante. La spia alz lo sguardo verso
Macrone. Era un uomo giovane, dagli occhi scuri e intelligenti, con un ispido accenno di barba sul viso.
Tutto quello che vuoi, centurione. Avanzarono lungo la strada, con Macrone che continuava a
premergli il pugnale contro il fianco, procedendo mezzo passo dietro di lui. Quando raggiunsero la
porta, buss cinque volte con le nocche, tenendo d'occhio Tallino, nel mentre. Un attimo dopo, il
chiavistello scatt e si apr uno spiraglio. L'espressione sollevata sul viso di Petronella quando vide
Macrone svan di colpo, quando not la spia. E quello chi ? Uno dei cani di Pallante. Togliamoci
dalla strada, prima che qualcuno ci noti. Petronella apr la porta quel tanto che bastava a far entrare i
due uomini, poi la richiuse e rimise il chiavistello al suo posto. Lucio, con le spalle alla porta, era
accovacciato sui talloni a poca distanza e giocava con i suoi soldatini di legno. C'era una stalla, da un
lato della porta, e un lungo e basso capanno di fronte. La porta di quest'ultimo era aperta, e Macrone
accenn in quella direzione. L dentro. E tieni le mani dove posso vederle. Tallino obbed e chin il
capo sotto il basso stipite della porta, proprio mentre Lucio si guardava intorno, sorridendo e correndo
verso Macrone. Sta' indietro, piccolo!. Ci fu un rapido movimento, e Tallino gli gett in faccia la
collana. Macrone alz d'istinto le mani per proteggersi e la spia gli afferr il polso della mano con cui
teneva il pugnale, trascinandolo nel capanno e facendolo ruotare in una perfetta piroetta. Nonostante
non fosse alto, Tallino era forte e veloce, e il suo attacco improvviso aveva colto Macrone di sorpresa.
Ma ora l'effetto sorpresa era svanito e il centurione digrign i denti e serr la mano libera a pugno per
contrattaccare. Tuttavia, prima che potesse muoversi, Tallino gli piant un piede dietro alla gamba
sinistra e lo spinse forte, facendogli perdere l'equilibrio e facendolo cadere all'indietro. Macrone!,
grid Petronella dall'esterno, allarmata. Tallino ebbe appena il tempo di scalciare contro la porta per
chiudergliela in faccia, prima di gettarsi su Macrone, ancora in lotta per il controllo del pugnale che il
centurione stringeva in mano. L'impatto fu doloroso, e la nuca di Macrone sbatt con forza contro il
pavimento, prima che la spia gli finisse addosso con tutto il peso, togliendogli quel poco di respiro che
gli restava nei polmoni con un ansito dolente. Tallino si tir su di scatto e si mise a cavalcioni del
centurione, lottando per girare il pugnale e puntarglielo contro la gola. La mano libera di Macrone si
alz, afferrando l'avambraccio dell'avversario nel tentativo di scostare la lama. Allo stesso tempo,
lottava per riprendere fiato, in corti ansiti spezzati. La punta scintillante si avvicin inesorabile alla
pelle pulsante della sua gola, e un breve pensiero gli attravers la mente. Quanto sarebbe stato
ignominioso, morire nel capanno di un giardino, a Roma, invece che affrontando un esercito nemico
con la spada in pugno. Non ora amico, grugn, richiamando ogni briciolo di forza che gli
rimaneva, mentre gli stringeva il polso e riprendeva a lottare. Sopra di lui, la spia aveva i denti scoperti,
e la sua saliva gli colava sul viso. Tallino si pieg in avanti, premendosi contro di lui con tutto il peso.
La punta della lama scese senza tregua, e Macrone sent i muscoli possenti bruciare per lo sforzo di
tenere il pugnale lontano da s. Nonostante il freddo, sent il sudore imperlargli la fronte. Non riusciva
a fermarlo, e se avesse tentato di colpirlo con la mano sinistra, non avrebbe fatto che affrettare la
propria fine. La lama trem appena, mentre scendeva, e Macrone riusc a spostarsela dalla gola. La
punta tocc una piega del suo mantello e continu a scendere. Riusc a sentire la lieve pressione sulla
spalla crescere sempre di pi, e tent di spingere nella direzione opposta. Poi arriv la prima sensazione
bruciante, quando la punta del pugnale lacer la stoffa e la pelle al di sotto. L'espressione tesa sul volto
di Tallino si contorse in una folle smorfia di trionfo, mentre sentiva le forze di Macrone scemare. E
dire che mi avevano avvertito della tua pericolosit, ringhi a denti stretti. L'attenzione dei due
uomini era cos concentrata sullo scontro che nessuno dei due not la porta che si apriva dietro di loro.
Petronella cap subito che il suo uomo stava avendo la peggio, e con uno strillo scatt alle spalle di
Tallino e gli blocc la gola con la mano sinistra, mentre con la destra gli artigliava gli occhi. Gli strinse
un orecchio tra i denti e strapp la cartilagine, mentre un ululato continuo le saliva dalla gola. Tallino
liber la mano sinistra e tent di colpirla alla tempia, ma l'angolazione non era facile e i pugni non
arrivavano che di striscio. Petronella tenne duro. Sotto di loro, Macrone stava contrattaccando, mentre
spingeva il pugnale e lo girava sempre di pi, in modo che finisse ad angolo retto tra loro. La balia era
riuscita a piantare due dita nell'orbita destra di Tallino, e lui chiuse l'occhio con tutta la forza che
aveva, mentre le unghie della donna affondavano nella carne della palpebra, premendo sul bulbo
oculare e causandogli un terribile dolore. Smise di tentare di colpirla e la afferr per i capelli, invece,
tentando di staccarsela di dosso. Troia maledetta!, ringhi, nonostante la gola stretta dalla sua mano.
Ti ammazzo!. Sentendo la minaccia della spia, Macrone prov un violento lampo di furia in ogni
muscolo del corpo. Gir il pugnale in modo che fosse rivolto di nuovo contro Tallino e, in un solo,
continuo movimento ne premette la punta contro il suo stomaco, piantandoglielo negli organi interni
fino al manico. Il corpo della spia si tese, mentre lanciava un urlo soffocato e gorgogliante. Macrone
cominci a far scendere in diagonale la lama, con un vago movimento zigzagante, sul ventre di Tallino.
L'odore acre del sangue e dell'acido dello stomaco gli colp le narici, e avvert un liquido caldo e
appiccicoso bagnargli le mani e gocciolargli sulla tunica. La spia lasci la presa sul polso del
centurione e cominci a crollare in avanti. Macrone tent di spostarlo, ma Petronella lo stava ancora
soffocando e accecando. Lascialo andare, annasp Macrone. E aiutami a togliermelo di dosso. Ci
fu una pausa, prima che la furia che l'aveva afferrata si placasse, poi Petronella lasci la presa
sull'uomo e si rialz. Macrone sollev con forza il bacino e scost da s la spia ferita a morte. Tallino
ricadde sulla schiena e rest disteso a sussultare, mentre sangue e fluidi scorrevano dall'occhio ferito.
La balia aiut Macrone a rialzarsi in piedi e gli prese il viso tra le mani. Stai bene? Sei ferito?.
Macrone scosse la testa e prese un profondo respiro. No. Devo solo riprendere fiato. Grazie agli
di. La donna gli attir il viso verso il suo e lo baci con passione. Avevo paura che ti avrebbe
ucciso, amore mio. Amore mio?, ripet Macrone, inarcando le sopracciglia, prima di sorridere. Poi i
gemiti della spia ferita attirarono la sua attenzione, e lui si gir verso l'uomo. La tunica di Tallino era
strappata all'altezza del diaframma, e le viscere sanguinolente sporgevano sotto alla mano che aveva
premuto sulla ferita. L'altra mano si alz a coprire l'occhio rovinato, mentre continuava a singhiozzare.
 finito. Ma non morir subito. Macrone strinse la presa sul manico del pugnale. A meno che non
lo aiuti. Si inginocchi accanto a Tallino e scosse la testa. Mi dispiace, amico. Ma sei stato tu a
scegliere di lavorare per Pallante. E questa  la tua ricompensa. L'occhio sano dell'uomo si apr, per
poi rovesciarsi verso l'alto. Fallo e basta. Macrone annu e pos la punta della daga contro il
tessuto morbido sotto al mento dell'uomo, prima di alzare lo sguardo verso Petronella. Forse  meglio
se non guardi. Lei si ritir verso la porta, pulendosi il sangue e il fluido dell'occhio dalle dita, proprio
mentre arrivava Lucio, con un soldatino in mano. Prima che potesse vedere la scena, lei lo spinse via
dal capanno. Cosa sta facendo zio Mac Mac all'uomo?, chiese il bambino. Lo sta aiutando a
dormire, tutto qui. Dormire? Ma  giorno. L'amico di zio Macrone non si sente bene vieni,
andiamo a giocare. Macrone torn a guardare la spia. Tallino aveva alzato la testa per esporre la gola,
e il centurione poteva vedere l'arteria pulsante sotto la pelle. Al tre Uno!. Affond la lama
attraverso la pelle e le ossa, su fino al cervello, rigirandola mentre il sangue usciva dalle narici della
spia. Strapp via la lama, e il corpo di Tallino si contorse con violenza, prima di fermarsi del tutto, con
un ultimo, lungo sospiro che gli sfuggiva dalle labbra. Macrone ripul la lama dal sangue, per poi
rinfoderarla e fare ci che poteva per togliersi il sangue anche dalle mani e dalle braccia. Una grossa
macchia aveva sporcato la tunica, ma non poteva farci nulla, per il momento. Guardandosi intorno,
not un grosso mucchio di vecchi stracci e pile di legna per il fuoco accanto ad alcune scope,
nell'angolo pi lontano del capanno. Trascin il corpo in quel punto, posizionandolo pi vicino al muro
che poteva, per poi ammucchiarvi sopra gli stracci e i rami secchi, finch non ne fu del tutto coperto.
Poi, prendendo una scopa, fece del suo meglio per cancellare le strisce di sangue sul pavimento sporco.
Si ferm a sistemarsi il mantello, in modo da coprire la tunica al di sotto, e si pass in fretta le mani tra
i capelli per rimetterli in ordine prima di uscire dal capanno. Lucio era accucciato a terra e faceva
combattere un soldatino contro un altro tenuto dalla balia, accoccolata di fronte a lui. Alz lo sguardo
verso Macrone. Dov' l'uomo? Ah, s. Be', ecco si  addormentato, piccoletto. Quindi sar
meglio che andiamo, eh?. Abbassando lo sguardo, Macrone si rese conto di avere ancora le mani
sporche di sangue. And al lungo e basso abbeveratoio che si trovava davanti al capanno e si lav via
in fretta le ultime tracce. Ecco fatto. Ora possiamo andare. Petronella si alz e recuper una sacca
con dei vestiti di ricambio. Macrone prese quella del bambino e Lucio si affrett a mettere nella sua
piccola sacca i soldatini, prima di prendere per mano la balia. Aprendo la porta, Macrone li fece passare
e la richiuse, e poi i tre si allontanarono in direzione della via Appia, l'antica strada che conduceva
verso sud e verso le ricche coltivazioni e vigne della Campania. Lucio camminava tra i due adulti,
osservando con viva curiosit tutto ci che c'era intorno, come fanno i bambini. Macrone gonfi le
guance. Una cosa: grazie. Mi hai salvato la vita, l dentro. Petronella sorrise. Chiunque provi a
metterti le mani addosso dovr vedersela con me. E questo vale anche per le donne, tra l'altro. Lo
terr a mente, rise Macrone. Ma poi la sua espressione torn seria. Prima, per, dovremo uscire da Roma.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
Una sezione di una delle coorti urbane era di guardia alla porta Appia, quando Macrone, Petronella e
Lucio la raggiunsero, pi tardi nella mattinata. Erano riusciti ad attraversare il centro di Roma senza
attirare attenzioni indesiderate. Ogni tanto, Macrone si guardava intorno per capire se qualcuno li stesse
seguendo, ma non c'erano volti familiari, dietro di loro. Una volta, dopo aver girato un angolo, era
rimasto indietro per assicurarsene, e qualcuno aveva preso la stessa strada dopo di loro, ma senza mai
guardarlo. Aveva osservato ognuno di loro, prima di tornare da Petronella e Lucio, e poi aveva
controllato che nessuno di quegli uomini ricomparisse. Una volta raggiunta la porta, era ormai certo
che fossero riusciti a sfuggire alle attenzioni delle spie di Pallante. Una delle sentinelle sollev una
mano per fermarli, mentre raggiungevano l'arco sinistro del posto di guardia. Buongiorno, cittadino.
Come mai state lasciando la citt?. Macrone accenn a Petronella e Lucio. Sto accompagnando mia
cugina e suo figlio a trovare dei parenti a Lanuvio. Capisco. La sentinella li osserv per un attimo,
poi riport lo sguardo su Macrone. Sei un soldato? S, esatto. Sono nella guardia pretoriana. Solo
un momento, signore. La sentinella si gir e chiam l'optio di guardia. Un uomo robusto e piuttosto
grasso si avvicin, con i pollici infilati nella cintura. Che succede, Nerva? Quest'uomo  un soldato,
signore. Della guardia pretoriana. Oh?. L'optio si ferm davanti a Macrone e lo guard da capo a
piedi. Quale unit? Macrone aveva gi deciso che non aveva senso mentire. Era molto meglio far
sentire il peso del suo grado elevato e bluffare per superare il posto di guardia. Raddrizz le spalle in
tutta la sua altezza. Sono un centurione della Seconda coorte. E tu dovresti metterti sull'attenti,
quando ti rivolgi a un ufficiale superiore. L'optio sfil i pollici dalla cintura e serr le braccia sui
fianchi. Spiacente, signore. Seconda coorte, giusto? S, perch? Abbiamo ordini di cercare un
uomo di quell'unit. Un ufficiale. E pensi che sia io? Che descrizione vi hanno dato?. L'optio ci
pens su per un attimo. Alto, magro, poco pi di vent'anni. Si chiama Quinto Licinio Catone,
signore. Ebbene, io mi chiamo Macrone. E ti sembra forse che risponda a quella descrizione? No,
signore. Immagino di no. Immagini di no?, sbuff Macrone. Per caso promuovono qualsiasi
vecchio idiota, nelle coorti urbane, di questi tempi? Eh?. L'optio arross, e accanto a lui la sentinella
lott per evitare di sogghignare. Mi pare ovvio che non sia io l'uomo che state cercando. N mia
cugina o suo figlio. Macrone batt una pacca affettuosa sulla testa di Lucio. Il piccolo alz lo sguardo
sull'optio e sorrise, timido. Il mio pap  un soldato. Zio Mac Mac dice che lui  il soldato pi
coraggioso di tutti. Davvero, figliolo? Bene, sono contento per te. Uhm, gi, rispose Macrone,
costringendosi a un tono calmo. Ma non c' tempo per fermarsi a chiacchierare. Non diamo fastidio a
questi signori, che sono molto occupati. Lucio fiss l'optio con attenzione, prima di dichiarare:
Questo soldato  grasso, zio Mac Mac. Molto grasso. L'optio aggrott la fronte, e Macrone si rese
conto che avrebbe volentieri mollato uno scappellotto al bambino, se non fosse stato per la presenza del
suo superiore. S,  grasso. Un po' di esercitazioni nelle legioni lo aiuterebbero, ma dovremo farlo
un'altra volta. Vieni, andiamo. Ma Lucio non sembrava volerne sapere. Il mio pap  magro. E
coraggioso. Lo dicono tutti. Macrone not che l'optio si stava accigliando sempre di pi, mentre
cominciava a rimuginare. Allora si avvicin a Lucio e gli si inginocchi di fronte. Sai, ragazzo, ci
sono momenti in cui un bravo soldato sa quando  il momento di smettere di parlare e cominciare a
marciare. Lucio lo osserv. Come questo? S, questo  un momento perfetto per farlo. Quindi
cuciti la bocca e mettiti sull'attenti, come ti ho insegnato. Lucio serr i piccoli stivali e si raddrizz
come un paletto. Molto meglio. Macrone si alz in piedi e scosse la testa, rivolgendosi all'optio.
Bambini sono tutti uguali, eh?. S, signore. Ne ho alcuni anch'io, afferm l'optio, con orgoglio.
E allora hai tutta la mia simpatia, fratello. Prendendo Lucio per mano, mentre Petronella prendeva
l'altra, esclam: Distaccamento di guardia! In marcia!. E con il piccolo che ridacchiava tutto felice,
superarono l'arco e si avviarono fuori dalla citt, osservati dagli uomini perplessi della coorte urbana.
Quando furono a distanza di sicurezza, lungo la strada, e i soldati tornarono a prestare attenzione agli
altri passanti, Macrone esal un profondo sospiro di sollievo. Poi scosse appena la manina di Lucio.
Lo sai che ci siamo quasi finiti dentro fino al collo per causa tua, prima, ometto?. Dentro? Dentro
cosa?. Petronella gli lanci un'occhiata di ammonizione, e Macrone evit di rispondere come avrebbe
voluto. Nei guai. Ecco dentro cosa. Ascoltami, Lucio, sai cos' un segreto?. Il bambino scosse la
testa. Significa che ci sono cose di cui non devi parlare. Quali cose?, cinguett il piccolo. Cose
come il tuo pap. Finch non lo rivedrai,  meglio se non parli di lui con nessuno. Siamo intesi?.
Lucio sembr deluso e sporse il labbro inferiore. Neanche con te? No, se non sono io a dirtelo. Lui
alz lo sguardo verso la balia e le tir la mano. Neanche con Nella? No, con nessuno, dichiar
Macrone con forza, agitando un dito. Lucio si morse un labbro e si imbronci, senza pi guardare
Macrone negli occhi. Poco dopo, il labbro inferiore cominci a tremargli e lui a piangere in silenzio.
Oh, ben fatto, bruto che non sei altro, comment Petronella. Continuarono a camminare in silenzio, a
parte i singhiozzi del piccolo. Ai due lati della via Appia si estendevano le tombe: imponenti strutture
costruite per donare l'immortalit alle pi grandi famiglie, e alcune pi modeste, quelle delle famiglie
meno influenti, o meno interessate a farsi conoscere dalla posterit. Tra quelle si trovavano le semplici
lapidi della gente comune, spesso abbandonate e poi dimenticate dalle generazioni successive. Dopo un
po', Petronella si ferm per consolare Lucio, mentre Macrone saliva sulla sommit di una bassa collina
per guardare verso la citt. Dietro di lui c'erano diverse altre persone, ma nessuna sembrava volerlo
seguire. Si riun agli altri, prese Lucio sulle spalle e proseguirono il viaggio. Di tanto in tanto, il
bambino continuava a tirare su con il naso e a piangere. Alla fine, Macrone borbott: Scommetto che
non continuer ancora a lungo. Quanto sei disposto a scommettere?. Petronella si tocc il naso.
Sono pronta a scommettere contro di te. Metter il denaro che vincer nei miei risparmi per
comprarmi la libert. Macrone lanci uno sguardo al piccino e annu. Un sesterzio che la smetter
per mezzogiorno. Un sesterzio!, sbuff Petronella. Oh, quanto sei coraggioso. Facciamo dieci.
Quattro. Sette. Cinque. Ci sto!. La balia si sput su una mano e Macrone la strinse, iniziando
a sospettare di aver appena commesso un errore. tre quattro cinque. Macrone le consegn le
monete quando si fermarono accanto alla quinta pietra miliare superata da quando avevano lasciato
Roma. Poi fece scendere il bambino dalle sue spalle e lo pos con gentilezza a terra. Il cielo si era
rischiarato un minimo, e il sole splendeva da uno squarcio tra le nubi; doveva essere pi o meno
mezzogiorno. Lucio stava ancora piangendo, ma Petronella prese una delle monete e gliela mise in
mano. Ecco qui la tua parte. Il piccino smise immediatamente. I suoi occhi scintillavano, mentre
prendeva la moneta d'argento e la sollevava per esaminarla, prima di infilarla nella piccola borsa che
aveva al fianco. Ben fatto, voi due, borbott Macrone. Ora non so di chi avere pi paura. Di te e del
bambino, o di Pallante e la sua banda. Lucio si sedette a terra ed esal un sospirone teatrale. Sono
stanco. Lo siamo tutti, piccolo. Petronella prese una borraccia dalla borsa e gliela porse. Ecco,
bevi. Ti sentirai meglio. Riposeremo un pochino e poi proseguiremo. Non voglio. Il tuo pap
non direbbe mai cos, vero? Prova a essere come lui. Perch?. Petronella scosse la testa. Non
giocheremo a quel gioco. Roma non era pi in vista, e la campagna ai due lati della strada mostrava
campi coltivati e frutteti, i cui prodotti sfamavano le masse della capitale, sebbene qualche tomba si
notasse ancora, di tanto in tanto, l dove un parente aveva pensato che ci fosse un panorama
particolarmente piacevole, o che il luogo fosse tranquillo e in pace. Quanto dista la casa di tua
sorella?. Petronella prese un sorso d'acqua, poi tapp la borraccia e la rimise in borsa. Dobbiamo
prendere un sentiero sulla sinistra, poco dopo quella collina l davanti. A quel punto, dovrebbe mancare
circa un miglio. Macrone ci pens un attimo, prima di rispondere. Spero che lei e suo marito siano
persone accoglienti. Se decidessero di non ospitarci, e il mio fascino non li convincesse, dovremo
trovare un altro posto sicuro per te e il bambino. Posso pagare, ma preferirei non lasciarvi in una
locanda con degli sconosciuti. Lasci che si riposassero per un po', sapendo che sarebbe dovuto
tornare a Roma il giorno stesso. Se non fosse tornato in caserma quella sera, si sarebbero accorti della
sua assenza e poi avrebbe avuto di sicuro delle domande a cui rispondere. Sentendo Lucio che
protestava con forza per i piedi che gli facevano gi male, se lo rimise sulle spalle e ripartirono,
superando altri campi coltivati, intervallati a boschetti e alberi. Il cielo cominci a coprirsi di nuovo, e
Macrone temette che avrebbe cominciato a piovere prima che raggiungessero la fattoria. Poi, poco pi
di un miglio lungo il sentiero, raggiunsero due piccole colonne di mattoni ai lati di un tratturo che si
snodava attraverso un frutteto di meli. Poco sopra le cime degli alberi era visibile un tetto di tegole. Il
posto  questo, conferm Petronella. And avanti, e Macrone la segu, mentre Lucio fingeva di tirare
frecce a immaginari barbari nascosti tra gli alberi, con un sibilante fftt ogni volta che una freccia
veniva tirata. Ben presto, raggiunsero lo spiazzo vuoto davanti alla fattoria. Un muro alto fino alle
spalle di un uomo circondava gli edifici, e c'era una porta ad arco che conduceva all'interno del
complesso. Vi trovarono un piccolo cortile con un albero di limoni al centro e una panca al di sotto. La
casa era costruita come ogni altra, una piccola villa con un giardino al centro e le stanze intorno. La
porta d'ingresso era aperta, e riuscirono a vederne l'interno mentre si avvicinavano. Un sottile filo di
fumo si alzava da un camino sul retro dell'edificio, e il rumore di un'ascia che spaccava la legna
proveniva dal cortile interno. Macrone si ferm a pochi passi dalla casa. Per esperienza, sapeva che era
meglio annunciarsi quando ci si avvicinava a un accampamento amico, quando non si era attesi.
Accenn a Petronella di fermarsi, poi prese un respiro profondo e chiam: Ehil, di casa!. Ci fu una
pausa, prima che una figura vestita di una lunga tunica comparisse sulla porta. Quando la donna usc,
Macrone vide una donna molto magra, con il viso affilato e i capelli neri riuniti in una treccia appuntata
sulla nuca. Si blocc di colpo, quando vide Petronella, e port una mano alla bocca, sorpresa. Allora,
non saluti tua sorella?, le chiese Petronella, allungando le mani. Si fece avanti, e Lucilla corse ad
abbracciarla stretta. Chi ?, volle sapere una voce. Macrone vide un uomo attraversare il piccolo
ingresso, con l'ascia in mano. Doveva essere almeno dieci anni pi anziano della moglie, con i capelli
scuri e ricciuti. Aveva occhi acuti, un po' infossati sul viso largo e senza tratti particolari. La vita da
contadino sembrava perfetta per lui: era robusto e aveva movimenti fluidi, not Macrone. In un'altra
vita, sarebbe potuto essere un buon soldato. Esit, mentre l'uomo usciva dalla casa e osservava i nuovi
arrivati. Lucilla, chi sono queste persone?. La moglie lasci andare Petronella e si gir con un caldo
sorriso. Questa  mia sorella. Petronella sollev una mano in un cenno di saluto. Non ci siamo mai
conosciuti, ma tu devi essere Mario. Questo  il centurione Macrone, della guardia pretoriana. Il suo
comandante  il mio padrone. E il bambino  il figlio del mio padrone. Mario annu. Cosa ti porta
qui, a casa nostra?. Sarebbe meglio spiegarci una volta dentro casa, intervenne Macrone. Accanto
a un fuoco acceso e con una buona ciotola di zuppa o stufato davanti, e una volta che mi sar liberato le
spalle da questo piccolo sacco dispettoso. Il contadino imbronci per un attimo le labbra. Fa' come
se fossi a casa tua, centurione. Venite, da questa parte. Lucilla, porta un po' di cibo e da bere per i
nostri ospiti. Certo, amore mio. I ciocchi di legno sibilavano e crepitavano nel focolare, mentre
Macrone spingeva via la ciotola e si puliva le labbra. Ah, un ottimo stufato. Hai davvero una brava
cuoca accanto a te, Mario. Dall'altro lato del tavolo, il padrone di casa annu, mentre finiva di ripulire
la sua scodella con un pezzo di pane. Petronella, accanto a Macrone, chiacchierava felice con la sorella,
mentre, a capotavola, Lucio si era addormentato, con la testa appoggiata sulle braccia e il respiro
profondo. Macrone si rendeva conto della marcia forzata che lo attendeva per tornare a Roma entro il
tramonto, e si schiar la gola. Bene, veniamo al punto. Come avrai immaginato, non  una visita di
piacere. Il padre del bambino  nei guai, e non pu permettere che prendano Lucio come ostaggio.
Perci, il piccolo deve restare nascosto in un luogo sicuro, dove nessuno possa trovarlo. E questo vale
anche per Petronella, perch si prende cura di lui.  stata una sua idea, quella di portarlo qui. Macrone
guard l'ospite negli occhi. Puoi aiutarci?. Mario consider la richiesta e schiocc la lingua. Come
puoi vedere, la nostra  una piccola fattoria, e riesco appena a ottenere dalla terra quel che mi serve per
pagare i creditori e sostenere me e mia moglie. Due bocche in pi da sfamare potrebbero mettermi in
difficolt. Io posso lavorare per te, intervenne Petronella. E anche il bambino pu aiutare. Non
saremo un peso. Inoltre, soggiunse Macrone, ti pagher per il loro sostentamento. Prese la borsa
e la apr, contando cinquanta monete d'argento. Credo che queste siano pi che sufficienti per coprire
le spese per un paio di mesi. Quando i problemi saranno risolti, ti pagher altrettanto. Denaro facile,
amico mio. Non dovrai fare altro che occuparti di loro e tenerli nascosti. Gli occhi del contadino
brillarono, nell'osservare il lieve scintillio delle monete. Mentre le attirava a s con una mano, Macrone
lo prese per un braccio. Solo per essere chiari, siamo d'accordo, allora? Scusami, ma preferisco essere
chiaro, in questo senso. Non mi piacciono molto le persone che non mantengono la parola data. Se i
termini ti stanno bene, prendi pure il denaro. Altrimenti, troveremo un altro posto. Sorrise. Senza
offesa, ma al momento non posso fidarmi molto di nessuno. Mario annu solennemente. Siamo
d'accordo, centurione. Inoltre, Petronella  della famiglia, e io sono una persona che ama prendersi
cura dei suoi familiari. Era una risposta decisa, quasi un rimprovero e questo piacque a Macrone. Si
sarebbe sentito meno sicuro, se Mario avesse preso i soldi senza dire nulla. Quell'uomo aveva di certo
un carattere forte. Macrone scost la mano e, dopo un attimo, Mario attir le monete verso di s in un
piccolo mucchio. Sar meglio che io vada, adesso, annunci il centurione, alzandosi dallo sgabello.
Sar buio, prima che tu torni in citt, fece notare Petronella. Non potresti restare qui, per questa
notte, e poi partire alle prime luci dell'alba?. Macrone scosse la testa. Devo tornare a Roma. Mi
aspettano al campo. E poi, Catone ha bisogno della mia vicinanza. Ma la strada potrebbe essere
pericolosa, di notte. Non per me. Qualsiasi bandito abbia la brutta idea di attaccarmi, avr una brutta
sorpresa. Macrone lanci uno sguardo a Lucio. Prenditi cura di lui. Certo. Lo protegger a costo
della vita. Macrone le sfior una guancia. Lo so. Salut in fretta Lucilla e il marito, e poi Petronella
lo accompagn fino al muro di cinta della fattoria, aggrappandosi per pochi istanti a lui prima di
lasciarlo andare. Abbi cura di te, Macrone. E cerca di non metterti nei guai. Lui scoppi a ridere.
Vorrei tanto poterli evitare. Ma torner da te, te lo giuro, e che gli di aiutino chiunque osi impedirlo.
Si sistem il mantello, ammicc verso la donna e poi le volse le spalle e si allontan, oltrepassando gli
alberi e sparendo alla vista. La balia avvert il suono allegro del suo fischiettare, e si concesse un lieve
sorriso. Poi un tuono inghiott il fischio di Macrone, e lei alz lo sguardo, notando basse nuvole scure
che coprivano l'orizzonte, in direzione di Roma.
...
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...
Capitolo 20.
...
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...
Bello davvero ben fatto, s. Il mercante sollev il bracciale d'oro verso la luce che entrava da una
finestra in alto sulla parete della piccola stanza sul retro del suo negozio, poco fuori dal Foro. La
delicata incisione sull'oro, rifinita con intarsi d'argento, si vide con chiarezza. Se non mi sbaglio, deve
essere opera di Epidauro di Alessandria. C' la sua firma, qui, appena sopra il bordo, vedi? Certo,
questa non  una garanzia di autenticit. La maggior parte dei falsari riesce a rielaborare questi
particolari. Comunque, ho gi visto degli esempi del suo lavoro, e sono in grado di distinguere
un'opera autentica da un falso. E questa  di sicuro un'opera di Epidauro. Il mercante abbass il
bracciale e osserv Catone. Il che mi fa domandare come tu possa esserne venuto in possesso. Mi
sembri un uomo istruito, eppure hai l'aspetto di un mendicante. L'hai forse rubato? L'ho ottenuto
onestamente, ribatt Catone. La vera domanda : quanto mi offri?. Il mercante pos il bracciale su
un panno di seta rossa sul tavolo e si appoggi allo schienale della sedia. Domanda interessante. Un
bel gioiello come questo, di solito, avrebbe un prezzo molto alto. Potrei farci una piccola fortuna,
vendendolo a un senatore, o perfino all'imperatore. Ho sentito dire che Nerone ha gusti molto raffinati,
e paga molto bene per dimostrarlo. Ma non potrei mai venderlo, in realt. E perch no? Perch non
voglio mettere a rischio la vita. Non so come tu l'abbia ottenuto. E non lo voglio sapere. Ma, sicuro
come il sorgere del sole, questo gioiello  stato rubato, qualunque cosa tu dica in merito. E se provassi a
venderlo e venisse riconosciuto, come di certo accadr, io sarei accusato di vendere beni rubati, come
minimo. Sarei rovinato, nel migliore dei casi. O pi probabilmente esiliato, o perfino messo a morte.
Quindi, non posso venderlo. Catone stava perdendo la pazienza. Se tu non vuoi comprarlo, andr a
venderlo a qualcun altro. Non credo proprio. Tutti gli orefici e i mercanti di gioielli di Roma ti
diranno quello che ti ho detto io. La vedremo. Catone fece per afferrare il bracciale, ma il mercante
fu pi lesto e lo copr con il panno. Non cos in fretta, giovanotto. Ho detto che non avrei potuto
vendere il bracciale. Non cos com'. Ma potrei comunque fonderlo e ricavarne oro e argento. Certo,
questo distruggerebbe il valore legato alla bellezza dell'oggetto, ma  la stessa che lo rende invendibile.
L'unico valore pratico che questo gioiello pu avere per te  il peso in metalli preziosi. Su questa base,
sarei disposto a pagarti un buon prezzo. Catone accenn un sorriso cinico. Mi domandavo quando ci
saresti arrivato. E allora non hai motivo di rifiutare la mia offerta. Quanto?. Il mercante cerc il
bracciale e lo tir fuori da sotto il panno di seta. Lo soppes in mano e sporse le labbra. Duecento
denari. Catone sbuff. Perfino io so che vale almeno dieci volte tanto. Se fosse venduto a un
collezionista, ti direi che forse riuscirei a ottenere anche di pi. Ma posso pagarti solo quello che vale
per me. Quindi, duecento denari. Non otterrai un prezzo migliore da nessuno. Trecento. Duecento,
ed  la mia ultima offerta. Puoi accettarla, oppure portare il tuo bracciale altrove. Catone inspir a
fondo. Avrebbe voluto essere pi bravo a contrattare. Ma aveva bisogno di quei soldi per pagarsi un
posto dove stare e del cibo. D'accordo, accetto duecento. Si strinsero la mano, poi il mercante
avvolse il bracciale nella seta e lo pos con cautela in un baule rinforzato con sbarre di ferro. Apr una
scatola pi piccola e cont le monete prima di consegnarle a Catone. Ecco qui. Catone le fece
scivolare nella sua sacca di cuoio e ne strinse con forza le corde prima di legarla alla cintura. Forse
dovresti contarli, sugger il mercante. Per assicurarti che non ti abbia imbrogliato. Fissando l'uomo
con durezza, Catone sollev un dito in un gesto ammonitore. Se mi hai imbrogliato, torner e te la
far pagare. E lo stesso succeder se farai sapere a qualcuno della nostra piccola trattativa. Tu non sai
dove trovarmi, mentre io so esattamente dove sei. Farai meglio a ricordartelo. Il mercante finse
un'espressione addolorata. Sono un commerciante onesto, oltre che discreto. Non hai motivo di
insultare la mia integrit. Catone usc dalla stanza, scostando la tenda di perline, prima di lasciare il
negozio e uscire in strada. C'erano molti altri gioiellieri, orafi e argentieri, oltre che venditori ambulanti
con le loro bancarelle, in quella zona. Anche se il cielo era coperto, il Foro e le strade circostanti erano
pieni di gente. Oltre ai suoi vestiti scadenti e alla sporcizia che gli copriva il viso, Catone adesso aveva
una barbetta pronunciata ed era piuttosto certo di non essere molto riconoscibile. Tuttavia, anche in una
citt grande come Roma, c'era sempre il pericolo di incrociare gli uomini della sua coorte, o altri
ufficiali della guardia pretoriana. Perci si tir il cappuccio sul viso e si allontan dal Foro, puntando
verso il quartiere dell'Esquilino, ben lontano dai luoghi frequentati dai pretoriani in licenza, che di
solito si recavano al centro della citt per godere dei suoi intrattenimenti. Mentre risaliva la ripida
strada che conduceva alla Suburra, il quartiere pi malfamato di Roma, gli edifici residenziali si
facevano pi alti e serrati tra loro, e ben poca luce naturale riusciva a penetrare fino alle strade sporche.
Anche l'aria si muoveva poco, e Catone arricci il naso nel sentire l'odore del luogo. Strade e vicoli
erano stretti e contorti, in mezzo agli edifici cadenti in cui i pi poveri abitanti della citt vivevano fin
troppo vicini, in luoghi infestati dal crimine. Perfino gli uomini delle coorti urbane avevano paura a
pattugliare quel quartiere, il che lo rendeva il luogo migliore dove nascondersi, per Catone, mentre
cercava di rintracciare il vero assassino di Granico e di dimostrare la propria innocenza. Non molto
lontano dalla porta dell'Esquilino, nel cuore del quartiere, si ritrov in una piccola piazza. Una folla
rumorosa era riunita fuori da una taverna, dove due uomini, nudi fino alla cintola, combattevano con le
mani protette da fasce di cuoio. La loro tecnica era goffa, ben al di sotto dei pugili che combattevano
nell'arena. Ma quanto mancava loro in fatto di stile, riuscivano a compensarlo in brutalit, mentre il
sangue scorreva da diversi tagli sui volti di entrambi. Di fronte alla taverna si trovavano tre barcollanti
edifici residenziali, tenuti in piedi da spesse ma consumate assi di legno. Un cartello fuori dall'ingresso
dell'edificio al centro segnalava la presenza di stanze libere, e di chiedere informazioni al portiere
all'interno. C'era un piccolo androne, all'interno dell'ampia porta, con uno sgabello, e una bassa porta
di lato. Catone si pieg in avanti e buss; un attimo pi tardi, sent qualcuno tossire, dall'interno, prima
che il chiavistello fosse sollevato e la porta aperta. Un uomo curvo, con una tunica militare pulita ma
consunta, usc e zoppic alla luce. Catone not la sua pelle rugosa e la faccia contratta, mentre l'uomo
lo osservava da capo a piedi con gli occhi grigi. Non posso offrirti alcun lavoro. Non sto cercando
lavoro, rispose Catone. Ma c' un cartello, fuori, che dice che avete stanze da affittare. E io sto
cercando un posto dove stare. Va pagato un mese in anticipo e devi dare mezzo mese di caparra. Ti
sta bene?, domand il vecchio, dubbioso. Posso coprire le spese. Catone not un vecchio marchio
sulla fronte dell'uomo, che all'inizio aveva scambiato per una ruga. Sei un veterano, giusto?.
L'uomo strinse gli occhi. Perch me lo chiedi? Niente,  solo che mio padre era nell'esercito,
ment Catone. Ho riconosciuto il taglio della tua tunica e il marchio di Mitra. In quale unit eri? La
Ventunesima legione Rapace. Ero appena diventato centurione quando un barbaro bastardo mi ha
tagliato il tendine del ginocchio. Un congedo onorevole. Catone fu sorpreso di vedere un uomo che
aveva raggiunto il rango di centurione ridotto a vivere in un simile tugurio e a fare il portiere. Il
veterano sembr leggergli nei pensieri. So cosa stai pensando. Ho ottenuto l'intera indennit, ma un
banchiere me l'ha tolta con l'inganno, qualche anno fa. Come  successo a tanti altri. Combatti per
Roma per una vita, e poi un imbroglione con la toga elegante ti convince a prendere un prestito che non
potrai mai ripagare. Non so come facciano questi bastardi a convivere con se stessi. Di sicuro negli
agi, comment Catone. Il veterano si accigli e agit una mano. Avanti, vieni, ti mostro le stanze.
Lo condusse su per una stretta scala le cui assi cigolarono forte sotto i loro stivali. Quattro piani pi in
alto, l'uomo si ferm in un pianerottolo buio. Una delle porte era aperta, e un bambino magro, di forse
cinque anni, se ne stava seduto sulla soglia. Fiss apatico i due uomini. Non badare a lui, disse il
veterano.  stupido. Non serve a niente. Non so perch i genitori non lo vendano o non lo portino
dall'altra parte della citt per abbandonarlo. Come se poi non avessero gi abbastanza bocche da
sfamare. Il pianto di un neonato dall'interno dell'appartamento sembr enfatizzare le parole
dell'uomo. Il veterano si gir verso la porta in fondo al pianerottolo. Si apriva su una stanza ampia una
decina di piedi. Una singola finestra, con una tenda di lana sporca tirata di lato, permetteva a una fioca
luce di entrare all'interno. Una grossa crepa correva dal pavimento al soffitto, sulla parete a destra,
mentre un'altra porta dava sulla stanzetta di fronte. Un ruvido pagliericcio era steso sul pavimento,
rosicchiato in alcuni punti da topi o ratti, facendone uscire l'imbottitura grigiastra. Gli unici altri mobili
nella stanza erano un paio di sgabelli e un secchio con il coperchio in un angolo. Catone lo apr e fece
subito una smorfia. Far in modo che il ragazzino venga a svuotarlo. Avrebbe dovuto farlo quando
l'ultimo inquilino se n' andato. Che gli  successo?  morto. L'ho trovato dentro casa quando
sono andato a riscuotere l'affitto. Dall'odore, doveva essere morto da qualche giorno. Be', ecco qui.
Due stanze. Abbastanza grandi, e con vista verso il Foro. Catone guard fuori dalla finestra, e verso la
piazza in basso. I due pugili se le stavano ancora dando di santa ragione, sebbene ormai cominciassero
a stancarsi e avessero entrambi il volto coperto di sangue. Non vide altro che i tetti degli edifici che
circondavano la piazza. Non mi sembra di vedere il Foro. E io che ho detto? Vista verso il Foro,
non sul Foro. Sono dieci sesterzi al mese. E altri tre, se vuoi che il ragazzino ti svuoti il secchio e ti
porti su un secchio d'acqua ogni mattina. Puoi anche metterti d'accordo per il vitto. Mia moglie fa una
pentola di zuppa ogni sera. Posso fartene portare una scodella dal bambino per altri tre sesterzi.
Allora facciamo quindici per tutto, e siamo d'accordo. Il veterano fece finta di pensarci su con
attenzione, e alla fine gli rivolse un aspro sorriso. Mi farai andare in rovina, ma mi piace la tua faccia.
E quindici sesterzi siano. Ce li hai?. Catone and nell'altra stanza per non farsi vedere, prese la borsa
e cont il denaro, per poi tornare indietro e porgere le monete al veterano. Ecco la caparra e il primo
mese in anticipo. Un'altra cosa. Non voglio che nessuno faccia domande sul mio conto, e non voglio
che tu o altri diate delle risposte in merito. L'uomo aggrott la fronte. Sei nei guai, per caso?
Diciamo soltanto che c' di mezzo una ragazza, e che suo padre  arrabbiato e non ha alcuna voglia di
diventare nonno. Aha. Immaginavo che si trattasse di una cosa del genere. Il veterano ridacchi e si
batt un dito sul lato del naso affilato. Sei al sicuro, con me, giovanotto. Mi sono trovato io stesso in
simili guai, una volta o due, quando ero nell'esercito. Si lasci scivolare le monete nella borsa con un
leggero tintinnio, ne strinse i lacci e gli rivolse un cenno di saluto, portandosi un dito alla fronte.
Vado, allora. La porta si chiuse dietro di lui e Catone si lasci sfuggire un profondo sospiro, mentre
si guardava di nuovo intorno. Ora che l'uomo ne aveva parlato, si avvertiva un leggero odore di carne
putrefatta, nell'aria. O forse se lo stava immaginando. Era difficile dirlo, quando c'era un fetore ben pi
forte di umidit, sudore ed escrementi, quest'ultimo proveniente dal secchio sporco. Le pareti erano
nude, a parte un punto in cui il precedente inquilino aveva tracciato un piccolo disegno di una
montagna, alla cui base si vedevano vigne e fattorie. Catone sorrise. Gli sembr di riconoscere il luogo:
era il Vesuvio, in Campania. Aveva visitato Ercolano, una volta, con suo padre, quando aveva otto
anni. Era stata un'estate felice, quella. Aveva giocato sulla spiaggia, sotto il sole caldo. Poi il sorriso
svan. Suo padre era morto da tanto tempo, ormai. E lui stesso adesso era braccato, e costretto a
nascondersi in quell'edificio fatiscente, nel cuore del quartiere pi malfamato di Roma. Sper che
Macrone avesse trovato un modo per nascondere Lucio e farlo stare al sicuro. Se suo figlio fosse stato
lontano dalle grinfie di Pallante, Catone sarebbe stato libero di concentrarsi sullo sforzo di trovare
l'assassino di Granico. Non che avesse idea di come fare, ancora, visto che aveva cos poche
informazioni in merito. Sapeva solo che forse quell'uomo era un pretoriano, e che aveva quel tatuaggio
sul braccio. Ora stava a Macrone scoprire qualcosa dall'interno della guardia pretoriana. Nel frattempo,
Catone poteva indagare sul tatuaggio. L'assassino poteva esserselo fatto fare da qualcuno a Roma.
Qualcuno poteva ancora ricordare il suo volto, o, meglio ancora, il suo nome. E poi ci sarebbe stata la
resa dei conti, si ripromise Catone.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
Il giorno dopo, il sole finalmente torn a brillare nel cielo sereno. Catone and al Foro e compr una
tavoletta di cera e uno stilo, per poi sedersi in un angolo di una delle taverne accanto al Circo Massimo,
disegnando con attenzione l'immagine che aveva visto sul braccio dell'uomo. La posa della letale
creatura era molto particolare. Aveva la coda sollevata e pronta a colpire, le chele spalancate e il corpo
di tre quarti. Gli ci volle quasi un'ora, prima di essere soddisfatto del risultato. Poi fin il suo vino e
attravers la citt, puntando verso il Viminale, vicino alle strade pi frequentate dai pretoriani in
licenza. Poco lontano dal Vicus Patricius, trov il primo negozio di tatuaggi. Una fila di immagini, con
i rispettivi prezzi, era disegnata con il gesso su tavole ai lati della porta. Entr e si ritrov in una stanza
lunga e stretta. Accanto alla porta c'era un tavolo, e su una mensola lungo una parete c'erano dei vasi
di colore, degli aghi e degli stracci insanguinati: gli strumenti del mestiere. Un uomo dalla pelle scura e
con un berretto di feltro stava esaminando l'immagine di un'aquila appena completata sulla spalla di un
adolescente. Asciug una macchia di sangue con un panno e pieg la testa prima da un lato e poi
dall'altro, prima di raddrizzarsi e battere una pacca sulla schiena del ragazzo. Puoi andare, giovane
Skaro. Tutte le altre reclute della banda di Angliano ti invidieranno. Il ragazzo allung il collo per
osservare il tatuaggio e sorrise. Pag il servizio, poi si infil il mantello e usc dal negozio, salutando
Catone con un cenno del capo. Il tatuatore osserv Catone. Cosa posso fare per te, signore? Un
disegno patriottico? Il nome della tua amata?. Catone scosse la testa. Sto cercando qualcosa di
speciale. Ho un amico che si  fatto fare un gran bel tatuaggio. Ma era ubriaco, al tempo, e ricorda solo
che se l' fatto in questo quartiere. Insomma, ne vorrei uno come il suo. Guarda, ti faccio vedere.
Prese la tavoletta di cera e la apr per farla vedere all'uomo. L'artista osserv il disegno per un attimo, e
poi si gratt il mento. Non  uno dei miei, poco ma sicuro. Questo tipo di disegno  molto popolare tra
i pretoriani, ma non ne ho mai visto uno simile. Se vuoi, per, posso provarci. In realt, preferirei
farmelo fare dallo stesso tatuatore del mio amico. L'artista si strinse nelle spalle. Come desideri. Ti
suggerisco di provare da Perseo, in cima alla strada. Fa tatuaggi a molti pretoriani. Grazie. Catone
richiuse la tavoletta, salut l'uomo con un cenno e usc. Il sole sembrava aver migliorato l'umore della
capitale. C'era molta pi gente in giro, e senza cappuccio. Per quanto fosse tentato di nascondere il
viso, Catone si rese conto che avrebbe attirato molto di pi l'attenzione, se avesse indossato il
cappuccio. Cos, procedette lungo la strada cercando di sembrare tranquillo e spensierato come il resto
delle persone in giro, sebbene temesse di essere riconosciuto. Quella mattina, aveva visto la prima
taglia sulla sua testa, con una scritta su un muro del Foro. C'era una sua descrizione dettagliata, insieme
alla promessa di una ricompensa di cento denari per chi avesse dato informazioni che avrebbero
condotto alla sua cattura. Perci, si era spalmato il volto di sporcizia per cercare di nascondere la
cicatrice. La ricompensa era abbastanza elevata da tentare molti di coloro che lo conoscevano, e
interessare molti altri all'idea di potersi comprare un modo per uscire per sempre dai bassifondi di
Roma. Non si sarebbero fermati a chiedergli se fosse colpevole o innocente. E non gliene sarebbe
importato nulla. Il negozio di tatuaggi di Perseo si trovava all'angolo di un affollato incrocio. Il nome
del proprietario era scritto in lettere nere e decorate su un braccio bianco con la mano che indicava
l'entrata. All'interno c'era una grossa stanza con tre tavoli e alcune panche. Due di esse erano
occupate, e dei tatuatori vi erano seduti, concentrati sul loro lavoro. Una donna dalla corporatura
pesante, con la tunica abbassata sul ventre, serrava i denti mentre l'uomo le disegnava un motivo
floreale sui seni. Catone toss per attirare l'attenzione. Sto cercando Perseo. Il tatuatore che
lavorava sulla donna alz lo sguardo. E chi lo desidera? Gaio Antonio. Cosa vuoi? Sto
cercando un amico. Non siamo forse tutti amici? Ma dubito che Perseo sia il tuo tipo. Scoppi a
ridere, e gli altri lo imitarono, maliziosi. Poi chiam verso il retro del negozio: Ehi, capo, c' un uomo
che vuole vederti. Catone si gir a guardare e sent un cigolio, mentre qualcuno si alzava da una sedia
o da un letto. Poco dopo, un uomo curvo, quasi un nano, avanz rigido nella stanza. Aveva il collo
girato da un lato e folti capelli neri legati in una coda sulla nuca. I suoi occhi acuti si fissarono subito su
Catone. Ti serve qualcosa?. Catone si avvicin al tavolo vuoto, vi pos sopra la tavoletta e la apr.
Perseo lo raggiunse e rest in piedi accanto a lui. Riusciva appena a vedere, da l, l'illustrazione sulla
tavoletta di Catone. Un mio amico si  fatto fare questo tatuaggio, e sto cercando di scoprire chi glielo
ha fatto. Oh? E come mai? Vorrei averne uno uguale. Allora sei nel posto giusto. Quello  uno
dei miei tatuaggi migliori. L'ho ideato esclusivamente per i miei clienti pretoriani. Poi osserv
Catone. Ma tu non mi sembri un uomo della guardia. Quindi non posso aiutarti, amico. Che
peccato. Sono in molti a chiederti questo disegno? Non molti. Costa pi dei tatuaggi base, a causa
delle ombreggiature. Sollev un dito a grattarsi il mento. La maggior parte sceglie i disegni pi
semplici, quelli che possono realizzare anche questi dilettanti. Accenn senza interesse agli impiegati,
che ridacchiarono di rimando. Catone, a quel punto, descrisse meglio che pot l'uomo che era fuggito
dopo aver ucciso Granico, e Perseo ci pens su per un attimo, prima di rispondere. Potrebbe trattarsi
di un paio di miei clienti. Hai anche un nome? Speravo che potessi aiutarmi tu a trovarlo, ammise
Catone, a mezza voce. L'uomo lo guard di colpo con sospetto. Che razza di amico sei? Di quelli
che pagano bene per le informazioni che cercano, dichiar Catone, scostando il mantello e battendosi
una pacca leggera sulla borsa pesante. Forse sarebbe meglio discuterne sul retro del negozio. Perseo
osserv meglio il suo interlocutore, e infine annu. Seguimi. Lo condusse alla porta. Catone not che
la stanza era una combinazione di ufficio e magazzino. Un basso sgabello si trovava di fronte a un
tavolo dalle gambe basse, su cui si trovavano diverse tavolette con i conti del negozio. Perseo si sedette
sullo sgabello e incroci le braccia pelose. Allora, di che si tratta, in realt? Sei un informatore?
Una cosa del genere. Allora di sicuro sarai disposto a pagare una bella somma, per le informazioni
che stai cercando. Conosco i tipi come te. Vi muovete solo se potete avere una fetta decente della
ricompensa. Pagher un buon prezzo per delle informazioni che mi permetteranno di trovare l'uomo
che sto cercando. Conosci i nomi di quei due clienti con il tatuaggio dello scorpione? S. Sono due
uomini. Uno  abituale, e gli ho disegnato addosso delle vere opere d'arte.  praticamente una galleria
d'arte vivente, al momento. Allora deve essere l'altro quello che cerco. Aveva soltanto quel
tatuaggio sul braccio. D'accordo, quanto mi offri per avere il suo nome?. Catone infil la mano
nella borsa e ne trasse dieci sesterzi. Perseo sbuff, sprezzante. Dieci? Cos mi insulti. Non vendo i
miei clienti per meno di venti sesterzi. Te ne dar dieci, per adesso. E altri dieci se riesco a trovarlo.
Quindici subito. E cinque dopo. Perseo si batt sul petto. Ho una reputazione da mantenere. Non
posso permettermi di lasciar scoprire che vendo le informazioni sui miei clienti per pochi spiccioli.
Ma lo fai per un buon prezzo, ribatt Catone, cinico. Bella reputazione che hai, amico. Comunque,
va bene quindici. Ma se scopro che mi hai mandato in un vicolo cieco, torner a riprendermi il denaro,
e non solo. Anch'io ho una reputazione da mantenere. La sua voce si fece pi dura. Come la maggior
parte di quelli che hanno cercato di pestarmi i piedi ha scoperto a sue spese. La maggior parte?,
ripet Perseo. Gi. Perch gli altri non sono sopravvissuti abbastanza a lungo da pentirsi dell'errore.
Ci fu un breve e teso silenzio, prima che Perseo annuisse rapido. Attese che Catone aggiungesse altre
cinque monete e poi le prese dalla sua mano e le mise in un baule sotto il tavolo. Poi lo chiuse a chiave,
mettendosela al collo con una catena e nascondendola sotto la tunica. Allora, il nome?, domand
Catone. Marco Prisco. Cos ha detto lui, almeno.  venuto un paio di mesi fa. Stava festeggiando una
promozione e aveva bevuto parecchio. Voleva qualcosa di speciale. Ecco perch mi ricordo il suo
nome. Marco Prisco? Ne sei certo? Per venti sesterzi, e il modo in cui tratti chi ti delude? Direi
che mi conviene esserlo. Giusto. Catone rimise la tavoletta nella borsa e si tir il mantello sulla
sacca che portava alla cintura. Se lo trover, torner a pagarti il resto. Nel frattempo, non parlare con
nessuno del motivo per cui sono venuto qui. Intesi?. Catone passava gran parte del tempo lontano
dalle strade, nella sua dimora presa in affitto, fredda e maleodorante. Si avventurava fuori solo per
cercare cibo, quando le luci del tramonto gli permettevano di nascondere meglio la sua identit, o per
andare in una delle terme meno utilizzate, dove la sala del vapore gli garantiva l'anonimato. Diversi
giorni dopo, era seduto nella stanza del vapore delle terme di Alpicio, non lontano dalla casa di
Sempronio. Era la seconda volta che ci andava, dopo aver lasciato il segnale a Macrone di vedersi l.
Non gli piaceva l'idea di farsi vedere l due giorni di seguito, ma ormai le mascelle e le guance erano
coperte di barba e si era anche comprato una fascia di cuoio da portare in testa per camuffarsi meglio.
Poich i pretoriani avevano le loro terme appena fuori dall'accampamento, non c'era il rischio che
qualcuno lo riconoscesse, e il denso vapore che oscurava la stanza lo aiutava a nascondersi ancora
meglio. Quella mattina, aveva nascosto la maggior parte delle monete che gli restavano sotto un'asse
del pavimento nell'angolo della stanza pi piccola, tenendone a sufficienza in borsa solo per pagarsi le
spese quotidiane. Era una precauzione necessaria, perch nessun appartamento aveva serrature alla
porta, soltanto un chiavistello per chiuderla dall'interno la notte. Ricordando il suo squallido alloggio,
Catone fece una smorfia. Di notte, la stanza in cui dormiva era gelida, e la coperta leggera che aveva
comprato al mercato bastava appena a scaldarlo. Peggio ancora, il luogo brulicava di scarafaggi, che
spesso uscivano dal materasso rovinato su cui cercava di dormire. Li aveva sentiti corrergli sulla pelle
nuda e ben presto aveva smesso di cercare di scacciarli. Al contrario delle caserme e degli
accampamenti a cui era abituato, dove al massimo si sentivano gli uomini russare e qualche
conversazione soffocata, l'edificio dove si trovava risuonava di strilli di neonati, battibecchi ad alta
voce e grida da parte di chi veniva picchiato o si godeva i piaceri carnali. A causa del rumore costante,
oltre alla preoccupazione per la sicurezza di Lucio e per la sua situazione, Catone non era riuscito a
dormire molto, e in quel momento chiuse gli occhi, appoggiandosi alla panca di marmo, iniziando a
scivolare nel sonno Una mano lo scosse con forza, e lui sbatt le palpebre, vedendo Macrone davanti
a s. Sveglia, ragazzo, ridacchi il centurione. Dormivi come un sasso. Anzi, ho avuto paura che
fossi morto!. Catone si stropicci gli occhi e si raddrizz sulla panca. Per le palle di Giove ho
bisogno di una notte di sonno come si deve. Non ti sei trovato un buon rifugio, eh? Non puoi
neanche immaginare Come sta Lucio?  al sicuro. Petronella l'ha portato con s nella fattoria
della sorella, a sud di Roma. Nessuno sa dove. E Sempronio? Gli ho spiegato che, prima di doverti
dare alla macchia, avevi dato ordine a Petronella di portare via Lucio da Roma per un po', finch tutto
non fosse tornato alla normalit. Non ne  stato contento, ma non ci pu fare nulla. Gli ho detto che non
avevo idea di dove potesse essere andata. Bene. Meno persone lo sanno e meglio . Catone si
asciug il sudore dalla fronte, mentre Macrone si sedeva accanto a lui, piegandosi in avanti e posando i
gomiti sulle grosse cosce. Novit dalle caserme? Come hanno reagito gli uomini al sentire che avrei
ucciso Granico? La maggior parte non ci crede. Ti conoscono, ragazzo. Sanno che non sei un
assassino. Un tiranno senza cuore, s, ma non un assassino. Secondo loro, sei stato incastrato da
qualcuno, e alcune delle voci in merito sono assurde come ti puoi aspettare. Ho sentito due uomini
bisbigliare che saresti stato colto in flagrante nel letto della madre dell'imperatore, e questa sarebbe la
vendetta di Nerone. Catone scosse la testa. Vorrei solo sapere la verit su questa faccenda. Ma ho
scoperto qualcosa. Il nome dell'assassino. O, almeno, quello che ha usato quando si  fatto fare il
tatuaggio. Marco Prisco. Ed  un pretoriano. Macrone si ripet il nome per ricordarlo. Controller gli
elenchi delle coorti appena possibile. Se  lui il nostro uomo, dovremo scambiarci due parole. Non
possiamo eliminarlo come abbiamo fatto con Fenno. Mi serve vivo, in modo che confessi l'omicidio e
per ordine di chi ha agito. E poi? E poi, potr anche fare la fine di Fenno. Dopo che Macrone fu
uscito dalle terme, Catone vi rimase per qualche altra ora, preferendo restare l che passare del tempo
con gli scarafaggi nella sua stanza. Us i pesi della palestra prima di concludere con il calidarium e con
un tuffo nella piscina dell'acqua fredda. Mentre il tramonto calava su Roma, lui usc dalle terme
sentendosi rilassato e pi sereno di quanto non si fosse sentito dall'omicidio di Granico. Mancavano
solo pochi giorni ai festeggiamenti annuali dei Saturnali, e statue, templi e altari erano gi stati decorati
di ghirlande. Catone super un gruppo di schiavi che trasportava quarti di manzo e di maiale per la
tavola del loro ricco padrone che stava preparando un banchetto per i suoi ospiti. Ci sarebbero stati sei
giorni di festeggiamenti, seguiti da altri, due giorni dopo, quando si celebrava il compleanno del Sol
Invictus, che avrebbe segnato la fine dell'anno. Un anno che non avrebbe rimpianto, pens cupamente
Catone. Era cominciato con la terribile ritirata dall'isola dei druidi di Mona, in Britannia, dopodich lui
e Macrone erano stati rimandati a Roma per fare rapporto sul disastro. Poco dopo il ritorno a Roma,
Catone aveva scoperto l'infedelt della moglie defunta, e poi era stato inviato in Spagna per sedare la
ribellione della regione delle miniere dell'Asturica. E ora era stato incastrato per un omicidio mai
commesso e costretto ad abbandonare i suoi uomini e suo figlio, nascondendosi come un criminale
comune. Non era la prima volta che si domandava cosa avesse fatto per meritarsi tutte quelle attenzioni
da parte di un fato malevolo. Dovevano di certo esserci uomini, al mondo, che meritavano pi di lui
tutte le sfortune che gli erano capitate! Delle urla pi avanti sulla strada interruppero quei pensieri, e
Catone allung il collo, allarmato, temendo d'istinto di essere stato riconosciuto. Ma vide soltanto un
gruppo di giovani ubriachi che camminavano verso di lui a braccetto, ridendo e parlando ben pi forte
del necessario, come i ragazzi che bevevano troppo erano soliti fare. Quando superarono un
pescivendolo, uno di loro urt contro un bancone appoggiato a dei cavalletti, e una pioggia di sardine si
rivers sulla strada. Una donna anziana con un grembiule insanguinato usc dal negozio, brandendo il
suo coltello. Ehi! Piccolo bastardo, guarda dove metti i piedi!. Il ragazzo arretr, sogghignando e con
le mani alzate. Calmati, nonna. Rischi di fare del male a qualcuno, con quel coltello. Raccogli quel
pesce e rimettilo sul bancone. S, prova a farmelo fare. Non te la caverai cos, idiota insolente.
Non hai sentito?  cominciata una nuova et dell'oro. C' un nuovo imperatore. Ora che Nerone  al
potere, dice che render Roma di nuovo grande. Roma appartiene ai giovani. Quindi piantala e
raccoglitelo da sola, il pesce. I giovani proseguirono lungo la strada e Catone si scost per farli
passare. Ma uno di loro lo not e gli pass una fiasca. Prendine un sorso, amico!. Catone scosse la
testa. No, grazie, sto bene cos. Stronzate! Vieni a bere un po' con noi!. Catone not che qualcuno
stava guardando nella loro direzione. Temendo di trovarsi nei guai e di attirare ancora pi attenzioni
indesiderate, si costrinse a sorridere, prese la fiasca e la sollev, inghiottendo un sorso di vino. Era il
pi forte e cattivo che avesse mai provato, e sembr bruciare, mentre gli passava nell'esofago. Restitu
la fiasca con una smorfia. Per gli di! Cos' questa roba? Sa di piscio di cavallo. I ragazzi
scoppiarono a ridere, e Catone ebbe un attimo di terrore, prima di rifiutarsi di credere che l'avessero
convinto davvero a bere dell'urina. Pu anche essere piscio, comment il giovane. Ma  il vino pi
economico di Roma. E scorrer come acqua, quando cominceranno i Saturnali. Batt una pacca sulla
spalla di Catone e se ne and con il resto del gruppo. Catone toss per liberarsi la gola di quell'orrendo
alcolico e sput nel canale di scolo. Almeno, i festeggiamenti avrebbero riempito le strade e lui si
sarebbe potuto perdere nella folla. E i pretoriani e gli uomini delle coorti urbane sarebbero stati troppo
impegnati a mantenere l'ordine, per perdere tempo a cercarlo. Si sent meglio, a quel pensiero, mentre
tornava verso il suo alloggio. Perfino il fetore dell'Esquilino non riusc a togliergli l'ottimismo, e si
mise a fischiettare contento, mentre saliva le scale per raggiungere la stanza. Chiudendosi la porta alle
spalle, appese il mantello al singolo chiodo sul muro, e poi, mentre la notte calava sulla citt, si
raggomitol sul materasso, sotto la sua coperta. Era esausto, e neanche il pensiero di un'altra notte in
quella stanza infestata dagli scarafaggi gli evit di crollare in un sonno profondo e senza sogni. Era cos
profondo che non fu svegliato dalle grida d'allarme e dai passi violenti sulle scale; n si mosse quando
il fumo entr nell'appartamento. Anzi, il suo corpo si rilass al calore, mentre le fiamme cominciavano
a salire nell'edificio, verso di lui.
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
Fu lo schianto dei muri che crollavano a svegliare Catone, e lui si raddrizz con un sussulto,
sentendosi stordito e dolorante. Sbadigli, prendendo un profondo respiro, e subito cominci a tossire
mentre un'acre sensazione gli afferrava bruciante la gola. La stanza era al buio, ma una tonalit
rossastra scintillava intorno alla spessa tenda di lana che copriva la piccola finestra affacciata sulla
piazza. Di colpo, il sonno e lo stordimento svanirono, e Catone si copr la bocca, mentre si alzava dal
materasso e attraversava la stanza, inciampando sugli stivali e sul mantello arrotolato e riuscendo a
stento a restare in piedi. Ora i suoi occhi cominciavano ad abituarsi all'oscurit, e lui li strinse mentre
allungava una mano verso la tenda improvvisata e la scostava di lato. Una luce violenta e rossa invase
la stanza, con un soffio d'aria rovente, e lui si ritrasse. Ora riusciva a vedere i fili di fumo che salivano
da sotto la porta chiusa. Oh, merda, borbott. Raccolse il mantello, la cintura della spada e gli stivali,
e poi esit. In un angolo della stanza c'era il secchio d'acqua per cui pagava ogni giorno. Lo raccolse,
tenendo il mantello sul braccio. Avvicinandosi alla porta, sollev il chiavistello e la apr con cautela. Il
pianerottolo era pieno di fumo, e quando raggiunse le scale, riusc a vedere una vivida luce sotto di lui.
Le porte di due degli altri appartamenti erano aperte. Il calore che saliva verso di lui era soffocante.
Cominci a scendere, ma riusc ad arrivare solo al piano di sotto, prima di doversi fermare. C'erano
altre porte aperte, l, e lui si infil nella pi vicina, per sfuggire al calore violento dell'incendio. C'era
una sola stanza, con tre materassi che coprivano quasi tutto il pavimento e un piccolo baule spalancato,
con dentro ci che restava dei beni degli inquilini. Catone not la figura rozzamente scolpita di un
gladiatore. Dall'altra parte della stanza c'era una grossa finestra chiusa, e lui la raggiunse e la apr. Il
fumo si perse nell'aria, acceso dalla vampa al di sotto. Un piccolo balcone dall'aria instabile si
affacciava sulla piazza, e lui usc con cautela sullo stretto pavimento di assi. Il grosso dell'incendio era
alla sua destra, e quando allung il collo, vide che gran parte del centro dell'edificio era gi crollata,
facendo finire pezzi di legno bruciato nella piazza, insieme a mattoni e frammenti di intonaco. Una
folla di curiosi fissava la scena da una certa distanza, con i volti illuminati dalle fiamme, ed espressioni
terrorizzate e affascinate insieme. Guardate!, grid qualcuno. C' ancora gente, all'interno!.
L'ansito sgomento della folla si ud perfino al di sopra del ruggito delle fiamme, ma nessuno si mosse
per portare aiuto. E Catone non li biasim di certo. Cosa potevano fare per salvarlo? Doveva cavarsela
da solo. Il balcone era a cinquanta piedi dalla strada, e non poteva affrontare una caduta del genere.
Sarebbe morto, o sarebbe rimasto storpio nel migliore dei casi. Doveva esserci un altro modo. Se solo
avesse avuto una corda Pens di tagliare il mantello e i vestiti sparsi nella stanza alle sue spalle, ma
quando fosse riuscito a legare insieme abbastanza scampoli di tessuto per scendere lungo la parete
dell'edificio, ormai sarebbe gi stato consumato dal fuoco, e lui con tutto il resto. Un'esplosione di
scintille e una vivida lingua di fuoco gialla si alzarono davanti al balcone, costringendolo a tornare
all'interno. C'era un solo modo per uscirne. Doveva tentare di superare le fiamme e uscire dall'edificio,
o almeno scendere abbastanza da lanciarsi in strada da una finestra senza farsi male. Pos tutto sul
pavimento e indoss in fretta gli stivali, la cintura e il mantello. Poi, recuperando il secchio, si bagn
con l'acqua. Non ce n'era abbastanza per bagnare il mantello, e lui si guard intorno, notando altri due
secchi negli angoli opposti della stanza. Il primo era pieno d'acqua, e lui se lo vers addosso, ma l'altro
conteneva urina, raccolta per venderla a qualche conceria. Stringendo i denti, Catone sollev anche
quel secchio e ne vers il contenuto sul mantello, cercando di non considerare il fetore acuto che gli
riemp le narici. Poi si avvolse nell'indumento e torn sul pianerottolo. Il calore era ancora pi forte di
prima, e lui esit in cima alle scale, prima di tirarsi il cappuccio sulla testa. In quel momento, sent un
grido dal piano di sopra. Un acuto strillo di aiuto. La voce di un bambino. Imprec tra i denti, ma non
ebbe neanche un attimo di esitazione. Si gir e corse fino al piano di sopra, seguendo il suono delle
urla. Mentre saliva gli ultimi gradini due alla volta, vide un bambino, poco pi che un infante, sulla
soglia di uno degli appartamenti. Era scalzo e indossava una tunica lisa, mentre si copriva con le
piccole mani la bocca, e il fumo gli faceva lacrimare gli occhi. Che ci fai qui, in nome di Ade?,
sbott Catone, furioso al pensiero che qualcuno lo avesse abbandonato. Scatt avanti e lo afferr, prima
di tornare verso le scale. Subito il piccolo cominci a dibattersi con violenza, spingendo una piccola
mano ossuta verso la porta. Mamma! Mamma!, strill. L'appartamento era fatto di due stanze, come
il suo, ma non c'era traccia di persone nella prima, soltanto qualche mucchio di stracci, qualche piatto
di legno con i resti di un pasto e un cesto di cianfrusaglie e chincaglierie da pochi soldi. Correndo nella
seconda stanza, Catone vide una donna distesa su un fianco e immersa in un sonno profondo. Un uomo
era disteso accanto a lei, sotto a una coperta sporca. C'era molto meno fumo, l, e Catone si concesse
un respiro profondo. Una fiasca di vino vuota era appoggiata accanto al materasso. Lui pos il bambino
sul pavimento e scosse la donna. Svegliati! Svegliati, sciocca! L'edificio sta bruciando. Lei si mosse
senza aprire gli occhi e toss, prima di voltare le spalle a Catone, rivolgendosi verso l'uomo, che
giaceva immobile, con la bocca aperta e il respiro profondo. Catone la stratton, costringendola a
voltarsi, e la scosse ancora, con pi decisione. Dannazione, svegliati!. La testa della donna ondeggi
da una parte all'altra, e lei si accigli, borbottando un insulto. Catone la schiaffeggi. Allora la vide
sbattere le palpebre e ritrarsi spaventata, sollevando le mani a proteggersi la testa. Cosa? Che fai? Non
picchiarmi! Ti prego!. C'era un violento terrore, nei suoi occhi, e Catone pot soltanto immaginare le
violenze che doveva aver subto. Le prese le mani e parl con decisione: Devi venire subito.
No. Ora! Se vuoi vivere. Lei si scost verso il muro e allung una mano per scuotere l'uomo
accanto a lei, ma era troppo ubriaco per rispondere, a parte ringhiare nel sonno e schioccare le labbra.
Catone si alz e lo prese a calci, nel tentativo disperato di svegliarlo; ma non ci furono reazioni.
Soltanto la donna poteva essere salvata, insieme al bambino, decise. La prese per un braccio e tent di
tirarla su, ma lei cerc di liberarsi, e il bambino, che era rimasto l a guardare, corse verso di lei e le
gett le braccia al collo, piangendo terrorizzato. Mentre Catone arretrava, impotente, sent il rumore di
stivali che salivano su per le scale. Un attimo dopo, un uomo entr nella stanza adiacente e poi si ferm
sulla porta. Alla luce rossastra delle fiamme fuori dalla finestra, Catone riusc a vedere il mantello a
tratti bruciato e i segni neri di fuliggine sul suo viso. Aveva rughe sul viso e la barba ben curata era
brizzolata. Catone immagin che potesse avere qualcosa come dieci anni pi di lui. Catone, dobbiamo
uscire di qui! Vieni!. Chi sei, in nome di Ade? Come fai a sapere il mio nome? Non c' tempo per
parlare. Vieni. Accenn al pianerottolo. Dobbiamo muoverci, signore! Subito. Catone scosse la
testa. Dobbiamo far uscire anche queste persone. L'uomo lanci un'occhiata agli occupanti
dell'appartamento. Non possiamo aiutarli. Se provassimo a salvarli, moriremmo anche noi. Ti prego,
signore. Usciamo, finch possiamo. Catone si rese conto che l'uomo doveva avere un passato da
militare, e rese pi deciso il tono della sua voce, mentre faceva una scelta: Allora, porteremo via solo
la donna e il bambino. Si chin e prese il piccolo dalle braccia della madre, mentre il bambino si
lasciava sfuggire un acuto strillo di panico. Buono piccolo. Porteremo con noi anche lei. Con un
sibilo di frustrazione, l'altro uomo afferr la donna, la stratton in piedi e le avvolse la coperta intorno.
All'esterno, si ud un nuovo crollo, e il pavimento trem sotto i piedi di Catone, mentre dei detriti
piovevano dal soffitto. Andiamo!. Usc sul pianerottolo, con il bambino avvolto nel mantello, mentre
il suo nuovo compagno sollevava la donna, mettendosela in spalla, mentre lei ancora tentava
debolmente di opporsi. Lasciami andare, bastardo. Sta' zitta, dannazione. A meno che tu non voglia
soffocare con il fumo. Il calore che si alzava dalle scale sembrava quello di un forno aperto sul viso di
Catone, che sussult, ritraendosi, quando lo sent bruciargli la pelle. Esit solo per un attimo, prima di
correre gi, in mezzo al fumo vorticante. Tent di respirare solo dal naso, ma l'aria era rovente e acre
nella gola, e si ritrov a soffocare e tossire, mentre correva verso la successiva rampa di scale.
Restavano ancora due piani da scendere, prima di poter uscire, pens, mentre correva. Il successivo
pianerottolo era in fiamme, e le scintille volavano dalle porte bruciate e dalle assi del pavimento,
mentre l'aria era piena del crepitio ruggente del fuoco che stava divorando la base dell'edificio. Catone
tent di oltrepassare il pianerottolo, ma davanti a lui l'incendio era ancora pi intenso, e fu costretto a
ritrarsi. Non possiamo andare avanti. Torniamo indietro! Indietro!. Apr con un calcio una porta e
attravers il fumo per raggiungere il davanti dell'edificio. Le assi sotto i suoi piedi erano circondate
dalla luce delle fiamme al di sotto, e sapeva che non avevano molto tempo, prima che crollassero. Le
imposte della finestra sulla piazza erano aperte, e lui si sporse a chiamare la gente in strada. Portate
una coperta! Qualcosa per prenderci!. Per un attimo, tutti rimasero immobili, prima che uno dei
presenti corresse alla locanda all'angolo e ne strappasse la tenda sopra l'ingresso. Altri corsero in suo
aiuto, portando la tenda pi vicino che potevano all'edificio in fiamme, prima di estenderla e trattenerla
con forza. Catone si scost dalla finestra e apr il mantello, facendo uscire il bambino. C'era uno spazio
di circa tre metri, tra l'edificio e la tenda, e lui cerc di giudicarlo meglio che poteva, mentre tendeva i
muscoli. Il piccolo cap cosa stava per succedere e apr la bocca per urlare. Zitto!, rugg Catone. E
sta' fermo!. Guard i volti della gente in strada, tutti alzati verso di lui. State pronti! Uno! Due!
Tre!. Lanci il bambino dalla finestra, e il piccolo vol gi agitando braccia e gambe, prima di finire
sulla stoffa della tenda, che trem all'impatto. Senza pi aria nei polmoni per il volo e lo shock, il
bambino inizialmente non grid n pianse, e Catone temette che si fosse fatto del male. Ma poi, con
sollievo, lo sent riprendere a strillare, e si gir. Ora la donna. Il suo misterioso compagno annu e
fece scivolare la donna gi dalle sue spalle. Aveva gli occhi pieni di lacrime per il fumo, mentre tossiva
e cercava di respirare. Catone la spinse verso la finestra. Devi saltare.  l'unico modo per uscire di
qui. Lei guard gi e si ritrasse, allarmata. No!. Catone la spinse ancora, con gentilezza. Devi
farlo. Tuo figlio  gi saltato,  laggi ad aspettarti. Ma  troppo alto. Troppo. Mi uccider. No,
invece. Ma le fiamme lo faranno. Come a dargli ragione, un'asse del pavimento accanto alla porta
cedette di colpo, e una lingua di fuoco raggiunse la stanza. Non ce la faccio!. La donna si ritrasse in
un angolo della stanza, premendosi contro il muro. Non c' tempo per questo, ringhi l'altro uomo.
Lasciala qui, o moriremo tutti. Catone prov un lampo di rabbia. Pensavo che fossi qui per salvare
delle vite. Mi  stato ordinato di salvare la tua. Ordinato? Ma chi sei? Chi ti ha mandato?. Prima
che l'uomo potesse rispondere, un'altra sezione del pavimento croll, e fumo e fiamme riempirono la
stanza. La donna grid, e Catone torn subito a guardarla. Devi saltare. Tuo figlio ti sta aspettando.
Vuoi che diventi orfano?. Allung una mano a stringere con forza la sua. Forza, lascia che ti aiuti.
Mentre cercava di farla staccare dal muro, lei guard la finestra e si ritrasse, lottando per liberarsi.
Lasciami andare! Lasciami!. Riusc a liberare una mano e lo colp con un violento schiaffo
sull'orecchio, al punto da farglielo ronzare. Lasciala qui!, url l'altro uomo. Vai prima tu. Ci penso
io a lei. E poi salter. Lasciala stare, ti dico. Non te lo ripeter. Catone ne aveva abbastanza. Vai a
farti fottere. Si fece avanti, ma un colpo violento gli arriv sulla nuca. Ci fu un lampo bianco, e poi
soltanto oscurit, mentre perdeva i sensi.
...
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...
FINE Parte 1.